Mattia de Rossi: documenti inediti per il cantiere del monastero di S. Giuseppe a Capo le Case

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Il testo di Camilla S. Fiore si concentra sull’opera architettonica di Mattia de Rossi, in particolare sul suo ruolo nella costruzione del Monastero di San Giuseppe a Capo le Case a Roma. Spesso messo in ombra dal suo legame con Gian Lorenzo Bernini, De Rossi è stato visto dalla critica moderna come un semplice seguace del suo maestro. Tuttavia, studi recenti e nuove prove documentali hanno fatto luce sui suoi contributi indipendenti, rivelando una comprensione più complessa e sfumata del suo stile architettonico e delle sue realizzazioni.

De Rossi iniziò la sua carriera sotto la tutela del padre, Marcantonio de Rossi, e successivamente lavorò a stretto contatto con Bernini, assistendolo in diversi progetti importanti. A partire dagli anni Settanta del Cinquecento, De Rossi iniziò a ricevere commissioni in proprio, tra cui l’ampliamento e la ristrutturazione del monastero di San Giuseppe a Capo le Case, fondato nel 1598 dall’oratoriano Francesco Soto e da Fulvia Sforza. Questo progetto, iniziato nel 1673, segnò una tappa significativa nella carriera di De Rossi, in quanto fu uno dei suoi primi progetti indipendenti dalla supervisione di Bernini.

I lavori al monastero comportarono importanti ristrutturazioni, tra cui la conversione di vecchi edifici in spazi abitabili, la riprogettazione degli interni e l’aggiunta di una nuova facciata. I progetti di De Rossi mostrano un attento equilibrio tra funzionalità e semplicità, in linea con lo stile di vita austero delle monache carmelitane che vi risiedevano. Il suo stile architettonico per il monastero era sobrio e si concentrava su soluzioni pratiche, come l’uso efficiente dello spazio e l’incorporazione di modesti elementi decorativi, evitando i tratti barocchi più elaborati caratteristici del suo maestro, Bernini.

I finanziamenti per il progetto provenivano dalle monache stesse, che raccoglievano denaro attraverso la vendita di doti familiari e donazioni. I documenti riportano i pagamenti effettuati a vari artigiani, tra cui scalpellini e fabbri, a testimonianza della natura collaborativa di queste opere architettoniche su larga scala. Il completamento di questo progetto segnò l’emergere di De Rossi come architetto indipendente, anche se continuò a lavorare su altri progetti a fianco di Bernini.

English Abstract

The text by Camilla S. Fiore focuses on the architectural work of Mattia de Rossi, particularly his role in the construction of the Monastery of San Giuseppe a Capo le Case in Rome. Often overshadowed by his association with Gian Lorenzo Bernini, De Rossi has been viewed by modern critics as a mere follower of his master. However, recent studies and new documentary evidence have shed light on his independent contributions, revealing a more complex and nuanced understanding of his architectural style and accomplishments. De Rossi began his career under the tutelage of his father, Marcantonio de Rossi, and later worked closely with Bernini, assisting him in several important projects. By the 1670s, De Rossi began receiving commissions in his own right, one of which was the expansion and renovation of the Monastery of San Giuseppe a Capo le Case, founded in 1598 by the Oratorian Francesco Soto and Fulvia Sforza. This project, which began in 1673, marked a significant step in De Rossi's career, as it was one of his first projects independent of Bernini’s supervision. The work on the monastery involved significant renovations, including converting old buildings into habitable spaces, redesigning the interior layout, and adding a new facade. De Rossi’s plans showed a careful balance of functionality and simplicity, in line with the austere lifestyle of the Carmelite nuns who resided there. His architectural style for the monastery was restrained and focused on practical solutions, such as the efficient use of space and the incorporation of modest decorative elements, avoiding the more elaborate Baroque features characteristic of his teacher, Bernini. The funding for the project came from the nuns themselves, who raised money through the sale of family dowries and donations. The documents detail the payments made to various artisans, including stonemasons and blacksmiths, reflecting the collaborative nature of these large-scale architectural endeavors. The completion of this project marked De Rossi’s emergence as an independent architect, even as he continued to work on other projects alongside Bernini.