La Pietà di jacopino del Conte per S. Maria del Popolo: dall’identificazione del quadro al riesame dell’autore

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Il testo di Antonio Vannugli, “La “Pietà” di Jacopino del Conte per S. Maria del Popolo: dall’identificazione del quadro al riesame dell’autore”, fornisce un riesame completo della “Pietà” attribuita a Jacopino del Conte, attualmente parte della Galleria Nazionale d’Arte Antica ed esposta a Palazzo Barberini. Acquisito dallo Stato italiano nel 1966, il dipinto è stato precedentemente identificato da Federico Zeri come la pala perduta che Jacopino del Conte dipinse per l’altare del transetto sinistro di S. Maria del Popolo. L’attribuzione di Zeri, basata su somiglianze compositive con le opere successive di Jacopino, rimane non confermata nonostante i significativi progressi degli studi storici dell’arte negli ultimi quattro decenni.

Lo studio di Vannugli rivisita la provenienza del dipinto e lo sviluppo stilistico di Jacopino del Conte. Ripercorre la storia della pala d’altare, la sua commissione originaria e le successive ricollocazioni, concludendo con la sua collocazione finale nell’attuale collezione. Il testo discute le varie valutazioni e attribuzioni fatte nel tempo, fornendo un’analisi dettagliata degli elementi stilistici e compositivi del dipinto.

La pala, citata per la prima volta da Vasari e successivamente descritta nei dettagli da Giovanni Baglione, fu inizialmente descritta come “Deposizione” o “Trasporto al Sepolcro”, riflettendo il suo focus tematico sulla sepoltura di Cristo. La dettagliata descrizione di Baglione collega il dipinto al monumento del vescovo Bernardino Elvino, scolpito da Guglielmo della Porta, suggerendo una relazione topografica e tematica tra le due opere. Vannugli esplora il contesto storico del transetto sinistro di S. Maria del Popolo, descrivendone le trasformazioni e l’eventuale ricollocazione del monumento di Elvino a seguito dei restauri berniniani.

Il testo esamina anche la composizione visiva e tematica della “Pietà” di Jacopino, notando la sua fusione di elementi manieristici e tosco-romani. Il dipinto raffigura il trasporto del corpo di Cristo, con le figure disposte in una composizione dinamica ma equilibrata che riflette l’evoluzione delle tendenze artistiche della metà del XVI secolo. Lo studio evidenzia l’approccio innovativo di Jacopino nell’integrare aspetti narrativi e devozionali in un’unica opera.

Oltre all’analisi storica e stilistica, Vannugli affronta la ricezione del dipinto e la sua fortuna critica nel tempo. Discute le mutevoli attribuzioni e il graduale riconoscimento della paternità di Jacopino del Conte, culminando nell’attuale status del dipinto come esempio significativo dell’arte italiana della metà del XVI secolo.

La ricerca di Vannugli sottolinea l’importanza dei documenti d’archivio e del contesto storico per ricostruire la provenienza e il significato artistico di opere come la “Pietà” di Jacopino del Conte. Il suo esame dettagliato fornisce nuove intuizioni sull’opera dell’artista e contribuisce a una più profonda comprensione delle complesse interazioni tra arte, storia e religione nella Roma del Rinascimento.

English Abstract

Antonio Vannugli's text, "La «Pietà» di Jacopino del Conte per S. Maria del Popolo: dall'identificazione del quadro al riesame dell'autore," provides a comprehensive reexamination of the "Pietà" attributed to Jacopino del Conte, currently part of the Galleria Nazionale d'Arte Antica and displayed at Palazzo Barberini. Acquired by the Italian state in 1966, the painting was previously identified by Federico Zeri as the lost altarpiece Jacopino del Conte painted for the left transept altar in S. Maria del Popolo. Zeri's attribution, based on compositional similarities with Jacopino's later works, remains unconfirmed despite significant advancements in art historical studies over the past four decades. Vannugli's study revisits the painting's provenance and Jacopino del Conte's stylistic development. He traces the history of the altarpiece, its original commission, and subsequent relocations, concluding with its final placement in the current collection. The text discusses the various assessments and attributions made over time, providing a detailed analysis of the painting's stylistic and compositional elements. The altarpiece, first mentioned by Vasari and later detailed by Giovanni Baglione, was initially described as a "Deposition" or "Transport to the Sepulcher," reflecting its thematic focus on the burial of Christ. Baglione's detailed description connects the painting to the monument of Bishop Bernardino Elvino, sculpted by Guglielmo della Porta, suggesting a topographical and thematic relationship between the two works. Vannugli explores the historical context of the left transept of S. Maria del Popolo, detailing its transformations and the eventual relocation of the Elvino monument due to Bernini's renovations. The text also examines the visual and thematic composition of Jacopino's "Pietà," noting its blend of Mannerist and Tuscan-Roman elements. The painting depicts the transportation of Christ's body, with figures arranged in a dynamic, yet balanced composition that reflects the evolving artistic trends of the mid-16th century. The study highlights Jacopino's innovative approach to integrating narrative and devotional aspects within a single work. In addition to the historical and stylistic analysis, Vannugli addresses the painting's reception and critical fortunes over time. He discusses the shifting attributions and the gradual recognition of Jacopino del Conte's authorship, culminating in the painting's current status as a significant example of mid-16th century Italian art. Vannugli's research underscores the importance of archival documents and historical context in reconstructing the provenance and artistic significance of works like Jacopino del Conte's "Pietà." His detailed examination provides new insights into the artist's oeuvre and contributes to a deeper understanding of the complex interactions between art, history, and religion in Renaissance Rome.