Il testo Lo Spadarino tra damnatio memoriae e riscoperta di Massimo Pulini esplora la carriera di Giovanni Antonio Galli, detto Lo Spadarino, pittore barocco le cui opere sono state soggette a periodi di oscurità e riscoperta. Pulini si concentra sul coinvolgimento di Spadarino nella decorazione della Basilica di San Pietro a Roma, dove nel 1647 fu incaricato di realizzare due grandi pale d’altare come modelli per le riproduzioni musive nella Cappella del Coro. Queste opere, destinate a garantire la longevità delle immagini sacre attraverso la loro traduzione in mosaici durevoli, riflettono una tendenza più ampia nella decorazione ecclesiastica del XVII secolo volta a preservare l’arte religiosa.
Il saggio rivela che, nonostante il prestigio iniziale di queste commissioni, qualcosa andò storto durante il processo di produzione. Le opere di Spadarino, insieme a quelle del suo contemporaneo Niccolò Tornioli, furono rimosse e distrutte dopo pochi anni, probabilmente a causa di problemi tecnici con i mosaici. Pulini suggerisce che l’integrazione di sezioni dipinte nelle composizioni musive ne abbia causato il rapido deterioramento, portando alla perdita di questi ambiziosi progetti e contribuendo alla cancellazione dell’opera di Spadarino da questo importante contesto.
Per uno scherzo del destino, Pulini racconta di aver riscoperto due grandi tele di Spadarino nella Chiesa di San Domenico a Urbino, identificandole come i modelli originali per i mosaici di San Pietro. Queste tele, dimenticate e mal conservate, rappresentano una significativa riscoperta del contributo di Spadarino all’arte barocca. Il saggio si conclude presentando un elenco aggiornato delle opere attribuite a Spadarino, sottolineando l’importanza del suo ruolo nel panorama artistico della Roma del XVII secolo, anche se la sua eredità è stata oscurata da contemporanei più famosi.
English Abstract
The text Lo Spadarino tra damnatio memoriae e riscoperta by Massimo Pulini explores the career of Giovanni Antonio Galli, known as Lo Spadarino, a Baroque painter whose works have been subject to periods of obscurity and rediscovery. Pulini focuses on Spadarino's involvement in the decoration of St. Peter's Basilica in Rome, where he was commissioned in 1647 to create two large altarpieces as models for mosaic reproductions in the Cappella del Coro. These works, intended to ensure the longevity of the sacred images through their translation into durable mosaics, reflect a broader trend in 17th-century church decoration aimed at preserving religious art. The essay reveals that, despite the initial prestige of these commissions, something went awry during the production process. Spadarino's works, along with those of his contemporary Niccolò Tornioli, were removed and destroyed after only a few years, likely due to technical issues with the mosaics. Pulini suggests that the integration of painted sections into the mosaic compositions led to their rapid deterioration, resulting in the loss of these ambitious projects and contributing to the erasure of Spadarinos work from this important context. In a twist of fate, Pulini recounts how he rediscovered two large canvases by Spadarino in the Church of San Domenico in Urbino, identifying them as the original models for the mosaics in St. Peters. These canvases, forgotten and poorly preserved, represent a significant rediscovery of Spadarinos contributions to Baroque art. The essay concludes by presenting an updated list of works attributed to Spadarino, emphasizing the importance of his role in the artistic landscape of 17th-century Rome, even as his legacy has been overshadowed by more famous contemporaries.