{"id":6817,"date":"2026-10-16T12:19:15","date_gmt":"2026-10-16T10:19:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/?p=6817"},"modified":"2026-10-16T12:19:16","modified_gmt":"2026-10-16T10:19:16","slug":"una-proposta-per-bernardo-cavallino-ladorazione-dei-magi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/2026\/10\/16\/una-proposta-per-bernardo-cavallino-ladorazione-dei-magi\/","title":{"rendered":"Una proposta per Bernardo Cavallino: L&#8217;Adorazione dei Magi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un dipinto a olio su tela, l\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> (tav. 1), \u00e8 comparso durante un\u2019asta con la generica assegnazione a <em>Pittore napoletano del secondo quarto del XVII secolo<\/em><sup>1<\/sup><em> <\/em>e l\u2019esito dell\u2019analisi stilistico-comparativa, a cui l\u2019opera \u00e8 stata sottoposta dalla scrivente, evidenzia stringenti corrispondenze che favoriscono l\u2019attribuzione a Bernardo Cavallino<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1-1024x771.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6821\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1-1024x771.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1-767x578.jpg 767w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1-1536x1157.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 1: Bernardo Cavallino, <em>Adorazione dei Magi,<\/em> olio su tela,1635-1640 ca. (qui attribuito)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio evangelico \u00e8 ricostruito con vigore naturalistico entro uno spazio essenziale e un sapiente equilibrio chiaroscurale diffonde una tenue luce. Quest\u2019ultima esalta la plastica concretezza e la ricerca di verosimiglianza che informano il modellato, i panneggi e le concordanze cromatiche dei personaggi, scandendo piani e ritmi di una composizione organica che ha per centro strutturale e simbolico il gruppo della <em>Madonna col Bambino.<\/em> Accomodato dolcemente nel grembo della Madre, compie il gesto benedicente, d\u2019un effetto ieratico quanto di spontanea affabilit\u00e0, che risponde all\u2019atto di riverenza con cui l\u2019anziano re Melchiorre, posto in primo piano, si presenta e omaggia la Sacra Famiglia. La sua figura all\u2019interno della composizione conclude idealmente una incisiva diagonale su cui \u00e8 impostato il timbro intimamente enfatico della composizione, che esordisce, alla sinistra del riguardante, con San Giuseppe. La sua figura emerge, serpentina e vigile, da un susseguirsi di frastagliati panneggiamenti. Il lato opposto \u00e8 animato, invece, dalla presenza dei re Magi, Gaspare e Baldassare, accompagnati da due vivaci e fanciulleschi personaggi, che hanno il ruolo di esemplificare il folto seguito dei Magi, il corteo orientale in festosa attesa, sopraggiunto per onorare la nascita del Messia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cifrario stilistico dell\u2019opera risulta essere alquanto puntualizzante anche nella prospettiva della sua contestualizzazione cronologica. Il dipinto appartiene a un importante tornante dell\u2019attivit\u00e0 cavalliniana per la definizione dello stile negli anni tra il 1635 e il 1640, a cui si richiama anche l\u2019opera recante il titolo di <em>Ges\u00f9 Bambino appare a Sant\u2019Antonio da Padova<\/em><sup>3<\/sup>,la prima di tre versioni d\u2019identico soggetto (attualmente in collezione privata), e si integra, per questa ragione, a un nucleo di autografi riferibili al contesto della prima maturit\u00e0 del maestro napoletano, cos\u00ec da restituirci una testimonianza fondamentale per il riconoscimento delle sue inclinazioni e scelte giovanili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Autografi<sup>4&nbsp;<\/sup> quali il <em>Cristo e l\u2019adultera<\/em><strong>,<\/strong> conservato presso la sede di Gallerie d\u2019Italia a Napoli, l\u2019<em>Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d\u2019Oro di Gerusalemme<\/em> del Museo Nazionale delle Belle Arti di Budapest, l\u2019<em>Incredulit\u00e0 di San Tommaso,<\/em> con riferimento alla versione che si conserva presso la Pinacoteca del Pio Monte della Misericordia a Napoli; ma anche la serie di tele, con formato ridotto, raffiguranti il <em>Pagamento del tributo,<\/em> l\u2019<em>Ultima Cena<\/em> e la <em>Lavanda dei piedi degli Apostoli<\/em><sup>5<\/sup>. E ancora: il <em>Transito di San Giuseppe<\/em> sia nella versione della Galerie Canesso a Parigi, sia in quella della Fondazione De Vito a Vaglia (Firenze). Da aggiungere, poi, le opere in collezione privata, come il <em>San Girolamo e l\u2019angelo con la tromba del Giudizio<\/em>, il cui panneggio rievoca la fulgida solidit\u00e0 del manto della Vergine nella nostra <em>Adorazione<\/em>, con sapienti e stringate pennellate, che conferiscono alle lumeggiature una parvenza di filamenti d\u2019argento: particolarit\u00e0 che recupera un <em>fil rouge<\/em> tra Cavallino e Aniello Falcone, autore del <em>Riposo nella fuga in Egitto<\/em><sup>6<\/sup><em> <\/em>del Museo Diocesano di Napoli, firmato e datato nel 1641.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dialogo tra la struttura ottagonale del supporto, l\u2019orditura compositiva e il linguaggio pittorico \u00e8 continuo, e risponde a istanze estetiche, sottese alle volont\u00e0 narrative e tecniche proprie del secondo naturalismo napoletano. Esso esalta la definizione materiale dello spazio e delle figure con soluzioni che preannunciano la resa vitale con la quale Cavallino \u00e8 divenuto, nell\u2019intero arco della sua produzione, un interprete di ricercata eloquenza visiva, per mimesi e gestualit\u00e0 dei singoli modelli, delle rispettive inclinazioni e caratterizzazioni evocative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella composizione in esame queste ultime sono ancora memori di scelte gestuali ed espressive rintracciabili in altri pittori contemporanei, in primo luogo Massimo Stanzione e Aniello Falcone. Cos\u00ec la trama pittorica \u00e8 contraddistinta da componenti stilistiche diverse ma contigue alle predisposizioni, che per tutto il primo Seicento (cos\u00ec come per i decenni successivi e per l\u2019intero Settecento), hanno animato la realt\u00e0 napoletana, segnando, attraverso un processo crescente e irreversibile, fatto sia d\u2019intenerimento che d\u2019impreziosimento cromatico, lo sviluppo entro cui Cavallino si \u00e8 orientato dagli inizi immediatamente successivi ai primi anni Trenta fino alla met\u00e0 del decennio seguente. Quando si ravvisano una notevole dipendenza dai tardi modelli del naturalismo di Ribera, prima del 1635, e progressive, sempre pi\u00f9 colte, aperture verso i gi\u00e0 citati Aniello Falcone, Massimo Stanzione e Andrea Vaccaro dopo il 1645 (esemplificativa \u00e8 l\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em> al Kunsthistorisches di Vienna, tav. 2), anno in cui il pittore firma l\u2019<em>Estasi di Santa Cecilia<\/em> oggi al Museo di Capodimonte. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"753\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-2-1024x753.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6830\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-2-1024x753.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-2-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-2-767x564.jpg 767w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-2.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 2: Andrea Vaccaro, <em>Adorazione dei pastori<\/em>, olio su tela, post 1640, Kunsthistorisches Vienna.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per poi sperimentare soluzioni magniloquenti in termini di classica eleganza formale e tenerezza sentimentale, riprese da esempi di Simon Vouet a Roma dopo il 1620, e prima del suo ritorno a Parigi. Questi fu autore della <em>Circoncisione<\/em><sup>7<\/sup>, olio su tela firmato e datato nel 1622, ora conservato al Museo di Capodimonte, che ebbe una consistente risonanza tra i pittori napoletani: \u00e8 quanto si riscontra nelle opere del nostro autore con datazione successiva al 1640, e al sopraggiungere di tendenze pittoriche di matrice \u2018neoveneta\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguendo correnti di gusto e preferenze in direzione barocca proprie della pittura napoletana nella prima met\u00e0 del Seicento, la coesistenza di pi\u00f9 indirizzi stilistici<sup>8<\/sup> impronta lo stile di Cavallino a una originale versione della pittura \u2018al naturale\u2019, e la restituzione delle evidenze reali e concrete del soggetto, infatti, non determina il sacrificio dei tratti pi\u00f9 evocativi e carismatici del modello, attualizzando cos\u00ec anche il volto del sacro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tela ora recuperata alle nostre conoscenze, e in particolar modo osservando il gruppo della <em>Vergine col Bambino<\/em> (tav. 3), che costituisce il cuore del racconto evangelico e della trama compositiva, \u00e8 evidente come, pur all\u2019interno di una configurazione spaziale essenziale, scevra di quei preziosismi decorativi presenti nel repertorio cavalliniano poco prima e subito dopo il 1650, la dolce temperatura della luce, le flemmatiche dissolvenze d\u2019ombra e la padronanza del modellato plasmino la costruzione materiale e, al contempo, simbolica dei personaggi, sia come singoli che come accenti espressivi di una coralit\u00e0 figurata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"739\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3-739x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6831\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3-739x1024.jpg 739w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3-767x1064.jpg 767w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3-1108x1536.jpg 1108w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-3.jpg 1154w\" sizes=\"auto, (max-width: 739px) 100vw, 739px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 3: Bernardo Cavallino, <em>Vergine col Bambino<\/em> (dett.), <em>Adorazione dei Magi<\/em> (qui attribuito).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa ricerca coinvolge lo studio dei modelli come caratteri interpretativi, concepiti per manifestare una concentrazione psichica intima e penetrante, squisitamente sentimentale, tale che le tensioni narrative della composizione si risolvono senza drammaticit\u00e0, con un ricercato senso di misura e pacatezza. Queste componenti nel cifrario dell\u2019artista ricuciono il mondo reale a quello ideale, il sacro al profano, al fine di coglierne o di sublimarne le apparenze, e tesaurizzare l\u2019immaginario estetico pi\u00f9 desiderale per una potenziale, elitaria ed erudita committenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Doveroso segnalare, a proposito dei modelli come caratteri interpretativi, il fatto che i modelli scelti per impersonare due dei tre Magi, Gaspare e Baldassare (tav. 4), sono gli stessi che si ritrovano nell\u2019<em>Erminia tra i pastori<\/em> del Museo di Capodimonte<sup>9<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"731\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-1024x731.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6833\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-1024x731.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-768x548.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-1536x1096.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-4-2048x1462.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 4: Bernardo Cavallino, <em>Gaspare e Baldassare<\/em> (dett.), <em>Adorazione dei Magi<\/em> (qui attribuito).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E di non secondaria importanza, la speculare reciprocit\u00e0 che si riscontra tra la modella che posa nel ruolo di Maria e la giovane fanciulla che la personifica, ricorrendo in pi\u00f9 composizioni neotestamentarie del repertorio cavalliniano: si ritrova identica nella Vergine dell\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em><sup>10<\/sup>, gi\u00e0 della collezione Cappelli e oggi nelle raccolte del Museo Nazionale d\u2019Abruzzo all\u2019Aquila (tav. 5).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6835\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5-1200x800.jpg 1200w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-5.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 5: Bernardo Cavallino, <em>Adorazione dei pastori<\/em>, olio su tela, ca. 1645, Museo Nazionale d\u2019Abruzzo, L\u2019Aquila.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Una sovrapposizione di modelli figurativi cavalliniani, le due giovani Madonne, quasi letterale sulla base della concordanza fisiognomica tra le protagoniste, anche qualora si voglia considerare dettagli minuziosi come il taglio orientaleggiante degli occhi. E non solo: la connessione \u00e8 notevole alla luce delle soluzioni tecnico-stilistiche che informano la complessione plastica, la gradazione luministica e la reazione psicologica del volto nelle rispettive composizioni, restituendo persino l\u2019effetto espressivo di contegno virginale che aggrazia Maria, mentre il Figlio viene accolto e omaggiato da quanti affollano una scena sacra e, al tempo stesso, carica di veridicit\u00e0 e umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene la <em>Vergine Annunciata<\/em><sup>11 <\/sup>alla National Gallery of Victoria di Melbourne sia opera collocabile per stile e datazione agli estremi di uno stacco non trascurabile, tuttavia il modello della Vergine, di cui il maestro si \u00e8 avvalso, \u00e8 contiguo a quello gi\u00e0 considerato per l\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> e per l\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em> ora al Museo dell\u2019Aquila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si precisa cos\u00ec quanto l\u2019impegno del giovane Cavallino nel delineare spazi, tempi e forme del racconto compositivo attraverso una resa coinvolgente del naturale e degli affetti sia indicativo della raggiunta capacit\u00e0, approssimandosi al 1640, di sviluppare e fissare un racconto per immagini, sacro o profano che fosse, con il costante intento di emulare ci\u00f2 che, al contempo, veniva prodotto dal teatro d\u2019inizio Seicento, sia nella spettacolarit\u00e0 scenica che dirige la percezione tridimensionale dello spazio, la scelta delle combinazioni cromatiche e dei costumi, sia nei particolari espedienti che riepilogano visivamente la narrazione pittorica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa sintonia espressiva e di \u2018caratteri\u2019, ch\u2019egli ha ritrovato in pittori come Massimo Stanzione, insegue le sofisticate inclinazioni della temperie culturale napoletana dei primi decenni del Seicento, e in particolare l\u2019interesse nutrito da un colto <em>milieu<\/em> per il teatro contemporaneo<sup>12<\/sup>. Committenza che ha contribuito a rendere liminare l\u2019iconografia secentesca, con le sue rappresentazioni di soggetti vetero e neotestamentari, mitologici e storici, alle scenografie e interpretazioni teatrali, conferendo un ruolo primario all\u2019astrazione corporea che nella composizione pittorica si manifesta in forza di dinamismo gestuale, reazione espressiva e resa \u2018al naturale\u2019 dei tratti umani, con linee di tensione che ricostruiscono nell\u2019immediato logiche spaziali e temporali presupposte all\u2019esposizione scenica della storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso \u00e8 interessante notare che alla paratassi che muove le coordinate di senso degli sguardi tra le figure, segue uno dei motivi gestuali pi\u00f9 ricorrenti e singolari, plausibilmente prediletto da Cavallino, il quale potrebbe intendersi come implicito marchio di paternit\u00e0 interpretativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019euritmica movenza delle mani fusiformi che rendono epifanico il gesto, in cui \u00e8 possibile intravedere una correlazione e un perno espressivo che ricomprende l\u2019intero arco della produzione cavalliniana<sup>13<\/sup><em>,<\/em> nell\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> \u00e8 compiuta dall\u2019anziano re Melchiorre (tav. 6). Immortala l\u2019istante pi\u00f9 alto e significativo della rappresentazione, e la luce ancora una volta \u00e8 tangibilmente complice della sua efficacia comunicativa, della caratura simbolica che ha nell\u2019azione figurata.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"510\" height=\"623\" src=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6837\" srcset=\"https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-6.jpg 510w, https:\/\/www.storiadellarterivista.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TAVOLA-6-246x300.jpg 246w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tav. 6: Bernardo Cavallino, <em>Melchiorre<\/em> (particolare gestuale delle mani), <em>Adorazione dei Magi<\/em> (qui attribuito).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha il merito di esprimere uno stato di meraviglia, di riverenza, di coinvolgimento emotivo da parte di un personaggio nei confronti di un altro, generalmente quello principale della composizione, come avviene tra Melchiorre e il Bambino, o si rivolge pi\u00f9 direttamente verso il riguardante, com\u2019\u00e8 il caso della <em>Santa Cecilia<\/em> di Capodimonte: una sottile armonia, tutta barocca, tra messinscena e realt\u00e0. Soluzione, questa, che non sempre si riscontra, ad esempio, nella produzione di Antonio De Bellis<sup>14<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltretutto, questa formula espressiva reinterpreta e attualizza l\u2019esposizione della storia, intesa anche in termini di valorizzazione della fonte e del genere per la pittura, sulla cui importanza ha fatto cenno il De Dominici nella <em>Vita di Bernardo Cavallino:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c(\u2026) intorno alla cognizione delle storie e delle favole per ispiegarle in pittura. Quindi \u00e8 che solea chiamare infelici que\u2019 pittori che non aveano veruna cognizione di buoni libri, o almen de\u2019 pi\u00f9 necessari. Ma il suo maestro dicea di pi\u00f9, e chiamavali pappagalli, che sconciamente ridicono le altrui parole, dappoicch\u00e9, essendo eglino ignoranti, sono costretti ricorrere ad altri per la spiegazione di qualche azione o istorica o favolosa, e quella poi anche malamente o diversamente per ignoranza rappresentano\u201d<\/em>1<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il biografo settecentesco ha dedotto una concezione sulla pittura di \u2018historia\u2019 da quanto gi\u00e0 concretamente Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino avevano manifestato in pittura, e per questo ritengo possa inanellarsi con quanto delineato sul cifrario stilistico. Secondo De Dominici, Cavallino avrebbe avvertito la necessit\u00e0 di qualificarsi con puntuali riferimenti letterari, riconoscendo il valore dell\u2019erudizione; e poi, ricavato con essa un margine di autonomia artistica per nulla acritica e il beneficio di non limitarsi a una riproduzione di \u2018seconda mano\u2019. Come, invece, accadeva a quei pittori che egli, sempre a detta del biografo, definiva infelici. L\u2019esito infelice viene attribuito a una forma d\u2019ignoranza, che rende i pittori dipendenti dalle altrui interpretazioni di un intreccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attenzione che, invece, Cavallino avrebbe riservato per garantire lodevoli qualit\u00e0, oltre che stilistiche, contenutistiche, alle sue opere, \u00e8 evidente e coerente con quella particolare cura nella ricerca, selezione di modelli figurativi, e soprattutto di espedienti espressivi estrapolati tanto dalla realt\u00e0, quanto dalle fonti letterarie e dal repertorio teatrale: lo si scorge nella cultura immaginale che egli ha fatto propria; e non per vena ideologica, piuttosto per sensibilit\u00e0 verso ci\u00f2 che rende la cultura pi\u00f9 pervasiva e impattante nella realt\u00e0 in cui si muove la pratica della pittura e il suo orizzonte di attesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>NOTE<\/strong><br><br><sup>1<\/sup>L\u2019Adorazione dei Magi, olio su tela ottagonale (cm 74&#215;96,5), \u00e8 stata rintracciata in occasione di una vendita del 5 marzo 2026, presso Bertolami Fine Art di Roma (Asta 371, lot 54).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>2<\/sup> Per la vasta e aggiornata bibliografia su Cavallino, il suo contesto storico e l\u2019ambiente artistico nel quale oper\u00f2 a Napoli alla met\u00e0 del Seicento, si rinvia alla monografia sul pittore curata da N. Spinosa, <em>Grazia e tenerezza \u2018in posa\u2019. Bernardo Cavallino e il suo tempo 1616-1656.<\/em> Roma, 2013.<br><br><sup>3 <\/sup>Fra il G<em>es\u00f9 Bambino appare a Sant\u2019Antonio da Padova<\/em> e l\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> sussiste una notevole prossimit\u00e0 stilistica e cronologica; inoltre, l\u2019analisi comparativa suggerisce la possibilit\u00e0 che l\u2019artista si sia avvalso di un medesimo modello per il personaggio di Ges\u00f9 infante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>4<\/sup> Le schede relative a tutte le opere elencate e loro corrispondente bibliografia pi\u00f9 aggiornata sono consultabili in <em>Idem,<\/em> <em>Catalogo delle opere autografe<\/em>: cat. 1, <em>Pagamento del tributo;<\/em> cat. 1.1., <em>Lavanda dei piedi degli apostoli;<\/em> cat. 1.2. <em>Ultima Cena<\/em>, p. 270. Cat. 2.1., <em>Incredulit\u00e0 di San Tommaso<\/em>, p. 271. Cat. 17, <em>Transito di San Giuseppe<\/em>, Galerie Canesso (Parigi), p. 282. Cat. 22, <em>San Girolamo e la tromba del Giudizio<\/em>, p. 287. Cat. 26, <em>Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d\u2019Oro di Gerusalemme<\/em>, p. 292-293. Cat. 33, <em>Transito di San Giuseppe<\/em>, Fondazione De Vito, p. 300. Cat. 35, <em>Ges\u00f9 Bambino appare a Sant\u2019Antonio da Padova<\/em>, p. 302. Cat. 119, <em>Cristo e l\u2019adultera<\/em>, p. 387.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>5<\/sup> Plausibilmente, in origine, il <em>Pagamento del tributo<\/em>, la <em>Lavanda dei piedi degli Apostoli<\/em> e l\u2019<em>Ultima Cena<\/em> furono concepite come una serie pittorica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>6<\/sup> Cfr. Per fornire esaustivi ragguagli diacronici sulla personalit\u00e0 artistica di Aniello Falcone, e con particolare riguardo all\u2019opera citata in questo passo, si consiglia lo studio di P. L. De Castris, <em>Aniello Falcone. Il Vel<\/em>\u00e1<em>zquez di Napoli<\/em>, De Rosa, 2022. La <em>Fuga in Egitto<\/em> \u00e8 presentata a seguito del suo pi\u00f9 recente intervento di restauro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>7<\/sup> Per l\u2019apprezzamento visivo della <em>Circoncisione<\/em> di Simon Vouet, si rimanda alla seguente bibliografia essenziale: AA. VV., Museo Nazionale di Capodimonte, 2005, pp. 100-101. E per la contestualizzazione storico-artistica dell\u2019opera considerata e del suo autore nell\u2019ambito della committenza e della coeva produzione pittorica a Napoli: A. L. Lorizzo, Il cardinale Ascanio Filomarino. Collezionismo e committenza tra Roma e Napoli nel Seicento, Napoli, 2007, e N. Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli \u2013 da Caravaggio a Massimo Stanzione, 2008.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>8<\/sup> Cfr. Nella sua produzione vi \u00e8 una spiccata inclinazione per la percezione del vero e il temprarsi di una suggestiva poetica degli affetti. Per l\u2019approfondimento documentario su convivenza e correlazione pittorica di matrice manierista, naturalista e caravaggesca, o incidenze classiciste dal primo Seicento inoltrato a Napoli, si suggerisce la consultazione dei seguenti studi specialistici: il catalogo storico di riferimento <em>Bernardo Cavallino,<\/em> 1985, curato da P. L. De Castris e relativo alla fondamentale esposizione monografica di A. Percy e N. Spinosa, <em>Bernardo Cavallino of Naples 1616-1656, che<\/em> si \u00e8 svolta prima negli Stati Uniti presso il Cleveland Museum of Art (14 novembre &#8211; 30 dicembre 1984) e il Kimbell Art Museum di Fort Worth (26 gennaio &#8211; 24 marzo 1985), poi al Museo Pignatelli di Napoli (24 aprile &#8211; 30 giugno 1985).G. Forgione, <em>Per una rilettura di Bernardo Cavallino<\/em>, da \u2018Paragone\u2019, LXIV, n. 108, 757, marzo 2013, pp. 55-69. La pi\u00f9 recente e aggiornata opera monografica dedicata a Bernardo Cavallino \u00e8 quella di Nicola Spinosa, citata a nota 2 in <em>Grazia e tenerezza \u2018in posa\u2019<\/em> cit.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>9<\/sup> Lo stretto parallelismo ravvisato, specie per la somatica e per l\u2019inquadramento compositivo, prova che, anche quando Cavallino aveva ormai acquisito un\u2019identit\u00e0 artistica avanzata, soprattutto grazie allo studio di stampe e disegni di \u2018scuola\u2019 nordica, non si \u00e8 mai posto un vincolo assoluto al recupero di riferimenti su esempi del naturalismo d\u2019inizio secolo, alla base della sua formazione. Per un pi\u00f9 immediato raffronto della ricorrenza fra i modelli a cui si \u00e8 fatto riferimento, si segnalano cat. 104, <em>Erminia tra i pastori<\/em>, p. 370, Spinosa, 2013. Nella medesima monografia la fig. 159, p. 198, che rende possibile osservare l\u2019<em>Erminia tra i pastori<\/em> ad alta risoluzione. Inoltre, la fig. 160, p. 199, \u00e8 di congeniale utilit\u00e0 comparativa, dal momento che presenta una tavola a colori, e soprattutto in dettaglio, delle figure dei due pastori, che nell\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> personificano i re Gaspare e Baldassare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>10<\/sup> Ivi, cat. 113, <em>Adorazione dei pastori<\/em>, p. 382.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>11<\/sup> Ivi, cat. 68, <em>Maria Annunciata di Melbourne<\/em>, p. 331.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>12<\/sup> Cfr. Sull\u2019influenza che il teatro e la poesia del tardo Cinquecento e primo Seicento hanno avuto su orientamenti espressivi e scelte compositive della pittura napoletana ai tempi di Bernardo Cavallino, si segnalano il celebre trattato di G. B. della Porta, <em>De humana physiognomoni<\/em>a (in prima edizione nel 1586 e in edizione ampliata nel 1599), ristampa anastatica curata dall\u2019Universit\u00e0 Suor Orsola Benincasa, Napoli 1986; o l\u2019edizione critica <em>De humana physiognomonia libri sex<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane 2011, per aver esercitato una grande influenza sui pittori napoletani e, al contempo, sulle rappresentazioni teatrali del Seicento; F. M. D. Taverna, <em>Bernardo Cavallino e il teatro: il punto degli studi<\/em>, una tesi di laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico, Archeologico e Musicale, a.a. 2008-2009, Universit\u00e0 degli studi della Calabria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>13<\/sup> Per un\u2019analisi comparativa del gesto considerato nell\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em>, si vedano le seguenti opere contenute in \u2018Catalogo delle opere autografe\u2019 di Cavallino, Spinosa 2013: cat. 1, <em>La lavanda dei piedi degli Apostoli<\/em>; cat. 10, <em>Il ritorno del figlio prodigo<\/em>, Museo di Capodimonte; cat. 16, <em>Visita di Maria a Elisabetta,<\/em> collezione privata; cat. 24, <em>Ester e Assuero<\/em>, gi\u00e0 collezione Fran\u00e7ois Heim; cat. 33, <em>Transito di San Giuseppe<\/em>, Fondazione De Vito a Firenze; cat. 35, <em>Ges\u00f9 Bambino appare a Sant\u2019Antonio da Padova<\/em>, Napoli, collezione privata; cat. 36, <em>David e Abigail<\/em>, Milano, Castello Sforzesco, Pinacoteca Civica; cat. 39, <em>Ester e Assuero<\/em>, Napoli, Istituto Suor Orsola Benincasa, raccolta Pagliara; cat. 42, <em>Mattatia uccide l\u2019ufficiale di re Antioco sull\u2019altare a Modin<\/em>, collezione privata; cat. 50, <em>Guarigione di Tobia<\/em>, Kassel, Staatliche Kunstsammlungen, Gem\u00e4ldegalerie Alte Meister; cat. 52, <em>Santa Dorotea<\/em>, collezione privata, gi\u00e0 collezione Proto d\u2019Albaneta, 1921; cat. 55.1, <em>Ester e Assuero<\/em>, Schloss Rohrau, Harrach\u2019sche Familiensammlung; cat. 56.1., <em>Ebbrezza di No\u00e8<\/em>, Museo Thyssen Bornemisza, collezione baronessa Carmen Thyssen Bornemisza; cat. 77, <em>Ester e Assuero<\/em>, Firenze, Galleria degli Uffizi; cat. 78, <em>Santa Cecilia in estasi<\/em>, Museo di Capodimonte; cat. 98, <em>Piet\u00e0<\/em>, Molfetta, Pinacoteca del Seminario Arcivescovile; cat. 100, <em>Ges\u00f9 Bambino appare a Sant\u2019Antonio di Padova<\/em>, Museo di Capodimonte; cat. 107.1., <em>L\u2019ombra di Samuele evocata da Saul<\/em>, The Paul Getty Museum; cat. 113, <em>Adorazione dei pastori<\/em>, L\u2019Aquila, Museo Nazionale d\u2019Abruzzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>14<\/sup> Antonio De Bellis si \u00e8 posto di conseguire lo stesso enfatico effetto mediante la gestualit\u00e0, spesso muovendo proprio dalla conoscenza degli esempi cavalliniani dei primi anni Quaranta. Per notare la lampante distinzione tra Bernardo Cavallino e Antonio De Bellis per qualit\u00e0 della movenza gestuale e rispettive tendenze espressive, stilistiche e compositive, si confrontino le opere di Cavallino elencate in nota n. 13 con le seguenti di A. De Bellis: <em>Lot e le figlie,<\/em> collezione privata, consultabile in Fototeca di F. Zeri (n. 50954); <em>Ebbrezza di No\u00e8<\/em>, collezione privata, Fototeca di F. Zeri (n. 50968); <em>Il sacrificio di No\u00e8<\/em>, gi\u00e0 collezione Samuel H. Kress, MFA di Houston; <em>Santa Caterina d\u2019Alessandria,<\/em> Parigi,Galerie Canesso; <em>Sant\u2019Agata visitata in carcere da San Pietro, in<\/em> collezione privata, scheda D20, p. 463, dal \u2018Catalogo dei dipinti\u2019, <em>Grazia e tenerezza \u2018in posa\u2019. Bernardo Cavallino e il suo tempo 1616-1656,<\/em> N. Spinosa, 2013.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><sup>15<\/sup> B. De Dominici, <em>Vite de\u2019 pittori, scultori ed architetti napoletani.<\/em> Edizione commentata a cura di F. Sricchia Santoro e A. Zezza, Tomo I, p. 64. Napoli, 2008.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un dipinto a olio su tela, l\u2019Adorazione dei Magi (tav. 1), \u00e8 comparso durante un\u2019asta con la generica assegnazione a Pittore napoletano del secondo quarto del XVII secolo1 e l\u2019esito dell\u2019analisi stilistico-comparativa, a cui l\u2019opera \u00e8 stata sottoposta dalla scrivente, evidenzia stringenti corrispondenze che favoriscono l\u2019attribuzione a Bernardo Cavallino2. 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