Il documento Giacomo Colombo scultore da Napoli alle Province del Regno: l’inedito San Michele ligneo (1717) di Città Sant’Angelo di Isabella Di Liddo presenta uno studio dettagliato di una scultura lignea di San Michele recentemente scoperta, realizzata dallo scultore napoletano Giacomo Colombo nel 1717 per la Collegiata di San Michele a Città Sant’Angelo. Il saggio colloca quest’opera nel contesto più ampio della produzione artistica di Colombo ed esamina la sua influenza in tutta l’Italia meridionale, in particolare in Campania, Puglia e Abruzzo.
Colombo, nato a Este vicino a Padova nel 1663, divenne una figura di spicco nella produzione di sculture lignee policrome a Napoli e nelle province circostanti durante il tardo Barocco. La sua bottega fu molto produttiva, creando numerose sculture religiose, spesso su commissione per diverse chiese del Regno di Napoli. Il testo mette in evidenza le collaborazioni di Colombo con artisti di spicco come Francesco Solimena e i suoi legami con altri circoli artistici, che contribuirono a plasmare il suo stile, fondendo il dinamismo barocco con la raffinatezza rococò.
Il saggio si concentra in particolare sulla scultura di San Michele Arcangelo a Città Sant’Angelo, confrontandola con altre opere simili di Colombo, tra cui una versione del 1718 del San Michele a Casagiove. La scultura del 1717, che si trova in una teca di legno e vetro nella navata di San Giovanni della chiesa, raffigura l’Arcangelo Michele come un guerriero, vestito con un’armatura romana, che sconfigge un drago ai suoi piedi. Questa iconografia era comune nell’opera di Colombo e il saggio sottolinea la maestria tecnica dell’artista nel rendere l’anatomia dettagliata e gli elaborati panneggi. Il gioco di luci e ombre sulle pieghe del mantello di San Michele e la resa espressiva del drago sconfitto sono particolarmente apprezzati per la loro maestria.
Di Liddo esplora anche gli aspetti culturali e commerciali della bottega di Colombo, notando la produzione seriale di statue per un’ampia clientela mediterranea, che si estendeva oltre l’Italia fino alla Spagna. La capacità di Colombo di mantenere un’elevata qualità artistica pur producendo molteplici versioni di figure religiose popolari è sottolineata come un fattore chiave del suo successo. Il documento si conclude collocando l’opera di Colombo all’interno delle più ampie tendenze artistiche del periodo, compreso il suo dialogo con l’estetica barocca e rococò napoletana e la sua influenza duratura sulla scultura religiosa dell’Italia meridionale.
English Abstract
The document Giacomo Colombo scultore da Napoli alle Province del Regno: l'inedito San Michele ligneo (1717) di Città Sant'Angelo by Isabella Di Liddo presents a detailed study of a newly discovered wooden sculpture of Saint Michael, created by the Neapolitan sculptor Giacomo Colombo in 1717 for the Collegiate Church of San Michele in Città Sant'Angelo. The essay places this work within the broader context of Colombos artistic production and examines his influence across Southern Italy, particularly in the regions of Campania, Puglia, and Abruzzo. Colombo, born in Este near Padua in 1663, became a leading figure in the production of polychrome wooden sculptures in Naples and the surrounding provinces during the late Baroque period. His workshop was highly productive, creating numerous religious sculptures, often working on commission for various churches across the Kingdom of Naples. The text highlights Colombos collaborations with prominent artists like Francesco Solimena and his connections to other artistic circles, which helped shape his style, blending Baroque dynamism with Rococo refinement. The essay specifically focuses on the San Michele Arcangelo sculpture in Città Sant'Angelo, comparing it to other similar works by Colombo, including a 1718 version of Saint Michael in Casagiove. The 1717 sculpture, found in a wooden and glass case in the churchs San Giovanni nave, depicts the Archangel Michael as a warrior, dressed in Roman armor, defeating a dragon at his feet. This iconography was common in Colombos work, and the essay emphasizes the technical mastery of the artist in rendering detailed anatomy and elaborate drapery. The interplay of light and shadow on the folds of Saint Michaels cloak and the expressive rendering of the defeated dragon are particularly praised for their artistry. Di Liddo also explores the cultural and commercial aspects of Colombos workshop, noting the serial production of statues for a wide Mediterranean clientele, which extended beyond Italy to Spain. Colombos ability to maintain high artistic quality while producing multiple versions of popular religious figures is emphasized as a key factor in his success. The document concludes by situating Colombos work within the broader artistic trends of the period, including his dialogue with Neapolitan Baroque and Rococo aesthetics, and his lasting influence on religious sculpture in Southern Italy.