I quadri di Caravaggio nella collezione Mattei. I nuovi documenti e i riscontri con le fonti

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Il testo di Francesca Cappelletti e Laura Testa, “I quadri di Caravaggio nella collezione Mattei: i nuovi documenti e i riscontri con le fonti”, esamina meticolosamente la provenienza e la documentazione delle opere di Caravaggio nella collezione Mattei. Lo studio si concentra principalmente su dipinti chiave come la “Cena in Emmaus” e la “Cattura di Cristo”, indagando sul loro percorso storico, dalla loro creazione e proprietร  iniziale da parte della famiglia Mattei fino al loro trasferimento finale.

La “Cena in Emmaus”, oggi conservata alla National Gallery di Londra, รจ riconducibile alla collezione di Scipione Borghese, come documentato intorno al 1650. Le prime fonti, come Manilli e Scannelli, ne citano la presenza nella villa di Borghese, sottolineandone il vivido naturalismo. Bellori ne fornรฌ una descrizione dettagliata nel 1672, notando particolari come il Cristo giovane e gli elementi della natura morta sul tavolo. Nonostante ciรฒ, Bellori identificรฒ erroneamente Borghese come committente originario, mentre il dipinto apparteneva in origine alla famiglia Mattei. Le ambiguitร  storiche sulla sua identificazione con altre opere citate da fonti antiche come Gaspare Celio e Levey hanno portato a dibattiti sull’esatta provenienza del dipinto.

Un altro dipinto significativo, “Cattura di Cristo”, รจ stato documentato per la prima volta da Gaspare Celio nel 1638 come parte della collezione Mattei. Bellori ne confermรฒ poi la presenza a Palazzo Mattei nel 1664 e nel 1672, fornendo un’elaborata descrizione della scena. Il testo analizza come i documenti di pagamento trovati negli archivi Mattei, come il Libro del rincontro del banco, chiariscano i dettagli della committenza. Questi documenti, risalenti al 1602 e al 1603, registrano i pagamenti a Caravaggio, consolidando l’attribuzione e la datazione del dipinto. Le ragioni esatte del trasferimento del dipinto a Scipione Borghese rimangono poco chiare, ma probabilmente si trattava di un dono al potente cardinale-nipote, noto collezionista d’arte.

Lo studio affronta anche le piรน ampie pratiche di mecenatismo e collezionismo della famiglia Mattei. Ciriaco Mattei, insieme ai fratelli Asdrubale e Girolamo, furono importanti collezionisti e mecenati a Roma, commissionando e acquistando opere direttamente da artisti come Caravaggio. La collezione Mattei comprendeva diverse opere d’arte contemporanea, a testimonianza del gusto sofisticato della famiglia e del suo impegno nel mercato artistico romano. I legami dei Mattei con altre importanti famiglie e mecenati, come i Borromeo, i Pamphili e i Giustiniani, evidenziano la vasta rete di mecenatismo artistico nella Roma del XVII secolo.

La passione di Ciriaco Mattei per il collezionismo si estendeva oltre i dipinti, includendo antichitร  e sculture, esposte nella sua villa e nei suoi palazzi. La documentazione di queste collezioni, come inventari e registri di pagamento, fornisce preziose indicazioni sulla provenienza e sul movimento delle opere d’arte durante questo periodo.

In conclusione, la ricerca di Cappelletti e Testa ribadisce l’importanza dei documenti d’archivio per tracciare la storia e la provenienza delle opere di Caravaggio. La loro meticolosa analisi dei registri di pagamento, degli inventari e dei primi resoconti biografici getta nuova luce sulla complessa storia di questi capolavori e sul loro percorso attraverso le mani di importanti collezionisti.

English Abstract

Francesca Cappelletti and Laura Testaย’s text, "I quadri di Caravaggio nella collezione Mattei: I nuovi documenti e i riscontri con le fonti," meticulously examines the provenance and documentation of Caravaggioย’s works in the Mattei collection. The study primarily focuses on key paintings such as "Cena in Emmaus" and "Cattura di Cristo," investigating their historical journey, from their creation and initial ownership by the Mattei family to their eventual relocation. The "Cena in Emmaus," now housed at the National Gallery in London, is traceable back to the collection of Scipione Borghese, as documented around the 1650s. Early sources like Manilli and Scannelli referenced its presence in Borgheseย’s villa, emphasizing its vivid naturalism. Bellori provided a detailed description in 1672, noting specifics such as the youthful Christ and the still life elements on the table. Despite this, Bellori incorrectly identified Borghese as the original commissioner, while the painting originally belonged to the Mattei family. Historical ambiguities about its identification with other works mentioned by early sources like Gaspare Celio and Levey have led to debates about the paintingย’s exact provenance. Another significant painting, "Cattura di Cristo," was first documented by Gaspare Celio in 1638 as part of the Mattei collection. Bellori later confirmed its presence in Palazzo Mattei in 1664 and 1672, providing an elaborate description of the scene. The text discusses how payment records found in the Mattei archives, such as the Libro del rincontro del banco, clarify the commissioning details. These documents, dating to 1602 and 1603, record payments to Caravaggio, solidifying the attribution and dating of the painting. The exact reasons for the painting's transfer to Scipione Borghese remain unclear but likely involved a gift to the powerful Cardinal-Nephew, a noted art collector. The study also addresses the Mattei family's broader art patronage and collecting practices. Ciriaco Mattei, along with his brothers Asdrubale and Girolamo, were significant collectors and patrons in Rome, commissioning and acquiring works directly from artists like Caravaggio. The Mattei collection included various contemporary artworks, reflecting the familyย’s sophisticated taste and engagement with the Roman art market. The Matteiย’s connections with other notable families and patrons, such as the Borromeo, Pamphili, and Giustiniani, highlight the extensive network of art patronage in 17th-century Rome. Ciriaco Matteiย’s passion for collecting extended beyond paintings to include antiquities and sculptures, displayed in his villa and palaces. The documentation of these collections, such as inventories and payment records, provides invaluable insights into the provenance and movement of artworks during this period. In conclusion, Cappelletti and Testaย’s research reaffirms the importance of archival documents in tracing the history and provenance of Caravaggioย’s works. Their meticulous analysis of payment records, inventories, and early biographical accounts sheds new light on the complex history of these masterpieces and their journey through the hands of prominent collectors.