Giotto

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“Giotto” di Paolo Venturoli è un’esplorazione dell’influenza di Giotto e del lavoro scientifico che circonda la sua eredità, con particolare attenzione agli eventi e alle pubblicazioni del 1967, anno in cui ricorreva il settimo centenario della nascita di Giotto. Il testo illustra varie mostre, congressi e studi critici che riflettono il rinnovato interesse e l’evoluzione delle prospettive sul contributo di Giotto all’arte.

Nel 1967, la mostra “Omaggio a Giotto” a Firenze, curata da Paolo Dal Poggetto, presenta opere di Giotto e di coloro che ne hanno subito l’influenza, sottolineando il patrimonio artistico fiorentino e senese. Il “Congresso giottesco” itinerante ha visitato diverse città italiane, anche se l’autore non vi ha partecipato e si ripromette di recensirne gli atti in seguito. Un altro evento significativo è stato il convegno “Dante e Giotto” a Roma, che ha messo in evidenza l’intersezione dell’opera di Giotto con figure letterarie come Dante.

Venturoli passa in rassegna contributi accademici di rilievo, come l’articolo di Wolfgang Kemp sugli Stefaneschi-Altar e Navicella e lo studio di Laurine Mack Bongiorno sulla Cappella dell’Arena. Tuttavia, l’opera più significativa è la monografia di Giovanni Previtali “Giotto e la sua bottega”, che presenta un’analisi strutturata e completa dell’opera giottesca, corredata da fotografie con didascalie che fungono da sintesi critica e storica.

L’approccio di Previtali contrasta con le precedenti monografie idealistiche di Cesare Gnudi, Roberto Salvini ed Eugenio Battisti. Previtali estende l’analisi oltre le opere autografe di Giotto per includere quelle della sua bottega e di altri artisti da lui influenzati, offrendo una comprensione più ampia dell’impatto di Giotto. La metodologia di Previtali si allinea alla ricerca di Frederick Antal sulla pittura fiorentina e il suo ambiente sociale, anche se non approfondisce i parallelismi ideologici tra gli sviluppi economici e artistici come suggerito da Antal.

Venturoli sottolinea l’importanza di esaminare le relazioni di Giotto con vari mecenati e contemporanei per comprendere il contesto più ampio del suo lavoro. Egli critica Previtali per non aver affrontato alcuni aspetti storiografici, come l’influenza di critici del XIV secolo come Boccaccio e Petrarca, e la continuazione dell’eredità di Giotto negli scritti di Cennini, Ghiberti e Vasari.

Il documento discute anche le sfide nella datazione e nell’attribuzione delle opere a Giotto e ai suoi contemporanei, evidenziando le complessità e i dibattiti nella ricerca storica dell’arte. Venturoli sottolinea la necessità di un approccio sfumato e sfaccettato allo studio dell’arte di Giotto, considerando sia i fattori stilistici che quelli contestuali.