Numero 137/138

Storia dell’Arte n. 137/138 (n. s. 37/38)
Nuova Serie – Gennaio – Agosto 2014
Anno XLV
diretta da Maurizio Calvesi

 

In questo numero:  Maurizio Calvesi, EDITORIALE: Misconoscimenti e riconoscimenti – Alessandro Zuccari, Il fregio riscoperto di Palazzo Leopardi a Roma – Michele Nicolaci, Giovanni Baglione, Francesco Bassano e Antonio Maria Panico: lettere dal carteggio di Onofrio Santacroce (1568-1604) – Dalma Frascarelli, Il San Giovanni evangelista con Ludovico Tabarino di Gerolamo Bassano: dalla quadreria Ludovisi alla collezione Canova – Paola di Giammaria, Novità biografiche e attributive su Giovanni Antonio Paracca il giovane detto il Valsoldino – Riccardo Gandolfi, Un nuovo inventario di dipinti di Antiveduto e Imperiale Gramatica – Valeria Di Giuseppe Di Paolo, Guillaume Courtois nel cantiere di Nettuno e lo stile del Sesto Decennio – Rita Randolfi, La Cattura di Cristo con san Pietro che recide l’orecchio di Malco di Dirk van Baburen: dagli inventari dei Gavotti “romani” a Roberto Longhi – Francesco Lofano, Le «opere letigiose» del cavalier Cosimo Fanzago e nuove proposte per la sua opera grafica – Imma Molino, Il cardinale Francesco Nerli (1636-1708). Collezionismo tra Roma e Parigi – Alessandro Fiorentino Casavola, Novità e tradizione nella teoria artistica fiorentina: il Discorso di Francesco Bocchi e il primo libro del Trattato delle perfette proporzioni di Vincenzo Danti – Roberto Del Monte, Leggere Focillon attraverso Bergson  Anne Rennert, Rodčenko und die Künstler der italienischen Renaissance – Gabriele Simongini, Strumenti per un’autocoscienza attiva. Vasco Bendini 1966-67 – Recensioni a cura di: A. Delle Foglie, E. De Benedetti. 

 


Maurizio Calvesi
EDITORIALE: Misconoscimenti e riconoscimenti
Studiando dal punto di vista “iconologico” (quel punto di vista complementare alla lettura stilistica, ancora detestato dai più barbari samurai della storia dell’arte) possono emergere nessi interessanti con opere anche distanti temporalmente tra di loro. Avendo realizzato che, nella Cappella Sistina, gli affreschi della volta michelangiolesca stabiliscono indiscutibilmente un raccordo di significati e di precetti con le sottostanti storie di Cristo e di Mosé, credo di aver compreso perché Michelangelo si sia servito di una iconografia così poco usuale per rappresentare la creazione dell’uomo: quel dito, quella mano protesi, quale stupenda invenzione figurativa! Si, ma anche con un significato, che nella Sistina crea un rimando alla sottostante scena del Passaggio del Mar Rosso: qui approdati alla salvezza, i seguaci di Mosé ammirano la conica nube di fiamma che li ha tratti in salvo e intonano per bocca di Maria la Profetessa un inno di ringraziamento (Es. XV, 6).

 

 

 

 

 

Alessandro Zuccari
Il fregio riscoperto di Palazzo Leopardi a Roma

A seguito di un’indagine sugli intonaci suggerita da Alessandro Zuccari, nel 2002 è stato scoperto nel piano nobile di Palazzo Leopardi a Roma, in piazza S. Maria in Trastevere, uno straordinario fregio pittorico a soggetto mitologicofluviale di circa trenta metri. L’autore, attraverso puntuali confronti con cicli pittorici coevi (come i fregi della Villa Farnesina a Roma e dell’Episcopio di Ostia) e testi figurativi desunti dall’antico, riconosce negli affreschi del palazzo appartenuto al ramo trasteverino dei Velli l’espressione di una cultura antiquaria che fonde precisi riscontri iconografici – in particolare con il celebre gruppo del Laocoonte e la statua del Tevere in Campidoglio – a libere desunzioni dalla imagerie rinascimentale, caricandosi di rimandi allegorici probabilmente connessi a un evento nuziale. L’attribuzione all’ambito di Baldassarre Peruzzi e la datazione suggerita al secondo decennio del Cinquecento sono oggetto di una approfondita disamina critica che offre agli studiosi una solida piattaforma di discussione e invita anche a riconsiderare nel suo complesso la variegata produzione pittorica romana negli anni in cui domina Raffaello con la sua scuola.

 

 

 

Michele Nicolaci
Giovanni Baglione, Francesco Bassano e Antonio Maria Panico: lettere dal carteggio di Onofrio Santacroce (1568-1604)

Attraverso l’analisi del carteggio artistico di Onofrio Santacroce (1568-1604), l’autore offre una nuova e più esaustiva lettura del rapporto del nobile romano con le arti figurative. In particolare alcune lettere autografe dei pittori Giovanni Baglione, Francesco Morelli, Antonio Maria Panico e Francesco Bassano permettono di comprendere le scelte culturali del Marchese di Oriolo anche in relazione ai suoi stretti rapporti con le famiglie Mattei e Farnese, evidenziando la sua appassionata ricerca di preziosi dipinti per sè o per essere utilizzati come preziosi doni diplomatici. Viene infine proposta una nuova lettura stilistica del ciclo di affreschi presso il Palazzo Santacroce ad Oriolo Romano che riconsidera il ruolo esercitato dal giovane Baglione in questo cantiere, alla luce anche di una maggiore conoscenza della bottega del suo maestro Francesco Morelli.

 

 

 

 

 

Dalma Frascarelli
Il San Giovanni evangelista con Ludovico Tabarino di Gerolamo Bassano: dalla quadreria Ludovisi alla collezione Canova
Alcuni documenti consentono di ricostruire le vicende collezionistiche del noto dipinto di Gerolamo Bassano, attualmente conservato presso il Museo Civico di Bassano. Ancora presente nella bottega al momento della morte del pittore, la tela venne comprata da Ludovico Ludovisi e, in seguito alla scomparsa del cardinale, da Paolo Francesco Falconieri. Infine, tra il 1816 e il 1822 entrò a far parte della collezione di Antonio Canova che la acquistò dall’illustre famiglia romana, insieme ad altre opere tra le quali è identificabile il Paesaggio con Piramo e Tisbe dipinto dal Dughet e oggi esposto nella Walker Art Gallery di Liverpool. Lo studio dei passaggi di proprietà del quadro amplia così la conoscenza di importanti quadrerie romane e della loro dispersione.

 

 

 

  

 

 

Paola di Giammaria
Novità biografiche e attributive su Giovanni Antonio Paracca il giovane detto il Valsoldino
L’autrice presenta un intervento risolutivo sul “caso Valsoldo”. Una scrupolosa revisione di documenti già pubblicati e messi a confronto insieme ad altri inediti, ricavati dall’Archivio di Stato e dagli archivi comunali della Valsolda. La ricerca ha consentito di distinguere le due diverse personalità del Valsoldo e del Valsoldino, nati nello stesso luogo sulle rive del lago di Lugano ma in date successive. È stato così possibile puntualizzare notizie biografiche sul più giovane Valsoldino, e ascrivergli una lunga serie di sculture eseguite nell’Urbe, qui giunto sotto la protezione del cardinal nepote Camillo Sfrondati e dalla cerchia lombarda intorno alla figura di Federico Borromeo. 

 

 

 

 

 

 

 

Riccardo Gandolfi
Un nuovo inventario di dipinti di Antiveduto e Imperiale Gramatica
Il rinvenimento dell’inventario di dipinti appartenuti alla famiglia Gramatica ha consentito all’autore di identificare tra le opere elencate un nutrito gruppo realizzato dallo stesso Antiveduto e dal figlio Imperiale, contribuendo a fare luce sul legame che univa i due artisti. Di particolare interesse è inoltre la presenza in casa Gramatica di un cartone di Raffaello, preziosa testimonianza dell’attento studio condotto da Antiveduto sull’opera del maestro di Urbino. Si aggiungono infine numerosi documenti utili per seguire le sorti della famiglia Gramatica fino al suo epilogo avvenuto nella prima metà del XVII secolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valeria Di Giuseppe Di Paolo
Guillaume Courtois nel cantiere di Nettuno e lo stile del Sesto Decennio
La rilettura dei documenti relativi ad alcune commissioni affidate al Courtois per la decorazione di Palazzo Pamphilj a Nettuno (1654-1655), con la nota serie di grandi quadri di paesaggio a soggetto sacro in collaborazione con Gaspard Dughet, ha consentito di chiarire tramite i pagamenti, il ruolo avuto dall’artista nel progetto di cui Pier Francesco Mola è stato ideatore ed esecutore. L’autrice propone di identificare la mano del Borgognone nel medaglione dell’Allegoria della Pace, modello derivato da Pellegrino Tibaldi. Presente nello stile dell’artista è il repertorio manierista e lo studio dai grandi maestri, come conferma il dipinto Venere, Marte e Adone, citazione da Giulio Romano a Palazzo Te.

 

 

 

 

 

 

 

 

Rita Randolfi
La Cattura di Cristo con san Pietro che recide l’orecchio di Malco di Dirk van Baburen: dagli inventari dei Gavotti “romani” a Roberto Longhi
Il saggio ricostruisce la storia de La Cattura di Cristo con l’episodio di san Pietro che recide l’orecchio di Malco, di Dirck van Baburen, di proprietà di Pietro Cussida, agente spagnolo del re Ferdinando III. Il Cussida commissiona un dipinto dove il protagonista è il suo santo eponimo, rappresentato come figura tormentata. Il dipinto è rintracciato dall’autrice nella collezione del ramo romano dei Gavotti, poi attribuito a scuola bolognese. Alla fine dell’Ottocento i marchesi Gavotti, a seguito di difficoltà economiche, sono costretti ad impegnare alcuni dipinti presso la banca Spada-Flamini, che tenta di appropriarsene con l’inganno. Il dipinto di Baburen viene scambiato per errore con altra opera, e resta quindi in uno dei palazzi dei Gavotti. Nel 1916 R. Longhi lo acquista come opera di Manfredi, per poi attribuirlo a Baburen.

 

 

 

 

 

Francesco Lofano
Le «opere letigiose» del cavalier Cosimo Fanzago e nuove proposte per la sua opera grafica 
La scoperta dei due contratti notarili relativi alla cappella di S. Maria delle Grazie eretta da Cosimo Fanzago all’interno della chiesa napoletana di S. Chiara consente all’autore di circoscriverne la cronologia alla prima metà degli anni Trenta del XVII secolo, ma anche di tracciare i non facili rapporti che legarono l’architetto e scultore alla comunità monastica, mettendo in luce i meccanismi che permettevano al Fanzago di condurre più cantieri nel medesimo tempo secondo un atteggiamento spregiudicatamente imprenditoriale. Il contributo si conclude con una proposta attributiva di alcuni disegni di figura che vengono cautamente ricondotti all’artista di origini lombarde.

 

 

 

 

 

 

 

 

Imma Molino
Il cardinale Francesco Nerli (1636-1708). Collezionismo tra Roma e Parigi
Nel 1696 il cardinale fiorentino Francesco Nerli iuniore (1636-1708), dona al sovrano francese Luigi XIV una serie di venticinque dipinti di soggetto sacro realizzati dal pittore bolognese Francesco Providoni. Della serie si conoscono soltanto quattro dipinti, rintracciati nelle metà degli anni Cinquanta da Boris Lossky. Il soggetto di ciascun quadro è noto però grazie al commentario manoscritto (oggi conservato presso la Bibliothèque Nationale de France a Parigi) che accompagnava la serie. Partendo dallo studio di tale testo, la studiosa ha cercato di contestualizzare questa committenza nel quadro dell’intera vicenda biografica di Francesco Nerli. Grazie ad una serie di ritrovamenti documentari, tra cui l’inventario – inedito – dei beni del cardinale, è stato così possibile ricostruire la sua attività di mecenatismo artistico a Roma, sinora mai indagata.

 

 

 

 

 

 

Alessandro Fiorentino Casavola
Novità e tradizione nella teoria artistica fiorentina: il Discorso di Francesco Bocchi e il primo libro del Trattato delle perfette proporzioni di Vincenzo Danti
Gli anni Sessanta del Cinquecento registrano singolari cambiamenti nel mondo artistico fiorentino. La scomparsa di Michelangelo e i nuovi fermenti maturati in seno alla giovane Accademia del Disegno, guidata da una figura di spicco come Vincenzo Borghini, portano una ventata di novità, i cui riflessi sono evidenti innanzitutto negli sviluppi della teoria artistica. Si configura pertanto una situazione molto interessante, divisa tra le aspirazioni al nuovo, alla sperimentazione e all’uscita dai confini fiorentini, nel desiderio, da parte dei giovani pittori dell’Accademia, di un confronto con la cultura pittorica veneta, mentre dall’altra parte, i portavoce della tradizione michelangiolesca, stretti intorno al Vasari, rivendicano l’importanza della scultura nel ruolo di arte guida, nonché la superiorità del Buonarroti come massimo esempio da imitare. Francesco Bocchi e Vincenzo Danti sono i due antesignani di questa dicotomia: nei loro scritti, il Discorso sopra l’eccellenza di Andrea del Sarto pittore fiorentino e il Primo libro del Trattato delle perfette proporzioni si configura la situazione della trattatistica fiorentina poco tempo prima della pubblicazione dell’edizione giuntina del Vasari, caratterizzata da due orientamenti opposti, segno di un deciso tentativo, da parte delle nuove generazioni cui il Bocchi appartiene, di superare il linguaggio della “bella maniera”, nel recupero di una naturalezza e di un’espressività attraverso lo studio di modelli primo cinquecenteschi.

 

 

 

 

Roberto Del Monte
Leggere Focillon attraverso Bergson
Il contributo si propone di approfondire la comprensione dell’opera Vita delle forme (1934) dello storico dell’arte Henri Focillon (1881-1943), attraverso un serrato confronto con i punti cardinali del lavoro L’evoluzione creatrice (1907) del filosofo francese Henri Bergson (1859-1941). Il confronto si appunta in particolare sui grandi temi della forma, del tempo, dello slancio vitale e della sperimentazione, ricollocando storicamente il lavoro di Focillon all’interno della più grande corrente spiritualista francese, che ebbe il merito di tentare una via alternativa rispetto alla visione positivistica dei fenomeni non solo naturali, ma anche sociali e culturali. L’analisi dello stile e del suo mutamento nel tempo, condotta da Focillon, diventa così parte di una tradizione storiografica e di un’idea di sviluppo dell’arte fortemente radicata nella cultura occidentale.

 

 

 

 

 

 

Anne Rennert
Rodčenko und die Künstler der italienischen Renaissance
L’autrice analizza per la prima volta l’opera di Rodčenko mettendola a confronto per la con l’arte italiana. Sebbene l’artista non sia mai stato in Italia, ne aveva conosciuto l’arte tramite l’insegnamento di Adler, professore all’università di Kasan. A partire dal 1914 l’artista russo aderisce alle esperienze Cubo-futuriste, come si riscontra nel dipinto Danza influenzato dalla Danseuse Bleue di Severini. Secondo quanto afferma V. Stepanova, Rodčenko inizia a collezionare libri, cataloghi ed articoli sul Futurismo. Nel collage Biglietto n. 1, l’artista usa i frammenti di un biglietto di ingresso ad una mostra Cubo-futurista e cartoline postali che riproducono un’opera di Delaunay. Dal 1919 l’artista introduce immagini e frammenti ripresi dal Verrocchio e dalla scultura romana. Negli Anni Trenta insegna fotografia utilizzando immagini da Raffaello e da Tiziano. Ora l’artista pratica pittura, grafica, fotografia, architettura, design, tipografia, scultura, teatro e cinematografia, sviluppando un atteggiamento totalizzante nei confronti dell’arte. L’opera di Leonardo ha esercitato su di lui un forte impatto. Al grande Maestro si ispirano Perpetuum mobile e le Costruzioni spaziali come si nota nello sfondo della fotografia scattata da Kaufmann nel 1922. A partire da questa data, l’artista sospende la pittura e progetta una forma in movimento che definisce «movimento eterno», una forma geometrico-astratta in grado di influenzare la vita quotidiana. Il Ritratto di Luca Pacioli e il Ritratto di un astronomo di Cariani, sono i riferimenti a cui l’artista fa ricorso per le Costruzioni spaziali in sospensione che, insieme a Obstruction di Man Ray, costituiscono i primi mobiles. Sono “oggetti” che si spostano con il movimento dell’aria e che esprimono la quarta dimensione della scultura, ovvero il tempo. Una delle Costruzioni spaziali è stata utilizzata per illustrare la teoria del montaggio cinematografico di Lev Kulešov. Ne La ruota del Reno, fotografia scattata nel circo di Mosca, si colgono riferimenti all’Uomo vitruviano rielaborato in una figura geometrizzata secondo un codice modernista. L’antropocentrismo umanistico di Leonardo ora, nel 1940, diventa la grande oppressione dell’uomo. Questa interpretazione è documentata in vari passaggi del diario dove l’artista lamenta la mancanza di libertà e di ogni via d’uscita. Dal 1932 il mondo immaginario del circo diventa il suo rifugio. L’artista si specializza sul tema di cui conosce tutti i termini tecnici. Si identifica nella figura del clown come rivela il dipinto Giocoliere con palline. Trae molti spunti anche da Mantegna. Le prospettive con scorci violenti sono un accorgimento stilistico per esprimere la dimensione della fotografia esperimentale, come nel Pioniere trombettiere. Lo scorcio del Cristo morto del Mantegna viene usato nel cinema da Sergej Urusevskij per rappresentare la violenza della Seconda Guerra Mondiale. Quando volano le cicogne è il film in stretta relazione con la poetica di Rodčenko sulla crudeltà della guerra e sul bisogno di una riproposta cristiana. Alla fine della vita all’artista non restano che l’arena del circo e il suo atelier, lo spazio della sua immaginazione.

 

 

 

 

Gabriele Simongini
Strumenti per un’autocoscienza attiva. Vasco Bendini 1966-67
L’autore analizza, ricostruisce e contestualizza due anni cruciali (1966 e 1967) del percorso di Vasco Bendini in cui l’artista bolognese ha anticipato istanze pre-poveriste senza tuttavia perdere la coerenza della sua riflessione ontologica sull’interazione fra sé e il mondo esterno. Lungo questi due anni la pittura è stata apparentemente messa da parte da Bendini in favore di un’apertura al mondo, all’oggettualità, alla condivisione, alla partecipazione, in un crogiolo di istanze concettuali e pre-poveriste che culminano perfino, con un’opera come “Cabina solare” (1967), in un precocissimo esempio di arte immersiva ed interattiva. Bendini ha elaborato dispositivi, congegni a fini conoscitivi portando avanti una riflessione sulla pittura senza pittura. 

 

 

 

 

 

 

 

Recensioni a cura di:  A. Delle Foglie, E. De Benedetti


A. Cavallaro, S. Petrocchi (a cura di), Antoniazzo Romano Pictor Urbis 1435/1440-1508, cat. della mostra (Roma Palazzo Barberini 1 novembre 2013-2 febbraio 2014), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2014, pp. 191
recensione di A. Delle Foglie

 

M. C. Paoluzzi, La collezione Colonna nell’allestimento settecentesco. La Galleria negli acquerelli di Salvatore Colonnelli Sciarra, Roma, Campisano 2014, pp. 196.
recensione di E. De Benedetti

 

 

Ordine Numero 137/138

Realizzato da phalanx.itCAM Editrice - Via Capodiferro 4 - 00186 Roma - Tel/fax: 06 68300889