Il testo riflette sulla “morte” percepita della storia dell’arte contemporanea, concentrandosi sulla sua trasformazione e sulla confusione che circonda il suo sviluppo. L’autore respinge l’idea che l’arte stessa stia morendo, un concetto spesso mal interpretato dalla filosofia hegeliana. Discute invece del declino della storia dell’arte contemporanea, suggerendo che la sovrabbondanza e la commercializzazione dell’arte ne hanno diluito il significato e la coerenza. Critica i movimenti d’avanguardia, notando la loro ripetizione e la mancanza di vera innovazione. Il testo approfondisce anche lo squilibrio nel modo in cui gli artisti e i movimenti artistici sono stati storicamente valutati, in particolare la sottovalutazione dell’arte figurativa rispetto alle opere astratte e d’avanguardia.
Inoltre, l’ascesa del postmodernismo e di movimenti come la Transavanguardia viene criticata per la sua superficialitร e per il suo affidarsi al valore d’urto piuttosto che a un’autentica profonditร artistica. Artisti come Cattelan e Hirst sono citati come esempi di questa tendenza, in cui il soggetto mette in ombra le considerazioni artistiche formali. L’autore lamenta lo stato della critica contemporanea e la mancanza di una narrazione unitaria che, a suo avviso, ha portato all’erosione di una storia dell’arte coerente. Sottolinea l’importanza del linguaggio e come l’uso improprio della terminologia critica rifletta problemi piรน ampi in ambito culturale e accademico. In definitiva, il testo esprime preoccupazione per il futuro dell’arte e della storia dell’arte in mezzo a queste sfide, auspicando una rivalutazione del modo in cui l’arte viene criticata e compresa.