Drawing and artistic collaboration in S. Maria in Trivio, Rome. Notes on Giacomo Amato, Antonio Gherardi, Ercole Ferrata and Bartolomeo Merelli

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Il testo indaga il contributo architettonico e artistico di Giacomo Amato nella Roma del tardo Seicento, concentrandosi in particolare sul suo lavoro nella chiesa di S. Maria in Trivio. Il saggio mette in discussione le precedenti attribuzioni ad Antonio Gherardi, proponendo invece che Amato fosse responsabile di gran parte del design architettonico e decorativo della chiesa. Presenta nuove prove provenienti dai disegni architettonici di Amato conservati a Palermo, sostenendo che Amato ebbe un ruolo cruciale nella progettazione degli interni del convento e della chiesa, mentre il ruolo di Gherardi si limitรฒ alla pittura.

Amato, architetto e frate siciliano, arrivรฒ a Roma nel 1673 e probabilmente si formรฒ sotto la guida di Carlo Rainaldi piuttosto che di Carlo Fontana. La sua formazione precoce come pittore influenzรฒ anche il suo metodo di lavoro collaborativo, che prevedeva la creazione di strutture architettoniche e lasciava il lavoro scultoreo o ornamentale a pittori come Gherardi o Bartolomeo Merelli. I disegni di Amato di questo periodo rivelano il suo coinvolgimento nella progettazione della navata, del presbiterio e della sacrestia di S. Maria in Trivio, compreso l’arco trionfale e la decorazione a stucco.

Il testo evidenzia anche il ruolo amministrativo di Amato all’interno della chiesa, con la supervisione delle campagne di ristrutturazione e costruzione durante il Giubileo del 1675. Mentre gli studiosi precedenti attribuivano gli stucchi e il progetto architettonico complessivo a Gherardi, la documentazione d’archivio e i disegni sopravvissuti suggeriscono che Amato fosse responsabile del progetto architettonico, collaborando con Gherardi e altri artisti su elementi specifici come la pittura e la scultura.

La successiva carriera di Amato a Palermo continuรฒ questo approccio collaborativo, dove lavorรฒ con artisti locali come Pietro Aquila e Antonino Grano. Il suo lascito architettonico a Roma e a Palermo sottolinea la sua importanza nello sviluppo delle pratiche artistiche del tardo barocco, in particolare per la fusione di architettura e decorazione attraverso la condivisione della paternitร .

English Abstract

The text investigates the architectural and artistic contributions of Giacomo Amato in late 17th-century Rome, particularly focusing on his work in the church of S. Maria in Trivio. The essay challenges previous attributions to Antonio Gherardi, instead proposing that Amato was responsible for much of the church's architectural and decorative design. It presents new evidence from Amatoย’s architectural drawings preserved in Palermo, arguing that Amato played a crucial role in designing both the convent and church interiors, while Gherardi's role was limited to painting. Amato, a Sicilian architect and friar, arrived in Rome in 1673 and likely trained under Carlo Rainaldi rather than Carlo Fontana. His early training as a painter also influenced his collaborative working method, which involved creating architectural frameworks and leaving sculptural or ornamental work to painters like Gherardi or Bartolomeo Merelli. Amatoย’s drawings from this period reveal his involvement in the planning of the nave, presbytery, and sacristy of S. Maria in Trivio, including its triumphal arch and stucco decoration. The text also highlights Amato's administrative role within the church, overseeing the renovation and building campaigns during the Jubilee of 1675. While previous scholars attributed the stucco work and overall architectural design to Gherardi, archival documentation and surviving drawings suggest that Amato was in charge of the architectural design, collaborating with Gherardi and other artists on specific elements such as painting and sculpture. Amato's later career in Palermo continued this collaborative approach, where he worked with local artists like Pietro Aquila and Antonino Grano. His architectural legacy in Rome and Palermo underscores his importance in the development of late Baroque artistic practices, particularly in his blending of architecture and decoration through shared authorship.