{"id":4497,"date":"2024-01-16T09:47:11","date_gmt":"2024-01-16T08:47:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=4497"},"modified":"2024-01-17T10:16:01","modified_gmt":"2024-01-17T09:16:01","slug":"da-trapani-a-nimes-riflessioni-su-un-perduto-e-forse-ritrovato-dipinto-ascrivibile-al-monocolo-di-racalmuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2024\/01\/16\/da-trapani-a-nimes-riflessioni-su-un-perduto-e-forse-ritrovato-dipinto-ascrivibile-al-monocolo-di-racalmuto\/","title":{"rendered":"Da Trapani a N\u00eemes? Riflessioni su un perduto (e forse ritrovato) dipinto ascrivibile al \u201cMonocolo di Racalmuto\u201d."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1825 lo storico Giuseppe Maria di Ferro dava alle stampe la sua <em>Guida per gli stranieri in Trapani<\/em> e nell\u2019elencare le opere d\u2019arte della chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 si soffermava su un dipinto dall\u2019insolito soggetto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Nel primo altare a sinistra, in un luogo oscuro al di sotto del coro, vi \u00e8 un bel quadro di eccellente scuola Romana del secolo XV. Si presenta nel primo piano Ges\u00f9 Cristo, che mostra un ragazzo \u00e0 suoi discepoli, per deprimere la loro ambizione, ed erudirli nell\u2019umilt\u00e0. Al di dietro di quel popolo spettatore, si scorge un certo edifizio d\u2019ordine Gerosolimitano. Sull\u2019alto vi \u00e8 una gloria, composta da una turba di Angeli, e stupendamente ingegnosa. Le figure di quegli spiriti, non sono buttati alla rinfusa. Quelle stesse projette, lasciano travedere all\u2019immaginativa tutte le altre intere, e ben ordinate<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 Gioacchino Di Marzo a ritornare alla met\u00e0 del secolo sulla medesima opera dalla stranissima iconografia (non c\u2019\u00e8 dubbio, infatti, che si tratti dello stesso quadro) ed il primo ad attribuirla al pittore Pietro D\u2019Asaro detto il \u201cMonocolo di Racalmuto\u201d (1579-1647) dal nome della sua citt\u00e0 natale in provincia di Agrigento e per la sua menomazione fisica (era cieco di un occhio)<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste le sue parole: \u00ab[\u2026] il Nazareno, che mostra un fanciullo ai discepoli, e nell&#8217;alto una moltitudine di angeli, dipinto sul fare del Monocolo di Racalmuto\u00bb<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cento anni esatti dal testo del di Ferro il quadro \u00e8 ancora citato dal Padre Agostino Gioia, che per\u00f2 pare riprendere le parole del suo predecessore in quanto afferma che la tela stava \u00absul primo altare a sinistra in un luogo oscuro al di sotto del coro\u00bb. Probabilmente l\u2019autore scriveva senza averne avuto visione diretta giacch\u00e9 il canonico Fortunato Mondello un ventennio prima, nell\u2019esporre i beni artistici del medesimo edificio ecclesiastico, riferendosi al quadro descritto dal Di Marzo cos\u00ec si esprimeva: \u00abIl Di Marzo, nella continuazione all\u2019Amico [\u2026] menziona parimente un quadro di scuola siciliana sul fare del Monocolo di Racalmuto, esprimente il Nazareno coi discepoli e un fanciullo, esempio da imitare per l\u2019acquisto dei cieli\u00bb e continuava \u00abquel dipinto, gi\u00e0 deperito, \u00e8 scomparso\u00bb<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatto sta che nel 1985, all\u2019epoca della grande mostra monografica, la curatrice Maria Pia Demma non poteva che constatare: \u00abIl dipinto di fatto non \u00e8 pi\u00f9 in chiesa da tempo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stando alla pi\u00f9 antica descrizione del Di Ferro la composizione pittorica in esame si rivela alquanto oscura in relazione al soggetto illustrato. Cosa rappresentava essa realmente? E, in particolare, chi era il fanciullo che, a conti fatti, sembrerebbe quasi costituire il protagonista della pala?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giunge in soccorso una scoperta non proprio recente e curiosamente non ancora entrata nella discussione critica di ambito siciliano, per quel che mi \u00e8 noto. Mi riferisco ad un dipinto su tela raffigurante <em>Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci<\/em> che \u00e8 da tempo esposto nel <em>Mus\u00e9e des beaux-arts <\/em>di N\u00eemes (<strong>Fig. 1)<\/strong><a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div  class=\"wp-block-ultimate-post-image ultp-block-c0334e\"><div class=\"ultp-block-wrapper\"><figure class=\"ultp-image-block-wrapper\"><div class=\"ultp-image-block ultp-image-block-none\"><img decoding=\"async\"  class=\"ultp-image\"  src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Fig.-1-Pietro-DAsaro-detto-il-Monocolo-di-Racalmuto-qui-attr.-Il-miracolo-della-mo-scaled.jpg\" \/><\/div><\/figure><\/div><\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fig. 1 &#8211; Pietro D\u2019Asaro detto \u201cil Monocolo di Racalmuto\u201d (qui attr.),<em> Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci<\/em>, 1609 ca., olio su tela, N\u00eemes, Mus\u00e9e des Beaux-arts, \u00a9 St\u00e9phane Ramillon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attribuito con molto acume da Alain Chevalier a Gaspare Bazzano detto \u201clo Zoppo di Gangi\u201d (Gangi 1565 ca.-1624)<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a> che lo ha datato al 1600-1605 ca., \u00e8 entrato nelle collezioni di quell\u2019istituzione prima del 1911.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si conoscono le modalit\u00e0 di ingresso e i precedenti proprietari dell\u2019opera, ma quanto rappresentato in essa \u00e8 singolarmente simile all\u2019iconografia descritta dal Di Ferro. Il soggetto del quadro di N\u00eemes si rif\u00e0 infatti all\u2019episodio evangelico relativo al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci cos\u00ec come narrato da Giovanni, l\u2019unico che fa esplicitamente riferimento al fanciullo:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1 Dopo questi fatti, Ges\u00f9 and\u00f2 all&#8217;altra riva del mare di Galilea, cio\u00e8 di Tiber\u00ecade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Ges\u00f9 sal\u00ec sulla montagna e l\u00e0 si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Ges\u00f9 vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: \u201cDove possiamo comprare il pane perch\u00e9 costoro abbiano da mangiare?\u201d. 6 Diceva cos\u00ec per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: \u201cDuecento denari di pane non sono sufficienti neppure perch\u00e9 ognuno possa riceverne un pezzo\u201d. 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 \u201cC&#8217;\u00e8 qui un ragazzo che ha cinque pani d&#8217;orzo e due pesci; ma che cos&#8217;\u00e8 questo per tanta gente?\u201d. 10 Rispose Ges\u00f9: \u201cFateli sedere\u201d. C&#8217;era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Ges\u00f9 prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribu\u00ec a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finch\u00e9 ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: \u201cRaccogliete i pezzi avanzati, perch\u00e9 nulla vada perduto\u201d. 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d&#8217;orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominci\u00f2 a dire: \u201cQuesti \u00e8 davvero il profeta che deve venire nel mondo!\u201d(Gv. 6,1-14).<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tela del museo francese si pu\u00f2 scorgere il Nazareno seduto e attorniato dagli apostoli e da molti discepoli mentre sta osservando un ragazzino in ginocchio posto al centro della scena che reca una cesta contenente dei pani e regge con la mano destra due pesci. A indicare il fanciullo non \u00e8 per\u00f2 Ges\u00f9 bens\u00ec l\u2019apostolo Andrea, con la canonica veste azzurra e il manto giallo-oro. Il capo del santo \u00e8 attorniato da un\u2019aureola molto particolare (un cerchio di luce con al centro una specie di stella che emana dei raggi dorati) quale si riscontra in alcune composizioni del citato Pietro d\u2019Asaro, parente acquisito e quasi certamente allievo prima e collaboratore poi del pi\u00f9 anziano Bazzano: la <em>Nativit\u00e0 con i santi Chiara, Francesco e Giovanni Battista<\/em> (1609) di Palazzo Abatellis (<strong>Fig. 2<\/strong>), il S<em>an Carlo Borromeo <\/em>(1612) del convento palermitano di S. Domenico a Palermo, la tela con la <em>Sacra Famiglia<\/em> della chiesa del Carmine di Racalmuto, ecc.<\/p>\n\n\n<div  class=\"wp-block-ultimate-post-image ultp-block-3ade5e\"><div class=\"ultp-block-wrapper\"><figure class=\"ultp-image-block-wrapper\"><div class=\"ultp-image-block ultp-image-block-none\"><img decoding=\"async\"  class=\"ultp-image\"  alt=\"Image\"  src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Fig.-2-Pietro-DAsaro-detto-il-Monocolo-di-Racalmuto-Nativita-con-i-santi-Chiara-Francesco-e.jpg\" \/><\/div><\/figure><\/div><\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fig. 2 &#8211; Pietro D\u2019Asaro detto \u201cil Monocolo di Racalmuto\u201d, N<em>ativit\u00e0 con i santi Chiara, Francesco e Giovanni Battista<\/em>,&nbsp;&nbsp; 1609, olio su tela, Palermo, Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eseguita forse per la chiesa di S. Vito a Chiusa Sclafani (o, come suggerito dal compianto Giovanni Mendola, per la chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 a Palermo) la succitata grande tela della <a><em>Nativit\u00e0<\/em><\/a>, firmata e datata 1609, \u00e8 una scena affollatissima che si svolge su due livelli: in basso, in primo piano, l\u2019evento principale mentre in alto presenzia una altrettanto gremita gloria di angeli cantori e musici; nello sfondo dai toni fiamminghi una scena minore illustra l\u2019annuncio ai pastori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pure nel paesaggio di sapore nordico della tela francese compaiono dei personaggi &#8211; uomini e donne con bambini &#8211; colti in atteggiamento di attesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi chiedo a questo punto se il quadro di N\u00eemes non sia da identificare proprio con quello \u2018perduto\u2019 gi\u00e0 in Santa Maria di Ges\u00f9 a Trapani, il quale, forse perch\u00e9 rovinato e molto inscurito (il che potrebbe spiegare la difficile lettura del soggetto da parte del Di Ferro e del Di Marzo), fu tolto prima del 1905 dalla parete della chiesa e affidato a qualche restauratore senza scrupoli che ne elimin\u00f2 la parte alta con la schiera angelica (probabilmente la zona pi\u00f9 rovinata) salvando il resto, che poi rivendette a qualche antiquario o collezionista; e da l\u00ec, attraverso passaggi per ora ignoti, nel museo francese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A corroborare tale ipotesi suggestiva \u00e8 l\u2019analisi effettuata direttamente sul quadro dai restauratori dell\u2019istituzione museale di N\u00eemes<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>: dopo aver smontato la cornice si \u00e8 potuto appurare che la tela originaria era stata tagliata in passato su tutti e quattro i lati, come dimostrano i rispettivi bordi che sono stati coperti con una fettuccia di carta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa la prova che siamo di fronte all\u2019opera \u2018perduta\u2019? Allo stato dei fatti \u00e8 impossibile affermarlo con assoluta certezza: non \u00e8 da escludere infatti che la composizione ora a N\u00eemes possa costituire una replica con alcune varianti di quella eseguita per la citata chiesa trapanese ma che potrebbe aver subito il medesimo degrado e trattamento distruttivo. A meno che non sia invece una replica in formato minore e con delle vistose modifiche (l\u2019assenza della moltitudine di angeli) e destinata non a un edificio chiesastico ma a un contesto pi\u00f9 privato, come la cappella di un palazzo<a id=\"_ftnref8\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte ipotesi che al momento sono destinate a restare aperte fino a quando non emergeranno ulteriori prove incontrovertibili a favore dell\u2019una o dell\u2019altra posizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tornare all\u2019autore del quadro, a giudicare esclusivamente dalla riproduzione fotografica credo che esso vada individuato proprio nel D\u2019Asaro pi\u00f9 che nel Bazzano, maestro nella bottega del quale il giovane Pietro era entrato agli inizi del 1600 o poco prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero che lo stile dei due artisti in molte opere tende ad&nbsp; assomigliarsi; e anche in presenza di opere firmate e datate \u201cZoppo di Gangi\u201d il dubbio di essere difronte a un lavoro a quattro mani si palesa sovente. Certi dettagli morelliani, tuttavia, mi sembrano pi\u00f9 caratteristici del primo che del secondo: le fisionomie dei volti resi con una sorta di sfumato leonardesco e gli occhi dei personaggi in lontananza come se fossero dei grossi buchi scuri, le anatomie, con i muscoli evidenziati quasi cera plasmata, la generale tendenza a rendere la lunghezza del braccio leggermente superiore a quella dell\u2019avambraccio, le linee delle pieghe dei manti sempre franta e spezzata, la preziosit\u00e0 delle stoffe dall\u2019effetto serico, i personaggi maschili con i cappelli a tesa larga e i soldati con gli elmi piumati color ciclamino sono tutti elementi iconografici molto pi\u00f9 peculiari delle opere del Monocolo che dello Zoppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Risulta da documenti d\u2019archivio che Gaspare Bazzano aveva lavorato agli inizi della carriera a Trapani per i carmelitani dell\u2019Annunziata al seguito di Giuseppe Alvino detto \u201cil Sozzo\u201d (ante 1550-1611), suo maestro; il che potrebbe essere un indizio a suo favore. Ciononostante credo fermamente che spetti al D\u2019Asaro l\u2019ideazione del quadro ora a N\u00eemes in una data prossima alla sunnominata <em>Nativit\u00e0<\/em>, quando lo stile del nostro \u00e8 ancora nobile ed elegante e per nulla toccato da quel caravaggismo esteriore e quasi caricaturale che caratterizza, come si \u00e8 detto, le opere scalabili all\u2019incirca tra il 1618 e il 1623.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad ogni modo l\u2019iconografia del dipinto perduto trapanese \u00e8 alquanto rara nell\u2019isola<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Forse in uno dei luoghi visitati nel suo viaggio di studio ricordato dalle fonti (e tra questi centri Roma, Genova, forse Milano, e molto probabilmente Napoli)<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, il Monocolo pot\u00e9 ammirare composizioni aventi questa particolare raffigurazione. Appare tuttavia molto pi\u00f9 probabile che fece ricorso (come molti altri maestri) a qualche stampa di invenzione o di traduzione di altre scuole pittoriche continentali che doveva circolare anche in Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tal proposito ho rintracciato l\u2019intaglio di un anonimo incisore (Aliprando Caprioli?) da un\u2019invenzione di Taddeo Zuccari (<strong>Fig. 3<\/strong>), che a tutti gli effetti sembra il precedente iconografico pi\u00f9 calzante a cui guard\u00f2 il pittore<a id=\"_ftnref11\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div  class=\"wp-block-ultimate-post-image ultp-block-19da24\"><div class=\"ultp-block-wrapper\"><figure class=\"ultp-image-block-wrapper\"><div class=\"ultp-image-block ultp-image-block-none\"><img decoding=\"async\"  class=\"ultp-image\"  alt=\"Image\"  src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Fig.-4-Anonimo-incisore-del-sec.-XVI-da-Taddeo-Zuccari-Moltiplicazione-dei-pani-e-dei-pesci-scaled.jpg\" \/><\/div><\/figure><\/div><\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fig. 3 &#8211; Aliprando Caprioli (attr.), da Taddeo Zuccari,<em> Moltiplicazione dei pani e dei pesci<\/em>, sec. XVI, incisione, ubicazione sconosciuta, Bologna, Fondazione Federico Zeri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si noti come l\u2019impaginazione della scena sia sostanzialmente molto simile, nonostante l\u2019impianto orizzontale della tela (ma forse in origine verticale) rispetto alla stampa che ha un andamento opposto. Somigliante appare ad esempio, in alto a sinistra, la figura di Cristo, seduto e attorniato da alcuni apostoli, che si rivolge ad Andrea (posto alla sua destra, per chi guarda) con i rimanenti alle spalle; cos\u00ec come la folla dei discepoli accalcata in basso in primo piano che si allontana degradando nella zona destra verso il fondo dove sta una sorta di collinetta sovrastata da una fitta boscaglia, proprio come nella tela; riprese con qualche minima variante anche le pose delle figure in primo piano nell\u2019angolo in basso a sinistra (quella femminile che guarda all\u2019indietro voltando la testa, l\u2019altra che tiene in braccio il figlioletto e guarda verso la sua sinistra), o il rapporto tra volti ripresi di fronte accanto ad altri colti da dietro, cos\u00ec come uno spunto sembra sia stato tratto dall\u2019altro personaggio inginocchiato nell\u2019angolo opposto, sempre in basso; e, ancora, sono somigliantissimi i volti dei vecchi barbuti dalle orbite scure che sbucano dalla roccia in secondo piano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esemplari grafici come quello appena descritto dovevano essere presenti in gran numero nelle botteghe artistiche siciliane dell\u2019epoca. Padre Fedele da San Biagio (1717-1801), pittore, letterato e il suo primo biografo, riportava la notizia che il racalmutese \u00abusava lo stile antico de\u2019 Pittori, chiamati Zuccheri, che lasciarono le loro opere nelle logge del Vaticano\u00bb<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>; appare perci\u00f2 evidente che il D\u2019Asaro dovette recare con s\u00e9 dai suoi diversi viaggi (o da un unico lungo soggiorno) di studio fuori dall\u2019isola disegni e incisioni di tali maestri e, tra questi, quasi certamente l\u2019intaglio succitato su invenzione di Taddeo. Come che sia, il tema non molto frequente, ebbe un certo rilancio in relazione al dibattito sull\u2019eucarestia. Quale contenitore migliore dunque una chiesa francescana come Santa Maria di Ges\u00f9 a Trapani?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tela di N\u00eemes potrebbe datarsi all\u2019incirca verso il 1609 o poco prima, appartenendo alle opere prodotte dall\u2019artista subito dopo il presunto soggiorno fuori dalla Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vicinissima per lo stile \u00e8 ad esempio la <em>Adorazione dei Magi<\/em> (<strong>Fig. <\/strong>4) gi\u00e0 nel Museo Diocesano di Palermo e dal 2012 riportata all\u2019Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita da dove proveniva<a id=\"_ftnref13\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div  class=\"wp-block-ultimate-post-image ultp-block-285a01\"><div class=\"ultp-block-wrapper\"><figure class=\"ultp-image-block-wrapper\"><div class=\"ultp-image-block ultp-image-block-none\"><img decoding=\"async\"  class=\"ultp-image\"  alt=\"Image\"  src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Fig.-3-Pietro-DAsaro-detto-il-Monocolo-di-Racalmuto-attr.-Adorazione-dei-magi-1609-1613-c-scaled.jpg\" \/><\/div><\/figure><\/div><\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fig. 4 &#8211; Pietro D\u2019Asaro detto \u201cil Monocolo di Racalmuto\u201d (attr.), <em>Adorazione dei magi<\/em>, 1609-1613 ca., olio su tela, Palermo, oratorio del Rosario in Santa Cita, \u00a9 Ezo Brai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Datata dalla Demma tra il 1609 e il 1613, presenta colori brillanti, intensi e luminosi, giustapposti con abile maestria in armonici contrasti, dettagli preziosi nelle stoffe e nell\u2019oggettistica, finissimi sfondi paesaggistici: elementi tutti riscontrabili anche nella tela del Mus\u00e9e des beaux-arts.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non manca l\u2019aderenza al testo del brano evangelico con l\u2019atteggiamento pacato di Cristo che contrasta con quello pi\u00f9 animato dell\u2019apostolo Andrea (e pi\u00f9 ancora dell\u2019altro in rosso alla sua destra), e con il senso di stanchezza dovuto alla fame degli astanti e dell\u2019immensa folla. Gli inserti naturalistici dello sfondo tipicamente nordici brillano di una luce irreale, argentea, quasi lunare. Ed \u00e8 proprio la luce che fa risaltare ogni singolo dettaglio anatomico, botanico o materico (dalle vesti seriche ai preziosi inserti di broccato).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pietro D\u2019asaro \u00e8 artista ancora oggi poco noto oltre la ristretta cerchia degli specialisti eppure fu molto celebre nel periodo in cui visse e oper\u00f2, gli ultimi decenni del secolo XVI e la prima met\u00e0 del XVII, quando in Sicilia il linguaggio artistico mut\u00f2 radicalmente, transitando dal tardo-manierismo di influenza centro-italiana e tosco-romana alla breve parentesi caravaggesca fino all\u2019affermarsi del barocco. Ed \u00e8 proprio nel contesto isolano che \u00e8 considerato uno dei maestri pi\u00f9 significativi e innovativi della sua epoca in quanto nelle sue opere certe parte della critica ha riscontrato, oltre ad una acclarata (e quasi certamente voluta) discontinuit\u00e0 stilistica, una molteplicit\u00e0 di riferimenti che non hanno uguali tra i maestri siciliani della sua epoca: su un substrato tardo-manierista, che dovette apprendere nel periodo della sua prima formazione a Palermo entro il 1600<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a> (con richiami al Barocci, agli Zuccari e ai paesaggisti fiamminghi alla Paul Bril), si innestano molteplici influenze (alcune delle quali acquisite molto probabilmente nel corso di un pi\u00f9 o meno lungo soggiorno di studio che, stando alle testimonianze antiche, si svolse tra Roma e Genova, supportato forse dai Del Carretto, Signori di Racalmuto, di origini liguri), da quella napoletana di un Teodoro D\u2019Errico o di un Francesco Curia, da un lato, alla senese di un Ventura Salimbeni o di un Francesco Vanni, dall\u2019altro, dalla genovese intrisa di cultura romana e naturalismo veneto di un Andrea Semino o un Bernardo Castello alla \u00ablezione naturalistica di alcuni pittori fiamminghi di passaggio a Genova, dove pot\u00e9 ammirare anche le opere dei Bassano\u00bb e infine \u00abla componente realistica di tipo lombardo\u00bb come la pittura del giovane Cerano \u00abaltrettanto ricca di esperienze romane intrise di violenza e languori fiamminghi\u00bb, come evidenziato dalla Demma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E su tutte quella delle opere del Caravaggio, avvertibile in diverse sue composizioni scalabili all\u2019incirca tra il 1618 e il 1623, a rappresentare il tratto che pi\u00f9 di altri ha colpito lo spettatore moderno: un caravaggismo esteriore, \u2018epidermico\u2019, e mai appieno assimilato nella sua alta valenza drammatica e che tuttavia, per i forti contrasti chiaroscurali e per l\u2019adesione al naturalismo e ad un crudo realismo (talvolta anche di tipo espressionistico che ha fatto parlare di \u2018pittura brutta\u2019) ne fa un <em>unicum<\/em> nel panorama artistico del suo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tutto ci\u00f2 sia aggiungano i diversi generi artistici affrontati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il clerico D\u2019Asaro, infatti, coltiv\u00f2, oltre alla ineludibile tematica sacra, anche quella di genere, con nature morte, tempeste di mare, battaglie, soggetti mitologici e allegorico-biblici: \u00ab[&#8230;] segnalossi ancora ne&#8217; suoi quadri, e specialmente nel dipingere paesi, frutta, fiori e diversit\u00e0 di animali, volatili maritimi e campestri, e ancora figurine con le sopradette cose sopra piccolissimi rami e sopra tavolette [&#8230;] in Palermo e in altre citt\u00e0 del Regno\u00bb, affermava il citato Padre Fedele da San Biagio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una produzione, questa, che dovette colpire molto il gusto dei contemporanei (tanto che i suoi dipinti furono commissionati dalla locale nobilt\u00e0 che li richiese per abbellire i propri palazzi utilizzandoli talvolta come sovrapporte); e abbondante ma di cui, purtroppo, poco si \u00e8 conservato rispetto alle diverse opere menzionate dalle fonti e ancora tutte da rintracciare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 probabile che la scelta di dedicarsi a tali generi artistici gli deriv\u00f2 da quanto pot\u00e9 ammirare nel corso del succitato soggiorno di studio riportato dalle testimonianze antiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono stati ancora individuati documenti a suffragarne la veridicit\u00e0 ma i suoi dipinti evidenziano iconografie e cifre stilistiche non comuni tra gli artisti Siciliani coevi (come l\u2019inclusione di eleganti canestre di frutta in molte delle sue pale d\u2019altare che rimandano inequivocabilmente al celeberrimo modello del Merisi alla Pinacoteca Ambrosiana).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piace perci\u00f2 aggiungere in questa sede un ulteriore tassello alla costruzione del suo catalogo tutto sommato ancora esiguo rispetto a quanto tramandato dai documenti d\u2019archivio e dalla locale letteratura otto-novecentesca. Consistente in una quindicina o poco meno di opere firmate, per lo pi\u00f9 grandi pale d\u2019altare eseguite per chiese o confraternite, e tele di medie dimensioni richiestegli dai \u2018particolari\u2019 per adornare le proprie dimore patrizie, altre (poco pi\u00f9 di una ventina) gli sono state riferite su base stilistica; molte pi\u00f9 composizioni dovette dipingere il nostro, sacre e profane, soprattutto per privati, che fino ad ora non sono state individuate ma che presenziano in diversi inventari di quadrerie, siciliani e non; e se sono passate nelle aste, sovente hanno figurato sotto altro nome. Bisogna poi aggiungere che anche tra le pale commisionategli dai vari ordini religiosi alcune tra quelle ricordate dalle fonti (e considerate veri e propri capolavori) sono andate distrutte, perite per incuria o in seguito agli eventi bellici; oppure rubate, mentre di altre ancora non se ne conosce il destino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per concludere, il quadro di N\u00eemes, che rappresenta una assoluta novit\u00e0 per gli studi, \u00e8 sicuramente un testo figurativo di grande bellezza, fascino ed eleganza tardo-manierista riferibile con molta probabilit\u00e0 al Monocolo di Racalmuto, il pittore che \u2018con un occhio solo riusciva a creare in Sicilia verso la fine del primo decennio XVII secolo quanto altri facevano con due.&nbsp;&nbsp;L\u2019augurio \u00e8 che la tesi attributiva qui cautamente esposta venga accolta favorevolmente dagli studiosi del pittore e contribuisca a rinnovare l\u2019interesse per una personalit\u00e0 non incasellabile in schemi precostituiti ma certamente di primo piano nel panorama artistico a lui contemporaneo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bibliografia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Causa 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S. Causa, <em>Una traccia per il \u201cMonocolo di Racalmuto\u201d<\/em>, in \u201cParagone\u201d, LXXII, 155-156, gennaio-marzo 2021, pp. 78-84.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chevalier 2000<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A. Chevalier, Attribu\u00e9 a Gaspare Bazzano, <em>La Multiplication des pains, <\/em>in G. Tosatto, A. Chevalier <em>et al<\/em>., <em>Mus\u00e9e des beaux-arts de N\u00eemes. <\/em><em>Guide des collections<\/em>, Paris, 2000, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Ferro 1825<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">G. M. Di Ferro,<em> Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico<\/em>, Trapani, 1825<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Marzo 1856<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">G. Di Marzo,<em> Dizionario topografico della Sicilia di Vito Amico tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo<\/em>, I-II, Palermo, 1855-1856.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fedele da S. Biagio 1788<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Padre Fedele da S. Biagio, <em>Dialoghi familiari sopra la pittura difesa ed esaltata <\/em>[\u2026] <em>col Sig. avvocato D. Pio Onorato palermitano<\/em>, Palermo 1788.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gioia 1925<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. A. Gioia, <em>\u00abLa minoritica Provincia di Val di Mazara\u00bb, sotto il titolo della Immacolata Concezione<\/em>, Palermo 1925.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leone de Castris 1991<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. Leone de Castris, <em>Pittura del Cinquecento a Napoli 1573-1606. L\u2019ultima maniera<\/em>, Napoli 1991.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mendola 1997<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">G. Mendola, <em>Uno zoppo a Palermo e un soldato a Gangi. Gaspare Bazzano e Giuseppe Salerno attraverso i documenti e le testimonianze<\/em>, in <em>Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi, <\/em>catalogo della mostra, Gangi, chiesa del SS. Salvatore, palazzo Bongiorno, chiesa Madre, chiesa di S. Paolo, 19 aprile-I\u00b0 giugno 1997, a cura di V. Abbate, <em>et al<\/em>.,, Gangi 1997, pp. 27-43.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mondello 1905<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Mondello, <em>La chiesa di S. Maria di Ges\u00f9 in Trapani e il capolavoro di Andrea della Robbia<\/em>, Trapani 1905.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pietro D\u2019Asaro \u00abil Monocolo di Racalmuto\u00bb<\/em>1985<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pietro D\u2019Asaro \u00abil Monocolo di Racalmuto\u00bb 1579-1647<\/em>, catalogo della mostra, Racalmuto, chiesa Made e chiesa del Monte, 9 novembre 1984-13 gennaio 1985, a cura di M. P. Demma, con una prefazione di L. Sciascia, Palermo 1985.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pugliatti 2011<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">T. Pugliatti,<em> Pietro D\u2019asaro detto \u00abIl Monocolo di Racalmuto\u00bb<\/em>, in Eadem,<em> Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale (1557-1647),<\/em> Palermo 2011, pp. 417-456.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi <\/em>1997<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi<\/em>, catalogo della mostra, Gangi, chiesa del SS. Salvatore, palazzo Bongiorno, chiesa Madre, chiesa di S. Paolo, 19 aprile-I\u00b0 giugno 1997, a cura di V. Abbate, <em>et al<\/em>.,, Gangi 1997.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zani 1821<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. Zani, <em>Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti<\/em>, Parma 1821, parte II, vol., VI, p. 281-282.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> G. M. Di Ferro, <em>Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico<\/em>, Trapani, 1825, p. 249.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Sulla vicenda biografica dell\u2019artista, i documenti, la bibliografia e il corpus dei dipinti e dei disegni, oltre al fondamentale catalogo della mostra curata da Maria Pia Demma, <a>con una prefazione di L. Sciascia, <em>Pietro D\u2019Asaro \u00abil Monocolo di Racalmuto\u00bb 1579-1647<\/em>, <\/a>Racalmuto, chiesa Madre e chiesa del Monte, 9 novembre 1984-13 gennaio 1985, Palermo 1985, p. 23 sgg., si veda ora il saggio monografico di <a>Teresa Pugliatti, <em>Pietro D\u2019asaro detto \u00abIl Monocolo di Racalmuto\u00bb<\/em>, <\/a>in Eadem, <em>Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale<\/em><em>(1557-1647)<\/em>, Palermo 2011, pp. 417-456 (con ampliamento del <em>corpus<\/em> dei dipinti e aggiornamento documentario e bibliografico).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> G. Di Marzo, <em>Dizionario topografico della Sicilia di Vito Amico tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo<\/em>, I-II, Palermo, 1855-1856, II, 1856, p. 618.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> P. A. Gioia, <em>\u00abLa minoritica Provincia di Val di Mazara\u00bb, sotto il titolo della Immacolata Concezione<\/em>, Palermo 1925, p. 110; F. Mondello, <em>La chiesa di S. Maria di Ges\u00f9 in Trapani e il capolavoro di Andrea della Robbia<\/em>, Trapani 1905, p. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a><em> La Multiplication des pains<\/em> (Inv. IP 467), olio su tela, cm 78 x 103. A. Chevalier, Attribu\u00e9 a Gaspare Bazzano, <em>La Multiplication des pains, <\/em>in G. Tosatto, A. Chevalier <em>et al<\/em>., <em>Mus\u00e9e des beaux-arts de N\u00eemes. <\/em><em>Guide des collections<\/em>, Paris, 2000, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Sulle figure di Gaspare Bazzano (o Vazzano) e Giuseppe Salerno (Gangi 1573-1633), entrambi noti fino a non molto tempo fa con lo pseudonimo de \u201clo Zoppo di Gangi\u201d, si rimanda al fondamentale<a><\/a><a><em>Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi<\/em><\/a>, catalogo della mostra, Gangi, chiesa del SS. Salvatore, palazzo Bongiorno, chiesa Madre, chiesa di S. Paolo, 19 aprile-I\u00b0 giugno 1997, a cura di V. Abbate, <em>et al<\/em>.,, Gangi 1997 (con bibliografia) e, in particolare, al saggio del compianto Giovanni Mendola (<em>Uno Zoppo a Palermo e un soldato a Gangi. Gaspare Bazzano e Giuseppe Salerno attraverso i documenti e le testimonianze<\/em>, pp. 27-43) che ha sciolto definitivamente l\u2019assimilazione tra le due differenti personalit\u00e0 artistiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Desidero ringraziare la Direzione del Museo di N\u00eemes e nello specifico la dott.ssa V\u00e9ronique Boccaccio-Toulouse che su espressa richiesta di chi scrive ha cortesemente concesso l\u2019autorizzazione a effettuare un\u2019indagine diretta sul manufatto da parte dei restauratori della medesima istituzione museale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Che il Monocolo replicasse alcuni dei suoi soggetti \u00e8 dimostrato dall\u2019esistenza di due dipinti con <em>Orfeo incanta gli animali<\/em>, uno in collezione privata e l\u2019altro a Palazzo Abatellis, due tele con <em>Scena di Naufragio<\/em> entrambe in raccolte private, due con la scena di <em>Enea in fuga dall\u2019incendio di Troia<\/em>, anch\u2019esse in mani private (su queste S. Causa, <em>Una traccia per il \u201cMonocolo di Racalmuto\u201d<\/em>, in \u201cParagone\u201d, LXXII, 155-156, gennaio-marzo 2021, pp. 78-84, tavv. 80-81), e di ben tre versioni de <em>La Conversione di Saulo<\/em> conservate rispettivamente al Museo Pepoli di Trapani, ai Musei Civici di Caltagirone e al Museo Mandralisca di Cefal\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Conosco solo una composizione ad affresco raffigurante tale tema ubicata nel refettorio dell\u2019Abbazia benedettina di <a>Santa Maria del Bosco di Calatamauro<\/a>, sito nel comune di Contessa Entellina, cittadina della citt\u00e0 metropolitana di Palermo. Di autore anonimo \u00e8 datata 1609.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Si deve a Pierluigi Leone de Castris l\u2019aver individuato all\u2019interno de <em>Il<\/em> <em>Forastiero<\/em> di Giulio Cesare Capaccio (1634) un riferimento ad opere del Monocolo e, in particolare, alcuni dipinti \u00abdel Monocolo di Racalmuto\u00bb nella collezione napoletana di Santi Francucci e, nello specifico, \u00abmolti quadri di battaglie e un Paradiso\u00bb (P. Leone de Castris, <em>Pittura del Cinquecento a Napoli 1573-1606. L\u2019ultima maniera<\/em>, Napoli 1991, p. 16 e p. 20, nota 69).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> L\u2019immagine del foglio di ubicazione sconosciuta si conserva nella fototeca Zeri di Bologna, dove l\u2019esemplare \u00e8 datato alla seconda met\u00e0 del XVI secolo. Nel margine inferiore al nome dell\u2019inventore \u201cTadeus Zuccarus inventor\u201d, non si accompagnano quelli del disegnatore e dell\u2019incisore, ma solo degli stampatori Filippo e Giovanni Turpino. Gi\u00e0 in: <a href=\"http:\/\/catalogo.fondazionezeri.unibo.it\/entry\/work\/31231\/Anonimo%20sec.%20XVI%2C%20Moltiplicazione%20dei%20pani%20e%20dei%20pesci\">http:\/\/catalogo.fondazionezeri.unibo.it\/entry\/work\/31231\/Anonimo%20sec.%20XVI%2C%20Moltiplicazione%20dei%20pani%20e%20dei%20pesci<\/a> Secondo lo Zani sarebbe uno dei primi intagli dell\u2019incisore di origini trentine Aliprando Caprioli (P. Zani, <em>Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti<\/em>, Parma 1821, parte II, vol., VI, p. 281-282.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> <a>Padre <\/a><a>Fedele da S. Biagio, <em>Dialoghi familiari <\/em><\/a><em>sopra la pittura difesa ed esaltata <\/em>[\u2026] <em>col Sig. avvocato D. Pio Onorato palermitano<\/em>, Palermo 1788, pp. 206-210, qui pp. 206-207.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> Olio su tela, 100 x 77,5 cm. Pubblicata in Pugliatti<em> <\/em>2011, p. 451, fig. 400.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> Quasi certamente presso Gaspare Bazzano, col quale il D\u2019Asaro si apparent\u00f2: nel 1608, infatti, la sorella Caterinella spos\u00f2 Antonino Bazzano, figlio del pittore<a><\/a>. \u00c8 stato supposto un alunnato anche presso il fiorentino Filippo Paladini (1544-1614) trasferitosi in Sicilia nel 1595, dove rimase fino alla morte. Da questi il D\u2019Asaro avrebbe accolto le eleganze manieriste mescolate al luminismo caravaggesco. <em>Pietro D\u2019Asaro \u00abil Monocolo di Racalmuto\u00bb <\/em>1985,p. 25; Pugliatti<em> <\/em>2011, pp. 441-443.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1825 lo storico Giuseppe Maria di Ferro dava alle stampe la sua Guida per gli stranieri in Trapani e nell\u2019elencare le opere d\u2019arte della chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 si soffermava su un dipinto dall\u2019insolito soggetto: &#8220;Nel primo altare a sinistra, in un luogo oscuro al di sotto del coro, vi \u00e8 un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":63,"featured_media":4511,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,2],"tags":[286,283,284],"class_list":["post-4497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-analisi","category-anteprime","tag-monocolo-di-racalmuto","tag-pittura","tag-sicilia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Da Trapani a N\u00eemes? 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