Effigi di imperatori romani nel manoscritto Chig. J VII 259 della Biblioteca vaticana. Origini e diffusione di un’iconografia

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L’articolo di Luisa Capoduro “Effigi di imperatori romani nel manoscritto Chig. J VII 259 della Biblioteca vaticana. Origini e diffusione di un’iconografia” si concentra sulla raffigurazione di effigi di imperatori romani nei margini del manoscritto Chig. J VII 259, conservato presso la Biblioteca Vaticana. Questo manoscritto contiene la “Historiae Imperiales” di Giovanni de Matociis, riconosciuta come autografa dall’autore, che probabilmente eseguรฌ i disegni intorno al 1320 a Verona.

Lo studio evidenzia l’attenzione pre-umanistica per le monete antiche, una tendenza che precede di diversi decenni la famosa donazione di monete romane da parte di Petrarca all’imperatore Carlo IV. Capoduro illustra come studiosi come Gian Lorenzo Mellini e Annegrit Schmitt abbiano esaminato queste effigi, notando la loro somiglianza con le monete romane sia nei ritratti che nelle iscrizioni. Queste effigi rappresentano alcune delle prime copie conosciute di monete antiche, con un numero significativo di derivazioni dirette dagli originali, come confermato dalla tesi di J. Cunnally e dalle ricerche dello stesso Capoduro.

Capoduro approfondisce la potenziale influenza dei disegni di de Matociis sui medaglioni dipinti da Altichiero con le effigi imperiali nella loggia di Cansignorio del Palazzo Scaligero di Verona, intorno al 1364. Le somiglianze nelle leggende e nei ritratti tra il manoscritto di de Matociis e i dipinti di Altichiero suggeriscono una dipendenza diretta, proponendo che il manoscritto di de Matociis sia servito da modello.

Giovanni de Matociis era un notaio imperiale e funzionario della Curia vescovile di Verona, noto per la sua erudizione e le sue missioni diplomatiche. Le sue opere, come le “Gesta Romanorum Pontificum”, la “Historiae Imperiales” e la “Brevis adnotatio de duobus Pliniis”, riflettono il suo profondo impegno con i testi classici e medievali. Le “Historiae Imperiales” consistono in biografie di imperatori da Augusto a Carlo il Calvo, integrando la storia cristiana e le figure letterarie di rilievo di ciascun regno.

L’analisi di Capoduro indica che l’interesse di de Matociis per le monete antiche non era solo per il loro valore, ma per il loro significato storico, che lo portรฒ a studiare e riprodurre attentamente queste monete nel suo manoscritto. Questo sforzo riflette il suo obiettivo piรน ampio di fornire un resoconto storico completo supportato da un’autentica documentazione visiva.

La diffusione del motivo del medaglione con le effigi imperiali nell’arte italiana del XV secolo viene esplorata nell’ultima parte dello studio. Capoduro traccia l’influenza del manoscritto di de Matociis attraverso Altichiero fino ad altri artisti come Jacopo Bellini e Pisanello, che incorporarono motivi simili nelle loro opere, dimostrando l’impatto duraturo di questa tradizione iconografica.

English Abstract

Luisa Capoduro's article "Effigi di imperatori romani nel manoscritto Chig. J VII 259 della Biblioteca vaticana. Origini e diffusione di unย’iconografia" focuses on the depiction of Roman emperors' effigies in the margins of the Chig. J VII 259 manuscript, housed in the Vatican Library. This manuscript contains Giovanni de Matociis's "Historiae Imperiales," which is recognized as an autograph by the author, who likely executed the drawings around 1320 in Verona. The study highlights the pre-humanistic attention to ancient coins, a trend that predated Petrarchย’s famous donation of Roman coins to Emperor Charles IV by several decades. Capoduro discusses how scholars like Gian Lorenzo Mellini and Annegrit Schmitt have examined these effigies, noting their resemblance to Roman coins in both portraits and inscriptions. These effigies represent some of the earliest known copies from ancient coins, with a significant number of direct derivations from originals as confirmed by J. Cunnally's thesis and Capoduroย’s own research. Capoduro delves into the potential influence of de Matociis's drawings on Altichiero's painted medallions with imperial effigies in the loggia of Cansignorio at the Palazzo Scaligero in Verona, around 1364. The similarities in legends and portraits between de Matociis's manuscript and Altichieroย’s paintings suggest a direct dependency, proposing that de Matociis's manuscript served as a model. Giovanni de Matociis was an imperial notary and official of the Episcopal Curia of Verona, known for his erudition and diplomatic missions. His works, such as the "Gesta Romanorum Pontificum," "Historiae Imperiales," and "Brevis adnotatio de duobus Pliniis," reflect his deep engagement with classical and medieval texts. The "Historiae Imperiales" consists of biographies of emperors from Augustus to Charles the Bald, integrating Christian history and notable literary figures of each reign. Capoduro's analysis indicates that de Matociisย’s interest in ancient coins was not merely for their value but for their historical significance, leading him to carefully study and reproduce these coins in his manuscript. This effort reflects his broader aim to provide a comprehensive historical account supported by authentic visual documentation. The diffusion of the medallion motif with imperial effigies in 15th-century Italian art is explored in the latter part of the study. Capoduro traces the influence of de Matociisย’s manuscript through Altichiero to other artists like Jacopo Bellini and Pisanello, who incorporated similar motifs in their works, demonstrating the lasting impact of this iconographic tradition.