{"id":227,"date":"2021-06-24T12:12:52","date_gmt":"2021-06-24T10:12:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=227"},"modified":"2022-05-13T18:15:19","modified_gmt":"2022-05-13T16:15:19","slug":"archaeology-now-damien-hirst-alla-galleria-borghese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2021\/06\/24\/archaeology-now-damien-hirst-alla-galleria-borghese\/","title":{"rendered":"Archaeology now. Damien Hirst alla Galleria Borghese"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Contributo della critica e storica dell&#8217;arte Maria Grazia Tolomeo.<\/strong><br><br><span class=\"has-inline-color has-black-color\">Damien Hirst, artista noto al pubblico per essere stato uno dei protagonisti della Young British Art, approda alla Galleria Borghese di Roma, non nuova a contaminazioni audaci, inserendo i suoi lavori tra i capolavori della statuaria romana classica e della pittura italiana del Rinascimento e del Seicento (<em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/galleriaborghese.beniculturali.it\/exhibition\/damien-hirst\/\" target=\"_blank\">Archaeology now<\/a><\/em>, giugno-novembre 2021).<br>La ricca decorazione degli ambienti eseguita con una variet\u00e0 di materiali e di colori, marmi, stucchi, pitture, mosaici, grottesche accelera il desiderio di competizione di un artista poliedrico, ambizioso, provocatorio come Hirst.<br>Grandi statue, busti, erme, gruppi scultorei, oggetti preziosi, urne, teste, anche personaggi dei fumetti invadono gli spazi. L\u2019evento, cos\u00ec \u00e8 giusto chiamare ogni intervento realizzato dall\u2019artista inglese, \u00e8 stato curato da Anna Coliva e Mario Codognato con il supporto di Prada<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le provocazioni di Damien Hirst, iniziate nel 1991, esplosero con la presentazione, alla mostra <em>Sensation <\/em>organizzata alla Royal Academy di Londra del 1997, di uno squalo imbalsamato e immerso nella formaldeide, dentro una grande vetrina. L\u2019opera divenne il simbolo dell\u2019arte britannica degli anni Novanta. Contribu\u00ec al suo successo la grande promozione della scuderia del gallerista Saatchi, e fu venduta a 12 milioni di dollari. L\u2019artista aveva gi\u00e0 esposto pecore, bovini, larve che si trasformano in mosche sulla testa mozzata di un animale, all\u2019interno di vetrine, con l\u2019intento di stupire e di rimuovere i nostri standard visivi. Contemporaneamente mettendo nel book shop dei musei foto di lui stesso che cammina nella campagna inglese accanto a una placida mucca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">Sin dall\u2019inizio le sue opere paiono interrogarsi sull\u2019esistenza e sul tema della morte che viene esorcizzata dall\u2019uomo ricorrendo alla religione, ai sacrifici rituali, anche alla medicina. Le grandi bellissime vetrine da lui esposte negli anni, contenenti migliaia di boccette, scatolette di farmacia o pilloline colorate, moltiplicate dagli specchi retrostanti, parlano di un desiderio di dare scacco alla morte, di una illusione di eternit\u00e0.<\/mark><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">Della caducit\u00e0 della vita parlano anche i mandala multicolori riempiti di ali iridescenti di farfalle, perfettamente allineate in cerchi concentrici, che rischiano di trasformarsi in polvere e di scomparire. Mandala psichedelici spesso inseriti in rosoni di cattedrali gotiche. Emozionanti quelli posti tra i grandi finestroni antichi di uno storico palazzo di Palermo. Si palesa fortemente l\u2019interesse di misurarsi con l\u2019antico e le sue forme, per appropriarsi, attraverso i riti, i miti, gli eroi, le personificazioni degli dei, di un linguaggio che parla di potenza, di seduzione, di violenza, di vita. L\u2019 inserimento odierno dei suoi lavori all\u2019interno di uno dei pi\u00f9 bei Musei al mondo, la Galleria Borghese, lo pone direttamente in contatto con quelle forme tanto agognate, a cercare un possibile confronto con la collezione di Scipione Borghese, il cardinale che aveva voluto raccogliere le testimonianze di una gran parte della cultura romana e di quella del suo tempo nell\u2019ambizione di superare le categorie non solo tra le arti ma anche tra realt\u00e0 e finzione. Stesso desiderio che muove Hirst.<br>I lavori esposti, circa settanta, qui presentati, fanno parte delle centinaia di opere esposte a Venezia nel 2017 a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana con il progetto <em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.palazzograssi.it\/it\/mostre\/passate\/damien-hirst-a-palazzo-grassi-e-punta-della-dogana-nel-2017-1\/\" target=\"_blank\">Treasures From The Wreck of The Unbelievable<\/a><\/em>, che racconta la storia immaginaria di un vecchio naufragio di una grande nave antica e ne espone il prezioso carico riscoperto: la collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinato a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in Oriente. Un video, in mostra, riproponeva alcuni sub alla scoperta di questo tesoro meraviglioso, espediente perfetto per creare statue, busti, idoli, oggetti, realizzati in bronzo, marmo, cristallo di rocca, oro, argento, pietre preziose, pietre dure e concrezioni di altri materiali naturali. Le opere portano sulla loro pelle le mutazioni prodotte dall\u2019essere state tanto tempo nei fondali marini.<\/mark><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">Con lo spirito del pubblicitario contemporaneo, Hirst crea un avvenimento per cercare la visibilit\u00e0, il successo, anche quello economico che gli permette di realizzare i progetti che ha in mente. Tutte queste opere sono state realizzati in un laboratorio con una squadra di pi\u00f9 di quaranta assistenti esperti nella lavorazione dei diversi materiali.<\/mark><br><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">A Hirst interessa confrontarsi con le immagini classiche per parlare dello scorrere continuo della vita. L\u2019escamotage del ritrovamento della nave, carica di capolavori, gli \u00e8 servito per fare un \u201cinventario\u201d delle forme artistiche dell\u2019antichit\u00e0. Non si tratta di citazionismo, ma dell\u2019intento di inserire il suo lavoro nel flusso continuo dell\u2019arte. La mostra diventa cos\u00ec un viaggio attraverso le icone che hanno segnato la storia dell\u2019umanit\u00e0. Le incrostazioni sul marmo, sul bronzo dei suoi eroi ci parlano, visivamente, dell\u2019accumulo delle esperienze artistiche antiche. Un allestimento eccezionale pone le opere di Hirst in un continuo colloquio tra le sale con i capolavori della statuaria romana, greca, egizia e con quelli di Andrea del Sarto, Botticelli, Raffaello, Perugino, Correggio, Caravaggio.<br>Nella Galleria detta degli Imperatori Hirst ha sistemato <em>Due grandi Urne<\/em> di marmo di Carrara che sembrano essere nate in quel luogo e ha disposto due preziosissime <em>Golden Doors <\/em>di bronzo ricoperte di foglia d\u2019oro e pietre in resina. Nella stessa sala al centro trionfa Il ratto di Proserpina di Gianlorenzo Bernini, con Plutone che afferra la fanciulla e Cerbero che affianca il dio: accanto, Hirst pone due sculture che raffigurano il feroce cane a tre teste, una, magnifica nella perfetta esecuzione, manifesta la sua aggressivit\u00e0, l\u2019altra, ritrovata all\u2019interno della nave, ricoperta di alghe, di escrescenze marine, di conchiglie. <\/mark><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"576\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1-576x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-246\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1-768x1365.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1-864x1536.jpg 864w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/damhirst-1.jpg 1134w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><figcaption>Ph Prudence Cuming Associated Ltd &nbsp;\u00a9 Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><span class=\"has-inline-color has-black-color\">Nella Sala dell\u2019 \u201cErmafrodito\u201d alla copia berniniana di Policleto sono affiancati i bronzi di Hirst, tre copie, diverse nell\u2019esecuzione, una delle quali con sulla pelle i ricordi della permanenza negli abissi marini. Nella sala egizia uno splendido \u201cFaraone non identificato\u201d in granito blu, oro e agata bianca, e le tre teste una in bronzo, un\u2019altra in bronzo dipinto e l\u2019ultima ricoperta di conchiglie, di sabbie, di alghe. La copia, alla Warhol, \u00e8 servita all\u2019artista a teorizzare e a svilire il concetto di rarit\u00e0, di unicit\u00e0 del capolavoro (lui stesso, in una intervista, racconta di aver venduto ad un \u2018asta una copia al prezzo doppio dell\u2019originale) ma soprattutto a parlare di mutazione, di metamorfosi. Bellissime e spaventose sono le maschere in marmo e&nbsp; le \u201cteste mozzate di medusa\u201d in marmo e in malachite a confronto con \u201cDavide con la testa di Golia\u201d di Caravaggio.<\/span><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-240\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh-600x600.jpg 600w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/dh.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Damien Hirst, The Severed Head of Medusa, 2015, Bronze, Private Collection, London. Ph Prudence Cuming Associates Ltd &nbsp;\u00a9Damien Hirst and Science Ltd <br>All rights reserved. DACS 2021\/SIAE 2021 (dal sito galleriaborghese.beniculturali.it)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">Di eccelsa fattura le due teste di \u201cPenitenti\u201d \u00a0in marmo nero all\u2019interno della Sala del conte di Angers. Circondano la magica Paolina Borghese di Canova, nella Sala del Vaso, una serie di manichini in marmo nero e rosa che parlano con ironia del mondo odierno della moda, delle vetrine dei grandi Magazzini. \u00a0<br>Nella Sala del Centenario campeggia sopra &#8220;Amor Sacro e Amor Profano&#8221; di Tiziano Vecellio, uno dei pi\u00f9 grandi <em>Color Space<\/em> dal titolo <em>Dove<\/em> che mostrano piccoli puntini colorati, avvicinati gli uni agli altri, in un vorticoso movimento.<br>I pochi esempi descritti, in un confronto puntuale cercato e allestito dall\u2019artista stesso, sottolineano dunque come il tema della metamorfosi, tema sempre presente nel pensiero classico, sia al centro anche del suo pensiero. Qui non si parla della morte ma della vita e del suo evolversi.<br>La vita, anzi la nascita, per il filosofo Emanuele Coccia, che citiamo per aiutarci a leggere il lavoro dell\u2019artista<\/mark><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">non \u00e8 altro che la necessit\u00e0 per ogni specie vivente di assumere una \u201ccarne\u201d di un corpo che ha gi\u00e0 vissuto e di doverlo quindi trasformare a propria immagine e somiglianza per farlo rinascere.<\/mark><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Coccia sottolinea un legame di continuit\u00e0 profonda e sostanziale che lega tutti i viventi che appartengono alla stessa specie, una relazione che lega tra di s\u00e9 tutte le specie della terra. Un Dna custodito dal nucleo di ciascuna delle cellule e che \u00e8 appartenuto in passato ad altri viventi, tutto quello che condividiamo con migliaia di altre specie soprattutto a causa di quella catena di metamorfosi che chiamiamo evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">Hirst sembra allinearsi a questo pensiero e lo trasferisce alle sue immagini auspicando anche una trasformazione del nostro modo di vedere: le ali di farfalle dei suoi Mandala, ad esempio, pongono l\u2019attenzione sul bruco in mutazione. Uno stesso \u201cio\u201d &#8211; come suggerisce ancora Coccia &#8211; passa attraverso due corpi che non hanno nulla a che vedere l\u2019uno con l&#8217;altro n\u00e9 anatomicamente n\u00e9 etologicamente. Hirst si appropria del concetto di metamorfosi e lo utilizza, come fa la vita con le forme, per realizzare molteplici immagini che portano in s\u00e9 il tempo della storia. Il recupero dei materiali contenuti nella nave non \u00e8 altro che una invenzione per riandare alle nostre origini culturali, a riprendere le forme, l\u2019immaginario antico stratificato nel tempo. E l\u2019accostamento con i capolavori classici \u00e8 voluto ancora a questo scopo. Giustifica persino l\u2019inserimento, talvolta molto ardito, di alcuni dei suoi famosi <em>Color Space,<\/em> come quello posto sopra all\u2019 \u201cAmor Sacro e Amor Profano\u201d di Tiziano. Si tratta di una serie di dipinti ispirati alla logica dell\u2019applicazione di vernici meccaniche: un gruppo di lavori in serie in cui le macchie erano dipinte liberamente. \u00c8 un altro tassello del suo cammino artistico. Hirst stesso, in una intervista, parla di cellule al microscopio, di piccoli elementi che rompono l\u2019idea di una immagine unificata, fluttuano nello spazio, scontrandosi e fondendosi l\u2019uno nell\u2019altro con un senso di movimento che contraddice la stasi della tela. L\u2019interesse mostrato da sempre per le grandi istituzioni museali, il mettere a contrasto le sue opere affiancandole a quelle auliche dell\u2019antichit\u00e0, ci spinge a fermare l\u2019attenzione sul come le immagini di oggi portino con s\u00e9 echi del passato pur subendo continue metamorfosi. \u00a0A volte con ironia vengono sottolineate le differenze e le assonanze con i capolavori del museo. I lavori presentati in varie copie, lo ripetiamo, differenziandosi nei colori, nei materiali, alludono a quel legame assoluto che lega le immagini una all\u2019altra in un <em>continuum<\/em> perenne. \u00a0<br>Hirst \u00e8 figlio del suo tempo, utilizza codici spesso oscuri, caos immaginativo, facili ironie, il bello e il grottesco, sembra indugiare sull\u2019effimero puntando con molta forza al suo essere diverso, innovativo, protagonista della contemporaneit\u00e0. Utilizza la forza della comunicazione, l\u2019uso dei media, gli eventi straordinari, e soprattutto l\u2019interesse spasmodico per il mercato, uno dei totem odierni: fa entrare prepotentemente all\u2019interno di un monumento del passato la forza del pensiero contemporaneo sottolineandone la fragilit\u00e0, talvolta l&#8217;inconsistenza, ma soprattutto il diverso linguaggio con cui rappresenta il mondo.<\/mark><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maria Grazia Tolomeo<br><br>Il 20 settembre 2021 un workshop dal titolo <em>Contemporaneit\u00e0 barocca. Riletture incrociate di due mostre attuali<\/em> si \u00e8 svolto all&#8217;interno della mostra <em>Damien Hirst. Archaeology Now<\/em> e di <em>Tempo barocco <\/em>(Palazzo Barberini), per instaurare un dialogo interdisciplinare sulle nozioni di temporalit\u00e0 e storicit\u00e0 a partire da un confronto diretto con le opere esposte all\u2019interno delle due esposizioni: un resoconto del workshop si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2021\/09\/30\/contemporaneita-barocca-un-workshop-a-roma-20-settembre-2021\/\" data-type=\"post\" data-id=\"1120\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contributo della critica e storica dell&#8217;arte Maria Grazia Tolomeo. 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