Jusepe (or Gioseppe) de Ribera. An alternative View

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L’articolo di Ronald Cohen “Jusepe (o Gioseppe) de Ribera: An Alternative View” rivaluta la prima opera e lo sviluppo stilistico di Jusepe de Ribera, spesso associato a Caravaggio e ad altri maestri come Guido Reni. Cohen sottolinea la confusione tra le firme di Ribera e Giuseppe Recco, sostenendo una distinzione più chiara basata su prove stilistiche e documentali.

L’articolo inizia confrontando il “Martirio di San Lorenzo” di Ribera con la “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio, notando le somiglianze compositive e l’uso comune dell’illuminazione da una fonte invisibile, una tecnica evidenziata da Mancini. Cohen traccia la provenienza del dipinto di Ribera, notando la sua presenza in importanti collezioni e la sua accettazione come una delle prime pale d’altare a più figure di Ribera.

Cohen contesta il numero limitato di opere di Ribera precedenti al 1624 presentate nelle principali mostre, suggerendo che la prolifica carriera iniziale di Ribera è stata sottovalutata. Egli critica cinque affermazioni riguardanti la biografia di Ribera: le sue origini nobili, il luogo di nascita in Spagna o in Italia, l’anno di nascita, l’occupazione del fratello e la legittimità delle affermazioni sulla paternità della figlia di Ribera. Cohen si avvale di prove documentarie per argomentare contro queste affermazioni, presentando Ribera come un artista altamente qualificato con una produzione giovanile più ampia di quanto finora riconosciuto.

Esaminando le influenze stilistiche su Ribera, Cohen discute l’ammirazione di Ribera per le composizioni di Caravaggio e il loro miglioramento. Sottolinea la meticolosità del disegno di Ribera e la precisione anatomica delle sue opere, come descritto da De Matteis e De Dominici. Il “Martirio di San Lorenzo” esemplifica la capacità di Ribera di fondere il realismo drammatico di Caravaggio con l’espressione pietistica di Reni, creando una composizione potente ed emotiva.

Cohen affronta la questione della datazione delle opere di Ribera, sostenendo la tesi di una creazione precedente del dipinto “San Lorenzo”, allineandola con i risultati accademici di Ribera e le influenze del suo periodo a Roma. Discute gli aspetti finanziari della carriera di Ribera, notando le sue significative donazioni all’Accademia e i pagamenti dal fondo segreto di Filippo IV, che indicano la sua consolidata reputazione già nel 1614.

L’articolo esplora anche i primi anni di Ribera a Parma e le sfide che dovette affrontare con gli artisti locali, facendo riferimento al suo acclamato dipinto “San Martino” e al riconoscimento da parte di Ludovico Carracci. Cohen suggerisce che le prime opere di Ribera, tra cui il “San Lorenzo”, riflettono la sua abilità tecnica e il suo approccio innovativo alla composizione.

Cohen conclude invocando una rivalutazione dell’opera giovanile di Ribera, sottolineando la necessità di ulteriori ricerche e il riconoscimento del suo contributo all’arte barocca. L’articolo sottolinea la maestria di Ribera nel naturalismo e nel chiaroscuro, collocandolo come figura centrale nella transizione dalla pittura rinascimentale a quella barocca.

English Abstract

Ronald Cohen's article "Jusepe (or Gioseppe) de Ribera: An Alternative View" reassesses the early oeuvre and stylistic development of Jusepe de Ribera, often associated with Caravaggio and other masters like Guido Reni. Cohen highlights the confusion between Ribera's and Giuseppe Recco's signatures, arguing for a clearer distinction based on stylistic and documentary evidence. The article begins by comparing Ribera’s "Martyrdom of Saint Laurence" with Caravaggio's "Flagellation of Christ," noting the compositional similarities and the shared use of illumination from an unseen source, a technique highlighted by Mancini. Cohen traces the provenance of Ribera's painting, noting its presence in significant collections and its acceptance as one of Ribera's early multi-figured altarpieces. Cohen challenges the limited number of Ribera’s pre-1624 works presented in major exhibitions, suggesting that Ribera's prolific early career has been underestimated. He critiques five contentions regarding Ribera’s biography: his noble origins, birthplace in Spain or Italy, birth year, the occupation of his brother, and the legitimacy of claims about Ribera’s daughter’s paternity. Cohen uses documentary evidence to argue against these claims, presenting Ribera as a highly skilled artist with a more extensive early output than previously acknowledged. In examining the stylistic influences on Ribera, Cohen discusses Ribera’s admiration for and improvement upon Caravaggio’s compositions. He highlights Ribera's meticulous draftsmanship and the anatomical precision in his works, as described by De Matteis and De Dominici. The "Martyrdom of Saint Laurence" exemplifies Ribera's ability to blend the dramatic realism of Caravaggio with the pietistic expression of Reni, creating a powerful and emotive composition. Cohen addresses the dating of Ribera’s works, arguing for an earlier creation of the "Saint Laurence" painting, aligning it with Ribera's academic achievements and influences from his time in Rome. He discusses the financial aspects of Ribera's career, noting his significant donations to the Academy and payments from Philip IV’s secret fund, which indicate his established reputation by 1614. The article also explores Ribera’s early years in Parma and the challenges he faced from local artists, referencing his acclaimed "Saint Martin" painting and the recognition from Ludovico Carracci. Cohen suggests that Ribera’s early works, including the "Saint Laurence," reflect his technical prowess and innovative approach to composition. Cohen concludes by advocating for a reevaluation of Ribera’s early oeuvre, emphasizing the need for further research and the recognition of his contributions to Baroque art. The article underscores Ribera's mastery of naturalism and chiaroscuro, positioning him as a pivotal figure in the transition from Renaissance to Baroque painting.