Numero 140

Storia dell’Arte n. 140 (n. s. 40)
Nuova Serie – Gennaio – Aprile 2015
Anno XLVI
diretta da Maurizio Calvesi

 

In questo numero: Augusta Monferini, EDITORIALE: Il MAXXI – Maurizio Calvesi, Caravaggio: un caposaldo – Pilar Diez del Corral Corredoira, Hendrick Goltzius y Bartholomeo Spranger. Interpretaciones y lecturas de un proverbio latino – Giulia Daniele, Le lettere di Pietro Veri a Virginio Orsini sul cantiere di Montegiordano – Loredana Lorizzo,  Alessandro Rondinini e Felice Zacchia. Collezionismo e cultura eterodossa nella Roma del primo Seicento – Simone Sirocchi, Pagine inedite di collezionismo estense. Il mecenatismo e gli interessi artistici di Alfonso IV (1634-1662) dai registri delle sue spese – Gianpasquale Greco, NEQUE HIC VIVUS, NEQUE ILLIC MORTUUS La tomba di Giovan Battista Gisleni e il suo doppio a stampa – Anna Bortolozzi, Carlo Maderno e Francesco Borromini. Il progetto del palazzo in S. Lorenzo in Lucina per il principe Michele Peretti – Francesco Leone, Dall’imitazione all’emulazione: Antico, Idea e Natura nel disegno di Antonio Canova – Iván Moure Pazos, Dalí y el canibalismo: el método ablativo (1932-1936)  Giorgia Gastaldon, Ileana Sonnabend e Mario Schifano: un epistolario (1962-1963)  –Fabrizio D’Amico, Vasco Bendini: un piccolo ricordo d’un grande pittore – Recensioni a cura di: Laura Auciello, Antonio Vannugli.  

 

 

Augusta Monferini
EDITORIALE: Il MAXXI
Il MAXXI ai raggi X. Indagine sulla gestione privata di un museo pubblico, è il titolo del volumetto che Alessandro Monti, ordinario di Teoria e Politica dello Sviluppo, nella Università di Camerino,ha pubblicato il luglio scorso per i tipi della Johan & Levi Editore. È un contributo interessante e nuovo che viene incontro alla attuale sempre più incalzante richiesta di trasparenza amministrativa delle istituzioni pubbliche e offre una serie di informazioni fino ad oggi poco note. L’indagine ricostruisce i risvolti politico burocratici della nascita e della storia del MAXXI, di una istituzione che l’autore non senza qualche malizia definisce «una costruzione a tavolino»; l’iniziativa secondo l’opinione dell’autore sembrerebbe,infatti, il tipico risultato di scelte politiche più che di una reale esigenza culturale, sollevando molti dubbi sull’urgenza e la necessità di un’iniziativa tanto onerosa per l’erario. Una ricostruzione puntuale e ricca di dati, condotta faticosamente contro corrente, in mancanza di una qualsiasi collaborazione da parte dell’Istituto o del Ministero che, al contrario hanno sempre tenuto, nel merito, comportamenti ambigui nei confronti di chiunque desiderasse approfondire il percorso di nascita e sviluppo dell’Istituto.

 

 

 

 

Maurizio Calvesi
Caravaggio: un caposaldo
Calvesi torna sulla Flagellazione di S. Prassede a Roma a cui, sin dal 1949 in occasione della sua tesi di laurea aveva accostato l’opera al Peterzano, riconoscendovi tratti vicini al Caravaggio come la stessa «ambientazione luministica di valenza simbolica». Lo straordinario restauro realizzato in occasione della recente mostra sul Saraceni in Palazzo Venezia, ha restituito alla tavola la sua originaria bellezza, nella qualità del colore, nella tensione plastica dei corpi, nelle trasparenze e nei riflessi di squisita finezza dei marmi del pavimento. Il volto del Cristo è di una toccante bellezza nei riccioli biondi e rossicci che inanellati gli scendono morbidamente sulle spalle rivelando le straordinarie qualità del giovane Caravaggio.

 

 

 

 

 

 

 

Pilar Diez del Corral Corredoira
Hendrick Goltzius y Bartholomeo Spranger. Interpretaciones y lecturas de un proverbio latino
This article analyses the recurrence of the Latin proverb, “Sine Cerere et Libero, friget Venus”, in Hendrick Goltzius’ works of art. The number of times he depicted this aphorism during his lifetime is striking – at least twelve times documented – and speaks to his own perception as an artist. Traditionally, it was believed that Bartholomeus Spranger was the one who disseminated this topic in Mayor Arts, since he was the courtly painter of Rudolph II and because of his influence over Goltzius. This paper, however, offers an alternative view on the particular relationship between Spranger and Goltzius and how the latter was actually the driving force of this new fashionable topic.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giulia Daniele
Le lettere di Pietro Veri a Virginio Orsini sul cantiere di Montegiordano
L’analisi del carteggio privato tra Virginio II Orsini, duca di Bracciano, ed il suo architetto e pittore di fiducia, ancora il poco noto fiorentino Pietro Veri, ha permesso di far luce sugli sviluppi cronologici del cantiere decorativo che interessò, a inizio Seicento, il palazzo romano di Montegiordano. Scarsamente considerati dalla critica ed obliterati quasi integralmente da interventi successivi, i lavori patrocinati da Virginio, modificarono di fatto l’intero l’aspetto delle sale della dimora, studiate secondo un preciso progetto celebrativo volto a rendere l’edificio nuovamente degno di ospitare il suo illustre proprietario. Si tratta dei piccoli fregi con putti e stemmi ancora conservati sotto gli strombi di due finestre.


 

 

 

 

 

 

Loredana Lorizzo
 Alessandro Rondinini e Felice Zacchia. Collezionismo e cultura eterodossa nella Roma del primo Seicento
Come appare dai documenti qui resi noti e analizzati dall’autrice, i coniugi Alessandro Rondinini e Felice Zacchia furono intellettuali eterodossi e accorti collezionisti. Attraverso le note contabili e i dettagliati contratti sottoscritti dagli stessi artisti, si desume il loro peculiare legame con esponenti di primo piano del classicismo come lo scultore Alessandro Algardi o pittori come Giovanni Benedetto Castiglione, Claude Lorrain e Pieter van Laer che, tra le stanze del palazzo Rondinini nei pressi del Pantheon, ponevano le basi del loro successo nella Roma della prima metà del Seicento. Si può così ricostruire l’interesse di Alessandro Rondinini per la statuaria antica e per la pittura, distinguendolo da quello del padre Natale, fondatore del casato. Si scopre infine Felice Zacchia quale arguta e spregiudicata committente di misteriosi stregozzi.

 

 

 

 

 

 

 Simone Sirocchi
Pagine inedite di collezionismo estense. Il mecenatismo e gli interessi artistici di Alfonso IV (1634-1662) dai registri delle sue spese
L’autore mette a fuoco il mecenatismo e gli interessi artistici di Alfonso IV d’Este (1634-1662) utilizzando due registri inediti delle sue spese. Oltre a confermare le precedenti ipotesi l’autore identifica le acquisizioni del duca sul mercato artistico, tra cui la celebre Testa femminile di Raffaello ora al Louvre. Le carte dei registri offrono, ancora testimonianze di artisti poco noti che nel Seicento gravitarono intorno alla corte estense. Tra questi figura Olivier Dauphin, nipote del più celebre Jean Boulanger, di cui è ora possibile intravedere il coinvolgimento nell’illustrazione dell’Idea di Domenico Gamberti, conclamato capolavoro dell’editoria barocca. Di quest’opera, voluta da Alfonso in memoria del padre defunto, si rintracciano i protagonisti e le modalità del loro ingaggio, fugando fraintendimenti come quelli relativi agli oscuri incisori Domenico Fontana e Bartolomeo Fenis. Le nuove evidenze documentarie recuperano così il prestigio della committenza di Alfonso e ne ricompongono un vivido ritratto di principe appassionato di lettere e scienze.

 

 

 

 

Gianpasquale Greco
NEQUE HIC VIVUS, NEQUE ILLIC MORTUUS La tomba di Giovan Battista Gisleni e il suo doppio a stampa
Il presente contributo è dedicato alla sepoltura secentesca dell’architetto Giovan Battista Gisleni, nella chiesa romana di S. Maria del Popolo. La sepoltura, già nota da una tradizione critica della prima metà del Novecento, per le sue lugubri suggestioni ed ultimamente studiata nel 2011, è qui riproposta nelle sue associazioni storico- artistiche e filologiche. La sepoltura viene, per la prima volta, connessa ad un opuscolo inedito appositamente stampato per la fondazione, che ne denota le origini, le decorazioni, le iscrizioni, il significato globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anna Bortolozzi
Carlo Maderno e Francesco Borromini. Il progetto del palazzo in S. Lorenzo in Lucina per il principe Michele Peretti
Il 15 dicembre 1625 il principe Michele Peretti saldava a Carlo Maderno «scudi 12 in moneta per tanti pagati da lui a mastro Francesco Castelli per il disegno della nostra fabbrica», ovvero per il progetto di ricostruzione del complesso presso S. Lorenzo in Lucina acquistato nel settembre dell’anno precedente dalla Camera Apostolica. Francesco Castelli, alias Francesco Borromini, stava allora affiancando lo zio Carlo Maderno nel completamento della chiesa dei Peretti, S. Andrea della Valle. Il progetto per il grande palazzo di famiglia, che avrebbe dovuto affacciarsi sulla via del Corso viene per la prima volta qui ricostruito, sulla base di due disegni inediti provenienti dalla bottega di Maderno e conservati al Nationalmuseum di Stoccolma.

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Leone
Dall’imitazione all’emulazione: Antico, Idea e Natura nel disegno di Antonio Canova 
Ci sarebbe ancora molto da dire e da scoprire sulla prassi creativa di Antonio Canova in relazione allo studio di natura e della scultura antica, sui cui modelli l’artista seppe creare un nuovo canone di bellezza e reinventare tutti i temi della scultura ideale restituendole quel primato di cui aveva goduto presso gli antichi. Analizzando i disegni di Canova, il cui straordinario insieme di quasi 2000 unità è conservato presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, l’autore ripercorre il processo attraverso cui, dall’ideazione, lo scultore giunge alle sublimi creazioni in marmo dopo un lungo e complesso percorso estetico. È infatti attraverso i disegni che si coglie l’idea che si accende in Canova mentre studia gli antichi, li fa propri e che a partire dagli primi anni Novanta del Settecento ingaggia con questi una gara agguerrita, rispettosa e consapevole al fine di creare degli equivalenti moderni dei capi d’opera classici; capolavori in grado di poterne scalzare l’egemonia, in ogni genere della scultura. E’ dalla grafica canoviana, ancor prima che dai marmi o dalle sue rare dichiarazioni di poetica, che si intende con quale prassi Canova sia riuscito nell’imponderabile alchimia di trasformare l’antichità in futuro.

 

 

 

 

Iván Moure Pazos
Dalí y el canibalismo: el método ablativo (1932-1936)
This article tries to highlight the importance of cannibal theme in Dali’s first works, between 1932 and 1936. Framed within what Juan Antonio Ramirez has denominated as dissident surrealism or not Bretonnian surrealism, Dalí explores a new iconographic path, firmly bataillean, which addresses anthropophagy as a key theme of his early works. It was, then, a taboo subject, but was called to have great future survival in many authors of the later surrealist movement, especially in the works of Oscar Dominguez and André Masson.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgia Gastaldon
Ileana Sonnabend e Mario Schifano: un epistolario (1962-1963)
Lo studio dell’opera di Mario Schifano, sebbene rappresenti uno degli artisti più importanti nel panorama dell’arte italiana degli anni Sessanta, è impresa ardua; notevoli sono infatti le lacune causate dalla totale assenza di suoi testi di commento alle opere e dalla quasi totale mancanza di interviste rilasciate nel corso di tutti gli anni Sessanta, nonché dalla sua scelta di non conservare memoria ne di sé ne del suo lavoro. Le sedici lettere, quindi, che Ileana Sonnabend indirizzò, tra il marzo 1962 e il novembre 1963, al pittore (nell’archivio di Maurizio Calvesi), sono una fonte preziosa per un’indagine sui primi anni di attività dell’artista; uno strumento fondamentale per sciogliere questioni cruciali come, ad esempio, la data del primo viaggio a New York, la cronologia delle prime opere dell’autore e la riscrittura del rapporto tra Schifano e Ileana Sonnabend.

 

 

 

 

 

 

Fabrizio D’Amico
Vasco Bendini: un piccolo ricordo d’un grande pittore
Vasco Bendini è scomparso, dopo una breve malattia, a Roma, la città che – pur somigliandogli pochissimo – aveva infine scelto, dopo la sua Bologna. Il clima più mite gli era d’altronde essenziale: a lui che, da molti anni, portava – ad esempio – a casa e fuori – solo le leggere scarpe cinesi di corda, con le quali soltanto diceva di poter camminare. Aveva compiuto novantadue anni: e mancavano poche settimane a un nuovo compleanno. Viveva con Marcella in un monolocale, che gli bastava per studio e abitazione, a piazza Verbano, vale a dire in un luogo che non era centro, ma nemmeno una periferia troppo lontana dal cuore della città. Viveva una vita quasi francescana, in semplicità (interrotta soltanto dal bicchiere di buon vino rosso che si concesse sempre). E in quella solitudine che ne aveva circondato, come un amnio, tutta la vita. In quell’isolamento aveva sempre vissuto i suoi lunghi giorni di lavoro; misteriosamente preveggente tante cose, intuite in solitudine: dall’astrazione – non più neocubista, né neo-concreta – che era di tanti, nel nostro dopoguerra affaticato, dopo l’isolamento del ventennio fascista, a riconoscere le sue radici europee, e ad aggiornarsi su di esse; fino a un certa tentazione per l’ambiente, che l’aveva preso quando, a metà anni Sessanta, quell’arte diversa, scesa dalla parete, non era ancora vulgata corrente, come presto sarebbe diventata.

 

 

 

 Recensioni a cura di: Laura Auciello, Antonio Vannugli.



 


Ordine Numero 140

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