Numero 135

Storia dell’Arte n. 135 (n. s. 35)
Nuova Serie – Maggio – Agosto  2013
Anno XLIII
diretta da Maurizio Calvesi

 

In questo numero:  Italo Tomassoni, EDITORIALE: L’accumulo compulsivo del Post-moderno. Riflessioni sulla Biennale di Venezia 2013 – Giulia Daniele,  Un dipinto di Luca Longhi a Castel Sant’Angelo. Ritratto di Giulia Farnese?  –  Massimo Moretti, Una copia dell’Angelo Raffaele e Tobia di Tiziano attribuita al Padovanino nella guardaroba di Francesco Maria II della Rovere - Rita Randolfi, Dai Lante a Mahon: il San Giovanni Battista in un paesaggio di Annibale Carracci – Yuri Primarosa, La «buona stima» di Giovanni Baglione. Un carteggio e altri documenti sulla Cappella Borghese in S. Maria Maggiore e sulla Tribuna di Poggio Mirteto -  Gianni Papi, Gli anni oscuri di Bartolomeo Cavarozzi - Loredana Lorizzo, Un fregio «con quantità de putti» di Giacinto Gimignani per il Palazzo Pamphilj alla Fontana di Trevi - Francesco Leone, Un inedito di Antonio Canova: la Maddalena giacente. Il modelletto di un marmo disperso - Maurizio Calvesi, L’opera testamento di Marcel Duchamp – Ada De Pirro, Il vocabolario di Gastone Novelli. Una nuova lettura – Recensioni a cura di: Michele Nicolaci, Maria Celeste Cola.

 

 

Italo Tomassoni
EDITORIALE: L’accumulo compulsivo del Post-moderno. Riflessioni sulla Biennale di Venezia 2013

La 55a Biennale d’arte di Venezia, concepita come un articolato museo dedicato alle ossessioni prodotte dal demone dell’arte, si presta a molteplici aggettivazioni. Può definirsi, con sensata ragione, cosmologica, globale, antropologica, visionaria, esoterica, ossessiva, relazionale, babelica, sintomatologica, massmediatica, sciamanica, sincretica, obliqua, concentrica; e, ancora: auritiana, junghiana, steineriana, warburghiana, antroposofica… e in molti altri modi. Ma l’aggettivo più pertinente resta quello adottato dal suo ideatore e direttore Massimiliano Gioni che, con la pazienza dell’entomologo, ha messo in fila 37 nazioni e più di 150 artisti per costruire una Biennale “Enciclopedica”. E infatti il Palazzo Enciclopedico ricostruito a Venezia come proiezione di un cosmo spirituale ordinato strutturalmente, ha dato ospitalità a eterogenei reperti di pulsioni e saperi raggruppati sotto il segno della forma che, tuttavia, non è detto sia risultato il target specifico dell’impresa espositiva.

 

 

 

Giulia Daniele
Un dipinto di Luca Longhi a Castel Sant’Angelo. Ritratto di Giulia Farnese?

Sulla base di confronti iconografici che legano tra loro alcuni disegni di Leonardo da Vinci, un’incisione cinquecentesca firmata da Agostino Veneziano ed il dipinto conservato a Castel Sant’Angelo, da sempre attribuito al pittore ravennate Luca Longhi (1507-1580) e per tradizione identificato come un ritratto allegorico della sorella di papa Paolo III, Giulia Farnese, il saggio tenta di ripercorrere le vicende storiche legate alla committenza e all’ideazione del misterioso quadro, del quale si presenta un’inedita copia su tela attribuita a Barbara Longhi, figlia dell’artista.

 

 

 

 

 

 

Massimo Moretti
Una copia dell’Angelo Raffaele e Tobia di Tiziano attribuita al Padovanino nella guardaroba di Francesco Maria II della Rovere

Accanito lettore della Bibbia e dei testi sacri collezionati nella famosa Libraria a stampa di Casteldurante, confluita per volontà di papa Chigi nella prestigiosa biblioteca Alessandrina di Roma, Francesco Maria II (1545-1631) incarna perfettamente l’immagine del principe cristiano controriformato. Nell’età più avanzata l’ultimo duca di Urbino, come l’anziano Tobi delle Sacre Scritture, aveva in ogni modo tentato di lasciare la sua eredità e le redini del governo al figlio Federico Ubaldo per ritirarsi a vita privata, sotto la guida dei Chierici Regolari Minori, destinatari e custodi dei suoi preziosi libri e del suo stesso corpo. L’autore, che ritrova una copia inedita dell’Angelo e Tobia di Tiziano proveniente dalla guardaroba del duca, ricostruisce le ragioni della replica del dipinto alla luce delle vicende dinastiche dei Della Rovere.

 

 

 

Rita Landolfi
Dai Lante a Mahon: il San Giovanni Battista in un paesaggio di Annibale Carracci

L’articolo ricostruisce quasi ad annum la storia del quadro con San Giovanni in un deserto di Annibale Carracci, che dalla collezione di Flavio Orsini finisce, grazie alla moglie del duca di Bracciano, l’inquieta Marie Anne de la Trémoille, in quella dei Lante, che prima lo ospitano nella villa sul Gianicolo e poi nel palazzo di Piazza dei Caprettari. Durante i primi anni dell’Ottocento il duca Vincenzo Lante promuove un restauro della tela, successivamente venduta, per intervenuti problemi economici della famiglia, a Pietro Camuccini. Il nipote di quest’ultimo, Giovanni Battista la cederà al quarto duca di Northumberland, dal quale l’acquisterà Sir Denis Mahon.

 

 

 

 

 

 

Yuri Primarosa
La «buona stima» di Giovanni Baglione. Un carteggio e altri documenti sulla Cappella Borghese in S. Maria Maggiore e sulla Tribuna di Poggio Mirteto

Nuovi disegni e documenti inediti consentono di ricostruire nei dettagli l’intervento di Giovanni Baglione nella cappella Borghese in S. Maria Maggiore (1610-1612) e la sua partecipazione alla decorazione della Tribuna di Poggio Mirteto (1611-1613). La ricca documentazione ritrovata getta nuova luce sul rapporto intercorso fra il pittore e i nobili intendenti Giovan Battista Crescenzi e Giovan Battista Mattei, e permette di conoscere dalla voce stessa dei protagonisti le complesse dinamiche della committenza: i contratti notarili sottoscritti dall’artista dialogano con le sue sei nuove lettere autografe e con la polifonia di voci di Priori e Consiglieri intervenuti nelle pubbliche assemblee, diligentemente registrata nei verbali di Consiglio. Il pittore, inoltre, aveva creato per sé e per la sua famiglia un’illustre genealogia, facendo illegittimamente discendere la sua stirpe dall’antica e nobile casata perugina dei Baglioni.

 

 

Gianni Papi
Gli anni oscuri di Bartolomeo Cavarozzi

L’autore, dopo avere pubblicato nell’arco di quasi vent’anni diversi contributi su Bartolomeo Cavarozzi, concentra il suo interesse sul periodo forse più oscuro dell’attività del pittore viterbese: gli anni che intercorrono fra il 1608 e il 1615, durante i quali ebbe luogo la sua trasformazione da artista strettamente legato al linguaggio di Cristoforo Roncalli, in uno dei maggiori protagonisti della rivoluzione caravaggesca. Tre nuovi dipinti, simili nell’iconografia (un santo raffigurato al tavolo di studio), finora mai riferiti a Bartolomeo, portano luce per meglio chiarire tale evoluzione stilistica.

 

 

 

 

 

 

Loredana Lorizzo
 Un fregio «con quantità de putti» di Giacinto Gimignani per il Palazzo Pamphilj alla Fontana di Trevi

Grazie al ritrovamento dell’inedito testamento redatto da Giacinto Gimignani nel 1649, l’autrice ricostruisce l’intervento dell’artista presso Palazzo Pamphilj alla Fontana di Trevi e i suoi rapporti con la committenza alla fine degli anni Quaranta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Leone
Un inedito di Antonio Canova: . Il modelletto di un marmo disperso

Il saggio porta alla luce un’opera inedita di Antonio Canova: il modelletto mediano in gesso della Maddalena giacente, il cui marmo, oggi disperso, fu scolpito da Canova tra 1819 e 1822 per il primo ministro inglese Lord Liverpool con la mediazione della duchessa di Devonshire. L’esecuzione di questo modelletto originale in gesso – il cui ritrovamento è assai prezioso considerata la perdita del marmo – si colloca esattamente alla metà del processo creativo dell’opera canoviana, tra il piccolo bozzetto in terra cruda e il modello grande in gesso, entrambi conservati presso la Gipsoteca di Possagno. Il ritrovamento della scultura ha permesso all’autore di ripercorrere la genesi della commissione e dell’opera. Dalle ricerche sono emersi inediti documenti d’archivio, conservati tra le carte dell’Epistolario Canoviano del Museo-Biblioteca-Archivio di Bassano del Grappa e quelle della British Library di Londra. Sul versante critico, infine, lo svolgimento del tema ha consentito un affondo sulla svolta naturalistica delle figure giacenti canoviane all’indomani dell’avvio della Restaurazione, decisiva per le sorti della scultura italiana ed europea dell’intero XIX secolo.

 

 

Maurizio Calvesi
L’opera testamento di Marcel Duchamp

L’ultima opera di Duchamp, Etant donnés, è una installazione inamovibile costruita dal maestro per il Museo di Philadelphia e resa nota solo dopo la sua morte (1968). La scena rappresentata, come noto, si può ammirare attraverso due fori praticati nella porta di accesso all’ambiente espositivo. L’autore del presente articolo estende a quest’ultimo capolavoro dell’artista l’indagine alchemica, da lui già rivolta alle precedenti opere di Duchamp nel libro Duchamp invisibile (1975), riconoscendo nella figura nuda e occultata in alcune sue parti, la dea Diana, simbolo, nel linguaggio alchemico, della preziosa pietra “al bianco”, ovvero dello stato della materia antecedente alla pietra filosofale “al rosso”.

 

 

 

 

 

Ada De Pirro
Il vocabolario di Gastone Novelli. Una nuova lettura

Con la lettura de Il vocabolario, dipinto nel 1964 da Gastone Novelli, l’autrice analizza la particolare qualità verbovisiva della sua opera caratterizzata dal montaggio di citazioni prelevate da testi di diverse epoche e discipline che trattano temi come l’antropologia, i giochi linguistici e la crittografia. La ricerca, condotta sulle parole le figure e i simboli presenti nel quadro, traccia un percorso tra i molteplici interessi culturali dell’artista legato alle neoavanguardie letterarie francesi e italiane e propone riscontri puntuali sulle fonti già note e su una ancora inedita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensioni a cura di: Michele Nicolaci, Maria Celeste Cola

M. S. Bolzoni, Il Cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino maestro del disegno. Catalogo ragionato dell’opera grafica, Ugo Bozzi Editori, Roma 2013
recensione di Michele Nicolaci

 

S. Macioce e E. De Pascale (a cura di), con la collaborazione di A. Calabresi e M. B. McGrath, La musica al tempo di Caravaggio, Gangemi editore, Roma 2012, 320 pp.
recensione di Michele Nicolaci

 

P. G. Tordella, Il disegno nell’Europa del Settecento. Regioni teoriche ragioni critiche, Firenze 2012, Leo S. Olschki Editore, pp. 282, ill. b/n.
recensione di Maria Celeste Cola

 

 

  

 

 

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