Quando ad esser ritratta è Venere. Nuovi documenti d’archivio su Maria Mancini, Jacob Ferdinand Voet e Filippo Parodi

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Descrizione

Storia dell’Arte 115, Settembre – Dicembre 2006

Adriano Amendola

Quando ad esser ritratta è Venere. Nuovi documenti d’archivio su Maria Mancini, Jacob Ferdinand Voet e Filippo Parodi

Narciso, Paride, Venere, uno specchio, un dipinto, e una cornice sono i soggetti presi in considerazione dall’autore per illustrare l’origine che ha ispirato il bel ritratto di Maria Mancini, “dama romana” (1639-1715), e l’esuberante cornice in stile “barocchetto” opera dello scultore Filippo Parodi (1630-1708). L’analisi stilistica di quest’opera su rame attribuita a Jacob Ferdinand Voet è incentrata sul tema dello specchio: il misterioso tema dell’immagine riflessa è l’argomento per individuare la vera età della ritrattata. Argomento eminentemente seicentesco, basato sull’immaginazione, l’illusione e sulla trasposizione della tecnica che crea realtà artificiose e teatrali come lo sono i simboli rappresentati sulla cornice in uno scambio di riferimenti con la personalità stessa della Mancini. Di grande interesse è la ricostruzione del ruolo e della figura della contessa Maria Mancini nota nel mondo delle corti europee (Roma, Madrid, Parigi) per la sua bellezza e per la sua indipendenza. Attraverso le sue lettere scopriamo una figura femminile di straordinaria modernità per l’emancipazione ante litteram e la non comune abilità nell’imporsi al mondo dei potenti. (F. F.)

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Numero

115