{"id":6694,"date":"2026-06-27T13:29:32","date_gmt":"2026-06-27T11:29:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=6694"},"modified":"2026-06-27T14:02:12","modified_gmt":"2026-06-27T12:02:12","slug":"arte-in-memoria-12-al-parco-archeologico-di-ostia-antica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2026\/06\/27\/arte-in-memoria-12-al-parco-archeologico-di-ostia-antica\/","title":{"rendered":"Arte in Memoria 12 al Parco archeologico di Ostia antica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 aperta il 24 maggio 2026 la biennale internazionale di arte contemporanea <em>Arte in Memoria<\/em>, che da oltre vent\u2019anni, fin dalla prima edizione del 2002, si svolge nella Sinagoga di Ostia grazie all\u2019appassionata tenacia della sua ideatrice e curatrice, Adachiara Zevi. La rassegna continua a essere sostenuta dal Parco archeologico di Ostia antica che anche quest\u2019anno, con lungimiranza, rinnova il proprio impegno sotto la direzione di Alessandro D\u2019Alessio, e grazie alla collaborazione con il Dipartimento per le attivit\u00e0 culturali, avviata durante la direzione di Mario Turetta e oggi proseguita sotto la guida di Massimo Osanna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partecipando al Giorno della Memoria, istituito dai Parlamenti europei nella data simbolica dell\u2019apertura dei cancelli di Auschwitz, Arte In Memoria afferma l\u2019importanza di una memoria come pratica viva e continua, non riducibile alla sola commemorazione. Il progetto si rinnova nel tempo affidando ad artisti diversi il compito di misurarsi con una vicenda storica ancora profondamente attuale e con un luogo che racchiude una straordinaria densit\u00e0 di significati storici e simbolici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti artisti, sin dalla prima edizione, hanno scelto di donare la propria opera al termine della rassegna, a memoria dell\u2019iniziativa e come abbrivio di una possibile collezione di opere d\u2019arte contemporanea. Le opere, in dialogo permanente con le rovine, sono visibili dalla strada che collega gli Scavi di Ostia all\u2019aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino.<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rassegna giunge alla sua dodicesima edizione invitando l\u2019artista israeliana Ella Littwitz<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a> con il lavoro <em>For they have seen (y)our nakedness<\/em>, e l\u2019artista polacca Natalia Romik<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a> con l\u2019opera <em>Flickering architecture<\/em>. Salgono, cos\u00ec, a 56 gli artisti chiamati negli anni a confrontarsi con questo luogo della memoria ebraica di Ostia: la pi\u00f9 antica sinagoga del Mediterraneo occidentale, databile al II-III secolo d.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Arte in Memoria non si esaurisce nella continuit\u00e0 di una fortunata rassegna espositiva. Ogni edizione rinnova il confronto con un luogo che, prima ancora di essere spazio per il contemporaneo e le sue istanze, \u00e8 propriamente un <em>monumentum<\/em>, ossia un \u201cammonimento\u201d nella sua accezione simbolica e spirituale. La Sinagoga di Ostia si offre agli artisti come un palinsesto di memorie, assenze e stratificazioni, e come tale in grado di interrogare il presente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6747\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine-di-apertura-scaled.jpeg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il podio che ospitava l\u2019Aron ha-Qodesh della Sinagoga di Ostia.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>COME IL<\/em> <em>MARE CHE SI RITIRA: il vuoto, la memoria e lo scandalo.<\/em> &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come il porto fu sepolto, disertati i riti, abbandonate le mura un tempo venerate, anche quel luogo di identit\u00e0 e relazioni, di una diaspora a Ostia feconda, fu abbandonato. La Sinagoga, esclusa alla vista del mare, da lei separatosi nella secolare fatica dei sedimenti tiberini, fu lungamente tumulata tra le spoglie di questa <em>civitas<\/em><em> et ostium<\/em> aperta sul Mediterraneo. Obliata, e come tale incorrotta dall\u2019iconoclasmo nazifascista, fu infine riscoperta nel 1961.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luogo di una risorgenza, quindi, ma anche non-luogo, semplice punto d\u2019intersezione nei sentieri turistici di visita lungo i tracciati della citt\u00e0 antica, oggi mutila e silenziosa. Luogo di solo passaggio, apparentemente vedovo di ogni identit\u00e0, relazione e storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la biennale Arte in Memoria, la Sinagoga si fa portatrice di una reminiscenza non sua, quasi palazzo della memoria, dispositivo di una mnemotecnica efficace lungo i percorsi presentiti dagli artisti.&nbsp; Luogo di un\u2019assenza che si fa presenza, e una forma pi\u00f9 alta di presenza, dove pi\u00f9 ancora delle sopravvivenze, tra le molte recisioni dell\u2019antico, \u00e8 il perduto a farsi eco profonda e <em>symbolon<\/em>: molto pi\u00f9 che vuota relazione, ma sigillo spezzato tra il naufragio del mondo antico e le pretese del contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Colui che avventuratosi tra gli Scavi, verso il solenne scheletro di Porta Marina, un tempo rutilante di marmi in <em>opus sectile<\/em>, giungesse fino all\u2019arena soleggiata della Sinagoga di Ostia, troverebbe un vuoto spalancato ad accoglierlo, e un\u2019assenza pi\u00f9 scandalosa di altre su quel podio lacunoso entro il quale avrebbe dovuto essere innalzata l\u2019<em>Aron ha-Qodesh<\/em>, l\u2019Arca santa con i rotoli della Legge al suo interno. Un podio oggi nudo, spoglio di ogni <em>habitus<\/em> e quindi non pi\u00f9 abitato da quella Parola che sola \u00e8 Legge e Spirito: Parola della Divina Sapienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torna alla mente un titolo antico attribuito agli arsenali della Sapienza umana e divina, le biblioteche, alle quali un tempo ci si riferiva con il termine di vasi, vasi librari. \u00c8 quanto ci ricorda un grande bibliografo, Alfredo Serrai<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, sottolineando come l\u2019ingresso in un vaso librario cinque-secentesco fosse escogitato per ammettere lo spirito umano a una visione celeste, per quanto almeno accordato ai fallaci sensi, quasi uno spiraglio, forse un\u2019esperienza del divino. &nbsp;Serrai cita l\u2019agostiniano Angelo Rocca nella sua illustrazione della Biblioteca Vaticana (1591)<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, il cui ingresso trionfale al Salone Sistino \u00e8 descritto quasi si trattasse di un teatro sacro. \u00c8 un\u2019esperienza che si pu\u00f2 ancora fare visitando il vaso librario de El Escorial, dove i libri, disposti come in antico, si affacciano dalle scaffalature con i tagli dorati a vista e non, come per noi abituale, con il dorso. Ecco che, quale mosaico di luce diffusa e dorata, esaltata dagli arredi e dalle decorazioni, si compone innanzi ai nostri occhi l\u2019immagine terrena di un barlume dalla divina Sapienza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"404\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/monasterio-1024x404.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6708\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/monasterio-1024x404.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/monasterio-300x118.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/monasterio-768x303.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/monasterio.jpg 1467w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Real Biblioteca del Monasterio de El Escorial, San Lorenzo de El Escorial (Madrid)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in latino <em>vas<\/em>, al plurale <em>vasa<\/em>, sta proprio per vaso, recipiente, ma anche barca o tenda militare: ossia ci\u00f2 che in senso proprio si costituisce ontologicamente per il suo vuoto, per lo spazio che accoglie dentro di s\u00e9. La radice <em>vas-<\/em> rimanda al concetto di contenere, avviluppare, donde il significato di veste e abitazione del sanscrito <em>vasanam<\/em>, ma anche il latino <em>vagina<\/em>, transitato poi all\u2019italiano, che il lessicografo Karl Ernst Georges confronta con <em>vas<\/em>&#8211;<em>vaso,<\/em> e altri ancora riportano alla radice <em>v\u00e0c-uus <\/em>= <em>vuoto<\/em>, tradendo un significato germinale, una fecondit\u00e0 del vuoto, che in area germanica d\u00e0 origine a parole come l&#8217;antico alto tedesco <em>waso<\/em>, che sta per terra umida e fertile e che nelle lingue romanze restituisce il senso profondo di quei <em>vasa<\/em>, <em>vasorum<\/em> che rimandano ai piccoli vasi sanguigni, irroranti del loro sangue i vasi pi\u00f9 grandi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo il vuoto pu\u00f2 farsi gravido accogliendo la divina Sapienza, e come il vuoto abitato dalla Legge \u2013 il vuoto della santa Arca (lat. <em>arca<\/em> da <em>arceo<\/em> = tenere riparato) \u2013 divenire autentica fortezza, custode della divina alleanza con l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019immaginario cristiano il grembo di Maria \u00e8 un vaso, cos\u00ec lo definisce nelle sue <em>Rivelazioni<\/em> santa Brigida: un vaso che si fa gravido della Grazia. E Maria \u00e8 definita <em>Foederis Arca<\/em>, Arca della nuova alleanza nelle litanie lauretane e nell\u2019iconografia cristiana, portata al massimo grado di misurata bellezza nella <em>Vergine del parto<\/em> di Piero della Francesca<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"652\" height=\"369\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Senza-titolo.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6713\" style=\"width:652px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Senza-titolo.png 652w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Senza-titolo-300x170.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Piero della Francesca, Madonna del Parto, 1455, Spazi espositivi Monterchi \u00a0<br>Ella Littwitz, <em>For they have seen (y)our nakedness<\/em>, 2026, Sinagoga di Ostia \u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">l\u2019Arca allestita da Ella Littwitz per la dodicesima edizione di Arte in Memoria, in asse con Gerusalemme, non con la Sinagoga, tenta invano di istituire un dialogo col perduto, disertando quel podio che resta vedovo, e ricomponendo a stento i lembi di un velo ormai lacerato. Una verit\u00e0 umana troppo umana \u00e8 stata disvelata. L\u2019Arca \u00e8 aperta, spalancando il suo vuoto alla ricerca di una grazia che non pu\u00f2 essere elargita, di un\u2019alleanza che non pu\u00f2 essere sottoscritta: <em>For they have seen (y)our nakedness <\/em>(\u201cperch\u00e9 hanno visto la vostra\/nostra nudit\u00e0\u201d), recita la frase incisa nel legno della parete interna di fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 la nudit\u00e0 dell\u2019anima che cerca Dio, quella di cui Girolamo ebbe a dire: \u201cnudus nudum Jesum sequi\u201d. \u00c8 una nudit\u00e0 che grida allo scandalo: \u201cGerusalemme ha peccato gravemente, per questo \u00e8 divenuta un panno immondo; quanti la onoravano la disprezzano, perch\u00e9 hanno visto la sua nudit\u00e0; anch\u2019essa sospira e si volge indietro\u201d (dal Libro delle Lamentazioni 1, 8). Dietro, alle spalle dell\u2019Arca, Gerusalemme \u00e8 una sorella separata, con la quale forse un giorno riconciliarsi (<em>Tikkun<\/em> = riparazione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma proprio quel vuoto spalancato, quel vaso aperto e nudo mostra al suo centro quello che la sapienza orientale &#8211; la sapienza del Nejie &#8211; definirebbe \u201cun cuore dentro il cuore\u201d, il nodo incastonato di un\u2019essenza discorde dalla carne ormai corrotta dell\u2019Arca: \u00abDentro il cuore un altro cuore racchiudi; dentro il cuore un altro cuore \u00e8 presente. Questo cuore dentro il cuore \u00e8 pensiero che precede le parole\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"266\" height=\"446\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/forthey.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6720\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/forthey.png 266w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/forthey-179x300.png 179w\" sizes=\"auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ella Littwitz, <em>For they have seen (y)our nakedness<\/em>, particolare, 2026, Sinagoga di Ostia<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esortava s\u00e9 stesso in termini non dissimili, Marco Aurelio: \u201cScava dentro di te. Dentro \u00e8 la fonte del bene, e pu\u00f2 sgorgare perenne, se perenne \u00e8 il tuo scavo\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Sono gli stessi accordi che risuonano in molti testi sapienziali, fino alle celebri parole di Agostino: \u201cNoli foras ire\u201d &#8211; \u201cNon andare fuori di te\u201d \u2013 \u201cin te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas&#8221;<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cuore dell\u2019Arca non \u00e8 macchiato ed \u00e8 un cuore capace di trattenere e non far disperdere il fertile vuoto dentro di s\u00e9, pronto a fare spazio alla Parola di quella Sapienza che ci pone oltre; oltre ogni divisione (di\u00e1-b\u00e1llein). \u00c8 un vuoto che cerca la pace tra le fedi, pronto ad accogliere ogni forma di quella religione ultima splendidamente definita dai versi del grande mistico andaluso Ibn &#8216;Arabi:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSi \u00e8 fatto ormai il mio cuore<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">capace di ogni forma:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">per le gazzelle \u00e8 un pascolo,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ed \u00e8 convento ai monaci cristiani;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si fa tempio per gli idoli,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e Ka\u2018ba ai pellegrini;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">tavola di Tor\u00e0,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e libro del Corano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguo la religione dell\u2019amore:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">in qualunque regione mi conducano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">i cammelli d\u2019amore, l\u00e0 si trovano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">la mia credenza e la mia religione\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vuoto \u00e8 il luogo privilegiato dell\u2019incontro con Dio. Cos\u00ec, nella mistica di Meister Eckhart, fare vuoto dentro di s\u00e9 per incontrare Dio, significa abbandonare s\u00e9 stessi, presentarsi nudi, di una nudit\u00e0 tutt\u2019affatto scandalosa, abbandonare ogni amor proprio, ogni sterile egoit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Significa forse lasciare andare le inutili cose, gli orpelli che affollano le nostre vite? No! Distaccarsi e lasciare andare tutto! \u00abTutto sarebbe donato a chi rinunciasse a s\u00e9 stesso assolutamente, anche per un solo istante\u00bb sostiene Meister Eckhart. Il grande mistico si spinge fino a dire di abbandonare anche l\u2019amore, fare spazio dentro di s\u00e9, perch\u00e9: \u201cIl tuo amore per gli altri \u00e8 il frutto, non la causa, dell&#8217;autoconoscenza. Quando ti sarai pienamente convinto che un&#8217;unica vita pervade ci\u00f2 che \u00e8, e che tu sei quella vita, amerai tutto naturalmente e con spontaneit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. L\u2019amore, sembra dirci Eckhart, ci obbliga verso Dio, il distacco ci pone oltre Dio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vuoto \u00e8 dunque ospitale, il vuoto \u00e8 creativo, \u00e8 fertile il vuoto. Nella sapienza della Kabala, Dio crea il mondo ritraendosi per fare spazio: \u00e8 lo <em>Tzimtzum<\/em>, la &#8220;ritrazione&#8221;, la &#8220;contrazione iniziale\u201d \u2013 forse la singolarit\u00e0 &#8211; che d\u00e0 origine a uno spazio vuoto, nel quale solo pu\u00f2 irradiarsi la nuova luce, quella della creazione. \u00c8 su questo punto che le opere delle due artiste, invitate a misurarsi con la Sinagoga di Ostia per la dodicesima edizione di Arte in Memoria, sembrano parlarsi e convergere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nudit\u00e0, il vuoto dell\u2019Arca di Ella Littwitz d\u00e0 luogo &#8211; lascia spazio &#8211; a una luce che nelle candele di Natalia Romik, cineree ma di cera d\u2019api purissima, abbatte ogni restrizione apparente. Problematizza l\u2019ovvio delle dimensioni di tempo e di spazio; gabbie di vetro dove rinchiudiamo noi stessi, il nostro passato e quel futuro che ci illudiamo di costruire. In una parola: ci pongono oltre, come \u201cfragili custodi della memoria\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"744\" height=\"496\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6722\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik.jpg 744w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Natalia Romik, <em>Flickering architecture <\/em>[Calco di una parte del paraurti per cancello a forma di nano, Casa popolare, via Pr\u00f3\u017cna 14, Varsavia], 2026, Sinagoga di Ostia.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comporre legami, unire luoghi lontani, ciascuno con le proprie memorie impresse sulla morbida cera, \u00e8 il compito di una religione della memoria (<em>religio<\/em> = <em>religare<\/em>) che corrisponde anche al tentativo di assegnarle un luogo proprio, di addomesticarla, perch\u00e9 la memoria, come il dio, non pu\u00f2 essere lasciata vagare indisturbata nella citt\u00e0 degli uomini. La memoria \u00e8 sempre partigiana perch\u00e9 la neutralit\u00e0 \u2013 direbbe Elie Wiesel \u2013 favorisce l\u2019oppressore, ma la memoria \u00e8 anche un materiale incandescente: cera calda che brucia di una anamnesi personale, anche quando collettiva. Anna Foa, nel suo intervento per l\u2019ultimo catalogo di Arte in Memoria 10-11, ha parlato a tal proposito di un cattivo uso della memoria, un uso strumentale, come quello \u00abfattone dal governo di Netanyahu paragonando il 7 ottobre alla Shoah\u00bb. Spetta allo storico assicurarsi che la cera di queste candele non si sciolga e disperda; al poeta, all\u2019artista, spetta l\u2019alto dovere che la loro luce resti tale, e non lasci spazio alle tenebre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Natalia Romik mette in opera le memorie di una comunit\u00e0 sradicata, quella ebraica polacca, costretta in tempo di persecuzione a fare ricovero e rifugio di luoghi irriducibili alla vita, non-luoghi che nella tragedia della Shoah diventano inaspettatamente luoghi della speranza di salvezza, o al contrario, antinferno, luoghi di passaggio verso il baratro del non-luogo, il non-luogo per eccellenza, quel multiverso del trionfo della tecnica che \u00e8 il campo di concentramento, dove lo sradicamento dell\u2019uomo giunge al suo pi\u00f9 alto compimento, e dove ci\u00f2 che pi\u00f9 di tutto \u00e8 inquietante &#8211; per dirla con Heidegger \u2013 \u00e8 che \u201ctutto funziona \u2026 e il funzionare spinge sempre oltre, verso un ulteriore funzionare\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"680\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-2-1024x680.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6725\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-2-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-2-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-2-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/romik-2.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Natalia Romik, <em>Flickering architecture<\/em> [Frammento di una matzevah raffigurante le \u00abmani benedicenti\u00bb \u2014 Cimitero ebraico di Br\u00f3dno, Varsavia], 2026, Sinagoga di Ostia.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;\u201cC\u2019\u00e8 una luce nell\u2019anima dove mai \u00e8 penetrato il tempo e lo spazio. Tutto ci\u00f2 che il tempo e lo spazio hanno mai toccato, mai \u00e8 giunto a questa luce. E in questa luce l\u2019uomo deve permanere\u201d, dice Meister Eckart<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Ancora una volta, quindi, tutto si gioca sull\u2019uomo; non lasciamo che la sua luce si spenga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un luogo sullo sfondo di tutto questo, ed \u00e8 un luogo che si presta a tali contaminazioni. Ostia: porta e crocevia di traiettorie ruotanti intorno a una citt\u00e0 il cui nome \u00e8 l\u2019appellativo di ogni universalismo, Roma, da sempre <em>communis patria<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Itinerari, percorsi umani e pellegrinaggi di genti che non delimitano spazi dal fiume al mare, ma li travalicano tra fiume e mare, tra il Mediterraneo e il Tevere. Luoghi di convivenza dove lo spirito umano \u00e8 temperato, come \u201cl\u2019acqua di Tevero s\u2019insala\u201d (Purgatorio, II, 34), e dove convivere e incontrarsi \u00e8 atto naturale, non scelta ma necessit\u00e0. \u00c8 un incontro fortuito lungo il sentiero: riconoscersi nell\u2019altro, fino ad ammettere quella pace tra le fedi gi\u00e0 divinata da Niccol\u00f2 Cusano. Una pace armata forse, tutt\u2019altro che al ribasso, ma fondata su quel <em>p\u00f2lemos<\/em> che \u00abtutti accomuna proprio nel costituirli come differenti\u00bb &#8211; direbbe Massimo Cacciari &#8211; e questo perch\u00e9 \u00abNon si pu\u00f2 giungere per un\u2019unica via a un cos\u00ec grande mistero\u00bb (Q. A. Simmaco).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma come Gerusalemme, dunque, rotta verso sud, sud-ovest, alla volta di quell\u2019Oriente al quale l\u2019Arca di Ostia avrebbe rivolto le spalle.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il sito web <a href=\"https:\/\/www.arteinmemoria.org\/arteinmemoria\">https:\/\/www.arteinmemoria.org\/arteinmemoria<\/a> documenta interamente tutte le edizioni. Per approfondire, si veda <em>La Sinagoga di Ostia antica. 60 anni dalla scoperta 20 anni di Arte in Memoria<\/em>, atti del convegno promosso dal Parco archeologico di Ostia antica e dall\u2019Associazione Arte in Memoria, Ostia antica, Multisala Cineland, 28 ottobre 2021, a cura di A. D\u2019Alessio e A. Zevi, Roma 2023. Si vedano inoltre i cataloghi di Arte in Memoria, e in particolare della decima e undicesima edizione recentemente pubblicati: <em>ArteinMemoria 10-11<\/em>, catalogo della mostra, Ostia, Parco archeologico di Ostia antica, Sinagoga di Ostia, 20 gennaio-14 aprile 2019, a cura di A. Zevi, Roma 2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Ella Littwitz (Israele 1982) si \u00e8 formata presso la Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme e l\u2019HISK di Gent. Ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui Kunst Halle Sankt Gallen, CCA Tel Aviv, Kunsthaus Z\u00fcrich ed EMST di Atene. Le sue opere fanno parte delle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, del Museo d\u2019Arte di Tel Aviv, del Kunsthaus Z\u00fcrich e dell&#8217;Israel Museum di Gerusalemme, che nel 2024 le ha assegnato il Beatrice S. Kolliner Award.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Natalia Romik (Polonia 1983) \u00e8 un\u2019artista, architetta e ricercatrice, con un dottorato conseguito presso la Bartlett School of Architecture dell\u2019University College London. Sviluppa progetti che intrecciano arte contemporanea, architettura e memoria ebraica. Ha collaborato con il Museo POLIN di Varsavia ed \u00e8 autrice della mostra Hideouts. The Architecture of Survival (2022), dedicata ai nascondigli ebraici durante la Shoah. Vincitrice del prestigioso Dan David Prize nel 2022, \u00e8 attualmente borsista presso il Wissenschaftskolleg zu Berlin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> A. Serrai, <em>Vasi o Saloni librari<\/em>. Conferenza tenuta a Bologna il 20 Settembre 2013, nel quadro delle manifestazioni del decennale di ArteLibro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Angelo Rocca, <em>Bibliotheca apostolica Vaticana a Sixto V. pont. max. in splendidiorem locum translata commentario illustrata<\/em>, Roma, Typographia Apostolica Vaticana, 1591.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Recentemente, Massimo Moretti, in un suo intervento su Jacques Lacan e l\u2019<em>Amore e Psiche<\/em> di Jacopo Zucchi della Galleria Borghese, \u00e8 tornato sulle profonde implicazioni simboliche legate all\u2019iconografia del \u201cvaso\u201d e alle sue connessioni con l\u2019immaginario mariano, perfettamente enumerate in un testo fondamentale per gli studi di iconologia quale la <em>Polyanthea<\/em> <em>mariana<\/em> di Ippolito Marracci (1683). Nel dipinto di Zucchi, tali simbologie sono al centro di una composizione tutta giocata su quella che potremmo definire un\u2019assenza presentificata, celata e sublimata al tempo stesso, quella del sesso di Amore, che Lacan definisce \u201cil segno dell\u2019assenza\u201d. Questa sovrapposizione tra la favola di Apuleio, la pittura manierista e la psicanalisi lacaniana \u00e8 scandagliata nel volume curato da M. Moretti, <em>Amore e Psiche. Una conversazione tra Jacques Lacan e Jacopo Zucchi alla Galleria Borghese<\/em>, Roma 2023, e in particolare nel suo saggio <em>Lacan incontra Psiche alla Galleria Borghese. Il vaso di fiori, dove lo sguardo cade.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Marco Aurelio, A se stesso, VII, 59.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Agostino, De vera religione, XXXIX, 72.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Ibn \u2018Arabi, Tarjuman al-Ashwaq, XI, 13-15.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Maister Eckhart, <em>La via del distacco<\/em> (Von Abgeschiedenheit)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> M. Heidegger, <em>Nur noch ein Gott kann uns retten<\/em> (1966); tr. It. <em>Ormai solo un Dio ci pu\u00f2 salvare<\/em>, Guanda, Parma 1987, p. 146.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> Meister Eckhart, sermone &#8220;Laetare sterilis, quae non paris&#8221;, in <em>Meister Eckhart, La luce dell\u2019anima<\/em>, introduzione, traduzione e note a cura di M. Vannini, Firenze 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 aperta il 24 maggio 2026 la biennale internazionale di arte contemporanea Arte in Memoria, che da oltre vent\u2019anni, fin dalla prima edizione del 2002, si svolge nella Sinagoga di Ostia grazie all\u2019appassionata tenacia della sua ideatrice e curatrice, Adachiara Zevi. 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