{"id":3581,"date":"2022-12-31T12:49:15","date_gmt":"2022-12-31T11:49:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=3581"},"modified":"2024-06-01T16:55:08","modified_gmt":"2024-06-01T14:55:08","slug":"vincenzo-giustiniani-scritti-editi-e-inediti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2022\/12\/31\/vincenzo-giustiniani-scritti-editi-e-inediti\/","title":{"rendered":"<em>Vincenzo Giustiniani Scritti editi e inediti<\/em>"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vincenzo Giustiniani Scritti editi e inediti, <\/em>a cura di Silvia Danesi Squarzina e Luisa Capoduro, Citt\u00e0 del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 2021, Studi e testi 548, pp. 306, con indice dei nomi, 1 ill.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la pubblicazione di questa fonte secentesca le autrici hanno voluto mettere a disposizione degli storici dell\u2019arte, dell\u2019antiquaria, della critica, delle scienze naturali, della storia, della sociologia, della musica e di molte altre discipline i <em>Discorsi<\/em> di Vincenzo Giustiniani, gli inediti di cui si d\u00e0 la prima trascrizione integrale, e una nuova edizione degli scritti gi\u00e0 noti, non circoscritti ai conoscitori di storia dell\u2019arte e del collezionismo del \u2018600, il tutto secondo criteri filologici rigorosi e coerenti. Pubblicata nella prestigiosa collana Studi e Testi della Biblioteca Apostolica Vaticana, grazie alla disponibilit\u00e0 anche online<a href=\"#_edn1\" id=\"_ednref1\">[1]<\/a> la raccolta sta gi\u00e0 avendo una ampia circolazione, e certamente tra i lettori ci saranno molti studiosi delle specifiche discipline toccate dal Giustiniani. Il volume \u00e8 composto per un terzo dai saggi delle due curatrici, ciascuno con bibliografia aggiornata, e per due terzi dai <em>Discorsi<\/em>, completati dalla bibliografia specifica e da un indice dei nomi che consente verifiche puntuali e incrociate, permettendo di scoprire nomi di artisti nell\u2019orbita della famiglia e di personaggi dell\u2019epoca, incrementando la conoscenza di quello che si pu\u00f2 definire un \u2018mondo Giustiniani\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume continua e completa le ricerche condotte e dirette da Silvia Danesi Squarzina, Professore Ordinario ora Emerito di Storia dell\u2019arte Moderna della Sapienza, iniziate nella seconda met\u00e0 degli anni \u201990, con una serie di articoli tra cui ha maggior rilievo la pubblicazione nel 1997-1998<a id=\"_ednref2\" href=\"#_edn2\">[2]<\/a> degli inventari inediti del cardinale Benedetto, profilandone la figura sino ad allora poco indagata. Le ricerche su entrambi i fratelli, Vincenzo e Benedetto, hanno portato alla realizzazione della mostra internazionale del 2001<a id=\"_ednref3\" href=\"#_edn3\">[3]<\/a>: buona parte della raccolta dei dipinti (cinque tele di Caravaggio delle quindici originarie) \u00e8 stata riportata nella sua sede originaria, Palazzo Giustiniani, oggi sede del Senato. La ricostruzione della collezione di quadri Giustiniani ha avuto uno straordinario successo, replicato nella seconda <em>venue<\/em> all\u2019Altesmuseum di Berlino. Nel 2003<a id=\"_ednref4\" href=\"#_edn4\">[4]<\/a> la stessa studiosa ha pubblicato tutti gli inventari della famiglia sino alla dispersione ottocentesca e tutti i documenti noti, con l\u2019identificazione di molti dipinti fino ad allora sconosciuti, in un volume pubblicato da Einaudi in tre tomi che ha vinto un premio dei Lincei. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ambito di tali ricerche \u00e8 stato rinvenuto il manoscritto <em>Vat. lat.<\/em> 12670 della Biblioteca Vaticana contenente quindici <em>Discorsi<\/em> di Vincenzo Giustiniani, ossia i sette gi\u00e0 noti (<em>Sopra il modo di far viaggi, Sopra li varij modi della pittura, Sopra la scoltura, Sopra le fabriche, Sopra la musica, Dialogo tra Renzo romano e Aniello napolitano, Sopra la caccia<\/em>), e otto inediti (<em>Avvertimenti ad uno che viene alla corte di Roma, Sopra alcune curiosit\u00e0 delle antichit\u00e0 di Roma, Sopra il modo di tener conversatione, Sopra il giuoco del Pallamaglio, Sopra le nuove mura da farsi in Genova, Sopra il male della Podagra, Sopra li cavalli, Sopra li cani<\/em>), pi\u00f9 una <em>Lettera di Bassanese Passatempo<\/em> finale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il manoscritto vaticano proviene dalla Biblioteca del Seminario di Albano, cui l\u2019aveva lasciato il Cardinale Giacomo Giustiniani, ultimo erede in linea maschile della famiglia, ed era passato inosservato perch\u00e9 adespoto (reca infatti l\u2019intestazione \u00ab<em>Varii Discorsi di Bassanese Passatempo<\/em>\u00bb). Prima della scoperta del <em>Vat. lat.<\/em> 12670 i <em>Discorsi<\/em> Giustiniani ci erano tramandati da due manoscritti<a id=\"_ednref5\" href=\"#_edn5\">[5]<\/a>, il ms <em>Ott. lat<\/em>. 2365 della Biblioteca Vaticana, appartenuto a Teodoro Amayden, e il ms <em>Orsucci<\/em> 48 dell\u2019Archivio di Stato di Lucca; da essi sono state tratte le edizioni precedenti, di Michele Giustiniani (1675), e Bottari (1768 e 1822) per alcuni testi, da cui la riedizione di Anna Banti (1981), ma si era intuita da alcuni cenni l\u2019esistenza di altri <em>Discorsi<\/em><a id=\"_ednref6\" href=\"#_edn6\">[6]<\/a>. Nel volume si segnalano, per ciascuno dei <em>Discorsi <\/em>gi\u00e0 noti, la presenza o meno nei manoscritti suddetti, nonch\u00e9 le pi\u00f9 significative varianti testuali presenti nei vari manoscritti e nelle edizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ritrovamento del manoscritto <em>Vat. lat.<\/em> 12670 consente alle curatrici di presentare una prima edizione (dopo quattrocento anni) degli inediti, ma anche una nuova edizione dei <em>Discorsi<\/em> gi\u00e0 editi, in quanto il testo del manoscritto vaticano fu rivisto dall\u2019autore; cos\u00ec, in alcuni casi significativi, consente di emendare lezioni corrotte e colmare lacune presenti nella tradizione sinora conosciuta<a href=\"#_edn7\" id=\"_ednref7\">[7]<\/a>. Silvia Danesi Squarzina inoltre conferma e mette meglio a fuoco le datazioni gi\u00e0 dedotte nel 2001 e 2003 dai <em>Discorsi<\/em> allora noti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come \u00e8 acutamente scritto nel primo saggio, i <em>Discorsi<\/em> \u00abci fanno penetrare in un mondo non solo di immagini ma anche di idee \u2026temi di una \u00e9litaria conversazione rivolta ad una cerchia irripetibile\u00bb, di cui possiamo intuire qualche nome basandoci sui destinatari, Michele Peretti principe di Venafro, il medico Giovan Giacomo Baldini, Camillo Massimo<a href=\"#_edn8\" id=\"_ednref8\">[8]<\/a> e Teodoro Amayden<a href=\"#_edn9\" id=\"_ednref9\">[9]<\/a>. Nello specifico dei testi, si pone un <em>focus<\/em> sugli scritti quale frutto di conversazioni, come evocato anche nel <em>Discorso<\/em> <em>sull\u2019arte della conversazione<\/em>, che all\u2019inizio descrive il discorrere di qualche \u00aboperatione virtuosa\u00bb, quasi un\u2019eco delle \u00abvirtuose adunanze\u00bb, in una accademia privata<a href=\"#_edn10\" id=\"_ednref10\">[10]<\/a> simile alle molte, frequenti e ben frequentate, a Roma e in altre citt\u00e0 italiane. Il testo ricerca una dimensione teorica condivisa ma anche un inquadramento della vita contemporanea, artistica e non, tra corte di Roma e attivit\u00e0 aristocratiche in citt\u00e0 e in campagna, tra socialit\u00e0 e scambio di idee; da elementi intrinseci le autrici hanno stabilito una genesi dei testi in diversi tempi (sostanzialmente negli anni \u201920, con una eccezione) e per diversi motivi, poco incasellabili in generi letterari consueti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viene posta nuova luce sulla personalit\u00e0 di Vincenzo Giustiniani (fig. 1) ancor pi\u00f9 come singolare uomo di cultura come gi\u00e0 segnalato nel profilo dell\u2019amico Amayden, ed emergono nuovi dati sulla sua biografia, ad esempio la traccia di un secondo viaggio nelle Fiandre nel 1609 non noto sinora, messo in evidenza da Silvia Danesi Squarzina: nel lungo saggio introduttivo su quella che chiama \u00abuna enciclopedia del vivere\u00bb di uno \u00abstraordinario poligrafo\u00bb la studiosa sottolinea il significato imprescindibile dell\u2019intestazione \u2018<em>Discorso<\/em>\u2019 (ad esempio nell\u2019abbandono nel titolo del termine \u2018trattato\u2019 del viaggiare a favore di \u2018discorso\u2019), una stesura non libresca per una <em>audience<\/em> da raccogliere nell\u2019\u00abAcademie Apartimenten seines Palaz\u00bb come scrive Sandrart<a id=\"_ednref11\" href=\"#_edn11\">[11]<\/a>, e che l\u2019autrice suggerisce anche riferibile a Bassano, dove una grande sala al pianterreno ha le caratteristiche per una sala da teatro privata; su un appartamento per le conversazioni nel corrispondente <em>Discorso<\/em> Vincenzo Giustiniani d\u00e0 consigli al destinatario primo dei suoi scritti, Camillo Massimo. Nelle accademie del \u2018600<a id=\"_ednref12\" href=\"#_edn12\">[12]<\/a><strong> <\/strong>si coltivava la \u00abpassione per conversazione erudita, antiquaria, scienze, teatro\u00bb: in Vincenzo Giustiniani, che ha \u00ablibert\u00e0 di percorrere tutti campi del vivere e del sapere\u00bb, si accenna anche ad una discussione sulla politica nel testo sulla conversazione, segno, come scrive la studiosa, di una \u00absociet\u00e0 laica e libertina, nel senso del libero spaziare del meditare artistico\u2026motivi di incontro e di dialogo assai pi\u00f9 sostanziosi\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"563\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471-1024x563.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3601\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471-1024x563.png 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471-300x165.png 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471-768x422.png 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471-1536x845.png 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.1.-C.-Mellan-Ritratto-di-Vincenzo-Giustiniani-1631-ca.-Vienna-Graphische-Sammlung-Albertina-inv.-11471.png 1667w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig.1. C. Mellan, Ritratto di Vincenzo Giustiniani, 1631 ca. Vienna, Graphische Sammlung Albertina, inv. 11471<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei <em>Discorsi<\/em> sulla pittura e sulla scultura si dispiegano tutte le conoscenze del Marchese, pervase dall\u2019 <em>hic<\/em> <em>et<\/em> <em>nunc<\/em> ma anche da riferimenti storici. Nel <em>Discorso sopra li vari modj della pittura<\/em> riesaminato dalla Danesi Squarzina \u00e8 evidente il salto di scrittura, da lunghe frasi e con digressioni e aneddoti tipici degli altri <em>Discorsi<\/em> a un linguaggio asciutto e con riferimenti dettagliati, rivolti tuttavia ad esempio verso un artista come Zuccari<a href=\"#_edn13\" id=\"_ednref13\">[13]<\/a> della generazione antecedente (ma si comprende meglio se si data il testo, come proposto ora, al 1612, ossia tre anni dopo la scomparsa del pittore); per\u00f2 in certo modo Vincenzo ci priva invece di ulteriori preziose informazioni (\u00abavaro nel fare nomi\u00bb, scrive Silvia Danesi Squarzina, che elenca tutti gli artisti, presenti nella collezione, con qualche correzione), avaro anche quando accenna al successo di alcuni tipi di pittori in una delle categorie professionali enucleate nel <em>Discorso sulla corte di Roma. <\/em>Nel<em> Discorso sulla pittura<\/em> la struttura che si vuole dare \u00e8 essenziale, non secondo tradizione per biografie e periodizzazioni, senza ornamenti narrativi, e questo si spiega ora meglio con la data anticipata proposta, come frutto di un periodo di vita attiva e un sistema applicativo immediato, e non del \u2018passatempo\u2019 del decennio successivo con rimembranze e digressioni negli altri <em>Discorsi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venendo agli aspetti pi\u00f9 strettamente storico-artistici, Silvia Danesi Squarzina precisa per i vari riferimenti interni un gran numero di personaggi, episodi, opere e date, che si aggiungono a quelle gi\u00e0 fissate dalla stessa studiosa per i testi noti<a id=\"_ednref14\" href=\"#_edn14\">[14]<\/a>: in particolare, come appena accennato, per il <em>Discorso sopra li vari modj della pittura<\/em> si porta la data a poco dopo il 1612<a id=\"_ednref15\" href=\"#_edn15\">[15]<\/a>, proponendo di riconoscere nel \u00abN. Fiamengo\u00bb<a id=\"_ednref16\" href=\"#_edn16\">[16]<\/a> Nicolas R\u00e9gnier registrato negli Stati delle anime come Renere in quell\u2019anno insieme a monsignor Claudio Venceio di Lorena, personaggio sinora poco indagato ma invece attivissimo a S. Luigi dei Francesi e anche nella cappella Contarelli<a id=\"_ednref17\" href=\"#_edn17\">[17]<\/a>, e nei pagamenti a Caravaggio. Qui agiscono, forse segretamente per far ottenere la commissione al Merisi, anche i fratelli Giustiniani legati anche alla corona di Francia: quando Baglione scrive che Merisi ottiene la commissione \u00abper opera del suo cardinale\u00bb<a id=\"_ednref18\" href=\"#_edn18\">[18]<\/a> potrebbe alludere, come scrive la studiosa, non necessariamente a Del Monte ma anche a Benedetto Giustiniani (fig. 2), vice protettore della Corona di Francia, e destinatario di lettere molto personali e grate di Enrico IV<a id=\"_ednref19\" href=\"#_edn19\">[19]<\/a>. La gestione dei beni Contarelli \u00e8 affidata alla congregazione, poi presieduta da Del Monte, della Fabbrica di san Pietro, di cui era membro influente Benedetto, cos\u00ec pi\u00f9 si approfondisce il ruolo dei Giustiniani per la cappella Contarelli pi\u00f9 si comprende perch\u00e9 a loro sia andata la prima versione del <em>San Matteo e l\u2019angelo,<\/em> dove, come aveva intuito Lavin, la testa del santo \u00e8 ripresa dal <em>Socrate<\/em> Giustiniani. La figura di Venceio che, come qui suggerito, pu\u00f2 aver introdotto il pittore presso il Marchese, e la presenza a Roma di R\u00e9gnier prima di quanto sinora supposto, spiega meglio alcune cifre stilistiche del pittore di Maubeuge nettamente caravaggesche prima con \u00abtonalit\u00e0 bruno-rossastre\u00bb attorno alla data dedotta e poi \u00abtoni pi\u00f9 freddi\u00bb nel secondo soggiorno di fine decennio; come scrive Silvia Danesi Squarzina, all\u2019inizio del secondo decennio i Giustiniani creano \u00abun piccolo gruppo di fedelissimi\u00bb, di cui fanno parte oltre a Nicolas anche Ribera e i caravaggisti di Utrecht, sin quando dura la loro permanenza a Roma, prima della formazione di un nuovo gruppo internazionale all\u2019inizio degli anni \u201930 per l\u2019impresa della <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"716\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-2.-Ritratto-di-Benedetto-Giustiniani-Galleria-Giustiniana-II-5-716x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3604\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-2.-Ritratto-di-Benedetto-Giustiniani-Galleria-Giustiniana-II-5-716x1024.jpg 716w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-2.-Ritratto-di-Benedetto-Giustiniani-Galleria-Giustiniana-II-5-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-2.-Ritratto-di-Benedetto-Giustiniani-Galleria-Giustiniana-II-5-768x1098.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-2.-Ritratto-di-Benedetto-Giustiniani-Galleria-Giustiniana-II-5.jpg 1032w\" sizes=\"auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 2. Ritratto di Benedetto Giustiniani, Galleria Giustiniana, II, 5<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardando anche alle opere successive di R\u00e9gnier, con soggetti assai colti, e all\u2019<em>Autoritratto<\/em> mentre dipinge il ritratto di Giustiniani<a id=\"_ednref20\" href=\"#_edn20\">[20]<\/a>, si intuisce l\u2019effetto della vicinanza precoce ad un intellettuale come Vincenzo, di cui giustamente si colgono \u00abgli obiettivi maieutici\u00bb in un \u00ablaboratorio di pittori domestici\u00bb<a id=\"_ednref21\" href=\"#_edn21\">[21]<\/a>, tra i quali viene anche suggerito, con una serie di indizi convergenti, Prospero Orsi come decoratore nelle sale del palazzo di famiglia. Questo artista, come pure Anton van Os (ossia Ossino qui correttamente individuato rispetto alle precedenti edizioni) era presente insieme con altri attivi per i Giustiniani e con Caravaggio alla cerimonia delle Quarant\u2019ore dei Virtuosi al Pantheon, ad una data ancora discussa e con un centinaio di colleghi: su questo avvenimento, oggi particolarmente dibattuto, si aggiungono nel saggio (cui rinvio per la bibliografia aggiornata) acute osservazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <em>Discorso sopra la scoltura<\/em> (post 1621<strong>, <\/strong>gi\u00e0 noto) Vincenzo Giustiniani si riferisce all\u2019interpretazione della scultura<a id=\"_ednref22\" href=\"#_edn22\">[22]<\/a> ripresa liberamente da Cellini: \u00abmolti aspetti e quasi infiniti, come sono tutti li corpi naturali terminanti con figura quasi sferica\u00bb, insieme a consigli sul disegno e sulla necessit\u00e0 di un buon mecenate, passando per il paragone consueto tra pittura e scultura, che pone quasi come una questione di gusto<a id=\"_ednref23\" href=\"#_edn23\">[23]<\/a>, e in questo modo capovolge la disputa che non riguarderebbe gli artisti ma i collezionisti; a mio parere inoltre qui e in altri <em>Discorsi<\/em>\u00a0 analizzando aspetti materiali Vincenzo considera in senso aristotelico non tanto la <em>techne<\/em> quanto la <em>praxis<\/em> delle arti. Giustamente Silvia Danesi Squarzina ritiene una personalissima \u00absprezzatura\u2026l\u2019assoluto riserbo\u2026 nell\u2019esprimere il possesso di opere della sua collezione\u00bb, in particolare a proposito di Michelangelo, con l\u2019attribuzione a Buonarroti di un fantomatico mortaio \u00abdissimulando\u00bb il suo possesso del <em>Cristo<\/em> <em>risorto<\/em>: come scrive Rudolf Preimesberger<a id=\"_ednref24\" href=\"#_edn24\">[24]<\/a>, che pure analizza grazia e sprezzatura, rarit\u00e0 e magnificenza,\u00a0 Vincenzo anticipa le critiche di Bernini &#8211; e loda solo, come nota Luisa Capoduro, una sua statua antica, la Pallade, nel <em>Discorso<\/em> sulle antichit\u00e0; mentre l\u2019assenza di riproduzioni di opere di Merisi nella <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em>, al netto del possibile irrealizzato terzo volume dei dipinti, viene qui spiegata sagacemente con la svolta classicista degli anni \u201830. Giustiniani mescola la suddivisione di temi con uno stile pi\u00f9 narrativo, e aggiunge il rimando filosofico che non manca quasi mai nei testi,\u00a0 alla simpatia naturale (qui \u00e8 citato Fracastoro<a id=\"_ednref25\" href=\"#_edn25\">[25]<\/a>) ossia l\u2019\u00abinclinazione\u00bb che ben si rispecchia nella collezione, arricchita man mano di quadri e sculture aventi a soggetto filosofi (fig. 3): Claudio Strinati<a id=\"_ednref26\" href=\"#_edn26\">[26]<\/a> scriveva che \u00abla componente filosofica \u00e8 come mascherata e sottovalutata dallo scrittore stesso\u00bb in quanto \u00abfilosofo dialettico anche se non tanto sistematico\u00bb, ed \u00e8 un cenno assente solo per la pittura, che ora si spiegherebbe per l&#8217;essere quello sulla pittura non solo il primo <em>Discorso<\/em> scritto ma piuttosto precoce, quindi meno meditativo, latamente educativo (come intuito da Danesi Squarzina).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"618\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115-618x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3605\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115-618x1024.jpg 618w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115-181x300.jpg 181w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115-768x1272.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115-927x1536.jpg 927w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-3.-Statua-di-filosofo-Galleria-Giustiniana-I-115.jpg 987w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 3. Statua di filosofo, Galleria Giustiniana, I, 115<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una \u2018regolata mescolanza\u2019 potremmo dire di attenzione etico-filosofica unita a quella pratica \u00e8 messa in luce nel primo <em>Discorso<\/em> dedicato ai viaggi, dove la curatrice nota la profondit\u00e0 del paragone tra vita e viaggio, e anche la \u00abcentralit\u00e0 della reminiscenza\u00bb, nonch\u00e9 tra le molte considerazioni l\u2019attenzione a giardini e macchine per fontane, pitture e statue, in questo ordine, il che non sorprende considerata la cura di Vincenzo verso i giardini delle sue dimore e la rilevanza architettonica che essi avevano a Roma come a Bassano Romano (figg. 4-5).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-750x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3606\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-750x1024.jpg 750w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-768x1048.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-1125x1536.jpg 1125w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-1501x2048.jpg 1501w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-4.-Palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-161-scaled.jpg 1876w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 4,. Palazzo di Bassano Romano, Galleria Giustiniana, II, 161<\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"697\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-1024x697.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3607\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-1024x697.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-768x522.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-1536x1045.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fig.-5.-Giardini-del-palazzo-di-Bassano-Romano-Galleria-Giustiniana-II-162-2048x1393.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 5. Giardini del palazzo di Bassano Romano, Galleria Giustiniana, II, 162<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Particolarmente ricco di osservazioni storico-sociologiche e non solo di costume \u00e8 l\u2019inedito <em>Discorso sulla corte di Roma<\/em>, di cui Silvia Danesi Squarzina evidenzia le notazioni critiche, soprattutto all\u2019inizio, nelle distinzioni tra curiali e cittadini e per altri gruppi sociali, che mostrano un vero dinamismo nella variazione della loro condizione, e anche sulla stagionalit\u00e0 di alcuni impieghi; \u00e8 il\u00a0 segno di una attenzione socioeconomica, potremmo dire, che \u00e8 una della delle qualit\u00e0 intellettuali dell\u2019autore, memore delle fortune derivate dalle capacit\u00e0 imprenditoriali dei capostipiti e anche della sua attivit\u00e0 di banchiere, come depositario della Camera Apostolica, mentre il fratello era Tesoriere Generale. Come osserva la studiosa, al Montalto nominato cardinale nel 1585 era stato destinato un libello di avvertimenti messo all\u2019Indice, e quindi il <em>Discorso<\/em> di Vincenzo costituisce un contraltare equilibrato e con osservazioni anche sulle classi pi\u00f9 umili; anche nel <em>Discorso<\/em> <em>sulla conversazione<\/em> si inseriscono moniti sui rischi del gioco non moralistici ma austeri, e l\u2019autrice mette il tutto in collegamento con i bandi contro il gioco del cardinale Benedetto quando era Legato a Bologna. Il saggio si conclude ricordando le opere ritenute disperse della collezione che continuano a riapparire, anche se non ancora la parte mancante del nucleo gi\u00e0 a Berlino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inedito <em>Discorso sopra alcune curiosit\u00e0 delle antichit\u00e0 di Roma,<\/em> indagato nel saggio di Luisa Capoduro, Dottore di ricerca in Storia dell\u2019arte alla Sapienza ed archeologa, scaturisce da un\u2019altra grande passione del Marchese: accanto alla pittura, la scultura, l\u2019architettura e la musica, \u00e8 indiscusso l\u2019amore per l\u2019antichit\u00e0, testimoniato dall\u2019imponente collezione di sculture antiche (riprodotte in parte dal Giustiniani nei due volumi della <em>Galleria Giustiniana<\/em>) e di recente visibili al pubblico in una sezione rilevante della mostra sui Marmi Torlonia<a id=\"_ednref27\" href=\"#_edn27\">[27]<\/a> (Roma 2020-2021), dove le sale dedicate alla collezione Giustiniani hanno suscitato un nuovo interesse sulla raccolta e su Vincenzo collezionista e intenditore di antichit\u00e0. Luisa Capoduro ricorda all\u2019inizio il topos letterario del dialogo e le conversazioni erudite in accademie come quella degli Humoristi, conversazioni con \u00abvirtuose occupazioni\u00bb come la musica, e \u00abl\u2019unione di persone letterate\u00bb. Il <em>Discorso<\/em> si apre con \u00abl\u2019huomo, per istinto naturale, ha il desiderio di sapere\u00bb accento in cui colgo una eco aristotelica e lincea<a id=\"_ednref28\" href=\"#_edn28\">[28]<\/a>: ma se Vincenzo usa nei suoi testi la parola esperienza si tratta di esperienza personale, non sperimentale, e va ricordato che come molti altri\u00a0 aristocratici di antica o recente nobilt\u00e0 (con poche note eccezioni) Vincenzo Giustiniani, ben aggiornato sugli scritti di Galileo, non era linceo e metodi e interessi (anche artistici e collezionistici) non coincidevano,<a id=\"_ednref29\" href=\"#_edn29\">[29]<\/a> se non nella \u00abcognition delle cose\u00bb, una pluralit\u00e0 di saperi conoscitivi pratici o cultura materiale della conoscenza empirica<a id=\"_ednref30\" href=\"#_edn30\">[30]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>Discorso sopra alcune curiosit\u00e0<\/em> <em>delle antichit\u00e0 di Roma<\/em> \u00e8 strutturato come uno scambio di opinioni alla pari in un consesso, sotto il mascheramento della conversazione tra tre personaggi indicati con nomi di fantasia, per i quali Luisa Capoduro propone plausibili identit\u00e0 accomunate dalla passione per il collezionismo, in quanto proprietari di \u00abmusei gi\u00e0 ricchi di tante cose maravigliose\u00bb; noto che solo in questo <em>Discorso<\/em>, specificamente dedicato all\u2019antico, il Marchese usa la parola \u00abmusei\u00bb (intesi probabilmente come raccolta), e anche la parola \u00abgalleria\u00bb, che ricorre una sola volta, \u00abla Galleria del Giustiniano\u00bb come dice Udalgo intendendo la galleria per eccellenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non credo che Vincenzo Giustiniani aspirasse ad essere erudito, certamente conoscitore, ma la parola erudizione si affaccia molte volte<a href=\"#_edn31\" id=\"_ednref31\">[31]<\/a> soprattutto all\u2019inizio quando il marchese si esprime nella veste di Palanio con i due altri interlocutori acutamente individuati da Luisa Capoduro: Tiramo \u00e8 Francesco Angeloni<a href=\"#_edn32\" id=\"_ednref32\">[32]<\/a>, stabile a Roma dal 1620, al servizio della famiglia Aldobrandini dopo la morte del cardinale Pietro (1621), ma vorrei notare che anche Angeloni scrive poco dopo un dialogo ugualmente a tre voci (evidentemente in voga) <em>Dello studio dell\u2019opere pi\u00f9 belle della natura e dell\u2019arte<a href=\"#_edn33\" id=\"_ednref33\"><strong>[33]<\/strong><\/a><\/em>. Udalgo \u00e8 anagramma di Gualdo, cio\u00e8 Francesco Gualdi, qui identificato brillantemente grazie alla traccia data da Vincenzo Giustiniani quale abitante alla Colonna Traiana come chiaramente indicato in una incisione di Lauro del 1628: in effetti Fabrizio Federici<a href=\"#_edn34\" id=\"_ednref34\">[34]<\/a>, che ha approfondito la figura di Gualdi, ne segnala contatti con Giustiniani e certamente con Amayden.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel titolo del <em>Discorso<\/em> \u2018curiosit\u00e0\u2019 alleggerisce l\u2019autore dallo sfoggio di erudizione, e sulla curiosit\u00e0<a href=\"#_edn35\" id=\"_ednref35\">[35]<\/a> Luisa Capoduro osserva che \u00abin s\u00e9 non deve essere con\u00adsiderata un vizio, quando pu\u00f2 servire ad ampliare la conoscenza storica\u00bb&nbsp; e che per Vincenzo \u00ab la difficolt\u00e0 consiste nella misura\u00bb, nell\u2019ultima fase riflessiva della sua vita: aggiungo che sulla \u2018curiosit\u00e0\u2019 aveva scritto proprio Angeloni<a href=\"#_edn36\" id=\"_ednref36\">[36]<\/a>, &nbsp;con accenti ben pi\u00f9 moraleggianti che mancano in Giustiniani, tant\u2019\u00e8 che usa la parola nel titolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giustiniani-Palanio si pone all\u2019inizio un problema di metodo filosofico evocando Aristotele, e poi inizia un percorso dal Colosseo \u2018gran machina\u2019 la cui magnificenza (ripete tre volte la parola) \u00e8 esaltata nella tecnica. Si passa al Settizonio, dove la Luisa Capoduro nota che \u00e8 solo Vincenzo che per et\u00e0 pu\u00f2 parlarne avendo lui visto il monumento in piedi prima di Sisto V, e pu\u00f2 dare nuove preziose informazioni su porfidi, graniti e marmi colorati e bianchi; seguono considerazioni sulla gravit\u00e0 elementare tratta dall\u2019esperienza e non dalla filosofia \u00abDi modo che l\u2019esperienza c\u2019insegna che le fabriche riescono ben fatte all\u2019usanza corrente da tanti secoli in qua, non ostante la consideratione esplicata di sopra per mera curiosit\u00e0, cavata dalla filosofia naturale e dalle matematiche\u00bb, e che la studiosa collega alle conferenze galileiane sui gravi; si profila il superamento delle \u00abteoriche\u00bb da confrontare con l\u2019esperienza e la pratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metodo di osservazione di Vincenzo, che non cerca a tutti i costi una risposta, \u00e8 messo in luce a proposito dei fori nelle murature antiche \u00abper potere per l\u2019avvenire andar investigando pi\u00f9 oltre, per saperne rendere la vera e propria ragione\u00bb; l\u2019autrice nota che l\u2019Amayden, dopo la scomparsa di Vincenzo Giustiniani, ricorda le riunioni colte e intende riprenderle a casa sua e che Bellori testimonia che Angeloni fu spinto a far incidere e pubblicare le sue monete antiche da Vincenzo, cos\u00ec unisce questa notizia con i legami di Vincenzo con Cassiano dal Pozzo (gi\u00e0 esplorati da Francesco Solinas) e la loro \u2018sintonia\u2019 nel promuovere pubblicazioni coinvolgendo e scambiando tra loro amicizie, artisti ed idee. Per se stesso e per questi personaggi, ciascuno a suo modo collezionista, vale la frase di Vincenzo Giustiniani estrapolata dalla Capoduro \u00abla difficolt\u00e0 consiste nella misura\u00bb ma \u00abtanto pi\u00f9 si inanimiscono a perfettione li loro musei\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>Discorso<\/em> comprende l\u2019analisi di monumenti antichi, dalla Colonna Traiana al monte Testaccio, ma noto che, come per la trattazione sulla pittura, non vi \u00e8 una vera gerarchia tra i monumenti e i luoghi evocati; la datazione del testo oscilla attorno alla propriet\u00e0 del Vaso Portland gi\u00e0 passato agli eredi del Monte per pochi mesi tra agosto e dicembre 1626 (ma anche per una citazione riferibile al 1628), vaso di cui, grazie al Marchese, si conosce ora la provenienza di scavo, la zona delle Sette Sale, monumento attentamente indagato sotto il profilo architettonico, da cui provengono anche il bassorilievo con Zeus e Amaltea, un vaso in marmo del Marchese riprodotto nella <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em> e un vaso propriet\u00e0 dei Vittori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luisa Capoduro propone anche alcune ipotesi su altre statue menzionate nel <em>Discorso<\/em>, che si intrecciano con altre collezioni cinque e seicentesche; nel dialogo, Udalgo si dedica in particolare alle sculture, e una statuetta di porfido raffigurante Venere, di cui si traccia il passaggio dal duca di Nevers Gonzaga al cardinale Ludovisi ai Medici, viene identificata con una statuetta agli Uffizi nel 1641 e ora a Pitti, con scritta in greco, dello scultore cinquecentesco Serbaldi (ma che \u00e8 ritenuta antica da Gualdi). Considerata la provenienza, Luisa Capoduro suggerisce due tesi ugualmente stimolanti: la prima si lega alla propriet\u00e0 Gonzaga, e quindi una possibile appartenenza allo studiolo di Isabella a Mantova, la seconda propone un\u2019origine dai Medici, forse da Lorenzo duca di Urbino con cui Serbaldi era in contatto, passando poi alla figlia di Lorenzo, Caterina de\u2019 Medici (nell\u2019inventario della Corona francese del 1560 \u00e8 descritta una statua uguale) e forse da lei donata a Ludovico Gonzaga e a Enrichetta de Cl\u00e9ves, da cui al figlio duca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le autrici segnalano accuratamente ogni volta che un autore citato trova riscontro nell\u2019inventario della biblioteca<a id=\"_ednref37\" href=\"#_edn37\">[37]<\/a>, direttamente o indirettamente come nel caso di Seneca letto attraverso Giusto Lipsio, filosofo che compare tra i libri e pi\u00f9 volte richiamato nel volume; nei <em>Discorsi<\/em> sono menzionati ad esempio Omero e Orazio, entrambi non presenti, come molte altre fonti canoniche, nella raccolta dei libri (come pure Vitruvio, forse mediato dai trattati di Alberti o Serlio), il che fa pensare ipoteticamente all\u2019esistenza di una biblioteca parallela, non registrata negli inventari, oppure donata da Vincenzo o lasciata a Bassano e dispersa: dobbiamo quindi considerare, a mio avviso, non solo la biblioteca materiale (\u00abla stanza della libraria\u00bb<a id=\"_ednref38\" href=\"#_edn38\">[38]<\/a>) ma anche una biblioteca \u2018figurale\u2019 di Vincenzo Giustiniani. A volte gli autori sono citati con una certa libert\u00e0 in posizioni imprevedibili, come, tra i pochi moderni, Guicciardini nel <em>Discorso sui cavalli<\/em>, il che appare paradossale visto che ne possedeva, come notano le autrici, la <em>Storia<\/em> <em>d\u2019Italia<\/em>; ci si ispira non a una cultura libresca secondo categorie prestabilite ma aperta, con una definizione moderna di <em>cross<\/em>&#8211;<em>studies<\/em>, legata alla vocazione personale, espressione dell\u2019individualit\u00e0 intellettuale, un sistema del sapere non erudito ma piuttosto estetico<a id=\"_ednref39\" href=\"#_edn39\">[39]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si suppone anche dai contenuti dei <em>Discorsi<\/em> finali che il luogo di elezione per la scrittura sia stato Bassano, pi\u00f9 volte citato, ma non escluderei che per godere degli amici cittadini per la conversazione accademica si siano preferite le due ville suburbane, con sale adatte (almeno in quella esistente al Laterano) e giardini, tutti luoghi ugualmente curati e adornati con statue, e raffigurati nella <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em><a href=\"#_edn40\" id=\"_ednref40\">[40]<\/a>. Le affermazioni di Vincenzo di aver scritto durante periodi di poca salute o di \u2018passatempo\u2019 (\u00abdiletto conveniente\u00bb secondo la definizione della Crusca, 1612, il che lo rende non vacuo) rientrano a mio parere in un modello antico di <em>otium<\/em> (in particolare in villa<a href=\"#_edn41\" id=\"_ednref41\">[41]<\/a>) come spazio per gli studi liberi e dilettevoli, talvolta contemplativi, che deriva da Cicerone (la sfera privata e non politica del <em>sermo<\/em> <em>convivialis<\/em><a href=\"#_edn42\" id=\"_ednref42\">[42]<\/a>), Orazio (citato nel <em>Discorso<\/em> per l\u2019immobilit\u00e0 dovuta alla podagra), Seneca nel <em>De brevitate vitae <\/em>&nbsp;e nelle <em>Lettere a Lucilio<\/em>. Sospetto persino che Vincenzo abbia a modello Plinio il vecchio (libri XXXIII-XXXVI) sia per il luogo e tempo dell\u2019<em>otium<\/em> sia per la a-sistematicit\u00e0 messa a sistema, la destinazione non letteraria e ricca di spunti dei suoi scritti, una certa <em>Naturalis historia<\/em> (che possedeva) dei suoi <em>Discorsi; <\/em>oppure allude ad una versione moderna delle <em>Noctes<\/em> <em>Atticae<\/em> di Aulo Gellio, del resto citate nel <em>Discorso sulla conversazione <\/em>quando si consiglia come numero ideale di partecipanti da tre come le Grazie a nove come le Muse secondo Varrone<a href=\"#_edn43\" id=\"_ednref43\">[43]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro modello non dichiarato ma certamente noto a Vincenzo Giustiniani \u00e8 Petrarca (l\u2019unico autore di cui aveva un ritratto), che arriva all\u2019<em>otium<\/em> letterario come distacco nel <em>De vita solitaria<a href=\"#_edn44\" id=\"_ednref44\"><strong>[44]<\/strong><\/a><\/em>; tra gli umanisti, Leon Battista Alberti, di cui Giustiniani possedeva il <em>De re aedificatoria <\/em>e un volume in quarto definito <em>Opera<\/em>, \u00e8 a mio parere quello che complessivamente impronta i <em>Discorsi <\/em>nei temi (non nella forma o nei contenuti) pur distanziandosene notevolmente, dall\u2019architettura alla pittura alla scultura sino ai cavalli e i cani<a href=\"#_edn45\" id=\"_ednref45\">[45]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ordine attuale dei testi, si potrebbero ravvisare dei raggruppamenti a tre-quattro argomenti, ad esempio caccia, cani e cavalli, e pi\u00f9 tradizionalmente con pittura, scultura e fabbriche, il che potrebbe anche far pensare ad una struttura <em>in<\/em> <em>nuce<\/em> per una pubblicazione. Procaccioli parla di complementariet\u00e0 di temi tra precedenti accademie<a href=\"#_edn46\" id=\"_ednref46\">[46]<\/a>, e cos\u00ec pure i <em>Discorsi<\/em> svolgono la stessa azione come esposizione di arti e antiquaria, di contesti sociali e anche di geografia culturale, di <em>naturalia<\/em> non rare ma condivise, senza parodia n\u00e9 erudizione, nel giusto mezzo, sia nei contenuti sia nel commento finale. Visto che la raccolta non segue un ordine stretto di date, comunque circoscritte nell\u2019arco degli anni \u201920 o poco dopo con l\u2019eccezione del <em>Discorso<\/em> <em>sulla Pittura<\/em> (1612), si deve intuire una costruzione <em>ex<\/em> <em>post<\/em> nella successione, confermata anche dalla lettera finale: quindi l\u2019inizio \u00e8 sociale, il cuore sono le arti, le conclusioni sono i capitoli sulla natura sia umana (il benessere) che animale (le loro razze e qualit\u00e0), una organizzazione del pensiero che si vivacizza perch\u00e9 dedicata esclusivamente ad argomenti contingenti, che si legano tra loro con alcuni rimandi, in particolare alla \u00abS.V.\u00bb quasi certamente Camillo Massimo. Lo schema interno dei singoli <em>Discorsi<\/em> \u00e8 solitamente senza preamboli, ma subito in <em>medias<\/em> <em>res<\/em>, con qualche eccezione non negli argomenti culturalmente pi\u00f9 rilevanti, e spesso appaiono curiose digressioni che accentuano la narrazione conversevole, molto gradevole soprattutto nei <em>Discorsi<\/em> pi\u00f9 elencatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle collezioni si mette in scena un confronto tra antichi e moderni che a suo modo precede&nbsp; la <em>Querelle<\/em> <em>des anciens et des modernes<\/em> (anticipata da Alessandro Tassoni nel 1620<a href=\"#_edn47\" id=\"_ednref47\">[47]<\/a>) e che guarda alla Francia; nei <em>Discorsi<\/em> e nella <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em>&nbsp; si cerca un sistema di selezione e ordine, e la seconda non \u00e8 un catalogo ma un\u2019altra prova narrativa per immagini, una composizione differente con criteri diversi della galleria, una selezione qualitativa per confrontarsi con le grandi opere scelte delle altre grandi collezioni dell\u2019epoca (si pensi all\u2019opinione di Francis Haskell e Nicholas Penny<a href=\"#_edn48\" id=\"_ednref48\">[48]<\/a>), un \u00abvisual document\u00bb e \u00abideal portrait of the collection\u00bb<a href=\"#_edn49\" id=\"_ednref49\">[49]<\/a> &#8211; direi in uno spazio virtuale &#8211; e non \u00e8 detto che l\u2019ordine delle immagini sia stato stabilito all\u2019inizio o non invece come per i <em>Discorsi<\/em> in corso d\u2019opera (anche in base alla resa pi\u00f9 o meno efficace in riproduzione delle opere) in questo caso secondo i <em>desiderata<\/em> del committente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si ha l\u2019impressione che si possano scorrere i <em>Discorsi <\/em>come un <em>Museo cartaceo<\/em> senza immagini, a differenza della novit\u00e0 visiva di Cassiano dal Pozzo e anche della stessa <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em>, del resto non scissa dai progetti di Cassiano<a id=\"_ednref50\" href=\"#_edn50\">[50]<\/a>, tanto che per Solinas<a id=\"_ednref51\" href=\"#_edn51\">[51]<\/a> l\u2019idea di Galleria a stampa si lega \u00absenza dubbio\u00bb al <em>Museo cartaceo<\/em>. L\u2019opera incisa non a caso inizia nel 1631, grosso modo quando i <em>Discorsi<\/em> sono completati, e quindi segna un nuovo percorso intellettuale di Vincenzo, questa volta visivo, anch\u2019esso \u00abin diretto contatto con il mondo esterno\u00bb<a id=\"_ednref52\" href=\"#_edn52\">[52]<\/a>, dopo quello narrativo, che aveva espresso l\u2019intento di raggruppare e presentare in modo originale e dotto seppure discontinuo e con digressioni su temi mai scolastici come riflesso di una circolarit\u00e0 e condivisione di interessi, testi stesi, per ammissione dell\u2019autore, quasi per una necessit\u00e0 esistenziale contro la noia (scriver\u00e0 su di essa Pascal nel 1670 \u00abnulla \u00e8 insopportabile all\u2019uomo quanto essere in un completo riposo, senza passioni, senza faccende, senza divertimento, senza un\u2019occupazione\u00bb<a id=\"_ednref53\" href=\"#_edn53\">[53]<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anselmi 2003<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S.A. Anselmi, <em>La prima committenza Giustiniani nel palazzo di Bassano Romano, <\/em>in \u00abRivista dell\u2019Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell\u2019arte\u00bb, 2003, 58, pp. 184-185<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Aulus Gellius, <em>Noctes Atticae<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aurigemma 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. G. Aurigemma, <em>Vincenzo Giustiniani: manoscritti ed edizioni<\/em>, in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, ca\u00adtalogo della mostra (Roma, Palazzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squar\u00adzina, Milano 2001, pp. 167-172.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Baldriga 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I. Baldriga, <em>La personalit\u00e0 di Vincenzo Giustiniani nello specchio della sua biblioteca<\/em>, in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una colle\u00adzione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Giustiniani, 26 gen\u00adnaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001, pp. 73-80.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Banti 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A. Banti (a cura di), V. Giustiniani, <em>Discorsi sulle arti e sui mestieri<\/em>, Firenze 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brevaglieri 2019<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Brevaglieri, <em>Natural desiderio di sapere. Roma Barocca tra vecchi e nuovi mondi<\/em>, Roma, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Caravaggio e i Giustiniani<\/em> 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carpita 2008<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">V. Carpita, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/L38GUUF3SE8G5JJ4JAKPXN9G7UIJSTKD4FEH9QRULSND3ULSE6-03945?func=full-set-set&amp;set_number=697979&amp;set_entry=000002&amp;format=999\"><em>L\u2019 \u00e9tude \u2019De la nature et de l\u2019art\u2019 de Francesco Angeloni:\u00a0fonctions d\u2019un cabinet de curiosit\u00e9s \u00e0 Rome dans la premi\u00e8re moiti\u00e9 du XVIIe si\u00e8cle<\/em><\/a>, <em>in <\/em><a href=\"javascript:open_window(%22https:\/\/aleph.mpg.de:443\/F\/L38GUUF3SE8G5JJ4JAKPXN9G7UIJSTKD4FEH9QRULSND3ULSE6-02675?func=service&amp;doc_number=000612543&amp;line_number=0020&amp;service_type=TAG%22);\"><em>Le th\u00e9\u00e2tre de la curiosit\u00e9<\/em><\/a>, dir. ed. S. Linon-Chipon, Paris 2008, pp. 77-90<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carpita 2009<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">V.Carpita, <em>Tra Tasso e Galileo: l\u2019idea bifronte del museo di Francesco Angeloni, <\/em>in \u00abStoria dell\u2019arte\u00bb, 2009, 122-123, pp. 93-118<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Craveri 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">B. Craveri, <em>La<\/em> <em>civilt\u00e0 della conversazione, <\/em>Milano 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cropper-Dempsey 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E. Cropper, Ch. Dempsey, <em>Nicolas Poussin. Friendship and the Love of Painting<\/em>, Princeton 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Danesi Squarzina 1997<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Danesi Squarzina, <em>The collections of Cardinal Benedetto Giustiniani. Part I<\/em>, Documents for the History of Collecting: 24. Published with assistance from the Provenance Index of the Getty Information Institute, in &#8220;The Burlington Magazine&#8221;<em>, <\/em>1997, 139, pp. 766-791.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Danesi Squarzina 1998<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Danesi Squarzina, <em>The collections of Cardinal Benedetto Giustiniani. <\/em><em>Part II<\/em>, Documents for the History of Collecting: 25. Published with assistance from the Provenance Index of the Getty Information Institute, in \u00abTheBurlingtonMagazine\u00bb, 1998,140, pp. 102-118.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Danesi Squarzina 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Danesi Squarzina, <em>La collezione Giustiniani. Benedetto, Vincenzo, Andrea nostri contemporanei<\/em>, in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001, pp. 17-45.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Danesi Squarzina 2003<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Danesi Squarzina, <em>La Collezione Giustiniani. Inventari, Documenti<\/em>, 3 voll., Torino 2003<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">De Renzi-Sparti 2007<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. De Renzi \u2013 D. L. Sparti, voce <em>Giulio<\/em> <em>Mancini<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 68, Roma 2007, online<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dizionario di filosofia<\/em> Treccani, 2009, online<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Federici 2003<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Federici, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/NJ3X5SF89EYGSD5JG58TCSA1HYSAK652UHML7EDGTQCDEK6BU5-27942?func=full-set-set&amp;set_number=847091&amp;set_entry=000005&amp;format=999\"><em>Il trattato <\/em>\u00ab<em>Delle memorie sepolcrali<\/em>\u00bb <em>\u00a0del cavalier Francesco Gualdi:\u00a0un collezionista del Seicento e le testimonianze figurative medievali<\/em><\/a>, in\u00a0\u00abProspettiva\u00bb, 2003, 110\/111, pp. 149-159<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Federici 2010<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Federici, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/NJ3X5SF89EYGSD5JG58TCSA1HYSAK652UHML7EDGTQCDEK6BU5-00204?func=full-set-set&amp;set_number=847052&amp;set_entry=000001&amp;format=999\"><em>Alla ricerca dell\u2019esattezza:&nbsp;Peiresc, Francesco Gualdi e l\u2019antico.<\/em><\/a><em>,<\/em><em> <\/em>in<em>&nbsp;Rome &#8211; Paris, 1640,<\/em> <em>transferts culturels et renaissance d\u2019un centre artistique<\/em>, atti del colloquio Roma Villa Medici, 17-19 aprile 2008, a cura di M. Bayard, Paris 2010, pp. 229-273<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fumaroli 1993<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Fumaroli,&nbsp; <em>Otium, convivium, sermo,&nbsp; <\/em><em>in<\/em><em> <\/em>\u00abRhetorica: A Journal of the History of Rhetoric\u00bb, 1993, 11, 4,&nbsp; pp. 439-443.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fusconi 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">G. Fusconi, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/EVX6FS1YISSHXUADJYU95QHVRNFJA84X9SFKU8AM6DPKUN62B5-13733?func=full-set-set&amp;set_number=056993&amp;set_entry=000008&amp;format=999\"><em>Classicismo e realismo nei disegni di Sandrart per la Galleria Giustiniana,&nbsp;<\/em><\/a>in&nbsp;<em>I Giustiniani e l\u2019Antico<\/em>, catalogo della mostra, (Roma, Palazzo Fon\u00adtana di Trevi, 26 ottobre 2001-27 gennaio 2002), a cura di G. Fusconi, Roma 2001, pp. &nbsp;15-27&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Galleria Giustiniana del Marchese Vincenzo Giustiniani, <\/em>Roma 1631-1640<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gandolfi 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Gandolfi, <em>Le vite degli artisti di Gaspare Celio<\/em>, Firenze 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Haskell-Penny 1984<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Haskell \u2013 N. Penny N., <em>Taste and the Antique. The Lure of Classical Sculpture 1500-1900, <\/em>New Haven &amp; London 1981; ed. it. <em>L\u2019antico nella storia del gusto. La seduzione della scultura classica. 1500-1900, <\/em>Torino 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Herrmann-Fiore 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;K. Herrmann-Fiore, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/MN371FRLJ7B373JKFJD1X2BIJLFEETPSCE5T5PKD1VTERXNNUT-03944?func=full-set-set&amp;set_number=920486&amp;set_entry=000001&amp;format=999\"><em>Die Freien K\u00fcnste im Altertum und in der Neuzeit&nbsp; :&nbsp;ein Wettstreit, dargestellt von Alessandro Tassoni im Jahre 1620.<\/em><\/a>, in&nbsp;<em>Ars naturam adiuvans<\/em>, <em>Festschrift f\u00fcr Matthias Winner zum 11. M\u00e4rz 1996<\/em>, Mainz 1996, a cura di V. von Flemming, pp. 381- 400<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Intrecci virtuosi<\/em> 2017<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Intrecci virtuosi. Letterati, artisti e accademie tra Cinque e Seicento<\/em>, atti del convegno Cassino-Roma&nbsp; 29-31 ottobre 2015,&nbsp; a cura di C. Chiummo, A. Geremicca, P. Tosini,&nbsp; Roma 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le Accademie a Roma<\/em> 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"javascript:open_window(%22https:\/\/aleph.mpg.de:443\/F\/GM6UFP5U5A9T5KCP94Y4YNR2DYGM5TNCBHYH3SL6YUE4AQF5V9-10784?func=service&amp;doc_number=023114669&amp;line_number=0028&amp;service_type=TAG%22);\"><em>Le&nbsp;accademie&nbsp;a&nbsp;Roma&nbsp;nel&nbsp;Seicento<\/em><\/a><em>, <\/em>atti del convegno13-14 giugno 2019, a cura di M. Campanelli, P. Petteruti Pellegrino, E.&nbsp; Russo<em>, <\/em>Roma 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Magnani 2006<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L. Magnani (a cura di), V. Giustiniani, <em>Discorsi sulle arti<\/em>, Novi Ligure 2006.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marucchi-Salerno, 1956-1957<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.Marucchi, G. Salerno,&nbsp; <em>Giulio Mancini, considerazioni sulla pittura, <\/em>Roma 1956-1957, I, <em>Introduzione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazzetti di Pietralata 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C. Mazzetti di Pietralata, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/NJTR31URST3CIUYT5DFMU1MGX9A1HVMXGMQKQPJ31QN8H4R7YV-08316?func=full-set-set&amp;set_number=113888&amp;set_entry=000011&amp;format=999\"><em>Sandrart e la scultura:&nbsp;la collezione Giustiniani nel capitolo sulle statue antiche.<\/em><\/a><em> <\/em>in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001, pp. 173-178<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pierguidi 2011<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Pierguidi, <em>\u00abVanta questa Casa di havere quaranta quadri grandi per Altari\u00bb.<\/em> <em>Sulla collezione Giustiniani,<\/em> in \u00abStudi romani\u00bb 2011, LIX, pp.199-243<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Preimesberger 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Preimesberger, <em>Motivi del \u00abparagone<\/em>\u00bb<em> e concetti teorici nel <\/em>Discorso sopra la Scultura <em>di Vincenzo Giustiniani<\/em>, in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palaz\u00adzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001, pp. 50-64.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Procaccioli 2018<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. Procaccioli, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/RTASNYMTV2Q2797UEAPCGBU51JGMN5GN3AVMK14E6QS4F5JHHL-08100?func=full-set-set&amp;set_number=115333&amp;set_entry=000001&amp;format=999\">\u00ab<em>Santa Nafissa<\/em>\u00bb<em>:&nbsp;per una tipologia della scrittura d\u2019arte <\/em>\u00ab<em>en comique\u00bb.<\/em><\/a><em>, <\/em>in <em>Rire en images \u00e0 la Renaissance, Le plaisirs de rire dans la litt\u00e9rature de la Renaissance,<\/em> a cura di F. Alberti, D. Bodart, Turnhout 2018, pp. 229-244&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I marmi Torlonia<\/em> 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Musei Capitolini, Villa Caffarelli, 14 ottobre 2020-29 giugno 2021), a cura di S. Settis e C. Gasparri, Roma 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solinas 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Solinas, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/4KVF5L2FBNBP9T8RLQF6IGMIIGLV3H9NIDTHNPLDITA5YYMDRG-15452?func=full-set-set&amp;set_number=050759&amp;set_entry=000018&amp;format=999\"><em>Museo o galleria?:\u00a0Cassiano dal Pozzo e Vincenzo Giustiniani<\/em><\/a>, in <em>I Giustiniani e l\u2019Antico<\/em>, catalogo della mostra, (Roma, Palazzo Fon\u00adtana di Trevi, 26 ottobre 2001-27 gennaio 2002), a cura di G. Fusconi, Roma 2001, pp. 151-174\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sparti 1998 a<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D. L. Sparti, , 49, Ser. 3, 17,  <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/NJ3X5SF89EYGSD5JG58TCSA1HYSAK652UHML7EDGTQCDEK6BU5-21069?func=full-set-set&amp;set_number=846683&amp;set_entry=000002&amp;format=999\"><em>Il Musaeum Romanum di Francesco Angeloni:\u00a0la quadreria.<\/em><\/a><em>,<\/em>in \u00abParagone\u00bb, 1998, pp. 46-79<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sparti 1998 b<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.L. Sparti,&nbsp;<a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/NJ3X5SF89EYGSD5JG58TCSA1HYSAK652UHML7EDGTQCDEK6BU5-15038?func=full-set-set&amp;set_number=846727&amp;set_entry=000001&amp;format=999\"><em>Il Musaeum Romanum di Francesco Angeloni:&nbsp;formazione e dispersione<\/em>.<\/a>,in \u00abParagone\u00bb, 1998, 49, Ser. 3, 22, pp. 47-80<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Strinati 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C. Strinati, <em>Caravaggio<\/em> <em>vincitore<\/em> in <em>Caravaggio e i Giustiniani<\/em> 2001, in <em>Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Palaz\u00adzo Giustiniani, 26 gennaio-15 maggio 2001; Berlino, Altes Museum, 15 giugno-9 settembre 2001), a cura di S. Danesi Squarzina, Milano 2001, pp. 46-49<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Strunck 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ch. Strunck, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/4KVF5L2FBNBP9T8RLQF6IGMIIGLV3H9NIDTHNPLDITA5YYMDRG-15458?func=full-set-set&amp;set_number=050759&amp;set_entry=000020&amp;format=999\"><em>La sistemazione seicentesca delle sculture antiche:&nbsp;la Galleria Giustiniana e la galleria di palazzo Giustiniani a confronto<\/em>.<\/a> In <em>I Giustiniani e l\u2019Antico<\/em>, catalogo della mostra, (Roma, Palazzo Fon\u00adtana di Trevi, 26 ottobre 2001-27 gennaio 2002), a cura di G. Fusconi, Roma 2001, pp. 57-70&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ways of making and knowing<\/em> 2017<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/1GYH6EQ935MT3RRPP6II369CCHR6LBVCU6UJY1DRE6DYQKR2UU-10975?func=full-set-set&amp;set_number=790865&amp;set_entry=000005&amp;format=999\"><em>Ways of making and knowing:&nbsp;the material culture of empirical knowledge.<\/em><\/a><em>,<\/em> atti del convegno Londra 2005, a cura di P. H.&nbsp;Smith, A.R.W. Meyers, H.J. Cook, New York 2017<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref1\" id=\"_edn1\">[1]<\/a> Il volume \u00e8 acquistabile come e-book (<a href=\"http:\/\/digital.casalini.it\/9788821010712\">http:\/\/digital.casalini.it\/9788821010712<\/a>) o copia cartacea (https:\/\/www.vaticanlibrary.va\/it\/pubblicazioni\/).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref2\" id=\"_edn2\">[2]<\/a> Danesi Squarzina 1997 e 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref3\" id=\"_edn3\">[3]<\/a> <em>Caravaggio e i Giustiniani <\/em>2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref4\" id=\"_edn4\">[4]<\/a> Danesi Squarzina, 2003.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref5\" id=\"_edn5\">[5]<\/a> Se si confrontano le due raccolte gi\u00e0 note ed edite, ossia <em>Orsucci<\/em> 48 e <em>Ott. lat.<\/em>, 2365 gi\u00e0 di Amayden, rispettivamente sono sette nel primo e quattro nel secondo, anche se nella raccolta Amayden, come ho gi\u00e0 scritto (Aurigemma 2001, pp. 167-172), &nbsp;doveva essere presente il <em>Discorso<\/em> sulla pittura pubblicato da Michele Giustiniani nel 1675 separato dal ms <em>Ott. lat.<\/em> 2365, operando una selezione ma riportando varie lettere di dedica ad Amayden evidentemente da lui aggiunte perch\u00e9 in <em>Vat. lat.<\/em> 12670 non ve ne sono (tranne una).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref6\" id=\"_edn6\">[6]<\/a> Come gli scritti quasi coevi di Giulio Mancini, anche quelli di Vincenzo Giustiniani sono rimasti manoscritti, con la differenza che Giustiniani li ha raccolti in una versione definitiva unitaria, mentre Mancini ha prodotto, come noto, ventidue volumi sovrapponendo, riscrivendo e quindi rendendo il suo lavoro non pubblicabile sino alla collazione ed edizione moderna di Marucchi-Salerno, 1956-1957, I, <em>Introduzione<\/em>, che segnala anche nei ms argomenti tangenti quelli del marchese (cfr. anche De Renzi-Sparti 2007) di cui parler\u00f2 nel mio prossimo saggio i.c.d.s..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref7\" id=\"_edn7\">[7]<\/a> Manca in questa raccolta<em> Avvertimenti per uno scalco<\/em>, presente in quella lucchese, riportata da Banti 1981, ma di attribuzione incerta, e che alla studiosa sembrava destinato a \u00abun palazzo gentilizio di Genova\u00bb (p. 123).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref8\" id=\"_edn8\">[8]<\/a> Sullo stretto legame tra Vincenzo e il nipote, cfr. Danesi Squarzina 2003, <em>Documenti<\/em>, p. XXVII, e pp. 177-193 per la figura di Camillo e il suo inventario del 1640.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref9\" id=\"_edn9\">[9]<\/a> Il ms in questione non contiene, come detto, le lettere di dedica ad Amayden presenti negli altri manoscritti (ma solo quella per la caccia); ne consegue un ridimensionamento della figura dell\u2019avvocato a favore dell\u2019identificazione nella \u00abS.V.\u00bb di Camillo Massimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref10\" id=\"_edn10\">[10]<\/a> Come gi\u00e0 suggeriva Banti 1981, p.6, parlando di \u00abamichevoli esercitazioni\u00bb, mentre intuiva l\u2019esistenza di un unico volume.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref11\" id=\"_edn11\">[11]<\/a> Si tratterebbe, secondo Mazzetti di Pietralata 2001, p. 175, di un riferimento agli spazi in cui Giustiniani ospitava i giovani artisti da lui protetti, intesa come accademia per studio nel palazzo di famiglia. Per Strunck 2001, p.64, Vincenzo si presenta come \u00abpromotore di una accademia privata che ha trasformato la pubblicazione di quella raccolta in un\u2019opera d\u2019arte autonoma\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref12\" id=\"_edn12\">[12]<\/a> Tra i pi\u00f9 recenti studi rinvio a <em>Intrecci virtuosi<\/em> 2017 e <em>Le Accademie a Roma<\/em> 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref13\" id=\"_edn13\">[13]<\/a> Secondo Strinati 2001, \u00e8 citato \u00abin modo divertito e ironico\u00bb p.46 (ma cfr. anche Danesi Squarzina, <em>ivi<\/em>, p. 41); Giustiniani ricorda l\u2019<em>Annunziata<\/em> di Zuccari (due volte) al Collegio Romano distrutta nel 1623 e la apprezza (con riserva): \u00abe perch\u00e9 talvolta un pittore ha fatto opera eccellente e lodatissima e poi mai pi\u00f9 ne ha fatta simile, come il Zuccaro nella nicchia dell\u2019Annunciata del Collegio Romano\u00bb. Del resto nel palazzo di Bassano Bernardo Castello utilizza per le decorazioni incisioni da Zuccari, cfr. Anselmi 2003, pp. 184-185; Danesi Squarzina 2003, inv. I, pp. 435-436, per Federico nell\u2019inventario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref14\" id=\"_edn14\">[14]<\/a> Danesi Squarzina 2003, inv. I, pp. LXXII-LXXIV.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref15\" id=\"_edn15\">[15]<\/a> Questo conferma l\u2019intuizione di Banti 1981, che rilevava (p. 7) \u00abnon dovendo allontanarsi troppo dal 1610, anno di morte del Merisi (che \u00e8 citato come \u00abpittore dei nostri d\u00ec\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref16\" id=\"_edn16\">[16]<\/a> Per \u00abpi\u00f9 che mediocre\u00bb Giustiniani intende \u00abpi\u00f9 che discreto\u00bb, quindi in senso positivo, direi adatto a un giovane da mettere alla prova, e come mi ha fatto notare Luisa Capoduro, che ringrazio, il termine \u2018mediocre\u2019 \u00e8 usato sempre da Vincenzo nei <em>Discorsi<\/em> in questa accezione, e non negativa (come conferma il codicillo del 1638 a Camillo Massimo). Del resto non avrebbe senso iniziare con un rimando negativo alla mediocrit\u00e0, ma piuttosto per introdurre i parametri di cui tenere conto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref17\" id=\"_edn17\">[17]<\/a> Danesi Squarzina 2001, p. 30, sottolinea il contatto ripetuto tra Giustiniani e Cerasi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref18\" id=\"_edn18\">[18]<\/a> L\u2019ipotesi che il riferimento al cardinale fosse non per Del Monte ma per Giustiniani, e anzi che il quadro fosse stato commissionato dai due fratelli, con una serie di deduzioni che prendono le mosse anche da Calvesi, in Pierguidi 2011, pp. 202, 204, 213-214. Si aggiunge ora anche la nota \u2018di parte\u2019 di Celio, secondo cui a consigliare Merisi al cardinale Del Monte per la Cappella fu Prospero Orsi, creando poi il consenso popolare, cfr. Gandolfi 2021, p. 321 (ringrazio Massimo Moretti per il suggerimento).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref19\" id=\"_edn19\">[19]<\/a> Danesi Squarzina 2003, <em>Documenti<\/em>, pp.20-21.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref20\" id=\"_edn20\">[20]<\/a> Fogg Art Museum, Cambridge Mass, in <em>Caravaggio e i Giustiniani<\/em> 2001, A9, p.119.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref21\" id=\"_edn21\">[21]<\/a> Per il gran numero di artisti stranieri citati e anche ospitati mi sono chiesta quanti di questi, spesso giovani e sconosciuti, avrebbero potuto preferire e trarre giovamento dalla foresteria immaginata ma non realizzata per la sua scomparsa da Zuccari in casa propria, quindi godendo di autonomia e ponendosi in relazione diretta con l\u2019accademia, piuttosto che nell\u2019orbita di un committente e collezionista come Vincenzo, che garantiva, oltre alle commissioni, anche il contatto diretto con le sue collezioni antiche e moderne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref22\" id=\"_edn22\">[22]<\/a> Preimesberger 2001, p.53.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref23\" id=\"_edn23\">[23]<\/a> Sul gusto di Vincenzo rinvio a Cropper &#8211; Dempsey, 1996, p. 99. Sull\u2019unit\u00e0 tra pittura e scultura realizzata attraverso la <em>Galleria<\/em> <em>Giustiniana<\/em> anche nella ricerca estetica come nella tecnica Strunck 2001, p. 63.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref24\" id=\"_edn24\">[24]<\/a> Preimesberger 2001, pp. 52-53.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref25\" id=\"_edn25\">[25]<\/a> Passa per il Fracastoro e per la simpatia naturale cfr. Preimesberger 2001, pp. 54-55; Cropper- Dempsey 1996, in realt\u00e0 riguarda i contagi pp. 99-101 (da Galeno, interessante legame con la salute dei <em>Discorsi<\/em> seguenti); secondo Fracastoro, Navagero nega che il poeta scriva solo per piacere, non cerca la similitudine ma la bellezza dell\u2019espressione dell\u2019idea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref26\" id=\"_edn26\">[26]<\/a> Strinati 2001 pp.46-47, tratta del <em>Discorso<\/em> a confronto con l\u2019Amore vincitore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref27\" id=\"_edn27\">[27]<\/a> <em>I Marmi Torlonia<\/em> 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref28\" id=\"_edn28\">[28]<\/a> Mi riferisco evidentemente al discorso di F. Cesi, <em>Del natural desiderio di sapere et istitutione de\u2019Lincei per adempimento di esso<\/em>, tenuto a Roma nel 1616.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_edn29\" href=\"#_ednref29\"><strong>[29]<\/strong><\/a>\u00a0 Secondo Cropper Dempsey, 1996, p. 90, Vincenzo era pi\u00f9 vicino all\u2019ideale di corte di Castiglione che alla filosofia naturale dei Lincei. Per Galileo, letto da Vincenzo negli anni \u201930, cfr. Baldriga 2001, pp. 74, 79 (anche per una possibile posizione arretrata di Benedetto): ma noto che l\u2019anticopernicano Liberti Fromondi <em>De immobilitate Terr\u00e6<\/em> in 4\u00b0 \u00e8 pubblicato ad Anversa nel 1631, dopo la morte del cardinale (1621) quindi apparteneva a Vincenzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref30\" id=\"_edn30\">[30]<\/a> Brevaglieri 2019, e <em>Ways of making and knowing<\/em> 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref31\" id=\"_edn31\">[31]<\/a> Come pure memoria, materia, persone virtuose, insieme a velocit\u00e0 d\u2019ingegno ed eloquenza naturale, argute facezie, ecc.: ma per questi aspetti lessicali e per considerazioni sulla biblioteca Giustiniani rinvio ad un mio contributo in corso di stampa nella collana monografica \u00abLessico artistico\u00bb&nbsp;di \u00abHorti Hesperidum\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref32\" id=\"_edn32\">[32]<\/a> Sparti 1998 a e 1998 b (ma si vedano anche E. Vaiani 2014, L. Lorizzo 2017, L. Sickel 2018), in particolare il secondo saggio, sugli anni \u201920, fase di assestamento; sul dialogo a tre con M. Massani e G. Gigli, pp. 51-52; p.55, Angeloni mette il suo museo volutamente alla rinfusa per confrontare meglio, sistematico nella sua a-sistematicit\u00e0, ed \u00e8 con questi occhi che si dovrebbe guardare a molte delle raccolte secentesche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref33\" id=\"_edn33\">[33]<\/a> Carpita 2009, pp. 94-104.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref34\" id=\"_edn34\">[34]<\/a> Federici 2003, pp. 149-159, per i contatti con Amayden.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref35\" id=\"_edn35\">[35]<\/a> Federici 2010, pp. 229-273: erudito di curiosit\u00e0 (il termine usato nel titolo del <em>Discorso<\/em> di Vincenzo) equivale per Federici ad approssimativo, a differenza dell\u2019esattezza postulata da Peiresc, e, aggiungo, dell\u2019atteggiamento assertivo di Giustiniani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_edn36\" href=\"#_ednref36\">[36]<\/a> Cfr. Carpita 2008; mie osservazioni sulla base dell\u2019uso nei <em>Discorsi<\/em> di \u00abhumor peccante\u00bb per ridimensionare l\u2019ipotetico \u2018pentimento\u2019 di Giustiniani in un saggio di prossima pubblicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref37\" id=\"_edn37\">[37]<\/a> Per gli interessi volti anche verso il mondo inglese, alchimia e astrologia, esotico e teatro, cfr. Baldriga 2001, che nota il numero esiguo di libri, meno di 400, rispetto ai 3000 di del Monte e quindi il sospetto di un inventario incompleto (p. 73).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref38\" id=\"_edn38\">[38]<\/a> Danesi Squarzina 2003, <em>Inventari<\/em> I, pp. LXXIII-LXXIV<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref39\" id=\"_edn39\">[39]<\/a> Secondo Cropper-Dempsey 1996, p. 89, la questione \u00e8 se il buon gusto sia perch\u00e9 aristocratico o venga da un <em>habitus<\/em> morale; Vincenzo \u00e8 meno vicino a Castiglione e Vasari e scivola da giudizio a gusto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[40] <em>Galleria Giustiniana <\/em>1631-1640, II: Villa a porta del Popolo, gi\u00e0 di Benedetto, tavv. 155- 156, Villa al\u00a0\u00a0 Laterano tavv. 157-160, Bassano tavv. 161-162, 165.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref41\" id=\"_edn41\">[41]<\/a> Come gi\u00e0 notava Magnani 2006, p.14, per il quale l\u2019antico e la vita in villa sono \u00absegni fondanti del prestigio della famiglia\u00bb riferito anche a Luca Giustiniani a Genova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref42\" id=\"_edn42\">[42]<\/a> Craveri2001, p. 457, retorica antica per l\u2019<em>otium<\/em> non per il <em>negotium, <\/em>delle <em>Epistulae<\/em> <em>ad<\/em> <em>familiares<\/em> di Cicerone. Fumaroli 1993, su <em>otium<\/em>, <em>convivium<\/em>, <em>r<\/em>etorica, pp. 439-443.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref43\" id=\"_edn43\">[43]<\/a> <em>Noctes Atticae, <\/em>XIII, 11, 1-7, da Varrone, <em>Saturae<\/em> <em>Menippeae<\/em>, che non ci \u00e8 giunto se non attraverso Gellio.<s><\/s><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref44\" id=\"_edn44\">[44]<\/a> Danesi Squarzina 2003, I, p. 383, e p. 437 per il <em>De remedijs utriusque fortun\u00e6 <\/em>in biblioteca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref45\" id=\"_edn45\">[45]<\/a> Alberti \u00e8 nella biblioteca principale, <em>ivi, <\/em>pp. 376, 379; Plinio, Guicciardini, Serlio e Ripa sono nell\u2019inventario di Bassano, <em>ivi, <\/em>pp.519-520.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref46\" id=\"_edn46\">[46]<\/a> Procaccioli 2018, p.231, \u00abnon concorrenza tra accademie ma complementariet\u00e0, al punto che non sarebbe azzardo eccessivo dire che si trattava quasi di sezioni di un\u2019unica grande accademia, un\u2019accademia paolina o farnesiana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_edn47\" href=\"#_ednref47\">[47]<\/a> <em>Querelle des anciens et des modernes ad<\/em> <em>vocem<\/em> in <em>Dizionario di filosofia Treccani<\/em> 2009 online. Per Tassoni, Herrmann Fiore 1996.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref48\" id=\"_edn48\">[48]<\/a> Haskell-Penny1984, pp. 32-33, riportano l\u2019opinione dei visitatori sulla collezione Giustiniani come un repertorio con pochissimi pezzi di qualit\u00e0 da confrontare con le altre collezioni. Strunck 2001, p. 66 per il paragone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref49\" id=\"_edn49\">[49]<\/a> Cropper Dempsey 1996, p. 71<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref50\" id=\"_edn50\">[50]<\/a> Danesi Squarzina 2001, p. 39, Cropper-Dempsey 1996, pp. 65-68.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref51\" id=\"_edn51\">[51]<\/a> Solinas 2001, pp. 151-174, p. 151, per il <em>Museo cartaceo<\/em> i disegni sono tratti da collezioni altrui, mentre per la <em>Galleria<\/em> si tratta di opere scelte di un solo proprietario e si potevano variare, i trenta artisti si differenziano, quindi si coglie la \u2018matrice estetica\u2019, in entrambi i casi come scuole per artisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref52\" id=\"_edn52\">[52]<\/a> Fusconi 2001, p. 16.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_edn53\" href=\"#_ednref53\">[53]<\/a> Traggo la citazione dalla voce <em>Noia<\/em> del <em>Dizionario di filosofia<\/em> Treccani, 2009 online. Ulteriori mie considerazioni sugli altri <em>Discorsi <\/em>in un saggio in preparazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Giustiniani Scritti editi e inediti, a cura di Silvia Danesi Squarzina e Luisa Capoduro, Citt\u00e0 del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 2021, Studi e testi 548, pp. 306, con indice dei nomi, 1 ill. 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