Il testo di Luciano Migliaccio approfondisce l’influenza e il contributo degli scultori iberici nell’Italia meridionale durante il primo Cinquecento. Mette in luce il ruolo critico di questi artisti nel plasmare la scultura napoletana e presenta una valutazione completa dell’attuale ricerca sull’argomento.
Lo studio inizia riconoscendo l’accresciuto interesse per la scultura napoletana, sottolineando la sua alta qualità e il riconoscimento che Napoli era un centro di produzione scultorea di primo piano in Italia durante i primi due decenni del XVI secolo. I principali artisti spagnoli, come Bartolomé Ordonez e Diego de Siloe, sono identificati come figure cardine il cui lavoro ha influenzato significativamente la scultura napoletana, introducendo un nuovo dinamismo. Tuttavia, l’influenza delle loro origini iberiche è discussa, con la maggior parte degli studiosi che concordano sul fatto che il loro lavoro fosse profondamente radicato nei modelli rinascimentali italiani piuttosto che nelle loro tradizioni nazionali.
Il testo analizza le principali opere attribuite a questi artisti, tra cui la pala d’altare della Cappella Caracciolo di Vico in San Giovanni a Carbonara e la tomba di Andrea Bonifacio in SS. Severino e Sossio, evidenziando gli elementi stilistici e tematici che riflettono la loro formazione italiana e le influenze di Michelangelo e di altri maestri italiani. È presente un esame critico dell’attribuzione di queste opere, con pareri discordanti sull’entità del coinvolgimento di Ordonez e Siloe e sul possibile contributo di altri artisti spagnoli.
Migliaccio esplora il contesto più ampio degli scambi artistici tra Italia e Spagna, notando come il ritorno di artisti come Ordonez e Siloe in Spagna dopo gli anni di formazione in Italia abbia introdotto il classicismo rinascimentale nell’arte spagnola. La discussione tocca anche la possibile presenza di altri artisti spagnoli a Napoli, tra cui Alonso Berruguete e il misterioso Pedro de la Piata, che si ipotizza abbiano svolto ruoli significativi nella scena artistica locale.
Il testo sottolinea l’importanza di Jacopo Sannazzaro, una figura centrale nell’ambiente culturale napoletano, i cui gusti e legami hanno probabilmente influenzato la commissione di opere d’arte. Il coinvolgimento di Sannazzaro nella creazione della tomba di Bonifacio viene messo in evidenza, dimostrando il suo ruolo nel plasmare la direzione artistica del periodo.
Migliaccio conclude sottolineando la necessità di ulteriori ricerche per comprendere appieno la complessità di questo interscambio artistico e l’impatto degli artisti iberici sulla scultura napoletana. Lo studio richiede un’esplorazione più approfondita delle dinamiche socio-culturali che hanno facilitato questo scambio interculturale e l’identificazione di artisti meno noti che hanno contribuito a questa ricca eredità artistica.
English Abstract
Luciano Migliaccio's text delves into the influence and contributions of Iberian sculptors in Southern Italy during the early 16th century. It highlights the critical role of these artists in shaping Neapolitan sculpture and presents a comprehensive assessment of the current scholarship on this topic. The study begins by acknowledging the heightened interest in Neapolitan sculpture, emphasizing its high quality and the recognition that Naples was a leading center of sculptural production in Italy during the first two decades of the 16th century. Key Spanish artists, such as Bartolomé Ordonez and Diego de Siloe, are identified as pivotal figures whose work significantly influenced Neapolitan sculpture, introducing a new dynamism. However, the influence of their Iberian origins is debated, with most scholars agreeing that their work was deeply rooted in Italian Renaissance models rather than their national traditions. The text discusses the major works attributed to these artists, including the altarpiece of the Caracciolo di Vico Chapel in San Giovanni a Carbonara and the tomb of Andrea Bonifacio in SS. Severino e Sossio, highlighting the stylistic and thematic elements that reflect their Italian training and influences from Michelangelo and other Italian masters. There is a critical examination of the attribution of these works, with differing opinions on the extent of Ordonez and Siloe's involvement and the possible contributions of other Spanish artists. Migliaccio explores the broader context of artistic exchange between Italy and Spain, noting how the return of artists like Ordonez and Siloe to Spain after their formative years in Italy introduced Renaissance classicism to Spanish art. The discussion also touches on the possible presence of other Spanish artists in Naples, including Alonso Berruguete and the mysterious Pedro de la Piata, who are suggested to have played significant roles in the local artistic scene. The text emphasizes the importance of Jacopo Sannazzaro, a central figure in the Neapolitan cultural milieu, whose tastes and connections likely influenced the commissioning of artworks. Sannazzaro's involvement in the creation of the Bonifacio tomb is highlighted, demonstrating his role in shaping the artistic direction of the period. Migliaccio concludes by stressing the need for further research to fully understand the complexities of this artistic interchange and the impact of Iberian artists on Neapolitan sculpture. The study calls for a deeper exploration of the socio-cultural dynamics that facilitated this cross-cultural exchange and the identification of lesser-known artists who contributed to this rich artistic legacy.