{"id":6199,"date":"2025-11-13T10:19:51","date_gmt":"2025-11-13T09:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=6199"},"modified":"2026-06-23T13:38:35","modified_gmt":"2026-06-23T11:38:35","slug":"alcune-osservazioni-su-spadarino-e-il-suo-rapporto-con-agostino-tassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2025\/11\/13\/alcune-osservazioni-su-spadarino-e-il-suo-rapporto-con-agostino-tassi\/","title":{"rendered":"Alcune osservazioni su Spadarino e il suo rapporto con Agostino Tassi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla filiazione artistica che ha reso inscindibile il nome di Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino (1585-1652), da quello di Caravaggio molto \u00e8 stato detto e molto ancora resta da dire<sup>1<\/sup>. Nel corso della sua longeva, ma poco documentata carriera, Spadarino attravers\u00f2 con ammirabile resilienza le oscillazioni del gusto che a Roma si susseguirono senza sosta per tutta la prima met\u00e0 del XVII secolo, non mancando mai di confermarsi come uno dei pi\u00f9 profondi conoscitori delle opere che il maestro lombardo aveva lasciato nella capitale pontificia. Non per caso, \u00e8 accaduto che pi\u00f9 di uno tra i dipinti tradizionalmente pertinenti al catalogo del Merisi sia stato riferito dagli specialisti alla mano di Spadarino<sup>2<\/sup>.<br>L\u2019incontro di Galli con l\u2019arte di Caravaggio fu certamente decisivo per la messa a punto di un linguaggio figurativo autonomo, ma non si configur\u00f2 come un rapporto esclusivo. Del resto, lo si evince dalle sue stesse opere dove, all\u2019interno di una sintassi di sicuro retaggio caravaggesco, trovano spazio pure altri stimoli; dalle tendenze naturalistiche degli ex-allievi di Annibale Carracci presenti a Roma, in particolare Domenichino e Lanfranco, ai brevi ma folgoranti soggiorni di Antoon van Dyck e del Guercino all\u2019inizio del terzo decennio, fino alle novit\u00e0 importate dai \u00ab<em>molti franzesi e fiammenghi che vanno e vengono <\/em>[e]<em> non li si pu\u00f2 dar regola<\/em>\u00bb<sup>3<\/sup>, per dirla con le parole un po\u2019 seccate del medico Giulio Mancini. Le relazioni che si instaurarono tra Spadarino e i pittori stranieri operanti nell\u2019<em>urbe<\/em> restano un problema aperto e quanto mai affascinante: sono state sottolineate in merito tangenze per nulla irrilevanti con le opere di Gerrit van Honthorst realizzate in prossimit\u00e0 del 1620, con quelle di Johannes van Bronchorst e di Louis Cousin<sup>4<\/sup>. Eppure, di tutti i personaggi con cui Spadarino pot\u00e9 entrare in contatto, probabilmente quello che esercit\u00f2 il peso maggiore sui successivi sviluppi della sua carriera fu allo stesso tempo uno dei meno incisivi per la maturazione del suo stile. Non \u00e8 difficile constatare, infatti, che quasi nulla dei fantasiosi paesaggi immaginati dal pittore-impresario Agostino Tassi entr\u00f2 a far parte del vocabolario artistico di Spadarino, tutto impegnato com\u2019era nella ricerca di una sintesi tra la complessit\u00e0 emotiva dei suoi personaggi e la semplificazione compositiva dei suoi quadri. Al contrario, troppe poche parole sono state spese sulla fecondit\u00e0 del passaggio del nostro pittore dalla bottegadi Tassi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 ormai un fatto acclarato che Agostino avesse raccolto intorno a s\u00e9 una nutrita cerchia di collaboratori allo scopo di portare avanti nel modo pi\u00f9 efficiente i suoi crescenti impegni<sup>5<\/sup>. Il secondo decennio del Seicento fu il momento della definitiva affermazione per lui che, dopo i nebulosi anni giovanili e l\u2019allontanamento da Roma a seguito del processo per lo stupro di Artemisia Gentileschi, era rientrato sulla scena romana da protagonista, avvalendosi delle sue spiccate capacit\u00e0 imprenditoriali e riuscendo ad aggiudicarsi la co-direzione del cantiere della Sala Regia al Quirinale insieme a Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni. Ci\u00f2 che differenziava Agostino da tutti gli altri artisti, rendendo la sua presenza allettante a tal punto da farne tollerare la continua reiterazione di azioni criminali, era la sua straordinaria abilit\u00e0 nel dipingere architetture finte; una specializzazione, quella del quadraturista, in cui dopo la morte dei fratelli Alberti non aveva da temere rivali.<br>L\u2019ingresso di Spadarino nell\u2019<em>entourage<\/em> tassiano non \u00e8 documentato con certezza, ma dovrebbe collocarsi verosimilmente nel 1614. Secondo quanto lo stesso Agostino rifer\u00ec nell\u2019ambito di un processo datato 1619, nel quale veniva accusato di incesto con la cognata Costanza Cannodoli, il nostro pittore, non pi\u00f9 giovanissimo, lo avrebbe infatti \u201cservito\u201d nel corso degli ultimi cinque anni.<br><br>\u00ab<em>Da cinque anni in qua mi han servito un giovane che si chiama Gioanni d\u2019Ancona che mi ha servito a Monte Cavallo nelli lavori di Nostro Signore nella sala Reggia, un certo Christofano che non so di sove se sia, mi ha servito Giovanni Antonio Spadarino, Filippo Franchini mio cognato, et a casa mia mi hanno servito un certo Pietro fiammengo, Goffredo fiammengho, et altri non ho tenuti al mio soldo, ho ben tenuti delli giovani ad imparare<\/em>\u00bb<sup>6<\/sup>.<br><br>Testimonianza peraltro che ben si collegherebbe a quanto affermato da Spadarino l\u2019anno seguente nell\u2019ambito di un altro processo, dove egli dichiar\u00f2 di aver conosciuto personalmente un allievo di Tassi, lo scapestrato pittore di origini francesi Cesare Turpin, da cinque o sei anni non solo per amicizia, ma anche per ragioni professionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<em>Conosco da cinque o sei anni in qua di amicitia et pratica, ma di vista fin da piccolo Cesare Turpino pittore per essere ambidoi d\u2019una professione et anco perch\u00e9 siamo nati tutti doi in un vecinato a Pasquino<\/em>\u00bb<sup>7<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 del tutto verosimile pertanto che entrambi avessero in comune una frequentazione pi\u00f9 o meno prolungata di Agostino, con il quale durante il secondo decennio collaborarono molti altri artisti ed artigiani di estrazione e nazionalit\u00e0 diverse. Nella deposizione processuale del 1619 poc\u2019anzi citata, oltre a Giovanni Antonio, Tassi nominava anche due fiamminghi di nome Pietro e Goffredo, da riconoscersi nel paesaggista Gottfried Wals. A questi si deve aggiungere il sodalizio con Orazio Gentileschi, che lo affianc\u00f2 tra 1611-12 nelle committenze borghesiane del perduto soffitto della Sala del Concistoro al Quirinale e del Casino delle Muse nel palazzo di Scipione (oggi Pallavicini-Rospigliosi), come pure bisogna ricordare i nomi di Cecco del Caravaggio e Paolo Novelli, collaboratori a Bagnaia, di Giovan Francesco Grimaldi, frescante a palazzo Taverna, di Angelo Caroselli, Giovan Battista Greppi e Francesco Lauri in palazzo Pamphilj a piazza Navona. Nel corso del terzo decennio, Tassi collabor\u00f2 con gli emiliani Domenichino, Guercino e Lanfranco in palazzo Lancellotti e in quello del tesoriere generale Costanzo Patrizi (oggi palazzo Costaguti), ma soprattutto ospit\u00f2 nella sua bottega l\u2019astro nascente di Claude Lorrain, un giovane francese giunto dalla cittadina di Chamagne e destinato a rivoluzionare per sempre il genere della pittura di paesaggio<sup>8<\/sup>. Non si dimentichi infine che anche il fratello maggiore di Spadarino, il pittore ed orefice Giacomo Galli, ebbe modo di lavorare contemporaneamente ad Agostino per il cardinale Maurizio di Savoia nel biennio 1624-25<sup>9<\/sup>; anzi, si potrebbe forse immaginare che fosse proprio Giacomo ad introdurre il fratello presso il rinomato quadraturista. Se non altro perch\u00e9 pare che Tassi fosse un vero e proprio \u201capristrada\u201d nel giro delle committenze romane, tanto da potersi persino permettere di chiedere denaro ai suoi seguaci in cambio di commissioni<sup>10<\/sup>. Sulla rete di contatti che Giacomo aveva costruito con importanti famiglie nobiliari e poteva offrire a Giovanni Antonio sarebbe invece opportuno fare maggiore luce in futuro<sup>11<\/sup>. &nbsp;<br>Venendo ora alle occasioni di collaborazione che si verificarono tra Tassi e Spadarino, e che videro quest\u2019ultimo in una posizione di subordinazione, sappiamo che nel 1614 Agostino aveva sostituito il Cavalier d\u2019Arpino alla guida dell\u2019<em>equipe <\/em>che stava affrescando gli ambienti del Casino Montalto a Bagnaia per volont\u00e0 del potente nipote di Sisto V, il cardinale Alessandro Peretti Damasceni di Montalto. Sebbene la partecipazione di Galli al cantiere viterbese non sia suffragata da alcun documento \u2013 il suo nome non compare neanche nel libro dei mandati \u2013 la succitata deposizione di Tassi ha indotto gli studiosi a ricercare la mano del pittore negli affreschi del Casino, per la verit\u00e0 senza mai raggiungere un risultato risolutivo<sup>12<\/sup>. Spesso avviene che nei cantieri in cui si procede secondo un\u2019organizzazione collettiva dei lavori, distinguere le singole mani dei numerosi aiuti diventi un compito arduo e perci\u00f2, almeno per il momento, la presenza di Spadarino nella villa viterbese non pu\u00f2 che rimanere nell\u2019alveo delle probabilit\u00e0. Nessun dubbio invece persiste sul suo intervento nel palazzo del Quirinale; laddove al pittore furono saldati 40 scudi nel luglio 1617<sup>13<\/sup>. Il primo ad individuare la mano spadariniana nella Sala Regia fu Roberto Longhi, il quale in un celebre articolo del 1959 gli attribu\u00ec i due ovali centrali collocati sul fregio di fronte alle finestre e raffiguranti il <em>Ritrovamento di Mos\u00e8<\/em> e <em>Mos\u00e8 con le Madianite<\/em><sup>14<\/sup>. Da quel momento, le due scene mosaiche, con le allegorie e i putti che le fiancheggiano, sono entrate stabilmente a far parte del dibattito intorno al catalogo del pittore<sup>15<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La partecipazione al cantiere della Sala Regia rappresent\u00f2 un\u2019importante svolta nel percorso di Spadarino. Qui non solo pot\u00e9 affinare le sue capacit\u00e0 nel campo della pittura a fresco, una tecnica peraltro scarsamente diffusa tra i seguaci di Caravaggio, ma certamente ebbe modo di fare diretta conoscenza degli altri artisti che vi stavano lavorando. Secondo una stima effettuata a seguito degli ultimi restauri, sotto la soprintendenza del trio Tassi-Lanfranco-Saraceni lavorarono contemporaneamente quasi un centinaio di persone<sup>16<\/sup>. Il ricordo di quelle giornate di pittura \u201cmatta e disperatissima\u201d \u2013 l\u2019intero ciclo fu completato in soli sette mesi dall\u2019agosto 1616 al marzo 1617 \u2013 dovette rimanere impresso nella mente di Giovanni Antonio. \u00c8 poco dubitabile, infatti, che il pittore non abbia rimeditato sul fregio della Sala Regia, o su quello dell\u2019adiacente Stanza di san Paolo <strong>(Fig. 1)<\/strong>, quando pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo fu ingaggiato dal cardinale fiorentino Carlo de\u2019 Medici (dal 1635 Protettore della Corona di Spagna presso la Santa Sede) per realizzare il fregio della Sala Mazzini in Palazzo Madama <strong>(Fig. 2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"462\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-1-1-1024x462.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6207\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-1-1-1024x462.png 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-1-1-300x135.png 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-1-1-768x346.png 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-1-1.png 1404w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 1. Agostino Tassi e aiuti, Particolare di putti reggifestone, 1616-1617, Roma, Palazzo del Quirinale, Sala di San Paolo.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"594\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-1024x594.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6208\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-1024x594.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-768x445.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-1536x891.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-2-2048x1188.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 2. Spadarino, Medaglione con Clemente VII che crea un cardinale tra putti, 1640-1642, Roma, Palazzo Madama, Sala Mazzini (foto Bibliotheca Hertziana). <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spadarino ottenne l\u2019incarico insieme al senese Raffaello Vanni gi\u00e0 nel 1638, come attesta una lettera del guardarobiere mediceo Monanno Monnanni; tuttavia, basandosi sulla cronologia dei pagamenti, Elena Fumagalli ritiene che l\u2019intervento di Galli nella Sala Mazzini e nell\u2019anticamera della Sala Risorgimento debba piuttosto essere compreso nel biennio 1640-1642<sup>17<\/sup>. Del fregio con le otto storie paoline che Tassi aveva dipinto nel 1616, giovandosi forse dell\u2019aiuto di Filippo Napoletano, ritorna il sistema dei putti giganti che affiancano finti ovali bronzei, uno schema gi\u00e0 presagito nei putti reggi <em>cartouche<\/em> della Sala Regia. Nuova \u00e8 invece l\u2019originalissima soluzione che Spadarino adott\u00f2 per il fregio sui lati lunghi della Sala Mazzini, dove due delle quattro <em>Storie di Clemente VII<\/em> sono scolpite su finte lastre che i putti tengono in equilibrio sul bordo del fregio, suggerendone la profondit\u00e0. Da un confronto si colgono immediatamente i progressi compiuti dal pittore rispetto ai modelli tassiani: i muscolosi putti che prima si disponevano secondo un ordine paratattico, atteggiandosi in pose in fondo ancora manierate, adesso si sciolgono cos\u00ec naturalmente in un moto continuo, in un gioco di interazioni che forse avrebbe apprezzato pure Henri Matisse se solo fosse capitato a Palazzo Madama. Non sbaglia Fumagalli a scorgere dietro questo fregio le conseguenze della moltiplicazione di putti che invest\u00ec le opere di Reni, Domenichino, Duquesnoy o Poussin, una moda innescata dalla rinnovata visibilit\u00e0 che il <em>Baccanale degli Andrii <\/em>el\u2019<em>Offerta a Venere<\/em> di Tiziano sperimentarono in collezione Ludovisi a partire dal 1621<sup>18<\/sup>. Lo si vede bene in un dettaglio quale la lotta tra due putti che sembrano citare la Lotta tra amorini e baccarini di Reni alla Galleria Doria-Pamphilj <strong>(Figg. 3-4)<\/strong>, come lo si percepisce anche nello spirito affine che accomuna i cherubini di Galli e i putti di Domenichino <strong>(Figg. 5-6)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"697\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6209\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-3.jpg 670w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-3-288x300.jpg 288w\" sizes=\"auto, (max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 3. Spadarino, Particolare di lotta tra putti, 1640-1642, Roma, Palazzo Madama, Sala Mazzini (foto Bibliotheca Hertziana).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"806\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-4-1024x806.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6210\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-4-1024x806.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-4-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-4-768x605.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-4.jpg 1143w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 4. Guido Reni, Lotta tra amorini e baccarini, 1627-1630 ca., Roma, Galleria Doria-Pamphilj. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"247\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6211\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-5.jpg 247w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-5-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 5. Spadarino, Tre Cherubini (part.), 1625-1630 ca., Collezione privata (gi\u00e0 Miriam Di Penta Fine Arts).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"883\" height=\"989\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6212\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-6.jpg 883w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-6-268x300.jpg 268w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Fig.-6-768x860.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 883px) 100vw, 883px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fig. 6. Domenichino, Allegoria dell\u2019Agricoltura, dell\u2019Astronomia e dell\u2019Architettura (part.), 1624-1625, Torino, Musei Reali &#8211; Galleria Sabauda.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Non va dunque sottovalutato il ruolo di Spadarino all\u2019interno di una storia seicentesca del fregio dipinto ancora tutta da scrivere. Non sappiamo se la scelta di impiegare il pittore a palazzo Madama fosse in qualche modo legata alla sua esperienza con Agostino Tassi, ma resta il fatto che quest\u2019ultimo fu la vera figura di cerniera nel passaggio dai modelli tardo cinquecenteschi al nuovo secolo<sup>19<\/sup>. Agostino riusc\u00ec a scardinare il decorativismo della grottesca per ripensare la struttura del fregio dipinto in termini illusionistici, contribuendo in modo decisivo anche allo sviluppo della pittura di paesaggio, che proprio in questi spazi a ridosso del soffitto trov\u00f2 largo impiego e si diffuse in raffigurazioni sempre pi\u00f9 autonome nel corso del Seicento<sup>20<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, \u00e8 possibile sostenere che la conoscenza di Agostino Tassi serv\u00ec a Spadarino per entrare con maggiore consapevolezza nei meccanismi della committenza romana. Se non altro, sembrerebbe attestare un\u2019avvenuta affermazione del pittore la concentrazione di sue opere databili nel decennio compreso tra gli affreschi della Sala Regia e la commissione del <em>Miracolo di santa Valeria<\/em> per S. Pietro in Vaticano. Non meno significativa fu l\u2019esperienza pratica che Spadarino pot\u00e9 maturare nel contesto di uno o pi\u00f9 cantieri diretti da Tassi. Oltre ad apprendere metodi e comportamenti del lavoro collettivo, il pittore speriment\u00f2 in prima persona cosa significasse coordinare un insieme composito di persone per giungere ad un risultato unitario. Una lezione che gli sar\u00e0 stata senz\u2019altro utile quando decise di assoldare giovani collaboratori e di allestire una piccola bottega nella sua abitazione in via di Ripetta<sup>21<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator aligncenter has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>1<\/sup> Sul pittore il riferimento principale \u00e8 la monografia di Papi 2003.<br><sup>2 <\/sup>Mi riferisco in particolare al <em>Narciso<\/em> delle Gallerie Nazionali d\u2019Arte Antica, sul quale il dibattitto ha ripreso piede dopo la recente mostra \u00ab<em>Caravaggio 2025<\/em>\u00bb. Sulla vicenda critica del dipinto si rimanda invece a Papi 2003, pp. 155-60. In seguito al recente restauro un\u2019altra opera discussa del catalogo di Caravaggio, il <em>Davide e Golia<\/em> del Museo del Prado, \u00e8 stata avvicinata a Spadarino in Zuccari 2024. \u00a0<br><sup>3<\/sup> Mancini 1619-1620, ed. 1956-1957, I, p. 97.<br><sup>4<\/sup> Il rapporto con Honthorst affiorava gi\u00e0 implicitamente nella rassegna del 1970 su <em>Caravaggio e i caravaggeschi nelle gallerie di Firenze<\/em> curata da E. Borea, dove il <em>Convito degli Dei<\/em> di Spadarino veniva presentato con un\u2019attribuzione al pittore olandese: vedi Borea 1970, pp. 63-4. Considerazioni pi\u00f9 approfondite venivano poi espresse in Giffi Ponzi 1987 e in Papi 2003a, pp. 20-21, che discute anche la commissione che coinvolse Spadarino, Gerrit e Cecco per la realizzazione di tre pale destinate alla cappella Guicciardini in S. Felicita a Firenze. Per Van Bronchorst vedi Papi 2018, pp. 233-42, mentre per Cousin Borgogelli 2024, pp. 69-109.<br><sup>5<\/sup> La vicenda di Agostino Tassi \u00e8 stata ricostruita nei fondamentali studi di Patrizia Cavazzini: per una biografia dell\u2019artista si rimanda pertanto a Cavazzini 2008.<br><sup>6<\/sup> Bertolotti 1876, p. 207; Cavazzini 1997, p. 428.<br><sup>7 <\/sup>Bertolotti 1876, p. 221. Cesare Turpin (1599 &#8211; post 1640) nacque a Roma dal pi\u00f9 noto artista e commerciante di origine francese Jean Turpin. Anche se la fama di Cesare non ci \u00e8 stata tramandata da alcuna opera, la familiarit\u00e0 che egli ebbe con i tribunali romani permette di tratteggiare un sommario profilo del pittore. In particolare, nel 1620 Spadarino fece testimonianza in un processo dove Cesare fu accusato di aggressione con armi e furto: \u00e8 da questa fonte che si possono apprendere alcune informazioni circa la loro conoscenza e il comune ambiente in cui entrambi si muovevano. Altre notizie su Turpin si ricavano da Guerrieri Borsoi 2008, pp. 155-56.<br><sup>8<\/sup> Il funzionamento della bottega di Tassi e il suo rapporto con i collaboratori \u00e8 studiato in Cavazzini 1997. <br><sup>9 <\/sup>Zalabra 2003, p. 95. Per Maurizio di Savoia Giacomo realizz\u00f2 alcune arme dipinte e si occup\u00f2 della doratura delle carozze; intanto Agostino era attivo nel palazzo di Montegiordano e nella chiesa di Sant\u2019Eustachio.<br><sup>10<\/sup> \u00c8 quello che successe con Antonio Mariani della Cornia, che pag\u00f2 Tassi 50 studi per ottenere la commissione del <em>Massacro degli Innocenti<\/em> dal cardinale Maurizio di Savoia: cfr. Cavazzini 1997, p. 419.<br><sup>11 <\/sup>In questo senso, \u00e8 interessante notare come nel 1621 il duca di Bracciano Paolo Giordano II Orsini, che negli anni precedenti aveva gi\u00e0 stretto rapporti con Giacomo Galli, si riferisse anche al fratello minore: a un solo giorno di distanza, Giovanni Antonio riceveva 10 scudi per il ritratto del pontefice regnante Gregorio XV Ludovisi, mentre a Giacomo ne venivano saldati 30 per dei lavori non specificati (cfr. Benocci 2006, pp. 15, 31).<br><sup>12 <\/sup>L\u2019intervento di Spadarino \u00e8 stato individuato nei riquadri con le Storie di Mos\u00e8 che decorano l\u2019omonima sala, eseguiti con certezza a partire dall\u2019aprile 1614: sulle diverse posizioni degli studiosi si rinvia a Papi 2003, pp. 116-18. Si vedano anche le evidenze documentarie che hanno permesso la datazione della sala in Cavazzini 1993, p. 326 e la dettagliata analisi dei pagamenti che ne fa Curti 2023, pp. 53-7.<br><sup>13 <\/sup>In realt\u00e0 il pagamento non cita specificamente la Sala Regia, tanto che delle riserve furono avanzate, anche in virt\u00f9 della sua modesta entit\u00e0, in Trezzani 1993, p. 118. Ad oggi, l\u2019intervento dello Spadarino nel fregio della Sala Regia pu\u00f2 dirsi un dato acquisito, sia per la deposizione di Tassi che per le evidenze stilistiche, analizzate dopo i restauri in Vodret 2008, pp. 127-49.<br><sup>14<\/sup> \u00a0Longhi 1959, pp. 29-38.<br><sup>15<\/sup> Per un resoconto delle posizioni degli studiosi vedi Papi 2003, pp. 125-27.<br><sup>16<\/sup> Vodret 2008, p. 127.<br><sup>17 <\/sup>\u00a0La presenza di Galli a Palazzo Madama \u00e8 stata studiata in Fumagalli 1986, pp. 28-39.<br><sup>18<\/sup> <em>Ivi<\/em>, pp. 32-3.<br><sup>19<\/sup> Cavazzini 1997, p. 402<br><sup>20 <\/sup>Costituiscono una testimonianza significativa i paesaggi con edifici antichi che si aprono nel Salone da Ballo di palazzo Lancellotti (1625 ca.), per i quali vedi Cavazzini 2008, pp. 33-37, 62.<br><sup>21 <\/sup>Spadarino risulta residente in via di Ripetta a partire dal 1627. Dagli Stati delle Anime e dalla documentazione processuale che riguarda Galli, si evince la costante presenza di garzoni e collaboratori vari all\u2019interno della sua abitazione. \u00c8 in corso di pubblicazione sulla collana \u00abArtisti in Tribunale\u00bb un contributo dello scrivente dedicato alle vicende giudiziarie del pittore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BENOCCI 2006<br>C. Benocci, <em>Paolo Giordano II Orsini nei ritratti di Bernini<\/em>, Boselli, Leoni e Kornmann, Roma 2006.<br>BERTOLOTTI 1876<br>A. Bertolotti, <em>Agostino Tassi: suoi scolari e compagni in Roma<\/em>, in \u00abGiornale di erudizione artistica\u00bb, 5, 1876, pp. 198-223.<br>BORGOGELLI 2024<br>T. Borgogelli, <em>Dalla Schilderbent a Spadarino: per il naturalismo di Louis Cousin detto Luigi Gentile<\/em>, in \u00abHorti Hesperidum\u00bb, 1, 2024, pp. 69-109.<br>CAVAZZINI 1993<br>P. Cavazzini, <em>New documents for Cardinal Alessandro Peretti Montalto\u2019s frescoes at Bagnaia<\/em>, in \u00abThe Burlington Magazine\u00bb, 1082, 1993, pp. 316-327.<br>CAVAZZINI 1997<br>P. Cavazzini, <em>Agostino Tassi and the organization of his workshop: Filippo Franchini, Angelo Caroselli, Claude Lorrain and the others<\/em>, in \u00abStoria dell\u2019Arte\u00bb, 91, 1997, pp. 401-431.<br>CAVAZZINI 2008<br>P. Cavazzini, <em>La vita e le opere di Agostino Tassi<\/em>, in <em>Agostino Tassi (1578-1644). Un paesaggista tra immaginario e realt\u00e0<\/em>, catalogo della mostra, Roma, Palazzo Venezia 19 giugno \u2013 21 settembre 2008, a cura di P. Cavazzini, Roma 2008, pp. 23-95.<br>CURTI 2023<br>F. Curti, <em>Cecco del Caravaggio e il cardinale Alessandro Peretti Montalto. La commissione del &#8220;San Lorenzo&#8221; della Vallicella e alcune precisazioni documentarie<\/em>, in <em>Cecco del Caravaggio<\/em>, a cura di G. Papi, Milano 2023, pp. 52-65.<br>FUMAGALLI 1986<br>E. Fumagalli, <em>Affreschi dello Spadarino a Palazzo Madama<\/em>, in \u00abParagone. Arte\u00bb, 435, 1986, pp. 28-39.<br>GIFFI PONZI 1987<br>E. Giffi Ponzi, <em>Per lo Spadarino<\/em>, in \u00abProspettiva\u00bb, 50, 1987, pp. 71-81.<br>GUERRIERI BORSOI 2008<br>M.B. Guerrieri Borsoi,<em> La societ\u00e0 di Philippe Thomassin e Jean Turpin. Consistenza e vicende del patrimonio editoriale<\/em>, in <em>Ein privilegiertes Medium und die Bildkulturen Europas<\/em>, atti del convegno internazionale di studi, Roma 10-11 novembre 2008, a cura di E. Leuchsner, Monaco 2012, pp. 149-162.<br>LONGHI 1959<br>R. Longhi, <em>Presenze alla sala Regia<\/em>, in \u00abParagone. Arte\u00bb, 117, 1959, pp. 29-38.<br>MANCINI 1619-1620, ed. 1956-1957<br>G. Mancini,<em> Considerazioni sulla pittura, (1619-20)<\/em>, ed. a cura di A. Marucchi, L. Salerno, 2 voll., Roma 1956-1957.<br>PAPI 2003<br>G. Papi, <em>Spadarino<\/em>, Soncino (Cremona) 2003.<br>PAPI 2018<br>G. Papi, <em>Johannes van Bronchorst e l\u2019influenza di Spadarin<\/em>o, in <em>Senza pi\u00f9 attendere a studio e insegnamenti: scritti su Caravaggio e l&#8217;ambiente caravaggesco<\/em>, Napoli 2018, pp. 233-242.<br>TREZZANI 1993<br>L. Trezzani, <em>[Sala Regia]<\/em>, in <em>Il patrimonio artistico del Quirinale. La decorazione murale<\/em>, a cura di G. Briganti, L. Laureati, L. Trezzani, Roma 1993, pp. 76-123.<br>VODRET 2008<br>R. Vodret, <em>Agostino Tassi e il fregio della Sala Regia nel palazzo del Quirinale<\/em>, in A<em>gostino Tassi (1578-1644). Un paesaggista tra immaginario e realt\u00e0<\/em>, catalogo della mostra, Roma, Palazzo Venezia 19 giugno \u2013 21 settembre 2008, a cura di P. Cavazzini, Roma 2008, pp. 127-149.<br>ZALABRA 2003<br>F. Zalabra, <em>La committenza \u201cminore\u201d del principe cardinale Maurizio di Savoia: Giacomo Gallo detto lo Spadarino, indoratore e pittore<\/em>, in <em>I cardinali di Santa Romana Chiesa. 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