L’articolo di Ronald Cohen “Jusepe De Ribera: An Alternative View of His Origins, Apprenticeship, and Early Works” rivaluta le convinzioni consolidate sulle origini e sulla prima vita del pittore Jusepe de Ribera. Cohen contesta l’idea ampiamente accettata che Ribera fosse figlio di un ciabattino di Játiva, in Spagna, proponendo invece che Ribera appartenesse a una famiglia nobile, un’affermazione supportata da vari documenti storici.
L’articolo inizia mettendo in dubbio la validità della parentela di Ribera con un ciabattino, facendo riferimento a un atto vaticano del 1626 che descrive Ribera come “de nobili genere procreatus” (di origine nobile). Ulteriori documenti della Gran Corte della Vicaria di Napoli del 1646 e una lettera di Ribera al suo editore francese Langlois confermano questa nobile discendenza. Cohen sostiene che questi documenti, insieme alla ricerca genealogica, suggeriscono che l’origine nobile di Ribera è stata trascurata o male interpretata dagli storici precedenti.
Cohen esamina i resoconti contrastanti di storici come Lorenzo Salazar, che identificava Ribera come membro di una famiglia nobile, e Pierre-Jean Mariette, che respingeva le affermazioni di Ribera come socialmente ambiziose. Tuttavia, le scoperte genealogiche successive indicano che le famiglie Ribera in Linguadoca e Bigorre erano effettivamente di origine spagnola o alleate per matrimonio con la nobiltà spagnola. Cohen sostiene che il racconto di Palomino, che descrive Ribera come un membro del ramo valenciano della famiglia Ribera di Murcia, si allinea con le prove di questi studi genealogici.
Un’ulteriore prova dello status nobiliare di Ribera proviene dagli scritti di Antonio Palomino, che afferma che la nomina di Ribera a Cavaliere dell’Ordine di Cristo del Portogallo si basava sui suoi meriti artistici e sulla sua nobiltà. Cohen cita anche i resoconti di Paolo de Matteis e Bernardo De Dominici, che sostengono entrambi che Ribera fosse figlio di un ufficiale spagnolo, suggerendo che il padre di Ribera avesse ricoperto importanti incarichi militari a Lecce, Gallipoli e Napoli.
Cohen critica la scoperta nel 1923 di registri battesimali a Játiva, che identificavano un “Joan Josep” Ribera come figlio del ciabattino. Egli sostiene che questo documento è stato erroneamente attribuito al pittore Jusepe de Ribera, sottolineando le discrepanze nei nomi e nei luoghi. Cohen propone che l’associazione del pittore con la nobile famiglia Ribera sia più plausibile, supportata dai documenti vaticani e da altri documenti storici.
L’articolo esplora anche i primi viaggi e l’apprendistato di Ribera. I resoconti storici di Celano, De Matteis e De Dominici suggeriscono che Ribera iniziò la sua formazione artistica a Napoli, forse sotto Caravaggio, prima di spostarsi a Roma, Parma, Modena e in Lombardia. Questi viaggi esposero Ribera alle opere di artisti rinomati come Raffaello, Annibale Carracci e Correggio, influenzando il suo sviluppo e il suo stile.
Cohen sottolinea l’importanza di rivalutare i primi lavori di Ribera e l’influenza di Caravaggio sulla sua pittura. Fa notare che i legami di Ribera con famiglie e mecenati influenti, come i Farnese e i Doria, supportano ulteriormente l’idea della sua formazione nobiliare. La nomina di Ribera a pittore di corte a Napoli e le sue interazioni con personaggi come il duca di Osuna e il principe Filiberto di Savoia indicano la sua integrazione nei circoli elitari.
In conclusione, l’articolo di Cohen sfida la narrazione tradizionale delle umili origini di Ribera, presentando un’argomentazione convincente a favore del suo lignaggio nobile basata su documenti storici e ricerche genealogiche. Questa rivalutazione richiede un riesame della prima vita e dello sviluppo artistico di Ribera, riconoscendo la sua potenziale eredità nobiliare e il suo impatto sulla sua carriera.
English Abstract
Ronald Cohen's article "Jusepe De Ribera: An Alternative View of His Origins, Apprenticeship, and Early Works" reevaluates the established beliefs regarding the origins and early life of the painter Jusepe de Ribera. Cohen challenges the widely accepted notion that Ribera was the son of a cobbler from Játiva, Spain, proposing instead that Ribera belonged to a noble family, a claim supported by various historical records. The article begins by questioning the validity of Ribera's cobbler parentage, referencing a Vatican deed from 1626, which describes Ribera as "de nobili genere procreatus" (of noble origin). Additional records from the Gran Corte della Vicaria in Naples in 1646 and a letter from Ribera to his French publisher Langlois support this noble lineage. Cohen argues that these documents, coupled with genealogical research, suggest that Ribera's noble background has been overlooked or misinterpreted by earlier historians. Cohen examines conflicting accounts from historians like Lorenzo Salazar, who identified Ribera as a member of a noble family, and Pierre-Jean Mariette, who dismissed Ribera's claims as socially ambitious. However, later genealogical findings indicate that the Ribera families in Languedoc and Bigorre were indeed of Spanish origin or allied by marriage to Spanish nobility. Cohen contends that Palomino's account, which described Ribera as a member of the Valencian branch of the Ribera family of Murcia, aligns with the evidence from these genealogical studies. Further evidence of Ribera's noble status comes from Antonio Palomino's writings, which assert that Ribera's appointment as a Cavaliere in the Order of Christ of Portugal was based on his artistic merit and noble background. Cohen also references accounts by Paolo de Matteis and Bernardo De Dominici, who both claimed Ribera was the son of a Spanish officer, suggesting that Ribera's father held significant military positions in Lecce, Gallipoli, and Naples. Cohen critiques the 1923 discovery of baptismal records in Játiva, which identified a "Joan Josep" Ribera as the cobbler's son. He argues that this record has been mistakenly attributed to the painter Jusepe de Ribera, pointing out discrepancies in names and locations. Cohen proposes that the painter's association with the noble Ribera family is more plausible, supported by the Vatican records and other historical documents. The article also explores Ribera's early travels and apprenticeship. Historical accounts by Celano, De Matteis, and De Dominici suggest that Ribera began his artistic training in Naples, possibly under Caravaggio, before moving to Rome, Parma, Modena, and Lombardy. These travels exposed Ribera to the works of renowned artists like Raphael, Annibale Carracci, and Correggio, influencing his development and style. Cohen emphasizes the importance of reassessing Ribera's early works and the influence of Caravaggio on his painting. He notes that Ribera's connections to influential families and patrons, such as the Farnese and Doria families, further support the notion of his noble background. Ribera's appointment as Court Painter in Naples and his interactions with figures like the Duke of Osuna and Prince Philiberto of Savoy indicate his integration into elite circles. In conclusion, Cohen's article challenges the traditional narrative of Ribera's humble origins, presenting a compelling case for his noble lineage based on historical records and genealogical research. This reevaluation calls for a reassessment of Ribera's early life and artistic development, acknowledging his potential noble heritage and its impact on his career.