{"id":4757,"date":"2024-05-20T19:31:18","date_gmt":"2024-05-20T17:31:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=4757"},"modified":"2024-05-23T10:32:45","modified_gmt":"2024-05-23T08:32:45","slug":"gli-unici-che-andranno-in-cielo-sono-i-collezionisti-intervista-a-pierre-rosenberg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2024\/05\/20\/gli-unici-che-andranno-in-cielo-sono-i-collezionisti-intervista-a-pierre-rosenberg\/","title":{"rendered":"Gli unici che andranno in cielo sono i collezionisti: intervista a Pierre Rosenberg"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parigi, fine marzo. Le stagioni si alternano tutte nello stesso giorno, sotto a quel cielo mutevole che si apre e chiude in continuazione come il mantice di un organetto in festa. La Senna scorre limacciosa, mentre la fl\u00e8che di Notre-Dame \u00e8 ormai quasi risorta dalle sue ceneri. Siamo in Francia per incontrare Pierre Rosenberg, il terzo dei maestri della nostra rubrica di interviste. Storico dell\u2019arte gi\u00e0 Presidente-Direttore del Louvre (1994-2001), membro della prestigiosa Acad\u00e9mie Fran\u00e7aise, tra i massimi esperti di Poussin, La Tour e molti altri celebri pittori, Rosenberg \u00e8 un\u2019istituzione vivente, tra i pi\u00f9 autorevoli e prestigiosi studiosi francesi e internazionali. L\u2019appuntamento con il Professore \u00e8 alle 10 nel suo appartamento. Aspettiamo l\u2019ora esatta per avvertire della nostra presenza annunciandoci al citofono. Nel giardino esterno alla casa alcuni segni dell\u2019italiomania del professore: \u201cTRAGHETTO PER S. MARCO\u201d \u201cTRAGHETTO PER RIALTO\u201d sono i due cartelli gialli affissi ai muri, forse acquistati in qualche mercatino nei suoi consueti soggiorni in Laguna. Varcando la soglia d\u2019ingresso si ha l\u2019impressione di entrare in un luogo interamente votato alle arti. Sulle pareti l\u2019affastellamento di dipinti \u00e8 da quadreria settecentesca, i mobili straripano di libri, carte, vetri di murano e altri oggetti artistici. Sull\u2019attaccapanni all\u2019ingresso l\u2019iconica sciarpa rossa, quasi un attributo iconografico del maestro, che ci guida tra le stanze conducendoci nello studio, dove si accomoda sul divano, sul quale sta rincantucciato il suo amato gatto. Alle sue spalle una <em>Piet\u00e0<\/em> di Simon Vouet gli fa da fondale scenico. Iniziamo la nostra conversazione. &nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"659\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-1024x659.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4767\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-1024x659.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-768x494.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-1536x988.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/DSC01918-2048x1318.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Gianni Nunno.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi \u00e8 Pierre Rosenberg? Come si definirebbe?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile rispondere a questa domanda; direi che \u00e8 qualcuno che ha voluto fare tre mestieri diversi, ed \u00e8 possibile che non sia riuscito a farne nessuno dei tre. Io sono un funzionario di stato, ho fatto tutta la mia carriera al Louvre, dove ho iniziato dalle funzioni pi\u00f9 semplici fino a ricoprire il ruolo di Presidente-Direttore; poi sono uno studioso, specializzato nella pittura del Seicento, sui disegni e sulla pittura francese soprattutto di questo secolo, ma anche il Settecento naturalmente. Sto chiudendo proprio in questo periodo il mio ultimo lavoro, il catalogo ragionato dei quadri di Poussin che uscir\u00e0 nei primi mesi del prossimo anno, 10 milioni di battute!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo mestiere \u00e8 il collezionista, che ha ancora l\u2019ambizione di comprare, perch\u00e9 nel 2026 la mia collezione andr\u00e0 via al nascente Mus\u00e9e du Grand Si\u00e8cle dedicato al Seicento francese, e non voglio ritrovarmi in una casa vuota. E dovrei aggiungere una quarta cosa, che \u00e8 l\u2019Acad\u00e9mie Fran\u00e7aise. Io sono un vecchio accademico e gli storici dell\u2019arte che rientrano in questa accademia in Francia sono pochissimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019interesse per le arti fu precoce?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I miei parenti vengono dalla Germania e sono arrivati qui nel 1933 per via del nazismo, sono vissuti poi sempre qui e non hanno pi\u00f9 parlato tra loro in tedesco. Dopo la guerra iniziarono a portarmi per i musei. Ricordo di aver visto le mostre sui capolavori di Vienna, Monaco di Baviera e Berlino che viaggiavano attraverso l\u2019Europa liberata. Questi credo siano stati i cominciamenti. A quel punto iniziai gli studi all\u2019Ecole du Louvre, dove una importante egittologa voleva che divenissi un egittologo anche io, ma virai sulla pittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Qual \u00e8 stata la svolta nel suo percorso di studioso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io feci la mia tesi sui quadri francesi e italiani del Seicento e Settecento del Museo di Rouen; in questi anni, siamo negli anni Sessanta, il Louvre fece una splendida mostra su Poussin, curata da Sterling e Blunt, e avevano promesso di esporre la mostra anche a Rouen, zona di nascita di Poussin. Pass\u00f2 del tempo e procrastinarono, rendendosi poi conto di non avere nessuno che potesse lavorarci, cos\u00ec lo chiesero a me. La mostra si fece nel 1961, \u201cPoussin et son temps\u201d di cui mi occupai del catalogo. Questo fu il mio ingresso nel mondo del Seicento francese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi sono stati i suoi maestri?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile rispondere a questa domanda. Quando ero giovane la storia dell\u2019arte in Francia versava in una condizione disperata, non c\u2019era nessuno che insegnava la storia dell\u2019arte in senso moderno. Le biblioteche erano poverissime, bisognava andare a Londra al Courtauld per fare una scheda. Per questo motivo in un certo senso i miei maestri sono stati pochi. Ho per\u00f2 conosciuto bene e anche da vicino Andr\u00e9 Chastel, un personaggio chiave nell\u2019ingresso della Francia nella storia dell\u2019arte. Chastel aveva dei pregiudizi, per lui la storia dell\u2019arte si faceva all\u2019universit\u00e0 e non nei musei. Quando gli fu diagnosticato un cancro mi avvicinai molto a lui, lo andavo a trovare tutti i sabato con mia moglie per chiacchierare, e conobbi cos\u00ec il Chastel pi\u00f9 umano. Affront\u00f2 la morte in faccia, come faceva un romano dell\u2019antichit\u00e0. Rimasi molto colpito. Dunque non posso dire di essere un suo allievo, ma \u00e8 una persona alla quale rimango ancora molto legato. Attraverso Laclotte conobbi anche Longhi, che veniva qui verso la fine degli anni Cinquanta anche per vedere un po\u2019 il mercato. Aveva qui un amico, un piccolo mercante d\u2019arte, con il quale giocava a poker tutta la notte fino alla mattina, quando Longhi, dopo aver perso tutto, credo fosse pronto a firmare qualsiasi cosa, anche che questa finestra era di Caravaggio (ridiamo insieme <em>ndr<\/em>). L\u2019ho visto regolarmente in quegli anni. Ma in quel periodo la storia dell\u2019arte era dominata dall\u2019Inghilterra: il Burlington, le biblioteche, le aste, la Connoisseurship, era tutto in mano inglese, soprattutto nel campo dei disegni. In quegli anni la Francia era molto indietro, e un po\u2019 anche l\u2019Italia se paragonata all\u2019Inghilterra. L\u2019unica che sopravvive di quella generazione \u00e8 Jennifer Montagu, che al tempo era la pi\u00f9 giovane. Lei voleva a tutti i costi lavorare all\u2019Archivio del Vaticano, che a quel tempo era accessibile soltanto per gli uomini. Cos\u00ec scrisse al direttore firmandosi come \u201cdottore\u201d e le concessero un appuntamento, ma quando si present\u00f2 si accorsero che era una donna. Alla fine la fecero entrare e fu la prima donna ad accedere all\u2019Archivio Vaticano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Con Federico Zeri era in buoni rapporti, ricordo la preziosa intervista che le fece per la serie delle Interviste del Louvre a Mentana.<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"472\" height=\"361\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Immagine2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4760\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Immagine2.png 472w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Immagine2-300x229.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 472px) 100vw, 472px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un frame dall&#8217;intervista fatta da Rosenberg a Zeri a Mentana.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, Zeri era un vero amico. Lui veniva a Parigi tutti i mesi, anche per motivi di mercato, ma anche perch\u00e9 il suo medico era a Parigi, e lo vedeva tutti i mesi. Abitava dall\u2019editore Dino Fabbri. Cos\u00ec tutti i mesi facevamo un pranzo dove lui raccontava le sue famose storie e barzellette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ce lo descriva.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era geniale, stravagante e anche un po\u2019 fuori strada, con un\u2019intelligenza e una capacit\u00e0 inventiva assolutamente eccezionale. Non aveva la penna di Longhi chiaramente, ma dal punto di vista attributivo, beh, l\u2019occhio era incredibile. \u00c8 stato davvero una persona che ha contato nella mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 ha scelto di studiare principalmente la pittura del Seicento e del Settecento? Cosa la affascina di quel periodo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta \u00e8 piuttosto semplice: era un campo completamente sconosciuto. Non intendo solamente Poussin, ma parlo anche di La Tour, che era totalmente sconosciuto, di cui feci la prima mostra nel 1972 ed \u00e8 divenuto oggi uno dei pittori pi\u00f9 importanti del Seicento. La mia specialit\u00e0 \u00e8 stata nell\u2019interessarmi fin dall\u2019inizio ai disegni e alla pittura insieme, che sono spesso considerati separatamente, anche se ritengo sia impossibile studiare la pittura ignorando il disegno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Possiamo dire che Poussin sia il suo artista prediletto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec \u00e8 cos\u00ec. Poussin \u00e8 un pittore amato dai pittori e dagli storici dell\u2019arte, non \u00e8 un pittore popolare perch\u00e9 \u00e8 difficile. Lui riteneva che con i suoi pennelli potesse parlare dei grandi temi della vita umana, la morte, la giovent\u00f9, la provvidenza etc. \u00c8 difficile entrare nel suo mondo, ma una volta entrati non si esce pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Oggi noi italiani fatichiamo a capirne la grandezza, gi\u00e0 Zeri lamentava come fosse \u201csparito dalla coscienza artistica degli italiani\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, ma Longhi lo amava. Aveva scritto anche un saggio su di lui, sulla santa Margherita di Torino, pubblicato dopo la guerra ma che aveva scritto gi\u00e0 nel 1933 in onore di Friedlander. Un bellissimo testo. Lui aveva capito Poussin. Ripeto per\u00f2, \u00e8 un pittore per pochi. Ebbe un grande ammiratore anche in Bernini, che lo segu\u00ec molto e lo am\u00f2 profondamente. Quando Bernini venne a Parigi nel 1665 fece due cose: il progetto della statua equestre di Luigi XIV e il giro di tutti i Poussin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 ancora dell\u2019idea, come ha gi\u00e0 sostenuto, che in un ipotetico incendio del Louvre se potesse salvare una sola opera sceglierebbe Poussin?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec. Il <em>Diluvio<\/em> di Poussin.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"576\" height=\"419\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Poussin_Nicolas_-_LHiver_ou_Le_Deluge_-_1660-1664.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4762\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Poussin_Nicolas_-_LHiver_ou_Le_Deluge_-_1660-1664.jpg 576w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Poussin_Nicolas_-_LHiver_ou_Le_Deluge_-_1660-1664-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nicolas Poussin, <em>L&#8217;Inverno<\/em> o <em>Il Diluvio<\/em>, 1660-1664 ca., Parigi, Louvre.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ha dedicato una cospicua parte dei suoi studi al disegno, redigendo il catalogo ragionato dei disegni di Poussin, Watteau, David, studiando la figura di Mariette ecc. L\u2019<em>inventio <\/em>dell\u2019autore \u00e8 superiore all\u2019esecuzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente per Poussin l\u2019invenzione era capitale, ma lui ha distrutto i suoi disegni. Se ne conosce una piccolissima parte; questo vuol dire che non voleva che si conoscesse il suo processo ideativo, il passaggio dall\u2019idea all\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo lei perch\u00e9 oggi si apprezza molto pi\u00f9 facilmente un pittore come Caravaggio rispetto a Poussin?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 \u00e8 un pittore molto pi\u00f9 facile. \u00c8 un pittore diretto, lui parla direttamente, \u00e8 potente, \u00e8 un pittore di violenza. Ma \u00e8 una fase credo, un momento, come in passato c\u2019\u00e8 stato il grande momento di Michelangelo, poi di Giotto, di Piero della Francesca, adesso \u00e8 il momento di Caravaggio. Chi verr\u00e0 dopo? Ma il fenomeno di Caravaggio \u00e8 oggi incredibile, \u00e8 senza dubbio il pittore italiano pi\u00f9 famoso al mondo. Un aspetto straordinario \u00e8 che tutti lo conoscono in Italia e tutti ne parlano, anche per esempio sul treno da Venezia a Padova si possono sentire conversazioni tra persone che parlano di lui. Questa \u00e8 una cosa che avviene in Italia perch\u00e9 da voi si studia la storia dell\u2019arte nei licei, e fa un\u2019immensa differenza. Gli italiani conoscono molto meglio il loro patrimonio, cosa che avviene meno in Francia, mentre i francesi conoscono meglio la loro storia. Il mio pi\u00f9 grande insuccesso \u00e8 stato il non aver convinto i politici, che ho visto troppo in vita mia, di inserire la storia dell\u2019arte al liceo. \u00c8 stata una battaglia nella quale ho seguito Chastel che per\u00f2 ho perso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Veniamo ora al suo lavoro presso il Louvre, che \u00e8 forse il Museo per antonomasia, il pi\u00f9 famoso e visitato al mondo, onnivoro e universale. Quali sono state le sfide maggiori che ha dovuto affrontare da direttore? Quali i successi di cui va pi\u00f9 fiero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando sono entrato al Louvre il museo era a un livello talmente indietro che non si pu\u00f2 neanche pensare. Mancavano le toilette, in alcune sale addirittura l\u2019elettricit\u00e0, era un disastro. Dunque il desiderio di trasformare questo museo era ovvio. I lavori non furono semplici, non si sono fatti in un giorno diciamo. Si \u00e8 sempre detto che c\u2019era la destra contro la sinistra, ma questo era completamente falso. Bisogna dire poi che se il grande progetto di restauro e riallestimento \u00e8 andato bene lo si deve anche alle 1200 persone che lavorano nel museo, che si sono date tutte da fare. Faccio l\u2019esempio dei custodi, che per la maggior parte vengono da fuori Parigi e sono fieri di lavorare al Louvre, e questa fierezza ha avuto un ruolo importante nella riuscita del progetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi io ho avuto diversi conflitti con Chirac, che conoscevo bene, perch\u00e9 per lui il museo era il museo della razza bianca, lui avrebbe voluto un museo di tutte le civilt\u00e0, come era anche l\u2019idea del fondatore Vivant Denon, ma gli spiegai che non era pi\u00f9 possibile, che non si poteva fare. Lui avrebbe voluto una sezione africana, una oceanica etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una scelta coraggiosa che \u00e8 stata fatta e di cui sono fiero \u00e8 anche quella di aver messo la pittura italiana nella Grande Galerie del museo e la pittura francese al secondo piano, per non essere accusati di sciovinismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Museo del Louvre ha aperto nel 2017 una sede succursale negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi. Da dove nasce questa idea? Non ritiene si tratti di un\u2019operazione commerciale che rischia di svilire la storia del museo, di farne un brand replicabile ovunque?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io presi un po\u2019 parte a questa lotta. Laclotte si oppose fermamente mentre io presi posizione in maniera favorevole. Mi sembrava un\u2019apertura verso un mondo che era fondamentalmente ostile alla civilt\u00e0 occidentale, un mondo molto diverso dal nostro. Oggi per\u00f2 ho un po\u2019 paura, spero di non essermi sbagliato. Laclotte era contrario perch\u00e9 riteneva che le opere fossero come ostaggi in pericolo. L\u2019aspetto commerciale poi \u00e8 ovvio, il Louvre ha bisogno di soldi, soprattutto se vuole mantenere l\u2019aspetto fondamentale dell\u2019autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Philippe Daverio disse la seguente frase in un\u2019intervista: \u201cnessuno va in biblioteca e legge tutti i libri, piuttosto ne prende uno o due. Uno che va in una pinacoteca dovrebbe andare a vedere uno, due quadri al giorno. Avrebbe cos\u00ec il tempo di capire\u201d. Il Louvre \u00e8 proprio l\u2019esempio del museo immenso dove i visitatori si trascinano per ore cercando di vedere tutto e uscendo stremati. Cosa ne pensa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conobbi Daverio e trovo questa frase molto giusta. \u00c8 molto giusto, specie per Poussin (ride <em>ndr<\/em>). Ma la gente un tempo guardava i quadri molto pi\u00f9 lentamente di noi che li vediamo troppo velocemente. Dagli impressionisti in poi si \u00e8 iniziato a vedere i quadri pi\u00f9 rapidamente, bisogna rieducare lo sguardo a vedere le opere lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa pensa della <em>vexata quaestio<\/em> delle restituzioni? Dalla vecchia questione dei marmi del Partenone (ricordo la recente restituzione di un frammento di una lastra appartenente al fregio orientale del Partenone da parte del Museo Archeologico Salinas di Palermo) alle spoliazioni napoleoniche fino alle pi\u00f9 attuali problematiche legate alla decolonizzazione, penso ad esempio alla restituzione da parte della Germania dei bronzi del Benin alla Nigeria, che ha suscitato molte polemiche soprattutto nella destra tedesca.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io sono molto amico di B\u00e9n\u00e9dicte Savoy che insegna a Berlino e si occupa di questi temi. In effetti \u00e8 strano che siamo amici, perch\u00e9 io la penso molto diversamente da lei. Naturalmente sulle opere rubate nulla da dire, ma sulle altre restituzioni non saprei; io sono un grande ammiratore dei musei e sono troppo convinto che questi siano stati una grande invenzione della civilt\u00e0 democratica occidentale, per cui per amore loro non li toccherei molto. So che in questo momento gli inglesi hanno grandi problemi con la restituzione dei marmi del Partenone, perch\u00e9 la maggioranza di loro \u00e8 favorevole alla restituzione. Voi italiani siete pronti a restituire i cavalli di Venezia a Istanbul? Quando a Venezia parlano delle <em>Nozze di Cana<\/em> di Veronese, rimaste al Louvre per uno scambio con un\u2019opera di Le Brun accettato da Canova, io tiro fuori sempre la questione dei cavalli ed emerge un certo imbarazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questo discorso \u00e8 strettamente connesso con il tema delle contestazioni del movimento Black Lives Matter in primo luogo e poi con le recenti azioni di imbrattamento dei giovanissimi movimenti ecologisti. Le statue divelte, decapitate, i monumenti e le opere d\u2019arte imbrattate e prese continuamente di mira sono sintomo di un\u2019arte ancora viva e in grado di suscitare emozioni forti e di veicolare messaggi o siamo invece di fronte agli asini iconoclasti come nel quadro di Frans Francken II? (<em>Gabinetto di un amatore con asini iconoclasti<\/em>, ndr).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io sono troppo vecchio per prendere una posizione netta, sono troppo reazionario in un certo modo, ma vedo bene quali sono i problemi. Di recente la direttrice del Mus\u00e9e d\u2019Orsay ha dovuto litigare molto per poter fare una mostra su Gauguin perch\u00e9 lui aveva delle amanti molto giovani diciamo\u2026 \u00e8 un discorso complicato e le risposte non sono o bianche o nere. Pochi giorni fa ho ricevuto la visita di un direttore di un museo americano; nel 2026 festeggeranno i 250 anni dall\u2019Indipendenza americana ma non sanno se potranno celebrarla, perch\u00e9 questa indipendenza l\u2019hanno fatta con gli schiavi e massacrando i nativi, insomma, colonialismo puro. Dobbiamo ascoltare le posizioni altrui, cercare di convincere chi va troppo lontano e difendere sempre l\u2019idea della civilt\u00e0 occidentale anche con i suoi difetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Louvre \u00e8 stato di recente protagonista di una bella iniziativa di acquisizione di un dipinto; il \u201ccestino di fragole\u201d, capolavoro di Chardin che aveva raggiunta all\u2019asta la reboante cifra di 24,3 milioni di euro. Grazie ad uno sforzo collettivo incredibile e a una campagna portata avanti dal Louvre in maniera brillante e impeccabile, siete riusciti ad acquistarlo evitando cos\u00ec l\u2019esportazione. Che cosa ha di speciale questo dipinto? Perch\u00e9 era cos\u00ec importante che facesse parte delle collezioni del Louvre?<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"831\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/jean-baptiste-simeon-chardin-cestino-di-fragole-1024x831.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4764\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/jean-baptiste-simeon-chardin-cestino-di-fragole-1024x831.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/jean-baptiste-simeon-chardin-cestino-di-fragole-300x243.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/jean-baptiste-simeon-chardin-cestino-di-fragole-768x623.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/jean-baptiste-simeon-chardin-cestino-di-fragole.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jean-Baptiste-Sim\u00e9on Chardin, <em>Il cestino di fragole<\/em>, 1761, Parigi, Louvre.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un quadro nel quale la presenza del silenzio \u00e8 tale che si rimane stupiti. Ha scaturito un fenomeno strano: la gente in strada mi fermava parlandomi di questo dipinto, \u00e8 un\u2019opera che comunica qualcosa anche a chi non sa niente di pittura. \u00c8 un quadro popolare, in un paese dove sono pochi i quadri popolari. Chardin \u00e8 un grandissimo pittore, anche lui un po\u2019 anti-Caravaggio. Io ho conosciuto Morandi, e per lui era \u201cil\u201d pittore! Spero che il dipinto sar\u00e0 pulito bene, perch\u00e9 \u00e8 molto difficile da restaurare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lei vive tra Parigi, sua citt\u00e0 natale, e Venezia, dove passa circa una settimana ogni mese. Che valore hanno queste due citt\u00e0 per la sua vita e per il suo mestiere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io amo molto Venezia per motivi personali, e vivo in parte anche l\u00e0, anche perch\u00e9 vi si lavora molto bene. Dalla mia finestra di lavoro vedo il Canal Grande e i cormorani. A Roma come a Parigi ci sono le ambasciate, il mercato, gli eventi e le distrazioni, mentre a Venezia non c\u2019\u00e8 un antiquario, non ci sono tentazioni quindi, \u00e8 una piccola citt\u00e0 all\u2019opposto di Parigi. Si dicono molte cose sbagliate su Venezia, ma io credo ci sia ancora una base veneziana abbastanza profonda che esiste ancora, come i vecchi artigiani. Venezia \u00e8 una cosa a parte, non la considero neanche Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 cosa nota che lei sia anche un raffinato collezionista. In particolare \u00e8 celebre la sua collezioni di animali in vetro di murano, esposta anche a Venezia col titolo \u201cL\u2019arca di vetro\u201d, e la sua cospicua raccolta di pittura del Seicento e del Settecento, francese e italiana soprattutto, che ha donato al nascente Museo del Secolo d\u2019oro che sar\u00e0 inaugurato il prossimo anno fuori Parigi. Come nasce questa passione collezionistica? Perch\u00e9 si accumulano oggetti belli, preziosi, rari o talvolta anche comuni e apparentemente insignificanti? \u00c8 forse \u201cun antidoto contro la decadenza\u201d, per dirla con Utz, il collezionista di ceramiche di Meissen del romanzo di Bruce Chatwin?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io sono un modesto collezionista, mi definirei pi\u00f9 un rigattiere. Il vero collezionista ha bisogno di tre cose: le conoscenze, i soldi e il tempo. A me mancavano tutte e tre, solo le conoscenze un po\u2019 le ho acquisite, ma pi\u00f9 di tutto mi \u00e8 mancato il tempo. Il collezionista \u00e8 un mestiere a tempo pieno. Avrei voluto donare la mia collezione a Les Andelys, la citt\u00e0 di nascita di Poussin, dove l\u2019idea era di realizzare un museo in un vecchio ospedale del Settecento, ma alla fine per vari motivi non si \u00e8 pi\u00f9 potuto fare e ho deciso di donarla a questo importante museo che nascer\u00e0 a breve, un museo della civilt\u00e0 del Seicento, per spiegare ai francesi (che sono ignoranti) come funzionava quel secolo. Non so se sia un antidoto contro la decadenza, ma sono convinto che gli unici tra noi che andranno in cielo saranno i collezionisti. Il collezionismo \u00e8 un vizio non punito, come scriveva Gide. Sono vizi che si prendono in giovent\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Torno ancora sul bel libro di Chatwin, leggendole un breve passaggio: \u201cUn oggetto chiuso nella teca di un museo&#8221; scriveva &#8220;deve patire l&#8217;innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l&#8217;oggetto muore \u2013 di soffocamento e degli sguardi del pubblico \u2013, mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ci\u00f2 di cui pronuncia il nome, cos\u00ec il collezionista appassionato restituisce all&#8217;oggetto, gli occhi in armonia con la mano, il tocco vivificante del suo artefice. Il nemico del collezionista \u00e8 il conservatore del museo.\u201d Come coesistono in lei queste due anime del collezionista e del conservatore?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec conoscevo questo libro. Io credo che il mondo del collezionismo e il mondo del museo siano due mondi vicinissimi ma molto separati. Ad esempio io non ho mai studiato la mia raccolta, ci sono due ragazze che la studiano e la conoscono molto meglio di me. La mia generazione di conservatori del Louvre ha sempre collezionato, cosa che i curatori pi\u00f9 giovani oggi non fanno. Certamente conosco i motivi, perch\u00e9 le opere un tempo costavano molto meno, ma non \u00e8 una spiegazione sufficiente; oggi si pu\u00f2 fare una raccolta anche con pochissimi soldi se si sceglie un campo totalmente fuori mano. Interessatevi a campi di studio da riscoprire e andate ai mercatini delle pulci!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Era pi\u00f9 importante la collezione di Zeri o la sua?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oh ma non c\u2019\u00e8 dubbio, la mia! Lui prediligeva il soggetto e non l\u2019opera, al contrario di Longhi, per il quale contava la qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa consiglia ai giovani studiosi di storia dell\u2019arte?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di andare ai mercati delle pulci, anche per farsi l\u2019occhio. Ma capisco che l\u2019attribuzionismo e la Conosseurship non interessano pi\u00f9 molto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4766\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Rosenberg-Photo-2-2-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lo studio nell&#8217;appartamento parigino di Pierre Rosenberg. 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