Il saggio “Il tabernacolo del Crocifisso nella chiesa di S. Angelo in Pescheria a Roma” di Alessandro Delfino esplora il significato storico, artistico e culturale del tabernacolo progettato dallo scultore Filippo Ferrari per l’altare del Crocifisso nella chiesa di S. Angelo in Pescheria, a Roma. Commissionato nel 1856 dal parroco Raffaele Fontana, il tabernacolo riflette il contesto religioso e politico della Roma di metร Ottocento, fondendo elementi stilistici neoclassici e puristi. Lo studio si basa sulla recente scoperta del contratto originale, di documenti d’archivio e di fotografie storiche, che rivelano il prolungato e complesso processo di costruzione durato dal 1856 al 1870.
Delfino ripercorre la carriera artistica di Ferrari, evidenziando il suo coinvolgimento nella Repubblica Romana del 1849 e l’impatto dell’esilio politico sulla sua traiettoria professionale. Influenzato dal Neoclassicismo e dal Purismo, Ferrari adotta modelli stilistici della scultura rinascimentale, in particolare attingendo all’opera di Luca Della Robbia. Il tabernacolo, caratterizzato da figure in stucco policromo della Vergine Maria e di San Giovanni, riflette l’impegno di Ferrari con l’iconografia religiosa come risposta al clima culturale conservatore della Roma post-repubblicana.
Dal punto di vista architettonico, il tabernacolo รจ stato progettato per integrare il crocifisso medievale della cappella dedicata ai Santi Cosma e Damiano, preservando la continuitร storica e introducendo al contempo un formalismo di ispirazione rinascimentale. Il programma decorativo incorpora angeli che reggono i simboli della Passione, eseguiti con una finitura luminosa, quasi smaltata, che ricorda la terracotta smaltata di Della Robbia. Il saggio contestualizza il tabernacolo all’interno della piรน ampia campagna di restauro condotta dall’architetto Alessandro Betocchi, che mirava a preservare l’integritร strutturale della chiesa e a migliorarne il fascino liturgico ed estetico.
Esaminando documenti storici e testimonianze fotografiche, Delfino ricostruisce le influenze artistiche e culturali che hanno plasmato il lavoro di Ferrari, ponendo il tabernacolo come testimonianza dell’intersezione tra devozione religiosa, storia politica e innovazione artistica nella Roma del XIX secolo. Lo studio sottolinea l’adattamento strategico di Ferrari al mecenatismo ecclesiastico, navigando tra i vincoli ideologici dello Stato pontificio per assicurarsi commissioni in un ambiente religioso conservatore.
English Abstract
The essay "Il tabernacolo del Crocifisso nella chiesa di S. Angelo in Pescheria a Roma" by Alessandro Delfino explores the historical, artistic, and cultural significance of the tabernacle designed by sculptor Filippo Ferrari for the Crucifix Altar in the church of S. Angelo in Pescheria, Rome. Commissioned in 1856 by the parish priest Raffaele Fontana, the tabernacle reflects the religious and political context of mid-19th century Rome, blending Neoclassical and Purist stylistic elements. The study is based on the recent discovery of the original contract, archival documents, and historical photographs, which reveal the prolonged and complex construction process that lasted from 1856 to 1870. Delfino traces Ferrariยs artistic career, highlighting his involvement in the Roman Republic of 1849 and the impact of political exile on his professional trajectory. Influenced by Neoclassicism and Purism, Ferrari adopted stylistic models from Renaissance sculpture, particularly drawing from the work of Luca Della Robbia. The tabernacle, featuring polychrome stucco figures of the Virgin Mary and Saint John, reflects Ferrari's engagement with religious iconography as a response to the conservative cultural climate of post-republican Rome. Architecturally, the tabernacle was designed to complement the medieval crucifix in the chapel dedicated to Saints Cosmas and Damian, preserving historical continuity while introducing Renaissance-inspired formalism. The decorative program incorporates angels holding symbols of the Passion, executed with a luminous, almost enamel-like finish reminiscent of Della Robbiaยs glazed terracotta. The essay contextualizes the tabernacle within the broader restoration campaign led by architect Alessandro Betocchi, which aimed to preserve the church's structural integrity while enhancing its liturgical and aesthetic appeal. By examining historical documents and photographic evidence, Delfino reconstructs the artistic and cultural influences shaping Ferrari's work, positioning the tabernacle as a testament to the intersection of religious devotion, political history, and artistic innovation in 19th-century Rome. The study underscores Ferrari's strategic adaptation to ecclesiastical patronage, navigating the ideological constraints of the papal state to secure commissions in a conservative religious environment.