Umberto Boccioni e la commissione dei ritratti dei coniugi Massimino. La travagliata storia di un capolavoro

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Il documento intitolato “Umberto Boccioni e la commissione dei ritratti dei coniugi Massimino. La travagliata storia di un capolavoro” di Alberto Dambruoso esplora la complessa storia della realizzazione di due ritratti commissionati dall’artista futurista italiano Umberto Boccioni. L’attenzione si concentra sul ritratto di Giuseppina “Fanny” Cortinovis, moglie di Innocenzo Massimino, e sulle difficoltà incontrate da Boccioni durante la sua esecuzione. L’opera, considerata uno dei capolavori del periodo pre-futurista di Boccioni, è ben documentata attraverso i diari dell’artista, che forniscono informazioni sul processo creativo, sulle difficoltà tecniche e sulle riflessioni personali durante la commissione.

Boccioni iniziò il ritratto nel dicembre 1907, poco dopo aver conosciuto i coniugi Massimino, e lo completò nel marzo 1908. Le annotazioni del suo diario rivelano la sua insoddisfazione per il lavoro, le continue revisioni e il conflitto interiore riguardo al risultato artistico. Nonostante le sue frustrazioni, il dipinto si distingue per il suo approccio innovativo alla composizione, in particolare per l’uso della prospettiva e per il posizionamento del soggetto accanto a una finestra, che prefigura le strategie visive dinamiche che definiranno le sue opere futuriste successive.

Il documento affronta anche il poco conosciuto ritratto di Innocenzo Massimino, un disegno a pastello completato nel 1908. A differenza del dipinto a olio della moglie, questo ritratto ha ricevuto meno attenzione, forse a causa delle tensioni tra Boccioni e Massimino per questioni finanziarie e per il presunto interesse romantico dell’artista per Giuseppina. Queste tensioni possono spiegare perché Boccioni non abbia completato un ritratto a olio più grande di Innocenzo come inizialmente concordato.

Il saggio esplora inoltre il destino dei ritratti, in particolare la cessione del ritratto di Giuseppina da parte della famiglia Massimino e il misterioso trasferimento dell’opera nelle mani di altri collezionisti. Il resoconto dettagliato della provenienza dei dipinti e del coinvolgimento emotivo dell’artista fornisce una ricca narrazione degli inizi della carriera e delle lotte personali di Boccioni, segnando un momento cruciale nel suo sviluppo artistico.

English Abstract

The document titled "Umberto Boccioni e la commissione dei ritratti dei coniugi Massimino. La travagliata storia di un capolavoro" by Alberto Dambruoso explores the complex history behind the creation of two commissioned portraits by Italian Futurist artist Umberto Boccioni. The central focus is on the portrait of Giuseppina “Fanny” Cortinovis, wife of Innocenzo Massimino, and the difficulties Boccioni faced during its execution. This work, considered one of the masterpieces of Boccioni’s pre-Futurist period, is well documented through the artist’s diaries, providing insight into the creative process, technical struggles, and personal reflections during the commission. Boccioni began the portrait in December 1907, shortly after meeting the Massimino couple, and completed it in March 1908. His diary entries reveal his dissatisfaction with the work, constant revisions, and internal conflict regarding the artistic outcome. Despite his frustrations, the painting is notable for its innovative approach to composition, particularly in its use of perspective and the positioning of the subject by a window—foreshadowing the dynamic visual strategies that would define his later Futurist works. The document also addresses the little-known portrait of Innocenzo Massimino, a pastel drawing completed in 1908. Unlike the oil painting of his wife, this portrait has received less attention, possibly due to tensions between Boccioni and Massimino over financial matters and the artist’s alleged romantic interest in Giuseppina. These tensions may explain why Boccioni did not complete a larger oil portrait of Innocenzo as initially agreed. The essay further explores the fate of the portraits, particularly the Massimino family’s eventual disposal of Giuseppina’s portrait and the mysterious transfer of the work into the hands of other collectors. The detailed account of the paintings’ provenance and the artist’s emotional involvement provides a rich narrative of Boccioni’s early career and personal struggles, marking a pivotal moment in his artistic development.