Morgante en Bacchus l’oeuvre preparatoire en stuc doré pour le bronze du Louvre

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Il testo esamina la scultura in bronzo Morgante su botte del Louvre, attribuita al Giambologna (Jean de Boulogne), e la sua relazione con il modello in stucco dorato del Museo Stibbert di Firenze. Charles Dominique Fuchs esplora la provenienza, il contesto artistico e le caratteristiche stilistiche dell’opera, proponendo che il modello Stibbert sia il prototipo originale da cui è stato fuso il bronzo del Louvre. Lo studio colloca la scultura nell’ambiente artistico della corte fiorentina del XVI secolo, evidenziandone gli elementi umoristici e satirici legati al personaggio letterario Morgante del Morgante Maggiore di Luigi Pulci.

Il bronzo del Louvre, unico per soggetto e scala, è stato acquisito nel 1937 e si distingue per la sua composizione a spirale, che invita lo spettatore a osservarlo da tutte le angolazioni. L’eccezionale modellazione e la patina suggeriscono il coinvolgimento del Giambologna, anche se le attribuzioni si sono occasionalmente estese ai suoi seguaci, Pietro Tacca e Giovanni-Francesco Susini. Lo stucco Stibbert, identificato come modello preparatorio, conserva la foglia d’oro e presenta caratteristiche tipiche della bottega del Giambologna. Le misurazioni comparative rivelano una leggera riduzione (circa il 2%) nel bronzo del Louvre, coerente con il ritiro durante il processo di fusione.

Fuchs traccia il percorso iconografico di Morgante, il buffone nano della corte medicea, la cui immagine si è evoluta dal dipinto bifronte del Bronzino del 1548 agli Uffizi al marmo di Valerio Cioli a Boboli, fino al giocoso adattamento di Giambologna come Bacco. Il testo contestualizza l’opera all’interno della tradizione delle grottesche comiche e della rappresentazione ellenistica della deformità, collegandola ai modelli antichi di caricatura e satira.

L’indagine sottolinea il significato di questo bronzo nel contesto più ampio dell’influenza del Giambologna sulla scultura manierista, rilevandone la rarità come esempio unico. Lo studio sottolinea inoltre il ruolo della modellistica e delle tecniche di fusione nella bottega del Giambologna, illustrando il passaggio dagli stucchi e dai prototipi in terracotta ai capolavori in bronzo. L’analisi dettagliata di Fuchs delle misure, degli elementi stilistici e della documentazione storica supporta una cronologia riveduta dell’opera, che ne colloca la progettazione negli anni Cinquanta del Quattrocento.

English Abstract

The text examines the Morgante on a Barrel bronze sculpture at the Louvre, attributed to Giambologna (Jean de Boulogne), and its relationship to the gilded stucco model at the Museo Stibbert in Florence. Charles Dominique Fuchs explores the provenance, artistic context, and stylistic features of the piece, proposing that the Stibbert model is the original prototype from which the Louvre bronze was cast. The study situates the sculpture within the artistic milieu of the 16th-century Florentine court, highlighting its humorous and satirical elements linked to the literary character Morgante from Luigi Pulci’s Morgante Maggiore. The Louvre bronze, unique in its subject and scale, was acquired in 1937 and is notable for its spiral composition, inviting viewers to observe it from all angles. Its exceptional modeling and patina suggest the involvement of Giambologna, although attributions have occasionally extended to his followers, Pietro Tacca and Giovanni-Francesco Susini. The Stibbert stucco, identified as the preparatory model, retains its gold leaf and displays characteristic features consistent with Giambologna's workshop practices. Comparative measurements reveal a slight reduction (approx. 2%) in the Louvre bronze, consistent with shrinkage during the casting process. Fuchs traces the iconographic lineage of Morgante, the dwarf jester at the Medici court, whose image evolved from Bronzino’s 1548 double-sided painting at the Uffizi to Valerio Cioli's marble at Boboli, and ultimately to Giambologna’s playful adaptation as Bacchus. The text contextualizes the work within the tradition of comic grotesques and the Hellenistic portrayal of deformity, linking it to ancient models of caricature and satire. The investigation underscores the significance of this bronze within the broader context of Giambologna’s influence on Mannerist sculpture, noting its rarity as a singular example. The study also emphasizes the role of model making and casting techniques in Giambologna’s workshop, illustrating the transition from stucchi and terracotta prototypes to bronze masterpieces. Fuchs’s detailed analysis of measurements, stylistic elements, and historical documentation supports a revised chronology for the work, situating its design in the 1550s.