L’esposizione di dipinti nel chiostro di S. Giovanni Decollato a Roma nel 1736

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Il testo fornisce un’analisi approfondita della mostra d’arte del 1736 tenutasi nel chiostro della Chiesa di San Giovanni Decollato a Roma. L’evento, che si inserisce in una più ampia tradizione di mostre organizzate dalle istituzioni religiose romane nel corso del XVI e XVII secolo, fu allestito in concomitanza con la festa di San Giovanni Battista, il 29 agosto. La mostra presentava dipinti di proprietà di importanti collezionisti, esposti nei chiostri per celebrare la festa e attirare l’interesse del pubblico sulle opere d’arte.

Il testo introduce l’unico catalogo conosciuto dei dipinti esposti durante questo evento, intitolato Nota distinta dei quadri che stettero in mostra nell’ampio cortile della chiesa di San Giovanni Decollato, conservato nella Biblioteca Corsini di Roma. Il catalogo è stato creato per scopi commerciali, riflettendo l’obiettivo della mostra di vendere i dipinti per 30.000 scudi a Papa Clemente XII, in seguito alla sua istituzione dei Musei Capitolini nel 1734. Tuttavia, questa vendita non avvenne e le opere furono disperse in collezioni private.

Il curatore della mostra rimane sconosciuto, ma le ricerche suggeriscono che il proprietario dei dipinti fosse un notaio di nome Costantini, un mercante d’arte. La mostra comprendeva 212 dei 450 dipinti di Costantini. Tra i pezzi di rilievo, La Vecchia che fila di Pier Francesco Mola, Tarquinio e Lucrezia attribuito a Guido Cagnacci ma poi riconsiderato come opera di Felice Ficherelli, e Giaele che uccide Sisara di Carlo Maratti. Queste opere, insieme a molte altre esposte all’epoca, riflettono il prevalente stile classico e barocco del periodo, con opere di artisti come i Carracci, Guido Reni e Tiziano.

La mostra del 1736, pur non portando alla vendita della collezione, rappresenta un primo tentativo di creare una galleria pubblica di pittura, parallelamente allo sviluppo della collezione di sculture dei Musei Capitolini. Il testo si conclude sottolineando la necessità di ulteriori ricerche per identificare ulteriori dipinti del catalogo del 1736 e per fare maggiore luce sul ruolo di Costantini come collezionista e mercante all’interno del mercato artistico romano.

English Abstract

The text provides an in-depth analysis of the 1736 art exhibition held in the cloister of the Church of San Giovanni Decollato in Rome. This event, part of a larger tradition of exhibitions organized by religious institutions in Rome during the 16th and 17th centuries, was set up to coincide with the feast day of Saint John the Baptist on August 29. The exhibition featured paintings owned by prominent collectors, displayed in the cloisters to both celebrate the feast and attract public interest in the artworks. The text introduces the only known catalog of paintings exhibited during this event, titled Nota distinta dei quadri che stettero in mostra nell'ampio cortile della chiesa di San Giovanni Decollato, preserved in the Corsini Library in Rome. The catalog was created for commercial purposes, reflecting the exhibition's goal to sell the paintings for 30,000 scudi to Pope Clement XII, following his establishment of the Capitoline Museums in 1734. However, this sale did not occur, and the works were dispersed into private collections. The curator of the exhibition remains unknown, but research suggests that the owner of the paintings was a notary named Costantini, an art dealer. The exhibition consisted of 212 of Costantini's 450 paintings. Notable pieces included La Vecchia che fila by Pier Francesco Mola, Tarquinio e Lucrezia attributed to Guido Cagnacci but later reconsidered as the work of Felice Ficherelli, and Giaele che uccide Sisara by Carlo Maratti. These works, along with many others displayed at the time, reflect the prevalent classical and Baroque styles of the period, featuring works by artists such as the Carracci, Guido Reni, and Titian. The 1736 exhibition, though not resulting in the sale of the collection, represents an early attempt to create a public painting gallery, paralleling the development of the Capitoline Museums’ sculpture collection. The text concludes by emphasizing the need for further research to identify additional paintings from the 1736 catalog and to shed more light on Costantini’s role as a collector and dealer within the Roman art market.