Giovanni Dalmata e la Dalmazia nei viaggi e negli scritti di Adolfo Venturi

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Il testo esamina l’interesse di Adolfo Venturi per l’arte e gli artisti dalmati del XV secolo, concentrandosi sul suo impegno con le opere di Giovanni Dalmata. L’interesse di Venturi per la Dalmazia, in particolare durante il periodo della prima guerra mondiale, si intreccia con preoccupazioni sia artistiche che politiche. L’articolo è suddiviso in tre fasi dell’esplorazione di Venturi dell’arte dalmata, che riflettono la sua crescente prospettiva nazionalistica durante gli anni della guerra.

Venturi, inizialmente influenzato dal suo primo lavoro a Modena e dall’esposizione a studiosi d’arte tedeschi, approfondì l’arte dalmata, in particolare le opere di Giovanni Dalmata e di altri scultori come Giorgio da Sebenico. La sua ricerca progredì grazie alle esperienze di viaggio e alle interazioni con studiosi come von Tschudi e von Fabriczy. L’impegno di Venturi con l’arte dalmata è ampiamente documentato nelle sue pubblicazioni, in particolare i suoi contributi alla storiografia artistica italiana e le sue interazioni con la critica d’arte internazionale, soprattutto per quanto riguarda gli artisti dalmati del XV secolo operanti in Italia.

All’inizio del XX secolo, la ricerca di Venturi prese una piega politica. Nel contesto del crescente nazionalismo italiano e dei sentimenti antiaustriaci, la Dalmazia divenne un punto focale per le ambizioni irredentiste dell’Italia. Venturi inquadra l’arte dalmata come intrinsecamente legata alla cultura italiana, con l’obiettivo di stabilire una rivendicazione storica e culturale sulla regione. Questo approccio culmina nella pubblicazione Dalmazia Monumentale del 1917, di cui è coautore insieme a Ugo Ojetti e Gaetano De Sanctis, che utilizza l’arte come mezzo per sottolineare l’italianità della Dalmazia. La narrazione storiografica di Venturi ritraeva spesso l’arte dalmata come un’estensione dell’estetica rinascimentale italiana, sostenendo così la rivendicazione politica della Dalmazia in un periodo di forti tensioni tra Italia e Austria.

La ricerca di Venturi su Giovanni Dalmata è stata centrale per la sua argomentazione, dove ha analizzato varie opere attribuite all’artista, comprese quelle a Roma e a Venezia. Nonostante sia stato criticato per il suo pregiudizio a volte nazionalistico e per le sue attribuzioni speculative, gli studi di Venturi hanno contribuito a stabilire un quadro per lo studio accademico dell’arte dalmata in Italia. Il suo lavoro ha aperto la strada a ulteriori indagini da parte dei suoi studenti, come Giuseppe Fiocco, che hanno condotto studi sul campo in Dalmazia. In definitiva, i contributi di Venturi riflettono sia la sua dedizione accademica all’arte italiana sia il suo coinvolgimento nella politica culturale del suo tempo.

English Abstract

The text examines Adolfo Venturi's interest in Dalmatian art and artists from the 15th century, focusing on his engagement with the works of Giovanni Dalmata. Venturi’s interest in Dalmatia, particularly during the time of World War I, intertwined with both artistic and political concerns. The article is divided into three phases of Venturi's exploration of Dalmatian art, reflecting his growing nationalistic perspective during the war years. Venturi, initially influenced by his early work in Modena and exposure to German art scholars, delved into Dalmatian art, particularly the works of Giovanni Dalmata and other sculptors like Giorgio da Sebenico. His research progressed through his travel experiences and interactions with scholars like von Tschudi and von Fabriczy. Venturi’s engagement with Dalmatian art is heavily documented in his publications, notably his contributions to Italian art historiography and his interactions with international art criticism, especially concerning the 15th-century Dalmatian artists working in Italy. During the early 20th century, Venturi's research took a political turn. In the context of rising Italian nationalism and anti-Austrian sentiments, Dalmatia became a focal point for Italy’s irredentist ambitions. Venturi framed Dalmatian art as inherently linked to Italian culture, aiming to establish a historical and cultural claim over the region. This approach culminated in his 1917 publication Dalmazia Monumentale, co-authored with Ugo Ojetti and Gaetano De Sanctis, which used art as a means to emphasize the Italian character of Dalmatia. Venturi's historiographical narrative often portrayed Dalmatian art as an extension of Italian Renaissance aesthetics, thus supporting the political claim to Dalmatia during a period of heightened tension between Italy and Austria. Venturi's research on Giovanni Dalmata was central to his argument, where he analyzed various works attributed to the artist, including those in Rome and Venice. Despite being criticized for his occasionally nationalistic bias and speculative attributions, Venturi's studies helped establish a framework for the academic study of Dalmatian art in Italy. His work paved the way for further investigations by his students, such as Giuseppe Fiocco, who carried out field studies in Dalmatia. Ultimately, Venturi's contributions reflect both his scholarly dedication to Italian art and his involvement in the cultural politics of his time.