L’opera di Susan J. Bandes “Gaspard Dughet e San Martino ai Monti” esamina il significativo contributo del pittore paesaggista Gaspard Dughet alla ristrutturazione della chiesa di San Martino ai Monti a Roma nel corso del XVII secolo. L’ampio progetto, avviato da Giovanni Antonio Filippini, priore della chiesa, iniziò nel 1642 e si concluse nel 1655, coinvolgendo numerosi artisti, tra cui Dughet e Giovanni Francesco Grimaldi.
Il lavoro di Dughet, condotto tra la fine del 1647 e il maggio del 1651, si concretizzò in una serie di affreschi paesaggistici che fanno parte di un ciclo di diciotto dipinti che decorano le navate della basilica. Il ciclo di affreschi illustra principalmente le vite dei profeti dell’Antico Testamento Elia ed Eliseo, raffigurati come fondatori dell’Ordine Carmelitano. Gli affreschi mescolano narrazioni bibliche e scene apocrife, creando un programma decorativo coeso che attenua le irregolarità architettoniche della chiesa.
Bandes sottolinea la natura unica del ciclo di affreschi, dedicato a Elia ed Eliseo, che riflette la venerazione dell’Ordine Carmelitano per queste figure come inventori del monachesimo. I soggetti degli affreschi sono dettagliati negli “Annales Sacri, prophetici, et Eliani Ordinis Beatiss” di Juan Battista Lezana. Virginis Mariae de Monte Carmeli”, pubblicato a Roma nel 1653. L’opera di Lezana fornisce una chiave iconografica completa per comprendere il programma di Filippini.
Lo studio contestualizza il ciclo di affreschi all’interno dei dibattiti storici e teologici dell’epoca, in particolare la controversia sulle origini dell’Ordine Carmelitano e il concetto di “successione elianica”. Gli affreschi sono un’affermazione visiva della storia continua dell’Ordine da Elia a oggi.
Bandes sottolinea l’importanza dei paesaggi di Dughet nel creare un’atmosfera serena e contemplativa all’interno della chiesa, in linea con gli ideali carmelitani di solitudine e meditazione. Gli affreschi riflettono anche il più ampio ambiente artistico e culturale della Roma del XVII secolo, mostrando la maestria di Dughet nell’integrare il paesaggio con il contenuto narrativo.
Il documento si conclude sottolineando l’importanza del contributo di Dughet al patrimonio artistico di San Martino ai Monti e l’impatto duraturo della sua opera sull’identità visiva e spirituale dell’Ordine Carmelitano.
English Abstract
Susan J. Bandes' "Gaspard Dughet and San Martino ai Monti" examines the significant contributions of the landscape painter Gaspard Dughet to the redecoration of the church of San Martino ai Monti in Rome during the seventeenth century. The extensive project, initiated by Giovanni Antonio Filippini, the Prior of the church, began in 1642 and concluded in 1655, involving numerous artists, including Dughet and Giovanni Francesco Grimaldi. Dughet's work, conducted between late 1647 and May 1651, resulted in a series of landscape frescoes that form part of a cycle of eighteen paintings decorating the aisles of the basilica. The fresco cycle primarily illustrates the lives of the Old Testament prophets Elijah and Elisha, depicted as the founders of the Carmelite Order. The frescoes blend biblical narratives with apocryphal scenes, creating a cohesive decorative program that diminishes the church's architectural irregularities. Bandes highlights the unique nature of the fresco cycle, dedicated to Elijah and Elisha, reflecting the Carmelite Order's reverence for these figures as the inventors of monasticism. The subjects of the frescoes are detailed in Juan Battista Lezana's "Annales Sacri, prophetici, et Eliani Ordinis Beatiss. Virginis Mariae de Monte Carmeli," published in Rome in 1653. Lezana's work provides a comprehensive iconographic key to understanding Filippini's program. The study contextualizes the fresco cycle within the historical and theological debates of the time, particularly the controversy over the origins of the Carmelite Order and the concept of "Elianic succession." The frescoes serve as a visual assertion of the Order's continuous history from Elijah to the present. Bandes emphasizes the importance of Dughet's landscapes in creating a serene, contemplative atmosphere within the church, aligning with the Carmelite ideals of solitude and meditation. The frescoes also reflect the broader artistic and cultural milieu of seventeenth-century Rome, showcasing Dughet's mastery in integrating landscape with narrative content. The document concludes by underscoring the significance of Dughet's contribution to the artistic heritage of San Martino ai Monti and the enduring impact of his work on the visual and spiritual identity of the Carmelite Order.