{"id":190,"date":"2021-05-21T21:26:25","date_gmt":"2021-05-21T19:26:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?page_id=190"},"modified":"2021-10-19T09:50:55","modified_gmt":"2021-10-19T07:50:55","slug":"una-tela-ritrovata-a-san-luigi-dei-francesi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/una-tela-ritrovata-a-san-luigi-dei-francesi\/","title":{"rendered":"Una tela ritrovata a San Luigi dei Francesi. Parte I"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Contributo di Lili Davenas (Institut National du Patrimoine) e Pierre-Antoine Ferracin (Sapienza Universit\u00e0 di Roma)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gioved\u00ec 25 febbraio 2021, ore 9 a Roma. Un timido sole brilla sulla piazza di San Luigi dei Francesi. All&#8217;Emporio della Pace, un bar del centro citt\u00e0, non \u00e8 ancora troppo tardi per prendere un cappuccino al banco, ingoiando velocemente un cornetto alla crema. La citt\u00e0 \u00e8 vivace, le signore portano a spasso i loro cagnolini indossando nuovi occhiali da sole e, da lontano, riecheggia il fragoroso <em>ciao<\/em> dell&#8217;amico del mattino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cUn tappeto di grandi dimensioni\u201d<\/strong><br>La navata della chiesa di San Luigi dei Francesi \u00e8 stranamente tranquilla. La crisi ha ridotto drasticamente il numero di visitatori. Se tutto tace, \u00e8 perch\u00e9 non hanno ancora preso possesso della Cappella Contarelli, che ospita i dipinti di Caravaggio. Eppure, nonostante questo insolito silenzio, l&#8217;eccitazione \u00e8 palpabile. C&#8217;\u00e8 qualcosa in ballo.<br>Sono presenti quattro restauratori dello Studio Merlini Storti, tutti incaricati da Pierre-Antoine Ferracin, studente di storia dell&#8217;arte alla Sapienza che lavora per il Service des Travaux et B\u00e2timents fran\u00e7ais en Italie (STBI). Sono l\u00ec per rimediare alle difficolt\u00e0 causate dal formato monumentale di un&#8217;enorme tela avvolta intorno a un rotolo di legno, che stanno per srotolare.<br><br>Ma cosa riunisce tutte queste persone intorno a un rotolo di legno e a diversi metri di tela? Per capirlo, dobbiamo tornare indietro nel tempo di quarant&#8217;anni<sup>[1]<\/sup>, a una data che non conosciamo. Nella scala che porta alla galleria nord del coro della chiesa, \u00e8 conservata una grande tela, ma nessuno sa cosa nasconda. \u00c8 un capolavoro, un&#8217;opera minore, o \u00e8 solo un comune tappeto? Rappresenta semplicemente qualcosa? Il resto della storia dimostrer\u00e0 che la tela non era completamente sconosciuta ai suoi proprietari, ma per mantenere la suspense nei nostri lettori, \u00e8 importante non rivelare subito questa informazione.<br><br>Un quadro misterioso, dunque. \u00c8 in uno stato difficile da descrivere, essendo arrotolato sul bordo delle scale. In ogni caso, \u00e8 una seccatura, poich\u00e9 impedisce al clero di raggiungere rapidamente la soffitta e ostacola una potenziale operazione di salvataggio delle parti superiori della chiesa. L&#8217;arrivo del tenente colonnello Thierry Burger, consulente per la sicurezza antincendio del Minist\u00e8re de la Culture, nel gennaio 2020 ha portato alla redazione di una diagnosi dello stato generale della sicurezza della chiesa. La sentenza \u00e8 irrevocabile: non essendo rispettate le norme antincendio, si consiglia di limitare il pi\u00f9 possibile i luoghi di deposito &#8220;selvaggio&#8221;, come \u00e8 diventata la scala della tribuna. Il rotolo, descritto come un &#8220;grande tappeto&#8221; deve quindi essere spostato. In accordo con il clero, la STBI ha deciso di spostare il grande tappeto e di &nbsp;srotolarlo. Qualche giorno prima della data stabilita, i membri del clero hanno proceduto ad una prima movimentazione, notando che il tappeto \u00e8 in realt\u00e0 una tela. Un bel volto \u00e8 stato addirittura individuato sull&#8217;estremit\u00e0 destra. L&#8217;interesse cresce.<br><br><br>Torniamo al nostro gioved\u00ec 25 febbraio, a Roma. Diversi volontari sono scelti per partecipare alla manovra. Per l\u2019occasione, il pavimento della navata \u00e8 stato liberato dei banchi. Davanti agli occhi stupiti dei partecipanti &#8211; ma anche dei pochi turisti sorpresi di scoprire un quadro non menzionato nella loro guida &#8211; un grande olio su tela che rappresenta una scena religiosa si rivela lentamente. Un uomo si erge sopra una folla colorata, in piedi su un piedistallo, e arringa il pubblico indicando con un dito il cielo. Non si pu\u00f2 fare a meno di pensare alle stanze di Raffaello. La figura sembra riferirsi sia a Platone nella scena della Scuola di Atene, indicando il mondo delle idee, sia alla figura sullo sfondo della Disputa nel Santissimo Sacramento. L&#8217;opera raffigura quasi certamente una predicazione di San Paolo ad Atene, come dimostrano i due edifici ai lati della composizione, la tomba di Filopappo e l&#8217;Acropoli, in alto a destra. San Paolo predica il &#8220;Dio sconosciuto&#8221; e converte il filosofo Dionigi, detto Areopagita, probabilmente raffigurato con sua moglie nella parte inferiore del dipinto. La figura seduta su un podio a destra nella composizione non \u00e8 identificata.<br><br>Un primo rapido esame visivo della tela rivela subito diversi difetti. I contorni sono strappati, numerose lacune sono visibili e i pigmenti sono danneggiati in diversi punti. Misurando 6,64 m per 4,90 m, il dipinto \u00e8 stato realizzato su una tela di alta qualit\u00e0. L&#8217;esperto di materiali del team di restauro sottolinea la finezza della tela, di alta qualit\u00e0 per la sua epoca, e specifica che potrebbe provenire da una manifattura delle Fiandre, poich\u00e9 un lavoro di qualit\u00e0 di queste dimensioni in un unico pezzo e senza la presenza di cuciture non veniva fatto in Italia. Su questa stessa tela, si notano tracce di parassiti. Anche se l&#8217;infestazione non sembra pi\u00f9 essere attiva, la tela ha urgente bisogno di essere consolidata.<br>Alcuni lamentano le condizioni del quadro, altri si preoccupano di chi potr\u00e0 restaurarlo e, soprattutto, dove sar\u00e0 ricollocato. Monsignor Duval-Arnould, memoria vivente della chiesa, avanza la prima ipotesi: Jean-Baptiste Wicar (talvolta scritto Vicar), morto a Roma nel 1834, avrebbe lasciato in eredit\u00e0 tutto il suo studio ai Pieux \u00c9tablissements de la France di Roma e Loreto. E se ci trovassimo di fronte a una delle sue ultime opere? Poich\u00e9 le grandi composizioni facevano parte del suo repertorio, non sarebbe cos\u00ec sorprendente. Tuttavia, lo stagista conservatore Vincent Lamouraux s\u2019interroga sulla modellazione dei volti, che ricorda pi\u00f9 gli allievi di Ingres, come Hippolyte Flandrin. In un breve arco di tempo, le ipotesi sulla datazione variano dal 1835 agli anni 1850 e 1860.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-114\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00266-2048x1536.jpeg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>D\u00e9tails de la toile monumentale \u00a9 Pierre-Antoine Ferracin<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ognuno fa la sua attribuzione. Si sente dire: &#8220;\u00c8 un Caravaggio? &#8220;<\/strong><br>Ma prima di imbarcarsi in ipotesi azzardate, tutti concordano che innanzi tutto bisogna prendersi cura dell\u2019enorme tela. La squadra di restauratori sul posto ha effettuato un&#8217;operazione di condizionamento d\u2019emergenza. I restauratori procedono all\u2019allungamento del supporto in legno alle due estremit\u00e0, poi applicano strati di pluriball e cellophane per rendere la struttura completamente liscia e innocua per la tela e i suoi pigmenti. Grandi teli di plastica sono posti sulla tela. Prima viene arrotolata, lato anteriore interno, poi srotolata a faccia in gi\u00f9, con la parte dipinta a terra a contatto con la plastica. Il nastro adesivo viene applicato alle numerose tacche presenti sulle due estremit\u00e0 verticali della tela. In un secondo momento, la tela viene arrotolata nel giusto verso, cio\u00e8 a faccia in su con la pittura all&#8217;esterno, in modo che i pigmenti non siano pi\u00f9 sotto pressione per mancanza di superficie, com\u2019era accaduto fino ad allora. \u00c8 previsto un imballaggio temporaneo: la tela \u00e8 posta sul pavimento in una sala del Palais Saint-Louis, noto come &#8220;il Museo&#8221;.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le ipotesi formulate<\/strong><br>L&#8217;indagine viene avviata. Dopo lo srotolamento, la notizia della scoperta si diffonde rapidamente. Diversi esperti, curatori di musei e monumenti storici sono stati contattati<sup> [2]<\/sup> per dare la loro opinione. Grazie ai loro numerosi ed entusiastici feedback, le ricerche si perfezionano. Le ipotesi di datazione si concentrano ora sugli anni 1840-1850 e si interrogano le banche dati. Diverse ipotesi sono cos\u00ec confermate o smentite: potrebbe trattarsi di un invio della direzione dei Musei, o di un&#8217;opera presentata ai Salons, o di un Prix de Rome, o infine, di un deposito non formalizzato di un artista pi\u00f9 o meno illustre.<br><br>Se la tela \u00e8 stata realizzata da un artista francese, dovrebbe essere possibile rintracciarla negli invii della Divisione delle Belle Arti, ma non vi \u00e8 elencata.<br><br>Se la tela \u00e8 stata spedita della Direzione dei Musei, dovrebbe essere registrata con un numero preceduto da &#8220;LP&#8221;, &#8220;RF&#8221; o &#8220;MI&#8221;, cosa che non appare dopo un primo esame visivo. La ricerca nella banca dati non produce nulla <sup>[3]<\/sup>. Sembra improbabile che si tratti di una spedizione del Ministero degli Affari Esteri, dato che questa amministrazione non si occupa di acquistare o commissionare opere contemporanee <sup>[4]<\/sup>.<br><br>L&#8217;altra pista \u00e8 quella dei Salons. Fino al 1882, pochissimi quadri con la predicazione di San Paolo come soggetto furono esposti al Salon, e sono tutti per lo pi\u00f9 localizzati. Due quadri non lo sono: <em>San Paolo che predica ad Atene davanti al piedistallo del Dio ignoto<\/em> di Jean-Fran\u00e7ois Br\u00e9mond per il Salon del 1850 e <em>San Paolo ad Atene<\/em> di Dominique-Antoine Magaud, al Salon del 1865 <sup>[5]<\/sup>. Inoltre, \u00e8 probabile che l&#8217;artista che ha realizzato tale composizione fosse un Prix de Rome, membro dell&#8217;Acad\u00e9mie de France a Roma<sup>[6]<\/sup>.<br>Vengono fatti diversi nomi: Jean (Gilbert) Murat, \u00c9mile Signol, ma solo uno torna a pi\u00f9 riprese, quello di Jean-Baptiste Wicar<sup>[7]<\/sup>. Infine, non dobbiamo escludere l&#8217;ipotesi pi\u00f9 probabile: che l&#8217;opera sia riconducibile a un deposito non formalizzato (e presto dimenticato) di un&#8217;istituzione vicina alla chiesa di San Luigi, o dell&#8217;artista stesso<sup>[8]<\/sup>. Il resto di questo articolo suggerisce che tale ipotesi \u00e8 quella corretta. Si privilegiano dunque le piste di due artisti: Jean-Baptiste Wicar e Catalani.<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"659\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-1024x659.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-197\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-1024x659.jpeg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-300x193.jpeg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-768x494.jpeg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-1536x989.jpeg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image00267-2048x1318.jpeg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La prima pista: Jean-Baptiste Wicar (1762-1834)<\/strong> <br>L&#8217;indagine \u00e8 partita. La prima pista \u00e8 quella dell&#8217;artista Wicar, subito sostenuta da Mons. Duval-Arnould. Interpellato, il vescovo ha spiegato che una targa sulla facciata nord di San Luigi ringrazia l&#8217;artista per il dono di un&#8217;opera il cui titolo non \u00e8 menzionato. Un&#8217;altra ipotesi si aggiunge. il dipinto sarebbe in realt\u00e0 una copia di un&#8217;opera di Wicar, conservata nella residenza papale di Castel Gandolfo. Per quanto ne sappiamo, solo un&#8217;opera di Wicar \u00e8 conservata a Castel Gandolfo: <em>la Firma del Concordato tra Francia e Santa Sede<\/em>. La nuvola si addensa. Tuttavia, si apprende che Jean-Baptiste Wicar ebbe legami speciali con i Pieux \u00c9tablissements di Francia e la chiesa. Allievo di Jacques-Louis David, Wicar scopr\u00ec la Citt\u00e0 Eterna con il suo maestro nel 1784, all&#8217;et\u00e0 di 22 anni. Vissuto a Napoli, Firenze, Genova e Parigi, Wicar fu un rinomato critico d&#8217;arte e ritrattista. Divenne direttore dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli, dove fu sostenuto da Giuseppe Bonaparte. Si stabil\u00ec definitivamente a Roma nel 1800 e divenne un fervido collezionista e commerciante d&#8217;arte. Mor\u00ec a Roma il 27 febbraio 1834; una stele dello scultore Guacchecini ricorda il luogo della sua sepoltura nella Cappella del Crocifisso nella Chiesa di San Luigi dei Francesi.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La seconda pista: una commissione di Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie (1859-1861)<sup>[9]<\/sup> all&#8217;artista Catalani<\/strong><br>Dobbiamo porre fine a un malinteso. Il quadro non \u00e8, come si diceva all&#8217;inizio, una vera scoperta. Dopo la giornata del 25 febbraio, molte persone che lavorano per i Pieux \u00c9tablissements ci hanno assicurato che loro stessi avevano aiutato a srotolare la tela in periodi precedenti. Si tratta di un rito di passaggio?<br><br>Uno, due o tre &#8211; il numero delle riscoperte non \u00e8 noto, ma \u00e8 certamente pi\u00f9 alto di quanto si pensasse inizialmente. Ancora pi\u00f9 sorprendentemente, l&#8217;inventario del patrimonio mobile dei Pieux \u00c9tablissements, realizzato nel 2000<sup>[10]<\/sup>, giunto all\u2019STBI pochi giorni dopo la messa in luce della tela, la elenca sotto il numero di inv 771, con un&#8217;iconografia simile e note circa il sollevamento dello strato di vernice. La data registrata \u00e8 il 1860 e vengono proposte due attribuzioni: &#8220;l&#8217;artista Catalani&#8221; e una parola oscura (&#8220;<em>triga<\/em>&#8220;).<br>Per cercare di capire meglio, abbiamo preso un appuntamento per consultare gli archivi dei Pieux Etablissements riguardanti gli oggetti mobili di San Luigi dei Francesi. Dopo diverse ore di ricerca e di consultazione di verbali e fondi di ogni tipo dagli anni 1840 agli anni 1870, Fran\u00e7ois Chevrollier, curatore tirocinante all&#8217;INP, ha scoperto tre frasi trovate nell&#8217;inventario del 1912. Questa scoperta, a meno di venti minuti dalla fine della consultazione degli archivi, ci d\u00e0 soddisfazione e speranza per il proseguimento dell&#8217;avventura.<br><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>\u00ab&nbsp;Parloir<\/em><br><em>Saint Paul \u00e0 l\u2019ar\u00e9opage de&nbsp;<\/em>Catalani<br><em>Nota. Ce tableau est en d\u00e9p\u00f4t depuis les ann\u00e9es 60.<\/em><br><em>Toile pour \u00e9glise de Naples, sur l\u2019ordre de Fran\u00e7ois II.&nbsp;\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>La ricerca si rivolge ora in direzione di Napoli, capitale del Regno di Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie. A causa del suo breve regno &#8211; un anno e otto mesi &#8211; &nbsp;ostacolato dalla creazione del Regno d&#8217;Italia e dall&#8217;invasione delle truppe garibaldine, il campo di ricerca sulle commissioni artistiche emesse dal re \u00e8 notevolmente ridotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino ad oggi, non abbiamo trovato traccia di questo quadro n\u00e9 nei verbali successivi al 1860 n\u00e9 negli inventari del 1886 e del 1896 di San Luigi dei Francesi conservati presso i Pieux Etablissement.<sup> [11]<\/sup><br>Poich\u00e9 il quadro non appare negli inventari precedenti al 1912, possiamo chiederci se sia stato depositato a San Luigi dei Francesi dopo la sua realizzazione a Roma da parte un artista italiano o se fosse destinato a una chiesa di Napoli e sia stato rimpatriato a Roma per ragioni sconosciute e quindi depositato o offerto alla comunit\u00e0 di Saint-Louis. <br>Le indagini proseguono\u2026<br><br><strong>Le misure prese dal Service des Travaux et B\u00e2timents fran\u00e7ais en Italie (STBI), in associazione con i Pieux \u00c9tablissements de la France a Roma e Loreto<\/strong><br>Gli interventi sulla tela di San Luigi sono stati coordinati dall&#8217;architetto Agn\u00e8s Chodzko, membro dello STBI. Quest&#8217;ultimo \u00e8 un servizio tecnico che esiste dagli anni \u201870 e che conduce operazioni su edifici e oggetti mobili francesi in Italia per conto del Ministero dell&#8217;Europa e degli Affari Esteri (MEAE).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo STBI lavorer\u00e0 sulla tela in collaborazione con la Fondation des Pieux \u00c9tablissements de la France \u00e0 Rome et \u00e0 Lorette, posta sotto l&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. Questa fondazione \u00e8 proprietaria di un importante patrimonio immobiliare, tra cui la chiesa di San Luigi dei Francesi <sup>[12]<\/sup>. Nel 1970, il restauro della chiesa della Trinit\u00e0 dei Monti \u00e8 stato oggetto di una legge programmatica sul patrimonio monumentale dei Pii Stabilimenti, che ha permesso di utilizzare il bilancio dei monumenti storici appartenenti allo Stato per il patrimonio della fondazione. Considerando lo sforzo di restauro condotto dallo Stato per la Trinit\u00e0 dei Monti, \u00e8 stato deciso che questo continuer\u00e0 a partecipare ai lavori sugli edifici della fondazione Pieux \u00c9tablissements, attraverso una convenzione firmata dal Ministero della Cultura e dai Pieux \u00c9tablissements<sup>[13<\/sup>], rinnovata ogni tre anni. Oggi, il Ministero della Cultura finanzia progetti di conservazione e restauro al 50% del loro costo. Il Ministero della Cultura fornisce anche assistenza scientifica e tecnica<sup> [14]<\/sup>.<br><br>Ma chi fa cosa? Nell&#8217;ambito di questo accordo, STBI dirige i lavori. L&#8217;architetto del dipartimento, Agn\u00e8s Chodzko, e il capo dipartimento, Laurent Delfour, sono responsabili dei lavori sugli edifici dei Pieux \u00c9tablissements. Questa gestione del progetto \u00e8 delegata dal Ministero della Cultura, in modo simile a quella delegata a una Conservazione Regionale dei Monumenti Storici per i monumenti appartenenti allo Stato. La gestione del progetto \u00e8 affidata a un architetto a capo dei monumenti storici designato a questo scopo dal Ministero della Cultura<sup>[15]<\/sup>. &nbsp;Il controllo scientifico e tecnico dei lavori di conservazione-restauro \u00e8 assicurato dal Ministero della Cultura attraverso l&#8217;intermediazione di due ispettori del patrimoni<sup>[16]<\/sup> che contribuiscono con la loro esperienza. Per quanto riguarda i Pii Stabilimenti, essi sono associati ai pareri emessi, partecipano alla scelta delle imprese e sono regolarmente informati sull&#8217;andamento delle operazioni.<br><br>Dopo la scoperta della tela, la STBI ha chiesto ai restauratori, che avevano lavorato su di essa, di fornire diversi preventivi, in modo da presentare diversi scenari, che vanno dalla conservazione strettamente preventiva a un restauro completo dell&#8217;opera. Per il rischio di veder peggiorare irreversibilmente il fenomeno del deterioramento, il dipartimento raccomanda vivamente un&#8217;operazione di consolidamento seguita da un restauro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un&#8217;avventura franco-italiana<\/strong><br>Se le ricerche sono ancora in corso, \u00e8 gi\u00e0 possibile immaginare un &#8220;dopo&#8221; per questa tela monumentale. Per il momento, \u00e8 al sicuro dall&#8217;umidit\u00e0 e dalle pulizie di primavera. Ad ogni modo, diverse voci e idee circolano.<br><br>La raccolta dei fondi necessari al suo restauro richieder\u00e0 certamente del tempo, ma alcuni, con nostra grande gioia, vedono in questa avventura un grande progetto educativo e didattico di collaborazione franco-italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il restauro completo, la cui portata \u00e8 ancora incerta in questa fase, si svolger\u00e0 in un periodo di dieci o dodici mesi, con parola d\u2019ordine: formazione. \u00c8 importante che il cantiere sia visibile a tutti durante e dopo la fase di lavoro. Una tela monumentale di questa qualit\u00e0 con un destino cos\u00ec complesso non pu\u00f2 rimanere sotto lo sguardo di pochi privilegiati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tessuta nelle Fiandre, commissionata dall&#8217;ultimo monarca del Regno delle Due Sicilie, ritrovata in una chiesa francese a Roma&#8230; Quest&#8217;opera \u00e8 il risultato di una storia europea che sar\u00e0 oggetto di un restauro in collaborazione tra Italia e Francia.<br><br><strong>Lili Davenas, Pierre-Antoine Ferracin<\/strong><br>Service des Travaux et B\u00e2timents&nbsp;fran\u00e7ais en Italie (STBI) \u2013 Rome<br><br>Per l&#8217;avanzamento della ricerca, <a href=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2021\/10\/06\/une-toile-retrouvee-a-saint-louis-des-francais-partie-ii-aventures-napolitains-par-pierre-antoine-ferracin\/\" data-type=\"post\" data-id=\"465\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">leggere qui<\/a>.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>1] Durante un incontro con il vescovo Duval-Arnould, considerato da tutti come la memoria della casa, si parlava addirittura di una durata di pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>2] Cogliamo l&#8217;occasione per ringraziare tutti coloro che hanno trovato il tempo di rispondere alle nostre domande: Marie-Anne Sire, Thierry Zimmer, St\u00e9phane Loire, C\u00f4me Fabre, Arnauld Br\u00e9jon de Lavergn\u00e9e, Gilles Blieck, Paulo Serafini, Luca Bortolotti, Micha\u00ebl Vottero, Eric Pujalet-Pl\u00e0\u00e0&#8230;<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>3] Questa informazione non deve essere interpretata troppo rapidamente: l&#8217;amministrazione non ha sempre la possibilit\u00e0 di registrare le sue spedizioni.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>4] Tranne nel caso in cui l&#8217;opera \u00e8 stata donata o lasciata in eredit\u00e0 da un privato.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>5] Ringraziamo calorosamente Micha\u00ebl Vottero per il suo prezioso feedback. La banca dati Salons menziona queste due opere <a href=\"http:\/\/salons.musee-orsay.fr\/index\/notice\/210355?offset=0 e http:\/\/salons.musee-orsay.fr\/index\/notice\/63205?offset=0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in questi registri<\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>6] Durante il nostro stage, purtroppo non abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di andare a Villa Medici e sfogliare il database delle spedizioni da Roma.&nbsp;<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>7] Grazie a Thierry Zimmer per l&#8217;intervista che ci ha concesso il 9 marzo 2021.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>8] Ringraziamo C\u00f4me Fabre, curatore del dipartimento dei dipinti del Museo del Louvre, per queste precisazioni.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>9] Le date dei regni sono indicate qui.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>10] L&#8217;inventario \u00e8 stato realizzato da I. Verger e Eric Pujalet-Pla\u00e0.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>11] Li ringraziamo per il caloroso benvenuto che ci hanno dato.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>12] Possiamo anche menzionare la chiesa Trinit\u00e0 dei Monti e il suo convento; la chiesa Saint-Nicolas-des-Lorrains; la chiesa Saint-Yves-des-Bretons; la chiesa Saint-Claude-des-Bourguignons.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>13] L&#8217;ultimo accordo risale al 30 marzo 2017.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>14] Questo include l&#8217;Inspection des Patrimoines, il Laboratoire de Recherche des Monuments Historiques, la M\u00e9diath\u00e8que de l&#8217;Architecture et du Patrimoine (archivi), ecc.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>15] In questo caso, l&#8217;architetto capo dei monumenti storici delle chiese dei Pii stabilimenti di Francia a Roma e Loreto \u00e8 attualmente Pierre-Antoine Gatier.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>16] L&#8217;architetto capo dei monumenti storici, Fran\u00e7ois Jeanneau, e la curatrice generale del patrimonio, Marie-Anne Sire, sono nominati dalla direzione generale del patrimonio e dell&#8217;architettura.<\/sup><strong><br><\/strong><span style=\"color:#1000a3\" class=\"has-inline-color\">(La traduzione, effettuata con <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.deepl.com\/translator\" target=\"_blank\">Deepl<\/a>, \u00e8 stata rivista dalla dott.ssa Julie Pezzali)<\/span><br><a href=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2021\/05\/20\/une-toile-retrouvee-a-saint-louis-des-francais\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Torna alla versione francese<\/a><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><br><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contributo di Lili Davenas (Institut National du Patrimoine) e Pierre-Antoine Ferracin (Sapienza Universit\u00e0 di Roma) Gioved\u00ec 25 febbraio 2021, ore 9 a Roma. 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