L’articolo di Walter Angelelli “Ipotesi sull’ultimo tempo di Filippo da Verona” esplora la figura sempre più riconosciuta del pittore Filippo da Verona, la cui vita e la cui opera sono diventate oggetto di un significativo interesse scientifico. Partendo dalla ricerca fondamentale di Luisa Attardi, che ha ricostruito la biografia di Filippo e proposto un catalogo delle sue opere, Angelelli approfondisce l’evoluzione stilistica del pittore e le difficoltà di attribuirgli opere definitive a causa della sua natura itinerante e della sua variabilità stilistica.
Di Filippo da Verona non si conoscono gli anni di nascita e di morte e solo pochi documenti attestano la sua attività tra il 1510 e il 1515. La sua vita itinerante lo vide lavorare in diverse città, rendendolo un esempio paradigmatico degli artisti “veneziani erranti”. L’articolo sottolinea il grande problema delle opere stilisticamente distanti che portano la sua firma, suggerendo la possibilità di confondere due artisti distinti a causa di una coincidenza onomastica.
La prima opera confermata è l’affresco del 1510 con l’apparizione di Sant’Antonio al beato Luca Belludi a Padova, che mostra influenze di Cima da Conegliano e Carpaccio. Le prime opere di Filippo, come il “San Girolamo” a Monaco di Baviera e le due versioni della “Madonna col Bambino e un Santo Vescovo” a Bergamo e Torino, riflettono un repertorio iconografico ripetitivo tipico della fine del Quattrocento.
Un cambiamento significativo si verifica con la pala del 1514 “Madonna col Bambino in gloria con i santi Pietro e Nicola” a Fabriano, che indica un allontanamento dalla sua maniera precedente verso un approccio più moderno e giorgionesco. Quest’opera suggerisce l’impegno di Filippo con le correnti sperimentali e anticlassiche caratteristiche della scuola cremonese.
Angelelli identifica un’altra pala d’altare simile in San Pietro, a Modena, collegandola allo stile di Filippo del 1514. L’articolo rileva i motivi e gli elementi stilistici ricorrenti in queste opere, come la raffigurazione della Vergine con il Bambino e i dettagliati sfondi paesaggistici.
Un ulteriore esame rivela nuove attribuzioni a Filippo, tra cui una “Madonna con Bambino e San Giovanni” precedentemente nella collezione Contini Bonacossi e una “Madonna del latte” sul mercato dell’arte di Milano. Queste opere dimostrano l’evoluzione del suo stile e del suo vocabolario personale, influenzato da elementi lombardi e giorgioneschi.
Angelelli discute le sfide della datazione e dell’attribuzione delle opere a Filippo, notando le influenze stilistiche di Romanino e Altobello Melone. La presenza di Filippo in Emilia intorno al 1513-14 è confermata dalla pala d’altare di Modena, che mostra la sua integrazione di influenze venete e lombarde.
L’articolo conclude che l’opera frammentata e stilisticamente varia di Filippo da Verona riflette la sua capacità di adattarsi e incorporare nuove tendenze artistiche. Angelelli invita a proseguire le ricerche per affinare la comprensione dei contributi di Filippo e del suo posto nella narrazione artistica rinascimentale, suggerendo che le due distinte personalità artistiche attribuite a Filippo possano effettivamente appartenere a un unico artista versatile.
English Abstract
Walter Angelelli's article "Ipotesi sull'ultimo tempo di Filippo da Verona" explores the increasingly recognized figure of the painter Filippo da Verona, whose life and work have become subjects of significant scholarly interest. Building on the foundational research by Luisa Attardi, who reconstructed Filippos biography and proposed a catalog of his works, Angelelli delves into the painters stylistic evolution and the challenges of definitively attributing works to him due to his itinerant nature and stylistic variability. Filippo da Verona's birth and death years are unknown, and only a few documents mark his activities between 1510 and 1515. His itinerant life saw him working in various cities, making him a prime example of the "wandering Venetian" artists. The article points out the major problem of stylistically distant works bearing his signature, suggesting the possibility of two distinct artists being confused due to a namesake coincidence. The earliest confirmed work is the 1510 fresco of Saint Anthony's appearance to Blessed Luca Belludi in Padua, showcasing influences from Cima da Conegliano and Carpaccio. Filippo's early works, such as the "Saint Jerome" in Munich and two versions of "Madonna with Child and a Bishop Saint" in Bergamo and Turin, reflect a repetitive iconographic repertoire typical of the late Quattrocento. A significant shift occurs with the 1514 altarpiece "Madonna with Child in Glory with Saints Peter and Nicholas" in Fabriano, indicating a departure from his earlier manner to a more modern and Giorgionesque approach. This piece suggests Filippos engagement with experimental and anti-classical currents characteristic of the Cremonese school. Angelelli identifies another similar altarpiece in San Pietro, Modena, linking it to Filippo's 1514 style. The article notes the recurring motifs and stylistic elements in these works, such as the depiction of the Virgin and Child and the detailed landscape backgrounds. Further examination reveals new attributions to Filippo, including a "Madonna with Child and Saint John" previously in the Contini Bonacossi collection and a "Madonna of the Milk" in the Milan art market. These works demonstrate his evolving style and personal vocabulary, influenced by Lombard and Giorgionesque elements. Angelelli discusses the challenges of dating and attributing works to Filippo, noting the stylistic influences from Romanino and Altobello Melone. The presence of Filippo in Emilia around 1513-14 is confirmed by the Modena altarpiece, showing his integration of Venetian and Lombard influences. The article concludes that Filippo da Verona's fragmented and stylistically varied body of work reflects his ability to adapt and incorporate new artistic trends. Angelelli calls for further research to refine the understanding of Filippo's contributions and his place in the Renaissance art narrative, suggesting that the two distinct artistic personas attributed to Filippo may indeed belong to a single versatile artist.