La recensione de “Le porte bizantine” del testo di G. Matthiae di Francesco Negri Arnoldi è un’approfondita disamina storica, stilistica e tecnica di sette porte bizantine in bronzo importate da Costantinopoli in Italia durante l’XI secolo. Queste porte furono installate in importanti siti religiosi, tra cui la Cattedrale di Amalfi, l’Abbazia di Montecassino, la Basilica di San Paolo a Roma, il Santuario di Monte Sant’Angelo, la Chiesa di San Salvatore ad Atrani, il Duomo di Salerno e la Basilica di San Marco a Venezia.
Lo studio inizia con una panoramica storica del periodo, sottolineando i frequenti scambi tra Oriente e Occidente e il ruolo significativo della colonia amalfitana a Costantinopoli nella diffusione dell’arte bizantina nell’Italia meridionale. La famiglia Pantaleone, figura di spicco di questa colonia, è documentata come donatrice delle porte, forse spinta da motivazioni politiche o da interessi commerciali. Il coinvolgimento di questa famiglia evidenzia l’intersezione tra arte, politica e commercio in quest’epoca.
Arnoldi esamina gli aspetti tecnici delle porte, rivelando che il metallo utilizzato non è bronzo puro ma una variante dell’ottone contenente rame, zinco, piombo e stagno. Questa composizione permetteva una lavorazione più semplice e una tonalità più calda e dorata, migliorando l’impatto visivo dei disegni intarsiati in argento. Lo stile decorativo delle porte, caratterizzato da croci piatte e piccole protomi a testa di leone con anelli, contrasta con la preferenza occidentale per gli effetti plastici, sottolineando un approccio pittorico piuttosto che scultoreo. Questa scelta stilistica si allinea all’estetica del periodo comneniano, in parallelo con i manoscritti e le opere in smalto contemporanee.
Lo studio affronta anche le sfide del restauro e della conservazione di queste porte, alcune delle quali hanno subito danni significativi a causa di incendi e bombardamenti. L’analisi dettagliata dei processi di restauro fornisce indicazioni sull’aspetto originale e sulle successive modifiche apportate alle porte.
Arnoldi conclude considerando la tradizione bizantina delle porte in bronzo, tracciandone l’evoluzione dai prototipi tardo-romani e dalle influenze islamiche fino agli adattamenti italiani visti nelle opere successive, come le porte della Cattedrale di Troia di Oderisio da Benevento.
English Abstract
Francesco Negri Arnoldi's review of G. Matthiae's "Le porte bizantine" provides an in-depth historical, stylistic, and technical examination of seven Byzantine bronze doors imported from Constantinople to Italy during the 11th century. These doors were installed in prominent religious sites including the Cathedral of Amalfi, the Abbey of Montecassino, the Basilica of San Paolo in Rome, the Sanctuary of Monte Sant'Angelo, the Church of San Salvatore in Atrani, the Cathedral of Salerno, and the Basilica of San Marco in Venice. The study begins with a historical overview of the period, emphasizing the frequent exchanges between East and West and the significant role of the Amalfitan colony in Constantinople in disseminating Byzantine art in southern Italy. The Pantaleone family, notable figures within this colony, are documented as donors of the doors, possibly driven by political motives or commercial interests. This familys involvement highlights the intersection of art, politics, and commerce during this era. Arnoldi examines the technical aspects of the doors, revealing that the metal used is not pure bronze but a variant of brass containing copper, zinc, lead, and tin. This composition allowed for easier workmanship and a warmer, golden hue, enhancing the visual impact of the silver inlaid designs. The decorative style of the doors, characterized by flat crosses and small lion head protomes with rings, contrasts with the Western preference for plastic effects, emphasizing a pictorial rather than a sculptural approach. This stylistic choice aligns with the aesthetic of the Comnenian period, paralleling contemporary manuscripts and enamel works. The study also addresses the restoration and preservation challenges faced by these doors, some of which have suffered significant damage from fires and bombings. Detailed analyses of the restoration processes provide insights into the original appearances and the subsequent alterations made to the doors. Arnoldi concludes by considering the Byzantine tradition of bronze doors, tracing its evolution from late Roman prototypes and Islamic influences to the Italian adaptations seen in later works, such as the doors of the Cathedral of Troia by Oderisio da Benevento