Un quadro in scurtio di qualche valore. Orazio Borgianni e il Davide e Golia dell’ambasciatore del duca di Mantova

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Il testo presenta un’analisi dettagliata del Davide e Golia di Orazio Borgianni, un dipinto che faceva parte della collezione dell’ambasciatore del Duca di Mantova, come citato nelle Vite di Giovanni Baglione (1642). Il dipinto si distingueva per la sua composizione drammatica, la scala iperbolica e l’abilità dell’artista nel rendere lo scorcio, portando Baglione a considerarlo il più bel lavoro da cavalletto di Borgianni. Nuovi ritrovamenti d’archivio forniscono un contesto più preciso sulla provenienza del dipinto, collegandolo a Fabrizio Aragona, nobile e ambasciatore mantovano, e in precedenza a Gabriele Squarciafico, ecclesiastico e agente della famiglia Gonzaga.

Il dipinto, inizialmente commissionato o di proprietà di Squarciafico, fu donato al duca Ferdinando Gonzaga e successivamente passò ad Aragona. Tuttavia, la cattiva gestione finanziaria di Aragona e l’aumento dei debiti portarono alla scomparsa del dipinto dalle collezioni dei Gonzaga. Il saggio esplora gli attributi stilistici del David e Golia conservato all’Accademia di San Fernando a Madrid, suggerendo la sua possibile identificazione con l’opera perduta descritta da Baglione.

L’analisi si sofferma anche sulle influenze nello stile pittorico di Borgianni, citando elementi veneziani e bassaneschi, oltre a collegamenti con Michelangelo e Raffaello. Si riconosce l’interpretazione di Borgianni del naturalismo caravaggesco, pur introducendo una profondità emotiva che contraddistingue la sua opera. Il saggio si conclude con dettagli biografici su Aragona e Squarciafico, facendo luce sulla complessa rete di mecenatismo a Roma e a Mantova durante il primo Seicento.

English Abstract

The text presents a detailed analysis of Orazio Borgianni's David and Goliath, a painting that had been part of the collection of the ambassador of the Duke of Mantua, as mentioned in Giovanni Baglione’s Vite (1642). The painting stood out for its dramatic composition, hyperbolic scale, and the artist's ability to render foreshortening, leading Baglione to consider it Borgianni’s finest easel work. New archival findings provide more context on the painting’s provenance, linking it to Fabrizio Aragona, a Mantuan nobleman and ambassador, and earlier to Gabriele Squarciafico, a clergyman and agent of the Gonzaga family. The painting, initially commissioned or owned by Squarciafico, was gifted to Duke Ferdinando Gonzaga and later passed to Aragona. However, Aragona’s financial mismanagement and mounting debts led to the painting's disappearance from the Gonzaga collections. The essay explores the stylistic attributes of the David and Goliath held at the Accademia di San Fernando in Madrid, suggesting its possible identification with the lost work described by Baglione. The analysis also touches on the influences in Borgianni’s painting style, citing Venetian and Bassanesque elements, as well as connections to Michelangelo and Raphael. Borgianni’s interpretation of Caravaggio’s naturalism is recognized, though he introduced an emotional depth that distinguished his work. The paper concludes with biographical details about Aragona and Squarciafico, shedding light on the complex network of patronage in Rome and Mantua during the early 17th century.