“Bologna nel Seicento” esamina criticamente la ristampa della guida ai dipinti di Bologna di Giulio Cesare Malvasia, pubblicata originariamente nel 1686 e meticolosamente riedita da Andrea Emiliani nel 1969. Il documento illustra l’importanza storica e la completezza dell’opera di Malvasia, che catalogava circa 2400 opere d’arte, la metà delle quali risalenti al XVII secolo. La ristampa commentata di Emiliani arricchisce la guida originale di Malvasia con ampi commenti bibliografici, indici di ricerca e un repertorio illustrato, rendendola uno strumento prezioso per gli storici dell’arte.
Fagiolo dell’Arco sottolinea l’importanza della precisione e del rigore filologico dell’approccio di Malvasia, che mirava a fornire informazioni accurate e verificabili sulle opere e sugli artisti bolognesi. Questa meticolosità, tuttavia, è stata anche criticata per le sue potenziali inesattezze storiche, spesso sbilanciate verso la glorificazione di Bologna. Il testo evidenzia anche l’intento di Malvasia di documentare non solo l’arte ma anche gli artigiani, distinguendo il suo lavoro da altre guide contemporanee.
Il documento colloca la guida di Malvasia nel contesto più ampio delle opere storiografiche su Bologna, segnalando i suoi predecessori e successori, come la “Graticola di Bologna” di P. Lamo e le guide di F. Cavazzoni e A. Masini. Il Fagiolo dell’Arco riconosce le sfide da affrontare per creare un testo storico definitivo, un compito che continua ad evolversi con la continua ricerca filologica e storiografica.
Il contributo di Emiliani è apprezzato per il suo moderno approccio scientifico, che include indici dettagliati di artisti, opere e luoghi, come le chiese di Bologna, fornendo un censimento sintetico del patrimonio artistico della città. La ristampa affronta anche la formazione della Pinacoteca Nazionale di Bologna, sottolineando l’importanza di preservare e documentare i beni culturali della regione.
Fagiolo dell’Arco conclude auspicando uno sforzo collettivo degli studiosi per perfezionare e ampliare ulteriormente il lavoro di Emiliani, andando oltre la ricerca individuale per raggiungere una comprensione più completa dell’eredità artistica di Bologna nel XVII secolo.
English Abstract
"Bologna nel Seicento" critically examines the reprint of Giulio Cesare Malvasia's guide to Bologna's paintings, originally published in 1686 and meticulously re-edited by Andrea Emiliani in 1969. The document discusses the historical significance and the comprehensive nature of Malvasia's work, which catalogued approximately 2400 artworks, half of which were from the 17th century. Emiliani's annotated reprint enhances Malvasia's original guide with extensive bibliographical commentary, research indexes, and an illustrated repertoire, making it an invaluable tool for art historians. Fagiolo dell'Arco underscores the importance of Malvasia's precision and philological rigor in his approach, which aimed to provide accurate and verifiable information about the artworks and artists of Bologna. This meticulousness, however, has also been critiqued for its potential historical inaccuracies, often skewed to glorify Bologna. The text also highlights Malvasia's intent to document not just the art but also the artisans, distinguishing his work from other contemporary guides. The document places Malvasia's guide within the broader context of historiographical works on Bologna, noting its predecessors and successors, such as the "Graticola di Bologna" by P. Lamo and the guides by F. Cavazzoni and A. Masini. Fagiolo dell'Arco acknowledges the challenges faced in creating a definitive historical text, a task that continues to evolve with ongoing philological and historiographical research. Emiliani's contribution is praised for its modern scholarly approach, which includes detailed indexes of artists, artworks, and locations, such as the churches of Bologna, providing a synthesized census of the city's artistic heritage. The reprint also addresses the formation of the Pinacoteca Nazionale di Bologna, emphasizing the importance of preserving and documenting the region's cultural assets. Fagiolo dell'Arco concludes by advocating for collective scholarly efforts to further refine and expand upon Emiliani's work, moving beyond individual research to achieve a more comprehensive understanding of Bologna's artistic legacy in the 17th century.