Il testo Marmi antichi in una veduta seicentesca del giardino Aldobrandini a Magnanapoli di Anna Maria Riccomini prende in esame un dipinto del XVII secolo attribuito a Giovan Francesco Grimaldi, che raffigura il giardino di Villa Aldobrandini a Magnanapoli. Il dipinto fa parte della collezione dell’Eredità dal Pozzo e presenta un “giardino di statue” pieno di antichi sarcofagi di marmo e sculture classiche, evocando un paesaggio metafisico che ricorda i giardini aristocratici romani dell’epoca. Lo studio identifica specifici marmi antichi presenti nel dipinto, come un sarcofago a testa di leone con coperchio in kline, un tempo parte della collezione Aldobrandini, e descrive come questi manufatti fossero posizionati in relazione alla disposizione del giardino della villa.
Riccomini sottolinea l’integrazione del giardino nella più ampia tradizione delle collezioni rinascimentali e barocche di antichità, simili a quelle dei giardini del cardinale Ippolito d’Este e di altri. Il saggio fornisce un’accurata ricostruzione della disposizione di questi marmi antichi sulla base di inventari storici, disegni di artisti come Franz Caucig e documenti seicenteschi, ripercorrendo il loro destino attraverso i secoli successivi di dispersione e restauro. L’analisi contribuisce alla comprensione di come l’arte classica fosse esposta in ambienti aristocratici, con finalità sia estetiche che simboliche nella Roma del XVII secolo.
English Abstract
The text Marmi antichi in una veduta seicentesca del giardino Aldobrandini a Magnanapoli by Anna Maria Riccomini examines a 17th-century painting attributed to Giovan Francesco Grimaldi, which depicts the garden of Villa Aldobrandini in Magnanapoli. The painting is part of the Eredità dal Pozzo collection, featuring a garden of statues filled with ancient marble sarcophagi and classical sculptures, evoking a metaphysical landscape reminiscent of the Roman aristocratic gardens of the time. The study identifies specific ancient marbles in the painting, such as a lion-headed sarcophagus with a kline lid, once part of the Aldobrandini collection, and describes how these artifacts were positioned in relation to the layout of the villas garden. Riccomini highlights the garden's integration into the broader tradition of Renaissance and Baroque collections of antiquities, similar to those in the gardens of Cardinal Ippolito dEste and others. The essay provides a thorough reconstruction of the arrangement of these ancient marbles based on historical inventories, drawings by artists such as Franz Caucig, and 17th-century documents, tracing their fate through subsequent centuries of dispersal and restoration efforts. The analysis contributes to the understanding of how classical art was displayed in aristocratic settings, serving both aesthetic and symbolic purposes in 17th-century Rome.