Il testo di James D. Clifton e John T. Spike, “Mattia Preti’s Passage to Naples: A Documented Chronology, 1650-1660”, esamina la vita e l’opera dell’artista barocco Mattia Preti durante il suo soggiorno a Napoli. Questo studio riconosce il lavoro pionieristico di Lina Montalto, che inizialmente ha esplorato il periodo napoletano di Preti basandosi sui resoconti altamente inaffidabili di Bernardo De Dominici. Clifton e Spike intendono correggere e ampliare questa comprensione attraverso documenti d’archivio recentemente scoperti.
Il testo inizia stabilendo il significato dei contributi di Montalto, sottolineando al contempo la natura speculativa delle sue proposte dovuta alla mancanza di dati concreti a sua disposizione. Nel tempo, il lavoro di Montalto è diventato un riferimento primario, nonostante i suoi limiti. Clifton e Spike affrontano le idee sbagliate perpetuate da De Dominici, in particolare la datazione imprecisa dell’arrivo di Preti a Napoli durante l’anno della peste del 1656. I registri bancari rivelano invece che Preti era presente a Napoli già nel marzo del 1653, tre anni prima di quanto ritenuto in precedenza.
Questa revisione della cronologia ha un impatto significativo sulla comprensione del rapporto di Preti con Luca Giordano, il suo presunto rivale. Nel 1653, Giordano era ancora un giovane pittore roveresco e quindi l’idea che Preti abbia modificato il suo stile in risposta a Giordano al suo arrivo a Napoli è insostenibile. Appare invece evidente l’influenza di Preti su Giordano e sulla scuola pittorica napoletana degli anni Cinquanta del Cinquecento.
Il documento ripercorre gli spostamenti e le opere di Preti attraverso diverse fonti archivistiche, come i registri del censimento di Pasqua a Roma, i documenti bancari del Banco della Pietà e del Banco dello Spirito Santo e i registri dell’Archivio Storico del Banco di Napoli. Queste fonti dimostrano complessivamente la presenza continua di Preti a Napoli dal 1653 al 1656, confutando le precedenti affermazioni di una visita prolungata a Modena durante questo periodo.
I primi lavori di Preti a Napoli, tra cui gli affreschi per la Certosa di San Martino e la Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, mostrano una miscela di naturalismo napoletano e del suo stile unico influenzato dal periodo trascorso a Bologna. Questi affreschi sono caratterizzati da un’anatomia dettagliata, da schemi cromatici vivaci e da composizioni dinamiche. Clifton e Spike sostengono che le opere di Preti, come la pala d’altare di San Domenico Soriano e la Madonna di Costantinopoli, riflettono la sua profonda comprensione delle tradizioni artistiche romane e napoletane.
Il testo si conclude sottolineando la necessità di ulteriori ricerche per apprezzare appieno il contributo di Preti all’arte barocca a Napoli. Le scoperte di Clifton e Spike forniscono una cronologia più accurata delle attività di Preti, facendo luce sul suo ruolo nell’evoluzione della pittura napoletana e sulla sua influenza sui contemporanei.
English Abstract
James D. Clifton and John T. Spikes text, "Mattia Pretis Passage to Naples: A Documented Chronology, 1650-1660," examines the life and work of the Baroque artist Mattia Preti during his time in Naples. This study acknowledges the pioneering work of Lina Montalto, who initially explored Pretis Neapolitan period based on the highly unreliable accounts of Bernardo De Dominici. Clifton and Spike aim to correct and expand on this understanding through newly discovered archival documents. The text begins by establishing the significance of Montalto's contributions while highlighting the speculative nature of her proposals due to the lack of concrete data at her disposal. Over time, Montalto's work has become a primary reference despite its limitations. Clifton and Spike address the misconceptions perpetuated by De Dominici, particularly the inaccurate dating of Preti's arrival in Naples during the plague year of 1656. Instead, bank records reveal that Preti was present in Naples as early as March 1653, three years earlier than previously believed. This revised chronology significantly impacts the understanding of Preti's relationship with Luca Giordano, his supposed rival. In 1653, Giordano was still a young Riberesque painter, and thus, the notion that Preti altered his style in response to Giordano upon his arrival in Naples is untenable. Instead, Pretis influence on Giordano and the Neapolitan school of painting during the 1650s becomes evident. The document traces Preti's movements and works through various archival sources, such as the Easter census records in Rome, bank documents from the Banco della Pietà and Banco dello Spirito Santo, and records from the Archivio Storico del Banco di Napoli. These sources collectively demonstrate Pretis continuous presence in Naples from 1653 to 1656, refuting earlier claims of an extended visit to Modena during this period. Preti's early works in Naples, including frescoes for the Certosa di San Martino and the Church of San Giacomo degli Spagnoli, show a blend of Neapolitan naturalism and his unique style influenced by his time in Bologna. These frescoes are characterized by detailed anatomy, vibrant color schemes, and dynamic compositions. Clifton and Spike argue that Pretis works, such as the altarpiece in San Domenico Soriano and the Madonna of Constantinople, reflect his profound understanding of both Roman and Neapolitan artistic traditions. The text concludes by emphasizing the need for further research to fully appreciate Pretis contributions to Baroque art in Naples. Clifton and Spike's findings provide a more accurate timeline of Preti's activities, shedding light on his role in the evolution of Neapolitan painting and his influence on contemporaries.