Numero 142

Storia dell’Arte n. 142 (n. s. 42)
Nuova Serie – Settembre – Dicembre 2015
Anno XLVI
diretta da Maurizio Calvesi

 

In questo numero: Maurizio Calvesi, EDITORIALE – Maurizio Calvesi, Caravaggio, la scienza e la critica. Spunti per una autobiografia – Maurizio Calvesi, Linceo e i Lincei. Breve indagine sull’origine del nome – Maria Forcellino, «Nessuno se n’è mai quasi accorto». La Vita attiva di Michelangelo e la Maddalena dipinta di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze in S. Silvestro al Quirinale –  Viviana Farina, Due nuovi Tanzio da Varallo in Francia e un disegno a Berlino  Francesca Baldassari, I “doppi” della collezione Bigongiari con inediti di Cecco Bravo e di Vincenzo Dandini – Franco Paliaga, Un modelletto di Pietro Novelli, detto il Monrealese per la pala di santa Rosalia a Castiglione delle Stiviere – Stefano Pierguidi, Barocci e Caravaggio nelle Vite di Bellori – Stefan Albl, Giasone e il drago di Salvator Rosa Camilla S. Fiore, «Inusitata spectaculi». Il paesaggio al tempo di Salvator Rosa, Nicolas Poussin e Athanasius Kircher – Andrea Bacciolo, The Diplomacy of Taste: Maratti, Contini, Bellori, and a Banquet Hosted by Carlo Barberini for the Ambassador of King James II – Simonetta Ceccarelli, Sei disegni di Carlo Marchionni (1702-1786) di una Private Collection del Regno Unito – Arabella Cifani, Franco Monetti, Lorenza Santa, Il pittore Ignazio Fassina, padre oratoriano. Nuovi contributi artistici e documentari – Benedetta Capponi, L’esposizione di dipinti nel chiostro di S. Giovanni Decollato a Roma nel 1736 – Anne Rennert, Schwingende Töne der russischen Avantgarde: Musik bei Tatlin und Rodčenko – Recensione a cura di: Maria Celeste Cola, Drawn from the Antique. Artist & the Classical Ideal, A. Aymonino, A. Varick Lauder (a cura di), Sir John Soane’s Museum 2015.

 

 

 

 

 

Maurizio Calvesi
EDITORIALE:  Con il presente numero termina la mia direzione di “Storia dell’Arte”. L’età avanzata non mi consente di proseguire oltre. Ovviamente mi duole, ma sono lieto che al mio posto subentri un ex allievo tra i più preparati e colti, Alessandro Zuccari, mio successore, già anche, nella prima cattedra di Storia dell’Arte Moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Roma “La Sapienza”. Continuerò, nei limiti delle forze, a collaborare a questa rivista, di cui io stesso, nel 1969, cercai un degno editore; e fu nella persona di un alto dirigente de La Nuova Italia, Sergio Piccioni, che ricordo sempre con grande rimpianto, fraterno amico fin dall’adolescenza con cui avevo condiviso nel 1941 la frequentazione del generoso F. T. Marinetti. Chiesi a G. Carlo Argan (venuto poi meno nel 1992) di dirigere la rivista, mentre nella redazione si associarono a me l’indimenticabile Oreste Ferrari e per un periodo più breve Luigi Salerno. Il ruolo di quest’ultimo fu assunto in seguito da Angela Maria Romanini.

 

 

 

 

 

Maurizio Calvesi
Caravaggio, la scienza e la critica. Spunti per una autobiografia
La recente pubblicazione dei due volumi dedicati alle opere del Caravaggio è una impresa monumentale, voluta e curata con ammirevole impegno da Rossella Vodret, in attuazione di un progetto proposto nel corso delle celebrazioni per il Centenario della morte del grande pittore. Vi troviamo i preziosi risultati delle ricerche tecniche eseguite in questi anni sui dipinti del Merisi, limitate per ora alle opere conservate a Roma, in vista di un futuro studio esteso alla rimanente produzione, ricerche che apportano fondamentali chiarimenti sugli sviluppi della produzione del Merisi, sul suo modus operandi e sulla stessa cronologia delle opere: cronologia ripercorsa, con correttivi, attraverso le proposte avanzate dalla critica, senza tener conto – mi piacerebbe conoscere il perché – delle mie, discusse nel testo di Le realtà del Caravaggio e raccolte in una appendice del libro dove tutta la produzione del Merisi è elencata con le relative proposte di datazione, in più casi discostantesi dalle precedenti.

 

   

 

 

Maurizio Calvesi
Linceo e i Lincei. Breve indagine sull’origine del nome
Nel 1593 Jehan de Cuba, commentando il Livre de la nature des Choses, scriveva della lince: La beste lynx a les yeulx si clers, et si subtilz que par la subtilité de sa veue elle pénètre et transperce [vede attraverso] les corps fermes et stables. Louis Charbonneau-Lassay nel suo Le Bestiaire de Christ (1940) rifacendosi al greco Oppiano scriveva: Les anciens qui, avec Oppien, apparentaient les lynx à la panthère […] leur reconnurent la plupart des memes qualitès réelles ou fictive; ils en forgèrent meme de nouvelles pour eux, et c’est en ce faisay qu’ils leur attribuèrent ainsi qu’à Lyncè, l’un des Argonautes de Jason, le privileège d’une vue si perçante qu’elle leur permettrait, disaient-ils, de voir nettement toutes choses, meme à travers les corps les plus opaques. 

 

 

 

 

 

 

 Maria Forcellino
«Nessuno se n’è mai quasi accorto». La Vita attiva di Michelangelo e la Maddalena dipinta di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze in S. Silvestro al Quirinale
Il saggio propone una nuova fonte iconografica per lo studio della scultura della Vita Attiva (1542-1544) di Michelangelo Buonarroti nella Tomba di Giulio II in S. Pietro in Vincoli a Roma. Il confronto iconografico è con la figura della Maddalena dipinta da Polidoro e Maturino nella chiesa di S. Silvestro al Quirinale (1524-1527), luogo molto familiare a Michelangelo per essere stato nel 1538 la sede degli incontri con Vittoria Colonna. La scultura della Vita Attiva presenta da sempre un’interpretazione controversa negli studi. L’ipotesi che Michelangelo per caratterizzarla si fosse ispirato all’iconografia della Maddalena era già stata avanzata dall’autrice analizzandone i suoi attributi: i lunghi capelli e la corona di alloro nella mano sinistra. L’altro suo attributo, un oggetto assimilabile ad una lampada o un contenitore, non si lascia a tutt’oggi definire in modo inequivocabile. Il confronto iconografico proposto fra la Vita attiva e la figura della Maddalena dipinta sembra confermare adesso definitivamente le conclusioni della ricerca.


 

 

Viviana Farina
Due nuovi Tanzio da Varallo in Francia e un disegno a Berlino
Two interesting oils on panel of 16 cm each one are generally exposed at the Musée des Beaux-Arts of Orléans. Possibly born in pendant, they represent Saint Luke the Evangelist and Saint Jerome. Actually attributed to an anonymous artist of the XVIth Century, the two paintings reveal the last manner of the Valsesian master Antonio D’Errico called Tanzio da Varallo (1575/1580-1632/1633). The mature artist is possibly the author of a newly discovering red chalk drawing at Kupferstichkabinett, Berlin, too, Head of a religious men, anonymous until now. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Baldassari
I “doppi” della collezione Bigongiari con inediti di Cecco Bravo e di Vincenzo Dandini
Il contributo porta alla luce alcune interessanti repliche autografe di dipinti della collezione, imperniata su opere di pittura fiorentina del Seicento e del Settecento, formata, a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, da Piero ed Elena Bigongiari e acquisita nel 2004 dalla Caript di Pistoia. Uno dei capolavori del Seicento italiano, il Cristo confortato dagli angeli di Cecco Bravo, conta oggi una variante di pari, altissima, qualità in collezione privata. Inoltre, il ritrovamento di una replica autografa dell’Elia e l’angelo di Vincenzo Dandini, insieme alla pubblicazione di altri quattro interessanti inediti dell’artista, ci consegna un profilo aggiornato, dal punto di vista stilistico e della contestualizzazione storica-culturale, della vicenda di questo pittore, fedele seguace della teocrazia rigidissima imposta dal profeta fiorentino Girolamo Savonarola. 

 

 

 

 

 

Franco Paliaga
Un modelletto di Pietro Novelli, detto il Monrealese per la pala di santa Rosalia a Castiglione delle Stiviere
L’autore presenta un piccolo olio su carta, raffigurante una Vecchia attribuita al pittore monrealese Pietro Novelli, in base ad un’antica scritta, settecentesca, alquanto scolorita, impressa sul retro della cornice. Il dipinto è risultato essere un modelletto della figura della vecchia ritratta a destra nell’atto di impetrare santa Rosalia inginocchiata davanti al Padreterno nella pala raffigurante Santa Rosalia scende dal cielo tra gli appestati conservata nella chiesa collegiata dei SS. Nazaro e Celso a Castiglione delle Stiviere databile al 1630 circa. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Pierguidi
Barocci e Caravaggio nelle Vite di Bellori
La critica si è sempre interrogata sul perché dell’inclusione di Federico Barocci tra gli artisti compresi nel canone degli artisti biografati da Giovan Pietro Bellori. È probabile che l’inclusione di Barocci si debba leggere prima di tutto in rapporto a quella di Caravaggio, al quale il pittore di Urbino è contrapposto nelle Vite da tanti punti di vista diversi, ma soprattutto per l’uso della luce, naturale e studiatissima nell’opera del primo, innaturale e violenta in quella del secondo. Bellori riconobbe il valore di Caravaggio, soprattutto del suo colorito, rispetto al quale quello proprio di Barocci poteva apparire a volte languido o troppo sfumato; ma sempre Bellori non apprezzava in nessun modo la veemenza del chiaroscuro del Merisi, al cui confronto il luminismo raffinato del maestro di Urbino veniva per contrasto esaltato. 

 

 

 

 

 

Stefan Albl
Giasone e il drago di Salvator Rosa
Il contributo dedica a uno dei dipinti più drammatici di Salvator Rosa un’analisi delle fonti visuali e testuali. L’intreccio fra esame iconografico e stilistico permette di ricostruire le vicende della sua creazione e di contestualizzare il quadro nell’ambito dell’attività dell’artista napoletano. L’esame stilistico, l’analisi dei disegni preparatori e dell’acquaforte relativa al tema di Giasone e il Drago permettono di anticipare la datazione del dipinto intorno al 1666, anzichè fra il 1665 e il 1670, nonché di stabilire la successione cronologica fra stampa e dipinto del medesimo soggetto nell’opera di Rosa. 


 

 

 

 

 

 

Camilla S. Fiore
«Inusitata spectaculi». Il paesaggio al tempo di Salvator Rosa, Nicolas Poussin e Athanasius Kircher 
La voluminosa opera del gesuita A. Kircher è il riflesso del profondo cambiamento seguito alle rivoluzionarie scoperte scientifiche seicentesche che indussero eruditi, artisti e scienziati ad osservare la realtà con uno sguardo del tutto nuovo. Sulle valenze simboliche e rivelatrici della natura Kircher tornò più volte in tre trattati degli anni Settanta (Ars Magna Luci et Umbrae, Mundus Suberraneus e Latium id est), con il fine di dimostrare come alcuni fenomeni naturali – l’arcobaleno, l’aurora, gli eventi astronomici, temporali – fossero rivelatori della forza creatrice divina. L’autrice ripercorre il pensiero del gesuita e individua nell’opera dei più rinomati pittori di paesaggio attivi a Roma, Salvator Rosa e Nicolas Poussin, una fonte preziosa cui attingere per elaborare il concetto di Natura Pictrix. Alla rappresentazione del paesaggio e alla capacità di riprodurre i fenomeni naturali, Kircher dedica un intero capitolo in cui il riferimento ai trattati sulla pittura e alle idee che circolavano nella cerchia alessandrina emergono dal confronto tra trattati, corrispondenza e quadri di paesaggio. 

 

 

 

Andrea Bacciolo
The Diplomacy of Taste: Maratti, Contini, Bellori, and a Banquet Hosted by Carlo Barberini for the Ambassador of King James II
In 1687 Cardinal Carlo Barberini held a banquet at Palazzo Alle Quattro Fontane in honour of the British diplomatic delegation in Rome led by Roger Palmer, Earl of Castlemaine. Through the examination of commemorative texts, this essay investigates how the display of art served both as diplomatic tool and mean of (self)-celebration during a significant phase in the relations between the Holy See and King James II of England.

 

 

 

 

 

 

 

 

Simonetta Ceccarelli
Sei disegni di Carlo Marchionni (1702-1786) di una Private Collection del Regno Unito
Il saggio è incentrato su sei disegni inediti di Carlo Marchionni trovati in una collezione privata inglese. L’autrice ripercorre la poetica e la visione di un architetto, attivo nel cuore del Settecento, riconoscendogli un profilo più significativo ed importante, sia nella progettazione che nell’esecuzione, di quello fino ad oggi conosciuto. Il contributo fa emergere la fisionomia di un’artista versatile, impegnato nella progettazione di architetture e in apparati effimeri celebrativi, erede di una cultura ancora barocca nella concezione di un paesaggio di natura ideale ma a tratti già romantico.

 

 

 

 

 

 

 

Arabella Cifani, Franco Monetti, Lorenza Santa
Il pittore Ignazio Fassina, padre oratoriano. Nuovi contributi artistici e documentari
Il saggio ricostruisce – per la prima volta – la figura dimenticata del pittore Ignazio Fassina (Torino, 1701 – Carmagnola, 1769), padre Oratoriano, attraverso una ricerca di documenti civili e religiosi che riguardano l’artista e la famiglia. Analizza poi la sua pittura, sulla base delle tele di Carmagnola (Torino) e la scoperta di alcune altre opere, inserendo il pittore nel panorama della pittura in Piemonte del Settecento: dallo studio Fassina vi emerge come una delle più interessanti personalità.
 

 

 

 

 

 

 

 

Benedetta Capponi
L’esposizione di dipinti nel chiostro di S. Giovanni Decollato a Roma nel 1736 
L’autrice ricostruisce le mostre che, a partire dall’inizio del XVII secolo, furono allestite nel chiostro della Confraternita romana di S. Giovanni Decollato in occasione della festività del santo patrono, tramite lo studio dell’unico catalogo pervenuto, relativo all’esposizione del 29 agosto 1736. Lo studio del manoscritto, costituito dalla Nota distinta dei Quadri e da un’interessante Proposta di vendita delle opere stesse, hanno consentito il riconoscimento di alcuni dipinti esposti, l’individuazione del proprietario della vasta collezione e l’osservazione delle mode estetiche in voga negli anni Trenta del Settecento.

 

 

 

 

 

 

 

Anne Rennert
Schwingende Töne der russischen Avantgarde: Musik bei Tatlin und Rodčenko 
Il contributo mette in evidenza l’importanza della musica per i due artisti russi Tatlin e Rodčenko, influenzati dai futuristi italiani – facendo anche riferimenti a Luca della Robbia e Federico Fellini. Alla viglia della prima guerra mondiale Tatlin cantò e suonò virtuosamente il bandura per l’Imperatore di Germania ed alla mostra Arte popolare russa a Berlino. Basandosi su documenti dell’Archivio Segreto di Stato e sui giornali berlinesi del 1914 il saggio puntualizza la cronologia dell’esposizione e delle presentazioni musicali. Inoltre, mentre Tatlin si dedicava all’opera, progettando scenografie e costumi, Rodčenko faceva disegni per la musica di Bach e Prokofiev, collaborava con Šostakovič e fotografava danzatrici e musicisti nel circo a Mosca.

 

 

 

 

 


Recensione a cura di: Maria Celeste Cola,
 Drawn from the Antique. Artist & the Classical Ideal, A. Aymonino, A. Varick Lauder (a cura di), Sir John Soane’s Museum 2015. 



 


Ordine Numero 142

Realizzato da phalanx.itCAM Editrice - Via Capodiferro 4 - 00186 Roma - Tel/fax: 06 68300889