Le «opere letigiose» del cavalier Cosimo Fanzago e nuove proposte per la sua opera grafica

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Il testo esplora le opere litigiose e l’eredità grafica di Cosimo Fanzago (1591-1678), influente scultore e architetto del barocco napoletano, concentrandosi sul suo complesso rapporto con i committenti e sul suo approccio imprenditoriale alle commissioni artistiche. Francesco Lofano esamina i contratti notarili recentemente scoperti relativi alla costruzione da parte di Fanzago della cappella di Santa Maria delle Grazie in Santa Chiara, a Napoli, rivelando le dinamiche conflittuali tra Fanzago e i suoi committenti monastici. Questi documenti offrono una cronologia precisa, datando la commissione della cappella al marzo 1630, con un contratto rivisto nel 1634 a seguito di ritardi e controversie.

Fanzago, noto per i suoi brillanti intarsi marmorei e per la sua ingegnosità architettonica, fu incaricato di creare un altare-tabernacolo per un’immagine ritenuta una reliquia miracolosa degli affreschi di Giotto. Il contratto iniziale prevedeva il completamento entro il luglio 1630, con un compenso di 300 ducati. A causa dei ritardi, un secondo contratto del 1634 richiedeva che l’opera fosse terminata entro sei mesi in loco, riflettendo la frustrazione delle monache per gli abituali rinvii di Fanzago. Questo documento evidenzia anche la strategia di Fanzago di mantenere il controllo sui suoi progetti, rifiutando di lasciare i progetti ai committenti, assicurandosi i diritti esclusivi di esecuzione e mantenendo la sua autonomia artistica.

La narrazione approfondisce la natura litigiosa di Fanzago, documentando numerose controversie legali con i committenti per ritardi, cattiva gestione finanziaria e opere incomplete. Tra le controversie degne di nota ricordiamo:

Cappella di Cacace-de Caro in San Lorenzo Maggiore: Fanzago fu criticato per i ritardi e le controversie finanziarie, aggravate dal suo esilio a Roma durante la Rivolta napoletana del 1647.
Cappella di Sant’Antonio di Padova e Certosa di San Martino: Fanzago fu accusato di aver pagato troppo e di non aver consegnato i progetti completati.
Cappella Reale di Palazzo Reale: le pratiche ingannevoli di Fanzago, tra cui l’uso di stucchi dipinti e vasi di legno travestiti da marmo, portarono a un violento alterco con il viceré di Napoli, Gaspar de Bracamonte.
Lofano caratterizza il comportamento di Fanzago come “imprenditoriale”, riflettendo la sua strategia di gestire simultaneamente più commissioni e di adattarsi alle pressioni finanziarie, anche a costo di scontentare i clienti. L’analisi sottolinea la voracità economica di Fanzago e la manipolazione strategica dei contratti, che gli permisero di dominare il competitivo mercato dell’arte barocca a Napoli, ma che lo coinvolsero anche in numerose controversie legali.

Il testo rivisita anche l’eredità grafica di Fanzago, sostenendo che la sua riluttanza a condividere i disegni ha contribuito alla scarsità delle sue opere grafiche superstiti. Nonostante ciò, Lofano propone nuove attribuzioni di disegni di figure a Fanzago, collegandoli stilisticamente ai suoi capolavori scultorei. Tra gli esempi principali ricordiamo:

“Divinità Fluviale” a Capodimonte: con un uso magistrale del gesso sanguigno, il disegno mostra l’approccio di Fanzago alla modellazione volumetrica e alla plasticità.
Disegni di putto al British Museum, stilisticamente coerenti con le sculture cherubiche della Certosa di San Martino a Napoli e della Cappella di Santa Maria la Nova.
Una serie di profeti e santi attribuiti a Fanzago, noti per il loro dinamismo monumentale e l’anatomia espressiva, che riflettono le influenze manieriste e il vigore naturalistico della scultura barocca.
L’analisi stilistica di Lofano dimostra come il vocabolario grafico e quello scultoreo di Fanzago si siano intersecati, influenzando le sue composizioni dinamiche e i suoi progetti architettonici. Rivalutando l’opera grafica di Fanzago, Lofano non solo amplia il corpus del disegno napoletano del XVII secolo, ma offre anche nuovi spunti di riflessione sul processo artistico di Fanzago e sulla sua poliedrica identità di scultore, architetto e disegnatore.

La narrazione si conclude collocando la carriera artistica di Fanzago nel più ampio contesto della Napoli barocca, sottolineando il suo ruolo di figura controversa ma pionieristica, le cui innovative strategie di progettazione e il cui approccio imprenditoriale hanno plasmato il paesaggio architettonico e scultoreo della città.

English Abstract

The text explores the litigious works and graphic legacy of Cosimo Fanzago (1591–1678), an influential sculptor and architect of the Neapolitan Baroque, focusing on his complex relationship with patrons and his entrepreneurial approach to artistic commissions. Francesco Lofano examines newly discovered notarial contracts related to Fanzago's construction of the Chapel of Santa Maria delle Grazie in Santa Chiara, Naples, revealing the contentious dynamics between Fanzago and his monastic patrons. These documents offer a precise chronology, dating the chapel’s commission to March 1630, with a revised contract in 1634 following delays and disputes. Fanzago, known for his brilliant marble inlays and architectural ingenuity, was commissioned to create an altar-tabernacle for an image believed to be a miraculous relic of Giotto’s frescoes. The initial contract stipulated completion by July 1630, with a 300-ducat fee. Due to delays, a second contract in 1634 required the work to be finished within six months on-site, reflecting the nuns' frustration with Fanzago's habitual postponements. This document also highlights Fanzago's strategy of retaining control over his designs by refusing to leave blueprints with patrons, ensuring exclusive execution rights and maintaining his artistic autonomy. The narrative delves into Fanzago’s litigious nature, documenting numerous legal disputes with patrons over delays, financial mismanagement, and incomplete works. Notable controversies include: Chapel of Cacace-de Caro in San Lorenzo Maggiore: Fanzago was criticized for delays and financial disputes, exacerbated by his exile to Rome during the 1647 Neapolitan Revolt. Chapel of Sant’Antonio di Padova and Certosa di San Martino: Fanzago was accused of overcharging and failing to deliver completed projects. Royal Chapel of Palazzo Reale: Fanzago’s deceptive practices, including using painted stucco and wooden jars disguised as marble, led to a violent altercation with the Viceroy of Naples, Gaspar de Bracamonte. Lofano characterizes Fanzago's behavior as “imprenditoriale” (entrepreneurial), reflecting his strategy of simultaneously managing multiple commissions and adapting to financial pressures, even at the cost of client dissatisfaction. The analysis underscores Fanzago’s economic voracity and strategic manipulation of contracts, which enabled him to dominate Naples’ competitive Baroque art market but also embroiled him in numerous legal disputes. The text also revisits Fanzago’s graphic legacy, arguing that his reluctance to share drawings contributed to the scarcity of his surviving graphic works. Despite this, Lofano proposes new attributions of figure drawings to Fanzago, linking them stylistically to his sculptural masterpieces. Key examples include: “Divinità Fluviale” (River Deity) at Capodimonte: Exhibiting masterful use of sanguine chalk, the drawing showcases Fanzago’s approach to volumetric modeling and plasticity. Putto drawings in the British Museum, stylistically consistent with cherubic sculptures in Naples’ Certosa di San Martino and the Chapel of Santa Maria la Nova. A series of prophets and saints attributed to Fanzago, noted for their monumental dynamism and expressive anatomy, reflecting Mannerist influences and the naturalistic vigor of Baroque sculpture. Lofano’s stylistic analysis demonstrates how Fanzago’s graphic and sculptural vocabularies intersected, influencing his dynamic compositions and architectural designs. By reevaluating Fanzago’s graphic oeuvre, Lofano not only expands the corpus of 17th-century Neapolitan drawing but also offers new insights into Fanzago’s artistic process and his multifaceted identity as a sculptor, architect, and draughtsman. The narrative concludes by situating Fanzago’s artistic career within the broader context of Baroque Naples, emphasizing his role as a controversial yet pioneering figure whose innovative design strategies and entrepreneurial approach shaped the city’s architectural and sculptural landscape.