Il documento esamina le influenze artistiche su Fra Bartolomeo, concentrandosi in particolare sul Salvator Mundi (1516) e sul San Sebastián (1515), ora perduto. Lo studio sottolinea l’importanza degli schizzi preparatori per comprendere il processo compositivo di Bartolomeo e come questi differiscano dalle opere finali. Una questione chiave discussa è la transizione nello stile di Bartolomeo dopo il suo viaggio a Roma (1513-1514), dove fu profondamente influenzato dalle opere di Raffaello e Michelangelo. Tuttavia, il documento sostiene che le influenze di Bartolomeo non dovrebbero essere limitate a questi famosi artisti, proponendo invece che il suo ambiente religioso e artistico abbia giocato un ruolo cruciale nel plasmare le sue opere.
Il confronto tra il Salvator Mundi e il San Sebastián rivela notevoli somiglianze, portando studiosi come Janet Cox-Rearick a suggerire un’influenza scultorea comune. Questo studio, tuttavia, si allontana dall’attribuzione comunemente accettata al Bacco di Jacopo Sansovino e propone una nuova fonte: Il San Sebastiano di Baccio da Montelupo (1506 circa), realizzato per l’Abbazia di San Godenzo. Montelupo, stretto collaboratore di Fra Bartolomeo e devoto seguace di Savonarola, aveva forti legami con l’Ordine domenicano, il che favorisce l’ipotesi di un contesto religioso e artistico comune.
Il documento esplora anche le prove d’archivio, tra cui le descrizioni dei diari del XIX secolo e i riferimenti alle copie realizzate da artisti come Zacchia il Vecchio, che forniscono approfondimenti sulle opere perdute di Bartolomeo. Un confronto dettagliato delle posture fisiche, della rappresentazione delle frecce e degli elementi compositivi tra la scultura e il dipinto perduto rafforza la tesi che il San Sebastiano di Montelupo abbia influenzato in modo significativo il Salvator Mundi di Bartolomeo.
In definitiva, il documento invita a un esame più approfondito dell’opera di Bartolomeo in relazione alla sua vita religiosa e all’ambiente domenicano, suggerendo che la sua arte non può essere pienamente compresa senza considerare questo contesto.
English Abstract
The document examines the artistic influences on Fra Bartolomeo, focusing particularly on his Salvator Mundi (1516) and the now-lost San Sebastián (1515). The study emphasizes the significance of preparatory sketches in understanding Bartolomeos compositional process and how these differ from the final works. A key issue discussed is the transition in Bartolomeos style following his trip to Rome (15131514), where he was deeply impacted by works from Raphael and Michelangelo. However, the document argues that Bartolomeos influences should not be limited to these famous artists, proposing instead that his religious and artistic environment played a crucial role in shaping his works. The comparison between the Salvator Mundi and San Sebastián reveals striking similarities, leading scholars like Janet Cox-Rearick to suggest a common sculptural influence. This study, however, moves away from the commonly accepted attribution to Jacopo Sansovinos Bacchus and proposes a new source: Baccio da Montelupos San Sebastián (ca. 1506), created for the Abbey of San Godenzo. Montelupo, a close associate of Fra Bartolomeo and a devout follower of Savonarola, had strong connections to the Dominican Order, furthering the hypothesis of a shared religious and artistic context. The document also explores archival evidence, including descriptions from 19th-century journals and references to copies made by artists like Zacchia il Vecchio, which provide insights into Bartolomeos lost works. A detailed comparison of physical postures, the depiction of arrows, and compositional elements between the sculpture and the lost painting reinforces the argument that Montelupos San Sebastián significantly influenced Bartolomeos Salvator Mundi. Ultimately, the document calls for a deeper examination of Bartolomeos work in relation to his religious life and Dominican surroundings, suggesting that his art cannot be fully understood without considering this context.