Alcuni inediti di Francesco Pianta e qualche considerazione sul mutamento di stile della scultura barocca a Venezia a metà Seicento

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Il testo analizza l’opera di Francesco Pianta, originalissimo ed eccentrico scultore veneziano del XVII secolo, concentrandosi sui suoi significativi contributi all’evoluzione della scultura barocca a Venezia. Conosciuto soprattutto per il ciclo di dossali figurati per la Scuola di San Rocco e per l’intricato orologio della sacrestia dei Frari, l’opera di Pianta è stata difficile da ricostruire a causa della fragilità del suo mezzo preferito, il legno, e della conseguente perdita di molte opere. Inoltre, la mancanza di documenti superstiti ha contribuito all’incertezza sull’attribuzione di molte delle sue sculture.

L’autore porta nuova luce sulla vita e sulle opere di Pianta grazie a una documentazione scoperta di recente, fornendo approfondimenti sulla formazione intellettuale dell’artista, che era più sofisticata di molti suoi contemporanei. Pianta era una figura rispettata nei circoli intellettuali, come dimostra il suo ruolo di gastaldo (amministratore) della corporazione veneziana degli intagliatori, nonché la biblioteca di 50 volumi scoperta nella sua bottega, che conteneva opere erudite in latino.

Lo stile distinto di Pianta, caratterizzato da composizioni fantasiose e spesso grottesche, giocò un ruolo cruciale nella trasformazione della scultura barocca veneziana durante la metà del XVII secolo. Il suo lavoro innovativo sul monumento al doge Giovanni Pesaro, in particolare la lunetta sopra l’ingresso dei Frari, è un esempio di grande inventiva. La frequentazione di Pianta con figure di spicco dell’arte e dell’architettura veneziana, come Baldassare Longhena e il poeta Giacomo Lubrano, sottolinea ulteriormente la sua importanza nell’ambiente culturale dell’epoca.

Il testo attribuisce a Pianta anche diverse opere finora trascurate, tra cui le sculture lignee nelle chiese di San Trovaso e San Alvise e un busto di Apollo recentemente identificato, che dimostra l’abilità di Pianta nel tradurre temi classici in forme barocche. Il saggio si conclude riconoscendo l’influenza duratura di Pianta sugli artisti veneziani successivi, come Giacomo Piazzetta, padre del celebre pittore Giambattista Piazzetta, che iniziò la sua carriera sotto la tutela di un parente di Pianta.

English Abstract

The text analyzes the work of Francesco Pianta, a highly original and eccentric 17th-century Venetian sculptor, focusing on his significant contributions to the evolution of Baroque sculpture in Venice. Best known for the cycle of dossali figurati (carved wooden panels) for the Scuola di San Rocco and the intricately designed clock in the sacristy of the Frari, Pianta's oeuvre has been difficult to fully reconstruct due to the fragile nature of his preferred medium, wood, and the subsequent loss of many works. Additionally, the lack of surviving documents has contributed to the uncertainty surrounding the attribution of many of his sculptures. The author brings new light to Pianta’s life and works through recently discovered documentation, providing insights into the artist’s intellectual background, which was more sophisticated than many of his contemporaries. Pianta was a respected figure among intellectual circles, demonstrated by his role as gastaldo (administrator) of the Venetian guild of woodcarvers, as well as by the 50-volume library discovered at his workshop, which contained erudite works in Latin. Pianta's distinct style, marked by imaginative and often grotesque compositions, played a crucial role in the transformation of Venetian Baroque sculpture during the mid-17th century. His innovative work on the monument to Doge Giovanni Pesaro, particularly the lunette above the entrance to the Frari, is highlighted as a prime example of his inventive approach. Pianta's association with leading figures in Venetian art and architecture, such as Baldassare Longhena and the poet Giacomo Lubrano, further underscores his importance in the cultural milieu of the time. The text also attributes several previously overlooked works to Pianta, including wooden carvings in the churches of San Trovaso and San Alvise, and a newly identified bust of Apollo, which demonstrates Pianta's skill in translating classical themes into Baroque forms. The essay concludes by recognizing Pianta's lasting influence on later Venetian artists, such as Giacomo Piazzetta, father of the renowned painter Giambattista Piazzetta, who began his career under the tutelage of a relative of Pianta.