Il documento fornisce nuove informazioni sulla dispersione della collezione d’arte della famiglia Gerini, avvenuta tra il 1825 e il 1836. La collezione comprendeva opere di artisti importanti come Cranach, Veronese, Ribera, Reni e Batoni. L’analisi si basa sulla Raccolta di Ottanta Stampe, commissionata da Carlo Gerini nel 1785, che presentava incisioni delle principali opere della collezione di famiglia. La vendita della collezione fu determinata dalle difficoltà economiche in cui versava la famiglia Gerini, che portò alla graduale messa all’asta e alla vendita privata delle opere d’arte a vari acquirenti, tra cui personaggi di spicco come Francois Xavier Fabre, che in seguito donò parte della collezione al Museo di Montpellier, inaugurato nel 1828.
Il testo descrive in dettaglio il ruolo di figure chiave, come Giovanni Gerini e suo figlio Carlo, nella gestione delle finanze e del patrimonio artistico della famiglia, nonché il coinvolgimento di periti d’arte come Giuseppe Bezzuoli e Pietro Benvenuti. La ricerca traccia le opere specifiche e i loro acquirenti, tra cui Fabre, che acquistò diversi pezzi nel 1825. La ricerca incorpora anche nuovi documenti d’archivio provenienti dal fondo Gerini presso l’Archivio di Stato di Firenze, fornendo un ulteriore contesto sulle transazioni e le valutazioni relative alla dispersione della collezione.
English Abstract
The document provides new insights into the dispersion of the Gerini family art collection, which took place between 1825 and 1836. The collection included works by prominent artists such as Cranach, Veronese, Ribera, Reni, and Batoni. The analysis relies on the Raccolta di Ottanta Stampe (Collection of Eighty Prints), commissioned by Carlo Gerini in 1785, which featured engravings of the major works in the familys collection. The collections sale was driven by economic hardships faced by the Gerini family, leading to the gradual auctioning and private sale of artworks to various buyers, including notable figures like Francois Xavier Fabre, who later donated part of the collection to the Montpellier Museum, inaugurated in 1828. The text details the roles of key figures, such as Giovanni Gerini and his son Carlo, in managing the familys finances and art assets, as well as the involvement of art appraisers like Giuseppe Bezzuoli and Pietro Benvenuti. It traces specific works and their buyers, including Fabre, who acquired several pieces in 1825. The research also incorporates new archival documents from the Gerini collection at the State Archives of Florence, providing further context on the transactions and appraisals related to the dispersal of the collection.