“Carlo De Dominicis” di Maria Gabriella Gargano offre un dettagliato esame storico e critico della vita e dell’opera di Carlo De Dominicis, architetto romano del XVIII secolo il cui contributo è stato relativamente trascurato dalla storia dell’arte. La pubblicazione per la prima volta di diversi documenti aiuta a collocare De Dominicis entro precisi limiti storici, tra cui la sua nascita, avvenuta il 26 febbraio 1696, e diverse tappe professionali.
Carlo De Dominicis nasce da una formazione legata all’artigianato del padre, maestro muratore. La sua prima formazione comprende la vittoria di un concorso all’Accademia di San Luca nel 1716, che segna l’inizio della sua carriera architettonica. Il suo progetto per la tomba del cardinale Bichi a Santa Agata dei Goti mostra le sue prime influenze e i motivi tipologici comuni nell’architettura funeraria dell’epoca.
Un anno cruciale nella carriera di De Dominicis fu il 1725, segnato dal sodalizio con Filippo Raguzzini e dalla pubblicazione dell’”Opus Architectonicum” di Borromini. La collaborazione con Raguzzini tra il 1725 e il 1733 comprende progetti significativi, tra cui la ristrutturazione urbanistica di Piazza Campitelli. Questo periodo evidenzia anche l’influenza educativa e stilistica che Raguzzini ebbe su De Dominicis.
Tra le opere indipendenti più significative di De Dominicis c’è la ricostruzione della chiesa dei SS. Celso e Giuliano a Banchi. Questo progetto, voluto da Papa Clemente XII, mostra la predilezione di De Dominicis per le chiese a pianta centrale con un disegno ellittico. La chiesa fu completata nel 1736, con continui perfezionamenti fino al 1743, esemplificando il suo stile architettonico, che bilanciava l’innovazione strutturale con il dinamismo barocco.
De Dominicis ha contribuito anche ad altri progetti di rilievo, come la facciata della chiesa di S. Bartolomeo dei Bergamaschi, dove il suo lavoro riflette una sintesi di elementi tradizionali e moderni. Il suo restauro di S. Salvatore delle Coppelle nel 1743, che ha mantenuto la struttura basilicale medievale, ha dimostrato la sua versatilità nel trattare diversi stili architettonici e periodi.
Nell’ultima parte della sua carriera, De Dominicis progettò la chiesa di S. Eligio in Trastevere, notevole per la sua pianta centrale e l’integrazione nel tessuto urbano di Roma. Questo progetto ha rafforzato la sua abilità nel creare spazi ecclesiastici dinamici e visivamente coinvolgenti.
La ricerca di Gargano non solo porta l’attenzione sui risultati architettonici di De Dominicis, ma contestualizza anche il suo lavoro all’interno delle tendenze più ampie dell’architettura barocca romana. La sua capacità di adattarsi e innovare all’interno dei vincoli stilistici del suo tempo lo rende una figura significativa ma poco apprezzata nella storia dell’architettura romana.
English Abstract
"Carlo De Dominicis" by Maria Gabriella Gargano provides a detailed historical and critical examination of the life and work of Carlo De Dominicis, an eighteenth-century Roman architect whose contributions have been relatively overlooked in art history. The publication of several documents for the first time helps to place De Dominicis within precise historical limits, including his birth on February 26, 1696, and various professional milestones. Carlo De Dominicis emerged from a background tied to the craftsmanship of his father, a master mason. His early education included winning a competition at the Accademia di San Luca in 1716, which marked the beginning of his architectural career. His design for the tomb of Cardinal Bichi in Santa Agata dei Goti showcases his early influences and typological motifs common in funerary architecture of the time. A pivotal year in De Dominicis' career was 1725, marked by his association with Filippo Raguzzini and the publication of Borromini's "Opus Architectonicum." His collaboration with Raguzzini between 1725 and 1733 involved significant projects, including the urban restructuring of Piazza Campitelli. This period also highlights the educational and stylistic influences Raguzzini had on De Dominicis. Among De Dominicis' significant independent works is the reconstruction of the church of SS. Celso and Giuliano in Banchi. This project, initiated by Pope Clement XII, showcases De Dominicis' preference for central-plan churches with an elliptical design. The church was completed in 1736, with continued refinements until 1743, exemplifying his architectural style, which balanced structural innovation with Baroque dynamism. De Dominicis also contributed to other notable projects, such as the facade of the church of S. Bartolomeo dei Bergamaschi, where his work reflects a synthesis of traditional and modern elements. His restoration of S. Salvatore delle Coppelle in 1743, which retained its medieval basilica structure, demonstrated his versatility in handling different architectural styles and periods. In the latter part of his career, De Dominicis designed the church of S. Eligio in Trastevere, notable for its central plan and integration into the urban fabric of Rome. This project reinforced his skill in creating dynamic and visually engaging ecclesiastical spaces. The research by Gargano not only brings attention to De Dominicis' architectural achievements but also contextualizes his work within the broader trends of Roman Baroque architecture. His ability to adapt and innovate within the stylistic constraints of his time marks him as a significant yet underappreciated figure in the history of Roman architecture.