Un’aggiunta all’attività napoletana di Andrea Bolgi.

—

in

Il testo di Clara Gelao, “Un’aggiunta all’attività napoletana di Andrea Bolgi”, indaga il contributo dello scultore Andrea Bolgi durante la sua permanenza a Napoli. Bolgi, stretto collaboratore di Bernini a Roma, si trasferì a Napoli, dove continuò a lavorare su numerose commissioni di importanti committenti napoletani. Nonostante l’importanza della sua produzione, solo una parte limitata delle opere napoletane di Bolgi è stata identificata e studiata.

Il testo sottolinea che, sebbene i biografi notino il prolifico lavoro di Bolgi a Napoli, l’anno esatto del suo arrivo non è chiaro. La fama di Bolgi come abile ritrattista lo precede, ma la sua partenza da Roma è influenzata dall’insoddisfazione per l’esito della monumentale statua di Sant’Elena nella Basilica di San Pietro, completata nel 1639. La partenza dell’artista è segnata da un’interruzione della sua attività nota dalla fine del 1648 all’inizio del 1652, che suggerisce un possibile trasferimento a Napoli intorno al 1650-1651, anche se non è documentato in modo definitivo.

A Napoli, Bolgi è accreditato di diverse opere di rilievo, in particolare nella cappella del Rosario in San Lorenzo Maggiore, commissionata dalle famiglie De Caro-Cacace. Tra queste, le statue inginocchiate di Giuseppe e Vittoria De Caro, datate 1653, e i busti di Francesco Antonio De Caro e Giovan Camillo Cacace, identificati dal monogramma di Bolgi. La critica ha lodato la qualità formale e la vitalità di queste sculture, notando le pose realistiche, i panneggi dettagliati e i volti espressivi che riflettono l’influenza di Bernini.

Inoltre, due documenti recentemente scoperti e pubblicati da Pane contribuiscono a chiarire la cronologia del periodo napoletano di Bolgi. Questi documenti confermano che il 10 febbraio 1652 Bolgi accettò di scolpire le effigi in marmo di Giuseppe e Vittoria De Caro per 800 scudi. Le statue furono completate alla fine del 1653 e, sebbene i busti non siano esplicitamente menzionati in questi documenti, la loro esecuzione è probabilmente contemporanea alle statue.

Inoltre, l’opera di Bolgi a Napoli comprende due colossali candelabri in bronzo nella chiesa dei SS. Apostoli, datati 1653 e inizialmente attribuiti erroneamente a Giuliano Finelli. Queste opere, caratterizzate da una plasticità barocca e da basi elaborate, riflettono l’influenza del Bernini e anticipano le successive creazioni argentee napoletane.

Gelao identifica anche un busto in marmo di Francesco Filomarino recentemente scoperto in una collezione privata di Bari, che attesta ulteriormente l’abilità e lo stile di Bolgi. Questo busto, che reca l’Ordine del Toson d’Oro, risale probabilmente al 1653 circa e riflette il legame di Bolgi con la famiglia Filomarino, che era importante a Napoli e a Palo del Colle. Lo stile del busto ricorda da vicino le opere note di Bolgi, come il ritratto di Giovan Camillo Cacace, e dimostra la sua eccezionale capacità di rendere ritratti realistici e dinamici.

Il testo si conclude evidenziando il significato dell’opera napoletana di Bolgi, sottolineando la sua maestria nel combinare i principi berniniani con i propri elementi stilistici unici. I contributi di Bolgi rappresentano un anello critico nell’evoluzione della scultura barocca napoletana e offrono preziose indicazioni sugli scambi artistici tra Roma e Napoli durante il XVII secolo.

English Abstract

Clara Gelao's text, "Un’aggiunta all’attività napoletana di Andrea Bolgi," investigates the contributions of the sculptor Andrea Bolgi during his time in Naples. Bolgi, a close collaborator of Bernini in Rome, moved to Naples, where he continued to work on numerous commissions from notable Neapolitan patrons. Despite the significance of his output, only a limited portion of Bolgi's Neapolitan works have been identified and studied. The text highlights that while biographers note Bolgi's prolific work in Naples, the exact year of his arrival is unclear. Bolgi's reputation as a skilled portraitist preceded him, but his departure from Rome was influenced by dissatisfaction with the outcome of the monumental statue of Saint Helena in St. Peter's Basilica, completed in 1639. The artist's departure is marked by a break in his known work from late 1648 to early 1652, suggesting a possible move to Naples around 1650-1651, although this is not definitively documented. In Naples, Bolgi is credited with several notable works, particularly in the chapel of the Rosario in San Lorenzo Maggiore, commissioned by the De Caro-Cacace families. These include kneeling statues of Giuseppe and Vittoria De Caro, dated 1653, and busts of Francesco Antonio De Caro and Giovan Camillo Cacace, identified by Bolgi’s monogram. Critics have praised the formal quality and lifelike vitality of these sculptures, noting the realistic poses, detailed drapery, and expressive faces that reflect Bernini’s influence. Further, two newly discovered documents published by Pane help clarify the chronology of Bolgi’s Neapolitan period. These documents confirm that on February 10, 1652, Bolgi agreed to sculpt marble effigies of Giuseppe and Vittoria De Caro for 800 scudi. The statues were completed by late 1653, and while the busts are not explicitly mentioned in these documents, their execution is likely contemporaneous with the statues. Additionally, Bolgi's work in Naples includes two colossal bronze candlesticks in the church of SS. Apostoli, dated 1653 and initially misattributed to Giuliano Finelli. These works, characterized by baroque plasticity and elaborate bases, reflect Bernini's influence and foreshadow later Neapolitan silver creations. Gelao also identifies a newly discovered marble bust of Francesco Filomarino in a private collection in Bari, which further attests to Bolgi’s skill and style. This bust, bearing the Order of the Golden Fleece, likely dates to around 1653 and reflects Bolgi’s connection to the Filomarino family, who were prominent in Naples and Palo del Colle. The bust's style closely resembles Bolgi’s known works, such as the portrait of Giovan Camillo Cacace, and demonstrates his exceptional ability to render lifelike and dynamic portraits. The text concludes by highlighting the significance of Bolgi's Neapolitan work, emphasizing his mastery in combining Bernini's principles with his own unique stylistic elements. Bolgi's contributions represent a critical link in the evolution of Neapolitan baroque sculpture and offer valuable insights into the artistic exchanges between Rome and Naples during the 17th century.