Il testo esplora le influenze caravaggesche nella collezione d’arte della famiglia Savelli, concentrandosi sulle opere chiave attribuite a Caravaggio, Guido Reni e Orazio Gentileschi. Federico Savelli, figura di spicco della Roma del XVII secolo, sottolineò nel suo testamento l’importanza della sua collezione, assicurandosi che i suoi eredi la conservassero. La sua collezione comprendeva diverse opere significative, alcune delle quali furono acquisite dal fratello Paolo Savelli. Tra queste opere spicca il dipinto San Pietro che rinnega Cristo di Caravaggio, citato per la prima volta in un inventario del 1650. L’autenticità di questo dipinto è confermata da più inventari, che ne attestano la presenza nella collezione Savelli già a partire dagli anni Venti del Cinquecento.
I Savelli ebbero un rapporto di lunga data con Orazio Gentileschi, che fu a stretto contatto con loro intorno al 1613-1616, risiedendo persino nel Palazzo Montesavello della famiglia Savelli. Le opere di Gentileschi presenti nella collezione Savelli comprendevano diverse scene religiose, come Giuditta e Oloferne, L’incoronazione di Cristo e una Madonna con Bambino. Questi dipinti facevano parte dell’ampio programma artistico che decorava sia il palazzo Savelli a Roma sia la loro tenuta ad Ariccia, dimostrando lo stretto legame della famiglia con i principali artisti del movimento caravaggista.
Il testo sottolinea anche l’integrazione di queste opere d’arte nel più ampio contesto culturale e religioso dell’epoca, riflettendo il potere politico della famiglia Savelli e il suo ruolo di mecenate di importanti artisti caravaggeschi. Esamina inoltre l’evoluzione della collezione Savelli dopo la morte di Federico, in particolare sotto il nipote, il cardinale Fabrizio Savelli, che continuò ad ampliare la collezione prima di vendere alcuni pezzi alla famiglia Pamphili nel 1657.
English Abstract
The text explores the Caravaggesque influences in the art collection of the Savelli family, focusing on key works attributed to Caravaggio, Guido Reni, and Orazio Gentileschi. Federico Savelli, a prominent figure in 17th-century Rome, emphasized the importance of his collection in his will, ensuring that his heirs preserved it. His collection included several significant works, some of which were acquired by his brother, Paolo Savelli. Among these works, a painting of St. Peter Denying Christ by Caravaggio stands out, first mentioned in an inventory from 1650. The authenticity of this painting is confirmed through multiple inventories, showing its presence in the Savelli collection as early as the 1620s. The Savelli family had a long-standing relationship with Orazio Gentileschi, who was closely involved with them around 1613-1616, even residing at the Savelli familys Palazzo Montesavello. Gentileschis works in the Savelli collection included several religious scenes, such as Judith and Holofernes, The Coronation of Christ, and a Madonna and Child. These paintings were part of the extensive artistic program that decorated both the Savelli palace in Rome and their estate in Ariccia, demonstrating the family's close ties to major artists of the Caravaggist movement. The text also highlights the integration of these artworks into the broader cultural and religious context of the time, reflecting the Savelli family's political power and their role as patrons of significant Caravaggesque artists. It further examines how the Savelli collection evolved after Federico's death, particularly under his nephew, Cardinal Fabrizio Savelli, who continued to expand the collection before selling a number of pieces to the Pamphili family in 1657.