Il testo tratta del ciclo di affreschi di Giovanni Francesco Grimaldi e François Perrier nel grande salone di Palazzo Peretti (oggi Palazzo Fiano-Almagià) a Roma, un significativo progetto decorativo del secondo quarto del XVII secolo. Questo ciclo di affreschi è notevole per il contesto di collaborazione tra artisti italiani e francesi. Originariamente attribuiti a Baldassarre Croce, gli affreschi sono stati successivamente riattribuiti da Erich Schleier a François Perrier e Giovanni Francesco Grimaldi, con Perrier responsabile di quattro dei cinque pannelli narrativi del soffitto. I contributi di Grimaldi comprendono i paesaggi e la struttura architettonica. Tuttavia, recenti ricerche chiariscono che sia Perrier che Grimaldi furono gli unici responsabili dell’intero ciclo, escludendo altri artisti come Giovanni Battista Ruggeri e Raffaello Vanni.
La decorazione del palazzo, situato nei pressi della chiesa di S. Lorenzo in Lucina e acquistato dal principe Michele Peretti nel 1624, si distingue per la mescolanza stilistica di influenze carraccesche e cortonesche. Al centro del soffitto si trova il Carro dell’Aurora, accompagnato da due stemmi di famiglia coronati da un cappello cardinalizio. Questa scelta iconografica è significativa, in quanto conferma che il ciclo fu completato dopo l’elevazione di Francesco Peretti Montalto al cardinalato nel 1641. Gli affreschi raffigurano scene mitologiche, tra cui la Nascita di Venere e Venere che chiede a Vulcano le armi per Enea, che simboleggiano rispettivamente gli elementi dell’Acqua e del Fuoco. I pannelli narrativi seguono un’interpretazione non convenzionale delle Metamorfosi di Ovidio, in particolare nella scena di Cerere che chiede a Giove di liberare Proserpina, che spicca come scelta insolita rispetto al più comunemente raffigurato Ratto di Proserpina.
Gli affreschi fondono le strutture architettoniche classiche dei Carracci con l’illusionismo narrativo, anche se l’adesione di Grimaldi alle tradizioni carraccesche limita il dinamismo barocco visto in opere di contemporanei come Pietro da Cortona. La collaborazione tra Grimaldi e Perrier, particolarmente evidente nella combinazione di paesaggi e scene mitologiche, riflette il profondo legame di entrambi gli artisti con l’eredità dei Carracci. Questo progetto decorativo segna un momento chiave nella carriera di Grimaldi, mostrando la sua sperimentazione con elementi paesaggistici e architettonici, e rappresenta anche un’opera cardine del secondo periodo italiano di Perrier.
English Abstract
The text discusses the fresco cycle by Giovanni Francesco Grimaldi and François Perrier in the grand hall of Palazzo Peretti (now Palazzo Fiano-Almagià) in Rome, a significant decorative project from the second quarter of the 17th century. This fresco cycle is notable for its context of collaboration between Italian and French artists. Originally attributed to Baldassarre Croce, the frescoes were later reattributed by Erich Schleier to François Perrier and Giovanni Francesco Grimaldi, with Perrier responsible for four of the five narrative panels on the ceiling. Grimaldis contributions include the landscapes and architectural framework. However, recent research clarifies that both Perrier and Grimaldi were solely responsible for the entire cycle, excluding other artists like Giovanni Battista Ruggeri and Raffaello Vanni. The decoration of the palace, located near the church of S. Lorenzo in Lucina and purchased by Prince Michele Peretti in 1624, stands out due to the stylistic mix of Carracci and Cortonesque influences. Central to the ceiling is the Carro dellAurora (Chariot of Aurora), accompanied by two family crests crowned with a cardinals hat. This iconographic choice is significant, as it confirms the cycle was completed after the elevation of Francesco Peretti Montalto to the cardinalate in 1641. The frescoes depict mythological scenes, including the Birth of Venus and Venus Asking Vulcan for Arms for Aeneas, symbolizing the elements of Water and Fire, respectively. The narrative panels follow an unconventional interpretation of Ovid's Metamorphoses, particularly in the scene of Ceres Asking Jupiter to Release Proserpina, which stands out as an unusual choice compared to the more commonly depicted Rape of Proserpina. The frescoes blend classical Carracci architectural frameworks with narrative illusionism, though Grimaldi's adherence to Carraccesque traditions limits the Baroque dynamism seen in works by contemporaries like Pietro da Cortona. The collaboration between Grimaldi and Perrier, especially evident in the combination of landscapes and mythological scenes, reflects both artists' deep connection to the Carracci legacy. This decorative project marks a key moment in Grimaldi's career, showcasing his experimentation with landscape and architectural elements, and also represents a pivotal work in Perriers second Italian period.