Architettura bizantina” di Augusta Monferini è un’analisi dettagliata dell’architettura bizantina, che sottolinea i contributi di Richard Krautheimer. Il lavoro di Krautheimer è riconosciuto per l’esame completo delle basiliche bizantine e romane, evidenziando le influenze culturali e religiose sulle forme architettoniche. La sua metodologia integra la ricerca filologica e il contesto storico, fornendo nuove prospettive strutturali e identificando differenze cruciali tra gli sviluppi architettonici occidentali e bizantini.
L’analisi di Santa Sofia a Costantinopoli esemplifica l’approccio di Krautheimer, mostrando come l’innovazione architettonica sotto Giustiniano I mirasse a unificare l’impero e a proiettare il potere imperiale. Krautheimer sostiene che i costruttori tradizionali furono sostituiti da figure di studiosi come Antemio di Tralles e Isidoro di Mileto, la cui competenza in meccanica e matematica facilitò imprese architettoniche senza precedenti. Krautheimer esplora anche le funzioni liturgiche delle chiese bizantine, notando le disposizioni spaziali che miglioravano le cerimonie religiose.
Le critiche al lavoro di Krautheimer, come quelle di Spiro Kostof, riconoscono il suo rigore metodologico ma mettono in discussione alcune scelte organizzative. Al contrario, D. A. Bollough apprezza la portata e l’impatto dei contributi di Krautheimer. Monferini contrappone il lavoro di Krautheimer ad altri studi, in particolare alla più ampia e talvolta controversa classificazione di Venditti dell’architettura bizantina in Italia meridionale, che abbraccia diversi secoli e regioni, spesso senza una precisa delimitazione cronologica o geografica.