Il testo discute le prospettive di Lionello Venturi sull’arte in tempo di guerra, riferendosi in particolare a una conferenza che tenne nel 1942 all’American Association of Museums di Williamsburg, intitolata The Arts in War Time. Venturi evidenziò la tensione tra arte e utilità in tempo di guerra, sostenendo che, sebbene gli artisti potessero contribuire allo sforzo bellico attraverso compiti come la progettazione di camuffamenti o la modellazione terapeutica, tale lavoro li allontanava dalla vera espressione artistica, che prospera in contesti non utilitaristici. Venturi ha riflettuto su come la guerra possa esporre i limiti della valutazione artistica e provocare una rivalutazione del mondo dell’arte. Venturi credeva nella possibilità, o addirittura nella necessità, di mantenere un impegno critico attivo con l’arte, anche in mezzo alla guerra.
Il testo collega poi il punto di vista di Venturi a un’analisi contemporanea delle mostre della Biennale nell’Italia fascista durante la Seconda guerra mondiale, in particolare come descritto nel libro Biennali di guerra di Giuliana Tomasella. Il libro esplora come l’arte sia stata sempre più strumentalizzata dal regime, con le Biennali del 1940 e del 1942 che sono servite come piattaforme per la propaganda fascista. Attraverso la manipolazione delle regole espositive, dei temi e dell’assegnazione dei premi, l’arte italiana fu allineata agli obiettivi politici del regime. Tuttavia, Tomasella individua anche punti di resistenza tra gli artisti e i critici che cercarono di preservare l’autonomia artistica nonostante gli sforzi dello Stato di cooptare l’arte per scopi nazionalistici. Questi sviluppi riflettono la più ampia dinamica tra arte e politica in tempo di guerra, una relazione che Venturi affrontò criticamente sostenendo la separazione dell’arte dal controllo statale.
English Abstract
The text discusses Lionello Venturi's perspectives on art during times of war, specifically referring to a lecture he gave in 1942 at the American Association of Museums in Williamsburg titled The Arts in War Time. Venturi highlighted the tension between art and wartime utility, arguing that while artists might contribute to the war effort through tasks like camouflage design or therapeutic modeling, such work distances them from true artistic expression, which thrives in non-utilitarian contexts. He reflected on how war can expose limitations in artistic valuation and provoke reevaluation within the art world. Venturi believed in the possibility, even necessity, of maintaining an active critical engagement with art, even amidst war. The text then connects Venturi's views to a contemporary analysis of the Biennale exhibitions in Fascist Italy during World War II, particularly as described in Giuliana Tomasellas book Biennali di guerra. The book explores how art was increasingly instrumentalized by the regime, with the 1940 and 1942 Biennales serving as platforms for Fascist propaganda. Through the manipulation of exhibition rules, themes, and prize allocations, Italian art was aligned with the political aims of the regime. However, Tomasella also identifies points of resistance among artists and critics who sought to preserve artistic autonomy despite the state's efforts to co-opt art for nationalistic purposes. These developments reflect the broader dynamic between art and politics during wartime, a relationship Venturi critically addressed by advocating for the separation of art from state control.