Perino del Vaga, un encargo inédito: «unam capellam sub invocatione Conceptionis»

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Il saggio “Perino del Vaga, un encargo inédito: ‘unam capellam sub invocatione Conceptionis’” di Elena Escuredo esplora la scoperta di una commissione finora sconosciuta affidata al pittore rinascimentale Perino del Vaga per la decorazione di una cappella dedicata all’Immacolata Concezione nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola, a Roma. Basato su documenti contrattuali recentemente ritrovati nell’Archivio Storico Capitolino, lo studio fornisce una dettagliata analisi storica, artistica e iconografica della commissione, arricchendo la comprensione dell’opera di Perino del Vaga e del suo ruolo nel panorama artistico della Roma del XVI secolo.

La commissione fu affidata da Monserrato Inellar, un ecclesiastico spagnolo in carica come procuratore della Curia romana. Il contratto, datato 17 luglio 1542, specificava che Perino doveva dipingere un affresco raffigurante l’Immacolata Concezione con un paesaggio montuoso che ricordava Montserrat, accompagnato da quattro santi: San Pietro, San Giovanni, San Bartolomeo e San Amancio. Il contratto prevedeva esplicitamente che Perino eseguisse personalmente l’opera, riducendo al minimo il coinvolgimento dei suoi assistenti di bottega, garantendo così l’autenticità del suo stile e della sua firma, “PERINUS FACIEBAT ANNO 1542”.

Il saggio contestualizza questa commissione all’interno della traiettoria artistica di Perino, evidenziando il suo ruolo di principale successore di Raffaello a Roma e il suo posizionamento strategico all’interno della corte farnesiana. Esamina la sua evoluzione stilistica sotto l’influenza di Michelangelo e la sua maestria nell’integrare spazi architettonici illusionistici con cicli di affreschi narrativi. Lo studio analizza anche l’approccio di Perino alla pittura di paesaggio, una scelta insolita per le pale d’altare romane dell’epoca, influenzata dalle tradizioni nordeuropee e dalla sua interazione con Polidoro da Caravaggio.

Gli affreschi andarono probabilmente distrutti in seguito all’alluvione del 1557 che danneggiò gravemente San Bartolomeo all’Isola. I successivi restauri e le committenze successive, tra cui le decorazioni di Antonio Carracci, hanno ulteriormente cancellato le tracce rimaste. Tuttavia, le testimonianze d’archivio suggeriscono che gli affreschi potrebbero essere sopravvissuti in uno stato di deterioramento fino agli inizi del XVII secolo.

Questa indagine non solo ricostruisce un capitolo trascurato della produzione artistica di Perino del Vaga, ma contribuisce anche alla comprensione dell’iconografia religiosa rinascimentale e delle pratiche di committenza, in particolare per quanto riguarda l’emergente venerazione dell’Immacolata Concezione a Roma.

English Abstract

The essay "Perino del Vaga, un encargo inédito: 'unam capellam sub invocatione Conceptionis'" by Elena Escuredo explores the discovery of a previously unknown commission given to the Renaissance painter Perino del Vaga for the decoration of a chapel dedicated to the Immaculate Conception in the church of San Bartolomeo all'Isola, Rome. Based on newly found contractual documents in the Archivio Storico Capitolino, the study provides a detailed historical, artistic, and iconographic analysis of the commission, enriching the understanding of Perino del Vaga's oeuvre and his role in the artistic landscape of 16th-century Rome. The commission was given by Monserrato Inellar, a Spanish cleric serving as procurator for the Roman Curia. The contract, dated July 17, 1542, specified that Perino was to paint a fresco depicting the Immaculate Conception with a mountainous landscape reminiscent of Montserrat, accompanied by four saints: Saint Peter, Saint John, Saint Bartholomew, and Saint Amancio. The contract explicitly required Perino to personally execute the work, minimizing the involvement of his workshop assistants, thus ensuring the authenticity of his style and signature, "PERINUS FACIEBAT ANNO 1542." The essay contextualizes this commission within Perino’s artistic trajectory, highlighting his role as the leading successor of Raphael in Rome and his strategic positioning within the Farnese court. It examines his stylistic evolution under the influence of Michelangelo and his mastery in integrating illusionistic architectural spaces with narrative fresco cycles. The study also discusses Perino's approach to landscape painting, an unusual choice for Roman altarpieces of the time, influenced by northern European traditions and his interaction with Polidoro da Caravaggio. The frescoes were likely destroyed following the 1557 flood that severely damaged San Bartolomeo all'Isola. Subsequent renovations and later commissions, including decorations by Antonio Carracci, further obliterated any remaining traces. Nevertheless, archival evidence suggests that the frescoes may have survived in a deteriorated state until the early 17th century. This investigation not only reconstructs an overlooked chapter of Perino del Vaga's artistic production but also contributes to the understanding of Renaissance religious iconography and patronage practices, particularly concerning the emerging veneration of the Immaculate Conception in Rome.