Numero 128

Storia dell’Arte n. 128 (n. s. 28)
Nuova Serie – Gennaio -Aprile 2011
Anno XLII
diretta da Maurizio Calvesi

 

In questo numero: Andrea Spiriti, Un inedito ciclo di affreschi «alla Fiamminga» nel Palazzo della Zecca a Milano - Simona Capelli, L’Assunta di Pulzone e Pomarancio in S. Caterina dei Funari - Maurizio Calvesi, Caravaggio: i documenti e dell’altro - Dalma Frascarelli, Il Ragazzo con il cesto di frutta di Caravaggio: un quadro musicale? – Massimo Pulini, Cristologia di Nicolò Musso e due aggiunte al giovane Ribera – Francesco Saracino, De raptu Pauli: Caravaggio, Domenichino, Poussin - Jacopo Curzietti, La decorazione della cappella Pasqualoni in S. Lorenzo in Lucina. Note e documenti su Domenico e Giovan Francesco de Rossi – Matteo Piccioni, Pio Joris (1843-1921) e la pittura a Roma nel secondo Ottocento

 

 

Fregio con eroti, affresco, 1528-29, (part.),  Milano, Palazzo della ZeccaAndrea Spiriti
Un inedito ciclo di affreschi «alla Fiamminga» nel Palazzo della Zecca a Milano
Il palazzo della Zecca di Milano ospitava la residenza dello zecchiere che raccoglieva una celebre quadreria già ammirata da Vasari. Il ciclo di affreschi è qui presentato per la prima volta nelle parti superstiti: un frammento di facciata esterna di mano del Bramantino e quattro affreschi «alla fiamminga» alternati a bestiari moralizzati e grilli. Il ciclo, databile al 1528-1529, sottende un messaggio di natura politica nel momento di crisi di Francesco II Sforza. Sono gli anni in cui la fazione sforzesca diventa partito imperiale sotto l’egida del Grancancelliere Mercurino Arborio di Gattinara, a cui alludono gli affreschi.

 

 


Scipione Pulzone, Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, Assunta, 1596-1603. Roma, S. Caterina dei Funari, cappella Solano

Simona Capelli
L’Assunta di Pulzone e Pomarancio in Santa Caterina dei Funari
Attraverso un approfondito scandaglio dell’archivio dell’Arciconfraternita di S. Caterina della Rosa, l’autrice restituisce il complicato percorso della commissione a Scipione Pulzone dell’Assunta nella capp
ella Solano in S. Caterina dei Funari. È possibile così restituire su basi documentarie al Pomarancio il completamento del registro inferiore della tavola che viene realizzato successivamente al 1598, anno della morte del Pulzone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Simone Peterzano e il primo Caravaggio, Flagellazione di Cristo. Roma, S. PrassedeMaurizio Calvesi
Caravaggio: i documenti e dell’altro
Nella prima parte dell’articolo l’autore, prendendo atto del probabile ritardo dell’arrivo a Roma del Caravaggio rispetto alla data precedentemente accreditata, pubblica una tarda biografia el Merisi che tra molti errori, e parti riprese dal Bellori, contiene anche notizie “nuove”, forse infondate o forse riprese anch’esse da una fonte più antica, della cui veridicità non possiamo comunque sapere. Nella seconda parte identifica con largo margine di probabilità la Natività di Palermo con il noto dipinto commissionato al Merisi nell’aprile del 1600. Nella terza parte dimostra che il dipinto della Sant’Anna dei Palafrenieri non fu rifiutato perché il suo mancato utilizzo dipese dalla concessione negata dell’altare maius per il quale la pala, inadattabile ad un altare minore, era stata prevista. Nella parte quarta segnala l’antica rappresentazione di Ila rapito dalle ninfe come possibile fonte iconografica per l’Amor vittorioso, leggendo in esso il classico motto Amor vincit omnia. Nella quinta parte ripropone una sua precedente ipotesi sull’attribuzione della Flagellazione di Santa Prassede a Simone Peterzano in collaborazione con il Caravaggio, muovendo dal nuovo spunto offerto da Strinati che assegna la tavola al solo Caravaggio. Nella sesta parte, infine, motiva la presenza di san Tommaso nel Giudizio di Salomone della Galleria Borghese, come figura di colui che accerta la Verità, giudice, in questo caso, del giudice.

 

 

Mottetti del frutto, xilografia. Londra, British MuseumDalma Frascarelli
Il Ragazzo con il cesto di frutta di Caravaggio: un quadro musicale?
Il Ragazzo con il cesto di frutta del Caravaggio viene letto dall’autrice in chiave sacramentale e liturgica, in riferimento al mistero eucaristico e al rito dell’offertorio. Il richiamo al rituale paleocristiano che prevedeva l’offerta di primizie all’altare, mentre veniva intonato un canto, troverebbe riscontro nella figura del giovane interpretato come un cantore, sulla base di stringenti confronti iconografici con opere del Merisi e di altri pittori. La raccolta di canti sacri intitolata Mottetti del frutto, edita da Antonio Gardano nel 1538 e qui pubblicati in appendice viene indicata come una possibile fonte di ispirazione seguita dal giovane Caravaggio.

 


Jusepe de Ribera, San Girolamo. Roma, Palazzo SpadaMassimo Pulini
Cristologia di Nicolò Musso e due aggiunte al giovane Ribera
L’autore presenta una serie di nuovi dipinti, già attribuiti precedentemente ad altri maestri che restituisce a Niccolò Musso, artista caravaggesco piemontese, e al primo Ribera. I dipinti attribuiti a Niccolò Musso sono: Cristo risorto che mostra la ferita del Museo di Perth (già attribuito allo Spadarino), l’Ecce Homo di collezione Koelliker e infine Cristo risorto in veste di Buon Pastore, battuto in un’asta di New York, come Philippe de Champaigne. Altri due dipinti sono assegnati all’attività giovanile del Ribera e sono: il San Giovanni Battista nel deserto, pubblicato nel 1996 come Valentin de Boulogne e il San Gerolamo della Galleria Spada, già noto come Hendrick Somer.

 

 


Domenichino, San Girolamo, Oxford, Ashmolean Museum Francesco Saracino
De raptu Pauli: Caravaggio, Domenichino, Poussin
Durante la storia dell’immaginazione occidentale, i fantasmi indotti dalla Bibbia si cristallizzarono in loci visivi che le civiltà cristiane hanno condiviso e utilizzato per i loro scopi. L’esercizio di tradurre in immagini i racconti e i precetti che costituivano il fondamento ideologico della società serviva a rafforzare l’identità collettiva, agevolando anche i percorsi di ogni fedele che in quelle forme si riconosceva. Agli inizi del XVII secolo, la raffigurazione del Rapimento di san Paolo tocca il vertice della sua breve parabola. Questo studio illustra le sottigliezze esegetiche che rivelano alcuni capolavori dei maggiori artisti del tempo alle prese con 2 Cor 12, 1-4, uno dei testi più misteriosi dell’epistolario paolino.

 

 


G.F. de Rossi, Busto di un esponente della famiglia Pasqualoni. Roma, S. Lorenzo in Lucina, cappella PasqualoniJacopo Curzietti
La decorazione della cappella Pasqualoni in S. Lorenzo in Lucina. Note e documenti su Domenico e Giovan Francesco de Rossi
Grazie all’analisi di nuovi documenti, l’autore ripercorre le fasi decorative della cappella Pasqualoni nella chiesa romana di S. Lorenzo in Lucina, restituendo i dipinti sulle pareti laterali a Giovan Domenico Cerrini e assegnando i quattro busti funerari a Giovan Francesco de Rossi. Proprio allo scultore natio da Fivizzano e figlio del più noto Domenico, l’autore dedica larga parte del suo saggio, ricostruendone le vicende biografiche e professionali, anche grazie a nuove informazioni archivistiche che ne rivelano la paternità del busto ritraente il canonico Giacomo Gamba al Pantheon e che ne attestano la presenza nel cantiere rainaldiano dell’altare maggiore in S. Girolamo della Carità oltre che l’attività per il cardinale Vincenzo Costaguti e, non ultima, quella per il marchese Fabrizio Naro.

 

 


Pio Joris, La terrazza, 1866. Roma, Galleria Comunale d'Arte ModernaMatteo Piccioni
Pio Joris (1843-1921) e la pittura a Roma nel secondo Ottocento
Il saggio delinea, attraverso l’analisi del percorso artistico di Pio Joris (Roma 1843-1921) l’evoluzione della situazione culturale romana della seconda metà del XIX secolo, dal rientro di Pio IX dall’esilio volontario a Gaeta (1849), fino all’Esposizione Internazionale di Belle Arti del 1883 che vide trionfare la nuova pittura celebrativa del Regno d’Italia. Ponendo a confronto la sua opera con quella degli artisti che maggiormente lo influenzarono e percorrendo le tappe fondamentali del suo iter artistico fino al 1900 è stato possibile approfondire alcuni punti nodali della questione artistica romana.

 

 

Ordine Storia dell'arte numero 128

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