Caravaggio e il ciclo della galleria di palazzo Mattei

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Il testo esplora la collezione d’arte e le ambizioni culturali di Asdrubale Mattei, un mecenate meno conosciuto nella Roma del primo Seicento, che cercò di rivaleggiare con le prestigiose collezioni del fratello Ciriaco Mattei e del cardinale Scipione Borghese mettendo insieme una galleria con opere di Caravaggio e dei suoi seguaci. Stefano Pierguidi esamina gli inventari storici e i resoconti contemporanei per tracciare l’evoluzione del progetto di Asdrubale, evidenziando il suo intento di creare una narrazione coesa della vita di Cristo attraverso una serie di dipinti caravaggeschi nella galleria di Palazzo Mattei.

Al centro della visione di Asdrubale c’era l’eredità de “La disputa di Cristo tra i dottori” di Antiveduto Grammatica e l’attesa di acquisire la “Presa di Cristo” di Caravaggio, rimasta al nipote Paolo. Nonostante la sua ambizione, l’impegno di Asdrubale fu in definitiva limitato dalla sua riluttanza a investire in modo sostanziale in opere d’arte di alto livello. Questa frugalità lo portò a commissionare artisti emergenti o secondari, tra cui Giovanni Serodine, Pietro da Cortona e Orazio Riminaldi, piuttosto che caravaggisti affermati. Di conseguenza, la coerenza tematica e stilistica della galleria fu compromessa, come dimostra l’inclusione di opere non caravaggesche e le deviazioni dalla narrazione del Nuovo Testamento.

L’analisi di Pierguidi illustra come l’approccio pragmatico di Asdrubale e le limitazioni economiche influenzarono la composizione della galleria, riflettendo modelli più ampi di mecenatismo e gusto artistico nella Roma barocca. Lo studio sottolinea le sfide dell’ambizione curatoriale all’interno di vincoli finanziari e la complessa interazione tra eredità artistica, status culturale e visione personale nel collezionismo d’arte della prima età moderna.

English Abstract

The text explores the art collection and cultural ambitions of Asdrubale Mattei, a lesser-known patron in early 17th-century Rome, who sought to rival his brother Ciriaco Mattei’s and Cardinal Scipione Borghese’s prestigious collections by assembling a gallery featuring works by Caravaggio and his followers. Stefano Pierguidi examines historical inventories and contemporary accounts to trace the evolution of Asdrubale's project, highlighting his intent to create a cohesive narrative of Christ's life through a series of Caravaggesque paintings in the Palazzo Mattei gallery. Central to Asdrubale's vision was his inheritance of "The Disputation of Christ among the Doctors" by Antiveduto Grammatica, and his anticipation of acquiring Caravaggio's "Taking of Christ," which remained with his nephew Paolo. Despite his ambition, Asdrubale’s endeavor was ultimately constrained by his reluctance to invest substantially in high-caliber artworks. This frugality led him to commission emerging or secondary artists, including Giovanni Serodine, Pietro da Cortona, and Orazio Riminaldi, rather than established Caravaggisti. Consequently, the gallery’s thematic and stylistic coherence was compromised, evidenced by the inclusion of non-Caravaggesque works and deviations from the New Testament narrative. Pierguidi's analysis illustrates how Asdrubale's pragmatic approach and economic limitations influenced the gallery’s composition, reflecting broader patterns in patronage and artistic taste in Baroque Rome. The study underscores the challenges of curatorial ambition within financial constraints and the complex interplay between artistic legacy, cultural status, and personal vision in early modern art collecting.